i nostri cuori si parlavano
ascoltando i loro silenzi.
Occhi negli occhi
le nostre menti si raccontavano
i loro segreti più celati.
Sul davanzale dell’anima,
ancora oggi, come allora,
si riaffacciano questi ricordi
offuscati dalla continua,
presente, sofferenza
per la tua assenza.
A te che forse
ancora continui
ad ascoltare da lassù
i miei muti pensieri
urlano dalle mie profondità
rabbia e dolore
che mi lacerano sempre più.
A te che forse
ancora sei qui accanto a me
a raccontare alla mia mente
giungono affidate al vento
le mie silenziose lacrime
in cerca dei loro perché,
ma ritornano, in acida pioggia,
come saette lancinanti.
Sul davanzale dell’anima
ancora oggi,
nel ricordo di allora,
si sporgono le mie tristezze
perché se forse tu lì
non hai bisogno più di me
sono io che più che mai cerco te,
perché tanto vorrei capire
ma non ci arrivano le forze mie
e sul davanzale dell’anima
ancora più impenetrabili
si calano le foschie.
Di cipria il cielo si muove
in un bicchiere di nuvole e sole
dentro voli
da accarezzare e nutrire in grembo.
Fratto di vento nel viale
il passo sonnolento delle foglie .
A ricordo di ieri
gli occhi negli occhi
il crepitio del fuoco
il vin brûlé alle labbra
e due gocce di pioggia
alle pareti.
Le nuvole d'autunno
raccontano bugie alla luna
correndo nel vuoto notturno
tarlate di pentimento
e sono lacrime
per un ricordo d'estate
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Una mano congiunta alla tua, così da poter affondare nel cielo il resto del peso che porto. Sono una sensazione che vaga, lì fra i tanti luoghi che hai lasciato vivere in te.
come raggio di sole
a scaldarmi il cuore,
nuove sensazioni,
nuove emozioni
riescono a rigenerare
il mio essere.
Come riverbero solare
ti insinui tra le membra
impetuoso navighi in me
trasportato da onde di fervore
mi guardi consapevole
che ora non sei più solo.
“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero non morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”
(Dalai Lama)
Troppo.
Troppo rischiosa
la profondità dell’anima,
e troppo lungo il salto
di Frisky il gatto
fra il gomito
della grondaia
e l’appoggio stabile
di una morte che (purtroppo)
non potrà mai smettere di essere.
Intanto noi guardiamo la memoria
che si dissolve irreversibilmente
in uno stato di spontaneo
ed involontario
disorientamento,
per definire il colore
della materia nella propria
momentanea incompiutezza,
nel disturbo del rumore di fondo.
Come polpa di granadiglia al sole
che si disfa nell’aria, anche noi,
(che siamo i mattoni bianchi
di un altissimo muro nero)
restiamo asimmetrici
rispetto al tempo.
In strutture
sempre più complesse
ci spostiamo da un sogno all’altro,
per condensare in ricordi luminescenti
e svestire la verità dei mille colli di fiore
che oggi sono flessi in amaro commiato
e che soltanto ieri si offrivano al sole
eretti come impavide falesie:
non siamo stati altro
che immagini
lasciate
a sbiadire,
segnali di vita
che riecheggiano
(sospesi a mezz'aria)
fra l'oblio e la rinascita.
“Non volevo nascere (e sono nato), non volevo vivere (e sto vivendo), ma quando morirò andrò in paradiso (perché l'inferno lo sto già vivendo).”
(Jim Morrison)
non esiste poesia che lo puo raccontare,
resto seduto sopra le macerie di quel
mondo che mi è caduto addosso
vorrei essere forte e reagire ma
è impossibile non posso,
niente e nessuno mi è di conforto
respiro sono vivo ma
dentro sono morto.
Ritornerò a sorridere
di vero cuore
tra le vie della vita,
sotto la volta celeste
luminosa e tersa dal dolore
e dalla rabbia delle divergenze delle idee di quelle varie
teorie in evoluzione.
Ritornerò a sorridere
con polmoni colmi di gioia insieme a te guardandosi intensamente negli occhi,
senza alcuna mascherina
a velarci le emozioni
inarcate sul viso
senza più distanze
a sottrarci dagli abbracci,
ma tenendosi le mani assaporandone il loro calore stringendole forte sul cuore, come se ci ritrovassimo dopo lunghi anni sotto quel cielo costellato di speranze e sogni, liberi, liberi di essere vissuti, finalmente dopo l'onda nefasta dei virus che imprigionano ancora le nostre vite
sotto i suoi sguardi severi,
che ancora condiziona
il nostro essere inerme
al suo oscuro passaggio seminando nella sua scia
morte, malattia e paura,
e tante mascherine colorate
come se fosse
una gran festa in maschera!
Ma io, tu, tutti ritorneremo
a sorridere un giorno,
poiché la certezza è già vittoria!
Non contaminerà mai
la nostra voglia di riemergere
e vivere liberamente, finalmente,
non sdradicherà mai
la nostra speranza vera essenza
delle nostre opere
dettate dal cuore.
Ritornerò insieme a te
e a tutti a sorridere sinceramente,
perché forte è nel tempo
il desiderio di rialzarsi
da sotto le macerie dei virus,
come araba fenice
che spicca il volo della libertà
nel cielo libero del destino,
per essere spirito puro
nel mondo,
finalmente libero,
Privo di virus e mascherina
che nascondono la nostra vitalità,
la nostra bellezza
espressa dall'anima,
quella libertà che ci fa essere incondizionatamente unici!
mentre una lacrima ti attraversa il viso,
gli occhi si chiudono per un secondo,
e ti catapulti in un altro mondo.
Vedi te con un metro in meno,
il tuo garage di giochi pieno,
una bicicletta dal diametro ridotto,
tuo padre che ripara qualcosa di rotto.
In alto c'è tua madre alla finestra,
ti sembra sentir il profumo della sua minestra,
il suo richiamo dell'orario ti rende conto,
'salite su che il pranzo è pronto'.
Quel palazzo è sempre lì ora silente,
oggi trafficato da sconosciuta gente,
lo guardi e rivedi il tuo passato,
quando il suo porticato avesti calcato.
Mentre il ricordo va nel particolare,
una voce bianca il silenzio va a scacciare,
è il nipote di quei due signori,
metà cuochi e metà manutentori.
Guardi negli occhi quell'ignaro bambino,
sapendo che il tempo segnerà il suo destino,
quando un giorno ricorderà il suo papà,
scrivere poesie seduto su un sofà.
Distese cristalline
fino ai bordi del cielo
un verde intorno,
il plettro attrae
un raduno di occhi fissi
drogati o insonni,
applausi boccheggianti
nessuno parla parole inutili
sulle note dentro mi basto,
natante ubriaco di salato
lascio andare i remi sul fondo.
assopita la luce rimessa alla vita
di chi, tra le rughe
ha spiga sfiorita.
Pesanti son stati i campi in solchi vissuti.
Fan male le mani
indurite,
appaiono gonfie,
spaccate da gelo e sole...
zolle ricche di sementi,
germogli irrorati
con costanti sacrifici
a nutrire bocce discendenti.
Mutante,
viandante di un tempo,
da giovane amico,
ora, avverso vento di bora.
Prosegui,
incurante a capo chino
il tuo cammino
attingendo vita
dall'umile forza dell'amore.
Volge al disio la sera,
vaga la mente rincorrendo il tempo
al palpitar d’amor profondo
sbocciato ancor infante
quel dì di festa.
Giovinezza trascorsa
come fosse ieri
rimembra ancora
nei pensieri miei
la vita andata.
Ora sono
come volo di gabbiano
nel riscoprir nostri nidi d'incontri
ormai distrutti e lacerati
dall’avanzar degli anni.
Ecco dolci sue risate,
e fossette rosa
gemmando profumata
come sposa intonando
argenteo canto.
E il cammino rincorro
vivendo l'incertezza
dell’io nell’esistenza.
Il viso stanco rifletto
nell'inesorabile specchio.
O tempo caro
t'avrei tenuto stretto
come mio compagno di giochi
per tutto il trascorrere
della vita mia.











