Nessuno a chiedere
di venire al mondo.
È pretesa o errore
di abitanti in loco.
Ciliegina sulla torta
coronato sogno
o peso eccessivo
da liberare in sfogo.
Sai, poi si fruga
tra carte o macerie
si ruba da noia
o d’esigenza. Si trafugano
immagini sacre
per eliminarne l’affanno
dovendo scegliere
tra spadroneggiare
la larva e la fuga:
difendersi o morire fuori
morire dentro o scappare.
Ché qui si va a forgiare
“British Guiana One-Cent Magenta”
per ogni prosecuzione di cammino
che era giunto al suo destino.
Rarità deviata, perennemente
da facili latrati al sole
copie deformi del semplice
ululare alla luna.
Io …
chiedo perdono.
non manca un saluto a tutta la gente,
gli occhi spesso rivolti al cellulare,
mentre la posta è intento a smistare.
Il buongiorno non nega a nessuno,
alto , basso, biondo o bruno,
spesso lo trovi a ramazzare,
il marciapiede continua a consumare.
Sempre cortese e clemente appare,
qualcuno con lui si va a confidare,
di tutti conosce bene i movimenti,
comprese corna e tradimenti.
Sulla sedia con ruote ormai consumata,
attende tacito la fine della giornata,
con qualche buongiorno più del normale,
confida in un regalo per il vicino Natale.
dolce germoglio
d'indaco ninfea
lentamente
fluttuante.
Nella deriva lasciva mi beo ardente,
vivace e tenera l'aria mi sospinge...
e le labbra..le tue labbra
incastonano un sorriso.
Ebbra di promesse attendo
la tua lingua
MORDERE
la
mia
pelle;
distesa tra il tuo amore
dal letto mi sospinge
il tuo
Gemito.
innaffiando tutti gli screzi
con piena comprensione
della tua oscurità.
Con caloroso affetto scioglierò
il dolore che il mondo
ingiusto ti getta addosso
e i pianti si asciugheranno.
All’alba rinascerai come nuovo giorno
le tue mani suoneranno
musica melodica non solo per me
danzeranno con stima e rispetto
di quel finalmente saremo.
Amici che non si eclissano
che brillano dei propri sogni
camminano uno affianco all’altra
in poesia che esalta la loro amicizia.
hai rotelle come piedi
in corsa per mezzo delle tue braccia
pronte ad afferrare un raggio di sole.
Inerte, ma libero
più di chiunque altro
nei voli della tua mente
verso mete che t’illuminino.
Immobile, eppur ti innalzi
con la sola fantasia
fiorita in terra desolata
di chi inaridito non ha mai volato
di chi inasprito ha smesso.
Dalla tua carrozzina salti
in giorni che appassiscono
con desideri che in te fan capriole
per cercare di sbocciare in nuova vita.
E allora va'…
corri, vola, salta, afferra i tuoi sogni,
vivili a dispetto della ferrea crudeltà
che te ne voleva negare il permesso.
Sogni addormentati
son caduti dalla culla della luna
tra pietre acuminate del torrente.
Annaspano nella salvezza del risveglio
e un intaglio d'ombra li soccorre
per legarli al mistero della vita.
Anch'io vorrei
legare alla vita ore gioiose
dissolte nel mistero del tempo
e nelle notti di luna piena
vorrei bere alla fonte
dove si dissetano i desideri,
allontanando morte e tristi pensieri.
Vorrei veder sbocciare dal mio sogno
un selvaggio fiore per donarlo a te
che non hai mai sentito il suo profumo.
Maldestra
fui da piccina
a volerne cogliere
il prelibato aroma.
Essenza intensa,
ebbi l'impressione
di sentirne il sapore al palato dolciastro.
D'incuria
la presi allo
stelo spinato:"Che
strana la natura,
ti difende ma non ti risparmia."
Una spina, si conficcò
nella tenera mano,
il dolore ne spezzò
con forza violenta
l'intensa fragranza, facendola apparire
cattiva e spoglia
dei suoi petali
delicati.
Ne uscí una stilla
appena, di sangue,
cercai d'estrarla ma
la punta
si ruppe dentro e cicatrizzando, restò li
per sempre.
Ho una spina conficcata nella mano del cuore
ormai divenuta un
puntino nero indolore.
sul vetro fatto fiume dalla pioggia,
percorse - l’occhio - il volo dell’andata
e al suo ritorno incontrò il sole.
Nessuno osò rubare quella scena
se non la seta di una donna persa
tornata a pizzicar corde di vita
per la durata d’un tramonto rosa.
Che se ne sa d’estinte primavere
quando a fiorire è solo la speranza
e senza il pesco e la disciolta neve
si fa pressante respirare il cielo?
*
Stesura 2010
Poesia pubblicata
Timido come un bambino
il sole sbircia
dietro alle nuvole
che si prendono per mano come sorelle amiche,
a formare un'unica
lastra di marmo grigio perla
che si specchia sul volto pallido e silenzioso
del lago adagiato ai piedi
di questa collina
dalle tinte aranciate
nei suoi rossori più intensi, mentre salutano il nuovo giorno che nasce,
quando calmo se ne sta
nella sua eterna posa
in quel sonno delle prime ore dalle tenue luci di questo mattino. Lui, indeciso
se sorridermi e scaldarmi
coi sui luminosi raggi
o imbronciarsi versando
le sue lacrime capricciose
sul mio capo, il mio sole oggi non sa imporsi beffeggiandosi indisturbato del mio intimo! E imbroglione è quel vento fresco
e scherzoso che si innalza
avanzando da lontano
a risvegliare le folte chiome degli alberi che ondeggiano distratte come una danza spasmodica a sciogliere
le loro foglie rivelandole bronzate nel fruscio
della loro inconfondibile voce, un dialogo comprensibile
per l'anima pregna
di sensibilità accentuata
nella meditazione di un cuor profondo che sa percepire quei segreti
dell'essere spirituale
della natura del mondo, raccolto nella preghiera protesa all'ascolto,
senza un rosario in mano.
E i fili d'erba del mio giardino
che i miei occhi intravedono
non hanno più quel peculiare profumo dei loro fiori
ad adornare quei loro movimenti sereni ad allietare l'anima mia nei giorni
che verranno, e l'eco
del cuculo che risuona nell'aria è lontano, è altrove,
si farà attendere ancora,
dopo il freddo,
dopo la pioggia,
dopo la neve,
dopo i camini accesi con la sua legna e le caldarroste,
e le corte giornate intorpidite dal cattivo suo umore,
dopo le serate chiuse in casa in compagnia e non,
solo allora lo sentirò cantare al cuore riportando la primavera nelle mie narici. Ricordavo poi trasognante
in frammenti di nostalgia
la mia antica betulla triste
e gialla nella caduca
dei suoi innumerevoli sorrisi quando accarezzava lieve
le mie gote di adolescente,
baci autunnali!
Quella che regnava una volta nell'altra mia casa,
quella di una volta. Formidabile nel suo abito color giallo brillante mesto
a oro vivido in quegli autunni che si ripetevano nel ciclo del tempo, e questo è uno
di quelli! Come starà!?
Il mio sorriso è uno scolpito malinconico nel segreto ricordo del mio essere
nel volo della reminiscenza,
la rivedrò serena nel sogno agghindare la sua criniera di verde vellutato a primavera,
e sarà ancora lontana,
dovrà aspettare perché
prima dovrà indossare
il suo solito lucido argento, per poi essere grigio
con lenticelle orizzontali,
lei mia confidente che mi
ha visto piangere, gioire,
e aver mal di pancia!
Nel sole, nel vento e sotto
la pioggia del giorno
e della notte, ripenso a lei
e penso che è solo novembre, dietro la finestra ove il suo vetro non riflette l'espressione dei miei sogni
e ricordi, ma solo il mio volto perso e condizionando
dai rivoli del tempo, forse.
La mia dolce micia dal pelo lungo e bianco mi fa le fusa,
e come per incanto
mi risveglio con lei in braccio in un appagante sussulto,
e fiduciosa guardo il presente nella stanza della mia casa, tra le mie cose e i miei affetti, confidandole a gran voce guardando nell'azzurro
dei suoi occhietti,
che è solo novembre,
nel muso lungo plumbeo
del sole che oggi
ha tutta l'aria di non
voler splendere nella
sua bella posa lì in alto
oltre il coro delle nubi
in quel rombo di tuono
che ha appena emanato.
Or piove a dirotto
e sono solo le otto,
ma in cuor mio
sono serena dentro!
Il mio sogno
E’ nel mio sogno un prato tutto verde,
dove l’erba trema al respiro del vento, dove il silenzio
richiama le amarezza dei ricordi che trovano rifugio nella mente assopita
Di là un canto lontano, il dolce suono del canto dell’usignolo, il fruscio delle fronde
Aspettami in questo bosco silente,
quando da luoghi lontani il sole illumina il tuo volto
Obliando tutto ciò che accadde ieri
Il canto va lontano e poi si perde.
Più solitario resta
e più silenzioso
nel mio sogno, quel prato tutto verde.
senza avere risposta.
Tu silenzioso ti insinui
nelle menti sognatrici
di piccole creature indifese.
Intente nel nutrirsi
in viaggi di fantasia
esplorano il mondo
percependo luci e colori.
Ignare della tua presenza
sorde nell’udire il tuo avanzare
lento, prudente, nel catturarle
imprigionarle nel tuo di mondo.
Una campana di vetro
all’improvviso appare attorno
ai loro occhi come riparo sicuro
dal caos rimasto fuori.
Qui nessun frastuono, nessun sobbalzo
può distoglierle dalla loro trovata quiete,
come rintocchi solo battiti di cuori
che qui vivono di deliziosi suoni.
Sguardi increduli non comprendono
il perché del tuo venire, né perdono
danno al tuo togliere la condivisione
d’ogni emozione e sensazione.
Chi sei tu da permetterti di derubare
piccole anime della gioia
della comunicazione nell’intreccio
di parole ilari e spensierate?
Per occhi maturi sei solo una parola
muta, vuota, ferma nel tempo
che lega le voci, offusca i volti
ma in fondo non arresta i voli.
La musica sopraggiungere
àncora di salvezza per chi
vive comunque di emozioni
che parlano tra intrecci di mani.
Tese verso ogni guardo che,
pur se basso, urla il suo canto
libera le emozioni troppo chiuse
in un ferreo isolamento.
Cercano note similari
a formar unica melodia
che decisa, acuta, rompa
questa falsa, ingiusta quiete
che imprigionamento altro non è.
Chi sei Autismo, ora si sa…
solo una semplice, insignificante parola
nulla di più per chi vuoi buttar giù
ma che pur senza ali riprende il volo.
La mente ritorna a sognare
occhi bassi si alzano al cielo
voci abbracciano affetti cari
vita riprende a librare come un angelo.
l' attesa settimanale è ormai finita,
si organizza bene la giornata,
per esser davanti la tv all'ora indicata.
Il rettangolo di gioco è inquadrato,
ogni titolare al suo posto posizionato,
Il manto è verde come la speranza,
che riempie silenziosa la tua stanza.
L'arbitro avvicina il fischietto in bocca,
l'ora sospirata finalmente scocca,
in campo se le danno di santa ragione,
tu ti senti in gabbia come un leone.
Il cronometro scorre veloce,
sei rimasto quasi senza voce.
due ore son passate in fretta,
una nuova settimana già ti aspetta.









