Albeggia all’orizzonte verso una nuova stagione,
di nuovo in discussione il ruolo del cuore,
titolare di una fabbrica di desideri,
sfumano, amando a ruota continua,
arrossiscono alle fresche volate del vento d’amore,
infinito, senza pensare minimamente
se avrà fine!! È l’amore delle nuove scoperte,
che si adagia sul caldo cuore,
l’amore che accarezza di giovinezza,
e protegge con imponderabile presenza,
lo stesso amore che sostiene tutte le stelle,
l’amore purifica e si sviluppa,
rendendo di nuovo importanti
i vuoti d’innocenza,
della nascente possibile vita!!
si nutre di emozioni vere senza prezzo,
il cuor lo sa che comandi non ha…
parte e va oltre tetti d’ogni città.
Non ci è dato sapere il futuro
ma speranzosa lo sogno ricco
di floridi giorni pur se spesso cupo
reso tale da chi lo ostacolerà
a muso duro senza sensibilità.
L’ostilità porrà infinite difficoltà
lungo le strade verso la decadenza
e se il sole tramonta e poi risorge,
anche l’anima rinascerà a discapito
dell’oscurità che ostenta falsa vittoria.
Terra arida, fertile può divenire
se poesia si rende mietitrice
di robuste radici per l’amore
che tutto può oltre ogni limite.
Parole tue il vento porterà
a chiunque sarà capace di ascoltare
il loro dire e il loro silenzio
così com’io le accoglierò in seno
pur se con spirito d’amicizia.
Non dar peso ai vuoti d’anima,
coltiva la favola d’amore che è in te
perché se nutrita diverrà realtà
e il tuo tempio sarà dimora
per chi vorrà esserti sposa.
Ella sarà la mancante metà
d’un completamento che non limiterà
il mio affetto per te e le tue rime
che giungeranno diventandomi care.
Vorrei che il mare non fosse più profondo
e che il cielo non fosse così azzurro
vorrei non essere mai nato
o non averti mai e poi mai incontrato
sei entrata nella mia vita lentamente
colmandomi di te completamente
mi hai saccheggiato l'anima ed il cuore
lasciando in cambio solo il mio dolore
ed oggi che vivo una vita non più mia
schiavo di un'eterna nostalgia
vorrei morire adesso, in quest'istante
e non averti più nella mia mente.
Vorrei che il sole non fosse più splendente
e l'acqua tersa non fosse dissetante
vorrei che il giorno diventasse notte
e avere un cuore che per te non batte,
vorrei fermare il tempo nei miei sogni
dove non c'è posto per gli inganni,
da quando nel mio petto non c'è pace
e nella vita mia non c'è più luce
ho conosciuto il volto dell'amore
il vero volto di un vile ingannatore.
sento l'ebbro profumo del vimini
e le morte fogliette che cadono
mai sapranno dei frutti i destini.
E la mano, che 'l boia comanda
presto in caos la pace tramuta
strappa l'uva, e le pesche e le more
e men pieno il cestino ora appare.
Che crudele, tu braccio penoso!
Che per gola un massacro compisti,
Contrappasso tu meriteresti!
Tu bel cesto, or sai che io provo?
Pena immensa, al vederti 'sì morto.
E col pianto di già ti rièmpion.
Sono qui
con le spalle
curve di vita
a riflettere.
Sono qui
a cantare
i passi percorsi
e
a contare quelli
da farsi.
Sono qui
zingara
trasandata
mendicante
cartomante
barcollante
satura
d'esperienza.
Ma
mai stanca
di ricominciare
con forza
di resilienza
attingo
dalle arterie
del mondo.
Nemmeno nascere è dipeso da noi
che giochiamo con l’acqua appiattiti
di effimero per colmare distanze.
Osservando in sospensione un’ipotesi
di profondo, l’ironia di una farfalla
volteggia sfarzosa nella sua
fragilità scegliendo i colori più belli
ad insegnarci la prospettiva laconica
di un sospiro.
Finché non telefona carenza fisica
per danni evidenti - decreto benessere -
finché non pianta tra la carne i denti
finché corpo, non paga di persona …
snobba la coscienza. Stratega.
Con lei nessuna comunella. Quasi
non fosse come lui, di serie A. Delusa
chi ci anima lo sa, si rende irreperibile
lasciando pancia, padrona indiscussa.
Adeguati a paradossale realtà fittizia
che ci imponiamo fissi, perdiamo mano amica
tra le dimenticanze e il benefico calore
di un sorriso sincero e la soddisfazione
nascosta in un dare e l’indiscussa serenità
della socialità e anche ...
Restiamo inventori di situazioni sature
di “meritevoli” , di predestinati e unti
di razze superiori, di velleitarie eredità
di corpi scultorei, privi di nei e addobbati
con trucchi del mestiere, per far trasparire
quotidiano il Natale. Sostenitori restiamo
di borse a riempire con formule bieche
con cui si comprano amori
per convenienza o esposizione. Del potere
restiamo “poeti” a recitare salmi
inversamente proporzionali
al personale razzolare. Artisti
d’opportunismo, ricercatori di primeggio.
Tant’è ch’essenzialità di vita
si rende utopica, costringe in guerra
con se e gli altri. L’evidenza
è tra vivi e morti bazzicanti
in questo nostro mondo, dove nessuno
sembra poter passare soddisfatto
alla fase opposta. E vincere
quel riuscire a privarsi
anche di quei maledetti chiodi fissi
d’avrei potuto, rimorso
ho buttato, del chi sono.
Ma poi, perché …
continuare a non voler vedere, né sentire?
Qualcuno vuole il numero?
hai reso il tuo spirito nel tempo,
giorni senza sole, notti senza stelle
hai così mutato i tuoi occhi.
Chi ha incontrato fasullo amore
sa cos’è il vero ardore,
riconosciuto in uno sguardo
mai visto prima di allora
di cui riempi il diario della tua vita.
A Caronte non affidare il tuo passato,
ti ha comunque forgiato nel divenire
buon ascoltatore di buona amica.
Lascia a lui i tuoi vecchi peccati,
fa che Demetra sia la rinascita
della dormiente tua primavera
e torni serenità nel tuo cielo.
Ritrova la retta via smarrita per odio,
percorri campi elisi carico di grazia
e sia essa motivo di benevolenza
per chi vorrà regalarti piacevole presenza.
Né ombra né disprezzo ti darò,
ma stima e luce come faro
per guidarti nel tuo andare
incontro a buona sorte.
Non mi dovrai pregare,
con fare mio amicale
poserò sulla tua stanca fronte
un bacio a cancellare cupi pensieri.
Nessun tuo puro sentimento per me
mi procurerà mai fastidio o turbamento,
l’anima tua già ricca di sani valori
può sentirsi in pace e libera dall’ombra
che ha posto slealmente su brace
un cuore degno di vivere con brillanti colori.
Perché mi rendo conto
che l'uomo è superficiale
e moralmente vuoto.
Perché cerchiamo l'infinito
e la bellezza e la gioia e l'eternità
nella nostra avulsa triste miseria
crudele e inutile illusione
maschera di una schiavitù
ordinata dalla mediocrità?
Io mi chiedo questo.
Affinché il mio dolore, e quello di altri pazzi
si allievi con la fine
del grande dubbio.
Ma oramai, e che l'amore mi condanni,
l'umanità è spacciata,
si avvia alla conclusione
e finalmente smetterà di farsi male.
Non voglio rovinarli questi tesoretti gialli
spesso mi capita nel periodo invernale,
mi aggiro curioso tra le vetrine,
cercando di acquistare cose carine.
Mi entrano dove non sarei andato mai,
l' insegna del negozio recita Yamamay,
per chi è con me la merce è ben accetta,
di articoli di ogni genere fanno incetta.
Mi trasformo in un duttile appendino,
utilizzato alla stregua di uno stendino,
su di me articoli che copron le pudenda,
che sembro un coglione ne faccio ammenda.
Mi guardo su uno specchio lì posizionato,
uno spaventapasseri sembro diventato,
mi osservano poi con un pizzico di pietà:
'Su prendi qualcosa già che siam qua!
In un angolo ci son dei pigiama in esposizione,
a me di dubbio gusto appare quella collezione,
Odo :' Ecco guarda questo non è male,
pensa se ti capita di andare in ospedale!'
e un gabbiano coglie conchiglie
e se ne ciba.
Due ragazzi viaggiano cullati
dal dolce suono della marea
suggellati da un bacio al di là degli scogli.
Il cupo pescator, sul suo scafo
riceve l'albore del mistico sole
e ancor stanco si sveglia e raggiunge la costa.
Un castello un po' storto
riceve isolato la sua dura condanna
e l'acqua lo porta con sé nell'abisso.









