ma è come le dici
l'espressione usata
il tono della voce
quegli atteggiamenti
che provocano
dei veri isterismi
alcune volte frenati
e altre no
nel succo di un bicchiere
esplosivo, una bomba
una pentola a pressione
che se togli il coperchio
mentre evapora
salta in aria e tu con lei
percependo il dolore
provocato da te
definendoti velenoso
ritrovandoti solo
tra lotte aggressive
dove rischi di trovartele
addosso e non potertene
liberare, mai
Evviva
Vittoria senza battaglia
solo schermaglie esigue.
Ecco come
si vince la guerra.
Ennesimo segno
benevolo signor destino.
Per gioia terrena
seme d’amore
germoglia ancora. È nato
altro pregiato, umano frutto.
Prende e luce irradia
pretesa del buon Dio
perché a sua immagine viva
d’acume, amore e fantasia.
Goccia raggiante
al mondo aggiunta
per la felicità
di mamma e papà.
Regalo del campo
d’alto grado ora
posso fregiarmi anch’io
… e ne veleggio fiero.
che ammiri sempre ad ogni passeggiata,
il pavimento consumato dagli anni,
il bancone usurato da mani con panni.
Ci entravo già quand' ero bambino,
con il babbo ci prendevo il cappuccino,
li' in alto la macchina della granita,
che attende l'estate assai assopita.
Il suo vecchio proprietario non c'è piu',
guarda ormai tutti da lassù,
suo figlio ha ereditato la sua attivita',
vicino la cassa tiene la foto del papà.
Provo sempre una certa emozione,
ordinando un caffè su quel bancone,
quando una mano ti dava la felicità,
una tazza di latte in centro città.
Dammi un’altra chance,
non voglio lasciare a nessun altro,
il mio posto nel tuo cuore,
anche se il mondo è pieno di belle donne,
io vorrei trattenermi ancora
sulle tue labbra, giuste per me!!
lasciami stringerti forte le mani
e dirti ancora che ti amo,
non lasciarmi disastrato nelle mie intenzioni,
all’incrocio con la fatica che fai per sorridermi,
sfiorami con il tuo sguardo
che troppo spesso si dimentica
di avermi accanto, offrimi punti fermi
accarezzandomi con certezze,
sei tu l’unica soluzione che può risolvere,
l’istante di crisi, l’attimo di debolezza,
standoci accanto passerà,
ma se ti allontani inizierai un’altra vita,
incontrerai un altro amore!!
Te ne vai?
Non ho ancora scritto di te.
Non ho ancora pensato di te.
Te ne vai?
Portandoti via il mio tempo.
Cosa mi resterà di te.
Un bacio tra due cuscini.
Una carezza sul viso e nessun profumo.
Ritroverò il mio tempo, che mi fa compagnia.
Mi riprenderò quella lacrima ch’era mia.
Non inciamperò più sulla tue scarpe al mattino.
Avrò tempo per pensare. Te ne vai?
Dimmi solo quando, non ti voglio salutare.
Ti voglio ricordare cosi.
Prima che tu mi dicessi. Te ne vai
(che poi sono i miei seppellitori):
pane e salame con frittata di birra,
l'insalata quadrata nell'ufficio di sotto
o prima di pizzate senza sugo,
il buio più completo,
gli occhietti rossi delle siga come lume.
Devo decidere se levarmi il cappello,
sai..la polvere dal soffitto,
ma nella tomba (la cassa aperta)
non si fanno riverenze (da fila al supermercato)
magari un dente d'oro fra un rosario
di bestemmie.
Carina l'idea del rovere al profumo estratto
di patchouli
a patto che le macerie non rovinino i miei lavori
da topo,
nei tempi diluiti in bustina;
sarebbe un peccato nascondere il nascondiglio,
darla vinta alle voci da megera,
le rose, i fiori su una crosta di formaggio.
Mi fingo vivo, resto morto.
Al castello ardito pervenne
l'agire borioso del male,
sangue schizzò dalle penne.
Guardiano sempre attento
a mimare ciò che vale,
ragion del suo scontento.
Becero tarlo, rosicava fisso
inchiodato a vecchi pioli
dieci passi dentro l'abisso
Duplicandosi colpì ruoli
da maligno fece il botto
mirando sugli assoli.
Coraggiosi eroi lottarono
non erano suoi seguaci
nel bene trionfarono.
Presto finì la vecchia era
il rispetto che a Dio sale
fu storia sempre più vera.
Cosi Dio benedisse
spazi comuni e assoli
e il male contraddisse.
Indossando solida certezza
soldati in garbato silenzio
riportarono il bene alla fortezza.
Nel loro credo rammentarono
che ogni inserto infiora
nel compier giusta cosa.
Genoveffa Frauopere©2021
Fuori d’ogni complotto
si ritrova il filotto
- chissà, serva la messa -
Ma la mente non tace
e guardia, al ladro mente.
Tutti tesi
tra fantasmi di seta
restiamo stesi
in attesa del Sole.
Schiavi in catene
chiavi in mano
rinchiusi in taniche.
Contenitivi gusci
e senza gheriglio
gridiamo all’imbroglio.
Eppure a portata
… è il caffè!
Paura del conto?
Un bel giorno a Paris
ho incontrato Dalì
con Picasso e Van gogh
tre tartine e un Pernod
C'era pure Matisse
che beveva un Pastis
con Monet e con Lautrec
...e due fettine di speck
Dipingevano quadri
ma gli affari erano magri
si tirava a campare
giusto un po' per mangiare
Si chiedevan smaniosi
... ma saremo famosi ?
e aspettavano col cuore
la Legione d'onore
chi è arrivato alla fama
... chi è rimasto alla fame
ma la vita è così
ora prende ora dà
... solo ai posteri un dì
la risposta darà
Oh Dio, quando, presto attenzione al cielo,
è perché ho più bisogno di averti accanto,
e nel sentir il fruscio delle foglie,
desidero la stessa serenità nella mia vita,
la stessa felicità degli uccelli,
e la stessa tranquillità e stima del vento!!
Oh Dio, se ti ho scelto al mio fianco,
perché riconosco sei Migliore di me, insegnami ad aiutarmi
in tutte le prove che sto affrontando,
per quanto mi sforzo, so che il battito,
esatto del mio cuore è nelle Tue Mani,
non distrarti nel seguire il mio percorso, pensami un po' di più,
e non lasciarmi mai fuori dai tuoi pensieri,
anche se finora non ti sono stato tanto fedele,
umanamente ho sempre resistito
perché in questa vita non mi avevi ancora fatto sognare,
è per questo mi è stato difficile dirti quanto ti amo!!
Ancora il respiro non ascolto,
sarà un’alba più muta che mai.
L’aurora, io voglio immaginare,
impeccabile non deve esser stata.
Eppure, vedo smanie nei colori.
Emergono nervosi, maculati
in questo cielo quasi avvilito,
consumato ormai, fin troppo stanco.
La notte dura gli ha ridotto ampiezza
ed ogni lembo cresceva in densità.
Il nero ha cancellato troppe stelle
e forse s’ è salvata mezza luna.
Se fossi in riva al mare, la tristezza
avrebbe un retrogusto dolce amaro
poiché la sorbirei con acqua e sale
offerta dalle mie amiche onde.
Ma sono qui, tra palazzi e antenne,
tra cassonetti zeppi e birre rotte
ad aspettare un giorno nato male
e un sole che almeno attenui i danni.
*
Stesura 19/08/2021
nel cuore,
marea di negative
foschie torve,
moviole rarefatte
a intermittenza nell'anima,
copiose lacrime sorde
cristallizzate,
polline gridellino
nel vento di bufera,
petali di fiori innocenti
strappati dispersi
sul terreno mescidato
con zolfo,
steli spezzati con mano
unta di bile guizzante,
ricordi schiaffeggiati
dal baleno del dolore
sull'altalena della
mia vita!
Ma a che serve il lamento
se lo ascolto solo io?
A che serve piangere
se lo ascolto solo io?
A che serve stare male
per soffrire di più!?
Alzerò lo sguardo
verso il futuro
e ricomincerò da capo!
Nel ruggito del nuovo io
riflesso nel cercare
la mia vita vergine
nel rinascere
su policromi arcobaleni
di rugiada sfavillante,
che vale più
di questo salto
nella fossa dove i leoni del duolo
non aspettano altro
che divorarmi boccheggiante!
Mi alzerò dal suolo di zolle,
mi asciugerò il viso
con raggi di stelle
e accosterò la mia figura
a unguenti ai fiori di bach.
E volitiva uscirò
dalle parentesi
che mi sostano
legandomi al nodo
del tempo annientandole,
abbraccerò giulivo
il domani come
se fosse la prima volta
e rincorrerò la mia essenza,
che vale più
della mia assenza
in questa astratta sospensione
del mio essere
che imprigiona solo
la mia volontà
di rinnovare il mio fato in
rizoma di rinascenza!
è fiorito, le parole sono già finite,
Il fico - in un calamaio
con cui scrivere febbrile le mie emozioni.
Ma sotto sforzo taciuto da queste imbracature
sto sospeso tra infiniti fili sopra ad un abisso
la cui paura genera cordoglio e trascorsi
tale e tali da rabbrividire le tante forze.
Ed è subito silenzio.









