Roma,
diva urbana dell’Impero,
apostrofo di Venere acceso
nato dal bacio del Tevere,
sei un orologio fermo
sulla cattedrale della storia,
un romantico assaggio d’eterno.
Le fontane sbadigliano austere,
i vicoli, le piazze, le finestre accese,
son grovigli delle mie vene,
postura dei miei punti cardinali,
disegni di voci e sguardi che amai.
Le chiese pregano un drappo di stelle
ed il tempo è uno scalpello
posato sul cuor d’ogni romano,
Roma e il suo dolce profilo
abbracciano il triclinio della notte:
tace per un momento il tuo orgoglio
e sei profumo di madre
che chi ama non può dimenticare.
Mi simboleggiava un pino
piantato in adolescenza
di nuova casa in giardino.
Crebbe con magnificenza
com’anch’io ancora crescevo
pieno di sana impazienza
pel futur mio che vedevo
ricco di frutti ambiziosi
ch’avrei raccolto, credevo,
grazie a studi rigorosi
condotti con grande impegno
finanche a render famosi
prodotti di grande ingegno
con cura ben progettati
per dar sicuro sostegno
a cuori troppo malati.
Cardiochirurgo o ingegnere
per cuori rigenerati
questo aspiravo mestiere:
riuscire un dì ad aggiustare
cuore troppo giocoliere
anche a costo di scambiare
cuori troppo malridotti
con pompe od altre chimere,
insomma adatti cerotti
per lenir tutti i dolori
di tutti quei cuori rotti.
E infatti quanti dottori
che mi trovo a frequentare…
ma non perché ci lavori,
non stiamo insieme a operare:
un cardiopatico anch’io
son riuscito a diventare.
Vedeste che lavorìo
c’ho ricamato sul petto!
Ad operar non son io
e neanche a fare il progetto
d’un nuovo robusto cuore
che batta in modo perfetto.
Con quale grande stupore
io fui strappato alla morte
mentre ero in preda al dolore.
Quant’ironia questa sorte:
un cardiopatico resto
che non può più correr forte.
E se qualcuno s’è chiesto
come sia oggi quel pino…
beh, n’ebbe un taglio funesto
e il tronco andò nel camino.
23/11/2023
L'eco di un sentimento
La cieca paura
Di un filo d'erba
Nell'immensità
Della terra
Dolore
Sospiro
Sospetto
L'incertezza dilaga
Tra gli sguardi
Dei passanti
Mi nascondo
Dietro le parole
Che ricordo
Le poche
Che mi sono rimaste
Per allietare un istante.
Il garbo di una spina senza rosa
la grazia di una pinna senza squalo
l’eleganza di un riccio scapigliato
la gioia di un ricco senza soldi
l’ordine ritrovato in una fuga disordinata
il sorriso rinato in una ruga sotto un occhio
l’incanto rinomato di una cicatrice sopra pelle
il volo leggiadro di una mosca ormai cieca
la bellezza austera di un fiore sfiorito
arte autentica la ragnatela sul soffitto
il riflesso della luna in un soffritto
generosa l’allegria di un taccagno.
Sipari di cielo
intarsiano gomitoli di vicoli,
le finestre abbottonate dal sole
si specchiano fra risa di gente
e cortei di dolce vento.
Giochi di bimbi per le piazze,
panchine e spiccioli di storie,
inchiostro del paradiso
caduto sulla terra,
divine cattedrali e danze di cuore,
la città è uno scorcio d’estate
dimenticato in un tramonto,
fra punteggiatura di palazzi
ed orchestre di piccole fontane.
Mai mi disfo dei suoi sguardi,
mai rimprovero i suoi silenzi,
per sempre a me stringo,
questi petali d’amata città,
nascosti nel battito dei miei ricordi.
Semplici calamite
Simmetrici o no
Dipende dalla prospettiva
Per me lo sono
Se in realtà non lo fossero?
Dipende.
La Verità è raccomandata
È cioè figlia di chi la dice
Dimmi chi sei e ti crederò
Se non me lo dirai
ne sarò certo
Io ti vedo / penso / sogno felice
circondata da gente innamorata
come a tua fiera dolcezza s’addice,
tu da nessun’altra donna uguagliata
e il fortunat’uomo come appendice
che perplesso d’averti conquistata
coltiva l’immeritata fortuna
cercando di porgerti anche la luna.
Forse l’amore m’ha reso cretino
(non te l’ho detto, ma credimi: t’amo)
ma toccasse a me di starti vicino
non un “io sono”, “tu sei”, ma “NOI SIAMO”
e per ogni passo del tuo cammino
farei tappeti con fiori a ricamo
cercando sempre col massimo impegno
d’offrirti quanto posso per sostegno.
Sei donna schietta, capace, sincera,
non solo amabile, bella e brillante!
Starti vicino è un sogno che s’avvera,
seguirti in ogni impresa è emozionante,
sei luce nella mia notte più nera,
sei tutto quel che vivendo è importante
per cui di certo avresti la presenza
d’un me pronto ad offrirti ogni assistenza.
Poi invece guardo lui… sì, da lontano,
in fondo quasi niente ne conosco…
sarà brava persona, ma… che strano:
a volte mi figuro un ché di tosco¹
parendomi egli un po’ troppo marziano
o forse elfo che si nasconde in bosco…
insomma non mi pare sia presente
se non quando lo cerchi attivamente.
O forse son solo seghe mentali
d’un vano innamorato un po’ geloso
che ti vorrebbe occhiali contro occhiali
appiccicato al sorriso grazioso
che irradi e che mi toglie tutti i mali!
L’invidio lo strafortunato coso!
Ma stammi attenta a non far bambolina
da lui tenuta solo per vetrina!
¹: tossico, nel senso di un amore non del tutto sano.
23/11/2023
E non lo voglio sapere
Se tu mi vedi
Quando ti cerco
In quello spiraglio
Di luce repressa
Dalle parole sdolcinate
Di qualcun altro
Rubo il tempo
Per starti accanto
Come se la vita
Avesse infranto
Ogni mio sogno
Al di là di queste mura
Non è la verità che cerco
È solo colpa mia
Se mi sono innamorato
Di una menzogna.
L’alba carezza
il pentagramma dei tuoi tetti
e l’eterna tua bellezza
vive nel tuo nome,
Roma superba,
della dolce vita e dell’onore.
Il Tevere lacrima
fra ponti e quartieri,
i mercati chiacchierano per le strade,
le piazze s’inginocchiano alle chiese,
gli archi dei trionfi dell’impero
mordono l’orizzonte della storia.
Roma superba,
della dolce vita e dell’onore,
confondi passato e presente
in un disegno infinito
di genti e di culture.
Ho camminato per le strade
nel freddo della sera
Ho perso il senno su un’altalena
e anche il sonno
Demone che ti reincarni ogni volta!
Ma tu fai così…e si e la
Sei come il calcio in culo,
il cacio dove non va
Qui si fa la parola incisa,
scolpita nel verso giusto
e tu sei pietra dura
eppure fai così… e si e la
mentre io continuo a chiamarti amore.
in giro per l'Italia con il caro pieno,
arriva poi il venerdì agognato,
a casa finalmente si è ritirato.
Atteso da tutti sull'uscio della porta,
sente già il profumo di una fumante torta,
c'è sempre qualcosa da festeggiare,
quando il papà torna da lavorare.
La festa finisce molto in fretta,
i bambini vanno veloci in cameretta,
per l'indomani si son già organizzati,
di trolley i lor palmi son già armati.
Con il camper si va via il sabato mattina,
verso una località mai vista prima,
il camionista dal casello è ancor atteso,
il biglietto prenderà con braccio proteso.
Si penserà a una barzelletta malsana,
un camionista in camper il fine settimana,
ma qualcuno per l'amor della famiglia,
ad ogni suo desiderio non batte ciglia.
Al settimo bicchiere la chiamata!
Di Dio dentro di me voce è tuonata:
vi manda a quel paëse,
sosterrà lui le spese,
vi dà a tutti il biglietto in sola andata.
23/11/2023
quasi mai lo vedi recarsi a scuola,
passa la mattina tirando sassi
nel fiume. Fa pure certi scherzetti
a chiunque passi di là... E quando
lo riprendono tutti i vecchietti,
gli risponde: "Non importa se come
voi vorreste non sono e se sbaglio!
E' la mia vita, faccio ciò che voglio!"
Il Tevere ti disegna
fra eco di gladiatori,
antichi vicoli e senatori,
le chiese e i sette colli.
Città dei mille volti,
città del passato e del presente,
Roma degli attori e dei poeti,
delle piazze e degli stornelli,
culla della storia e del potere,
ancora incanti il mondo
in un pianto di bellezza.
Roma, sei vita che non passa,
dolce sogno dell’eternità.
di ascelle depilate
nelle stanze del
santo crocifisso
quando il monaco
rubò il pasto
dicendo ai fedeli di
dar pane alle galline
e non venirmi a chiedere
dov'ero quando presero la
Madonna al concerto sadomaso
quell'olio che ti unge me
l'ha dato il vecchio Charlie
mentre imprecava sui guadagni
e restituiva i soldi
a Ginevra ed Astianatte.






