Vigeva una sorta di legge marziale, in quella fare trasparente,
dettato da nuvole bianche.

Preferivo i lamenti nel sonno della Cantoni.

Preferivo l'umidiccia tensione
di un Pierrot ridente a una cena
con una diarrea sotterranea.

Invece, il nucleo arcuato di un cervello al contrario,
sregolato,
manifestava troppo palesemente
la fame emotiva di una guerra.

Per avercelo sempre più grosso
anche dopo la vasectomia,
sia chiaro.

Tutto andava bene
perché eravamo uno dei tanti confini.
Il metro dopo sempre da dar esplodere
pur di averlo.
Tutto andava come previsto:
un bel telegiornale azzurro
e un cielo pieno di brutte notizie.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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