non puoi vederli
io ascolto i tuoi, li immagino
la mano che vorrei stringerti
è nel tempo
vorrei baciarti fratello
stringerti
coccolo le tue parole
le leggo col cuore
entro nel tuo spazio
mi confondo nei dettagli
ne sento gli odori
uso il tuo sale
mentre cucino
i piatti della mia mente
hanno un sapore unico
quando l'onda si infrange
ne raccolgo lacrime
una ad una
in bottiglia rara
le ripongo
quando sarà piena
potremmo stringerci
e unire
nostre
lacrime.
Ho perso la voglia di credere
Voglio ritrovarla con tutto il cuore
Ho perso la gioia di ridere
Ho bisogno di un sorriso
Ho perso la fiducia nel domani
Ma il domani è parte di me
Mi aggrappo con tutte le forze ad un filo
Un filo che resiste
Che non vuole cedere
Ho perso una battaglia
Ma non la guerra
La guerra sarà il mio filo
E nessuna forbice potrà reciderlo
Colpito da un raggio del sole
apro gli occhi e vedo il colore.
Sento il profumo del mare,
mentre la sabbia inizia a scaldare.
Mille riflessi colpiscono il mio viso
e come d’incanto mi trovo in paradiso
Raccolgo sassi, vedo conchiglie odo i flutti
che infrangon le chiglie.
Vedo battelli solcare quel blu
Sfiorare il cielo e poi venire giù.
Corrono veloci, lasciano una scia
di schiuma bianca e di poesia.
alzo gli occhi, vedo uno stormo,
che torna a migrare volando riflesso
nel blu de mio mare.
Chiudo gli occhi e respiro profondo
E sogno, sogno felice e penso giocondo,
Vedo scilla e cariddi andare a braccetto
vegliando sicuri il mar dello stretto.
...lo stretto di messina il mio mare
scrivo queste righe
per il tempo ucciso mi prostro ai tuoi occhi
per lo spazio minuziosamente da te conservato
appiccicamelo su tutte le pareti che io possa
in me impararlo da capo
se non provassi la bramosia dei tui passi
se non sentissi più il tuo odore
sicuramente
sarei morto.

nello spazio sguazza
il gattino di pelusche
lo attende
interlocutori
del telecomando
lo angosciano
in programmi affollati
la tavola è annoiata
il vaso con fiori di plastica
è muto
il tappetino del bagno
ha impresso solo sue impronte
la tavoletta sempre alzata
ormai appiccicata alle piastrelle
lo specchio con schizzi nuovi
copre i vecchi
il riflesso è opaco
la finestra chiusa al sole
e tende che bramano luce
il frigo ha dimenticato il suo scopo
non raffredda
ma conta le muffe
il piatto è figlio unico
le posate socializzano
il bicchiere della nutella
ha pinguini briachi
la libreria con undici libri
cerca aria in polvere ignorante
il culmine del solo
è la notte
troppo lunga
in letto troppo grande
la mappatura del soffitto
è scrupolosa
ogni dettaglio la mente
custodisce
la variazione del ragno
da nuovi orizzonti
crea fantasie
la sveglia ricorda al solo
il tempo
che lo separa
dalla sua solitudine
lui nello spazio
non ha contatti
ma li evita
da solo.
Con lo sguardo silenzioso
mi aggrappo, al color turchino
alla melodia delle onde
che, lievi segnano la voce.
Mi ubriaco di tal visione
respirando la tua aria,
mentre, il tempo, implacabile
non muta il desiderio
di abbracciare il tuo, concerto.
Nella forza del mare
si perde la mente
cullando fanciulli ricordi,
solcando orme
e quando, il cielo chiude il sipario
diamanti tremolano
sotto lo sguardo, della luna
in attesa di un nuovo viaggio.
I nostri incontri,
attimi rubati al tempo.
Sfuggevoli sguardi,
intensi attimi vibranti.
Prigionieri di una promessa,
suggellata da un bacio.
Si fonde quell’attimo,
breve che ci ha visti
fra le braccia,
l’uno,
dell’atra.
Il tempo scorre,
e le nostre vite
corrono in parallelo.
La notte di stelle,
nello sguardo mio
si riflette,
luce di sogni.
Vorrei guardar negli occhi tuoi,
scrutando quell’anima tormentata,
da ciò che vide e che non vorrebbe
aver visto mai.
Vorrei guardar le stelle,
attraverso gli occhi tuoi,
brillerebbero ancor di più,
vorrei vedere i mondi
e i popoli scolpiti
nelle profondità dei tuoi ricordi.
Le strade corrono parallele,
quelle delle nostre esistenze.
Un giorno una curva,
e un'altra ancora,
le unirà in un punto,
ma fino a quel giorno:
i nostri incontri saranno
attimi rubati al tempo.

Amai di te la mente
gli occhi profondi persi all'orizzonte
dove sfioravi i temporali con le dita
tanta era la forza di graffiare spigoli di vita
che mai colsi
amai di te la smania d'euforia
l'ebrezza della corsa
la virgola di luna che ci spiò velata testimone
quella sera
attorno al cuore
amai
senza fermare il tempo che soffiava
dal primo a questo giorno vano
che dubito di me
e del sogno che mi strinse fra le braccia
donando di se stesso
solo l'orma
per sempre e ancora mia
vuota d'amore
gelata come brina nel riflesso di gennaio.





dagli occhi bassi ed arrossati dai tramonti