È un prisma!
quando <il popolo>
va dal concetto alla realtà,
allora, e solo allora,
può essere creato un vero cambiamento!
unità nella diversità!
la libertà è un prisma,
brillare nella sua luce
e crogiolarsi in tutti
i suoi colori differenti!
dalla finestra domenicale
Senza sosta arrivavano
pellegrini al suo capezzale
dolente, scorrendo
nella mia commozione
che ripensava ai suoi viaggi
alla festa della gioventù
raccolta su un prato
verdissimo
di un papa sorridente
che filmava nella mente
divertimento, sciando
come uno qualsiasi
cittadino normale
nella casa di Dio
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In una stanza muta
il mio sorriso squarcia
il velo del silenzio...
mentre la luna ci spia
quando accogli il mio seno
fra le mani
e spogliata delle mie vesti
m'immergo nel tuo mare in
burrasca...
Mi affascini
mi intrighi....
Sei una droga...
Mi provochi
mi esalti scoprendo
nuovi sentieri...
Il mio amare è gioire
dove i tuoi occhi posano i
primi baci...
Su una rosata carne
di donna in amore...
Eppur mi trema la mano...
Sono nettare da assaggiare
mentre mi abbandono sono
morta e........rinata
infinite volte!

La notte allunga sul mondo
la sua ombra buia,
godendomi nell'intimità della sera
le arie meravigliose
della Bohème,
il sonno mi prende
e abbandono il presente
Apro gli occhi all'improvviso
smarrita osservo il paesaggio pauroso
che mi circonda
Si ecco, l'Acheronte
fiume putrido e maledetto
dell'Inferno dantesco
vestita di sacco cencioso e lercio
osservo le anime perse
in quel limbo
Corrono corrono senza meta
invocando la morte
che condannati in eterno
a nessun accesso
ne al cielo, ne al fuoco eterno....
Gli ignavi sono,
nella vita ne con Dio ne con Satana
indifferenti a spiritualità alcuna
Grida stridule spaventose
giungono da ogni dove...
“perchè son qui?”
Caronte sogghigna malvagio
mi aspetta a condurmi obbediente
alla dimora decisa per me
Minosse giudice dei dannati
ha deciso,
in eterno correrò per sempre
Tra lacrime di sangue
e grande affanno
urla la mia voce al mostro
“amo Dio e lo amerò sempre,
ho fatto la mia scelta!”
in ginocchio giungo le mani pregando...
Ed ecco un luce accecante illumina
quel luogo dannato
in cenere tutto si muta,
Gesù nella Sua gloria
è giunto a me, all'anima mia salvare
Mi sveglio, che incubo
sono in ginocchio con le mani giunte
mi stringo il petto
sotto il palmo tocco
il tessuto lercio e cencioso
del sacco che indosso....
In fondo è questo il periodo ed io
sono stanco.
Non sono queste notti per poeti, ore per meditare,
ma respiri affannati tra la freddezza e il rancore
che l'anima mi congelano ad ogni soffio.
Sono periodi di nebbia,
non di mare, ma di palude,
non di cieli stellati, ma di pianure,
di feriti, di cimiteri, di occhi senza sorrisi
e pupille grigie.
Sto trascorrendo notti immobili aspettando immobile
il futuro scritto sulla lama di un pugnale... quivi leggo:
“Tu, cavaliere a tempo perso, perso in sogni troppo grandi per altre
spade, per scelta suprema, sei condannato su un trono a poggiare,
ove, paralizzato e imbavagliato, guarderai senza voltarti o morire,
un altro fiore Verde e giallo appassire...”
Dolori simili a quelli passati,
ma a fitte acute dosati
ora dopo ora.
Mi sembra di essere morto e incapace di esprimermi,
di essere vivo e incapace di morire.
Mi ritrovo paralizzato su una roccia e mentre osservo
città che bruciano e nuovi soli precipitare
fisso il vuoto e mi canto una ninna nanna
strappando foglie da un ramo secco.
Li vidi camminare insieme
il vecchio e il bambino
mano nella mano
con le lacrime agli occhi
per una vita ormai finita
ed un pianto in capriccio
per una, appena iniziata
abbracciati nel racconto
con parole da ricordare
e altre da dimenticare.
Li vidi camminare insieme
il vecchio e il bambino
piangere per il passato
e ridere del futuro
persi tra l'illusione
e la disillusione
tra il vero e il sogno
entrambi, uniti
nella paura del destino.
Difficile è ricordare
dove è andato a morire
il bimbo nel cuore del vecchio
se solo fosse possibile
per l'uomo consumato dagli anni
ricordare il visino paffuto
e le manine grassoccie
strette in pugno
di passione per la vita.
E pensare come
sarebbe bello
custodire e salvare
la tenerezza
consumata dagli anni
illuminando l'anima
con un gioco infantile
ricordando
quello che è stato
in quello che sarà
racchiudendo nel cuore
racconti di vita
abbandonati al ricordo
della gioia d' amare.
Tutto intorno
maestosi alberi aridi
dal tronco vuoto
i vecchi, soli
come lapidi di memorie
ondeggiano simili a fantasmi
in attesa della morte
consumando le ore
costringendosi a non morire.
Non si può
tradire la vita
vivendola
in bianco e nero
ma desiderando
di colorarla
tra mille sfumature
come le fantasie di un bimbo
che non si è mai dimenticato
delle emozioni nel cuore
di quando giocando a palla
al parco respirava la vita
a pieni polmoni
correndo sul prato
con la gioia nel cuore.
Li vidi allontanarsi insieme
il vecchio e il bambino
mano nella mano
con lo sguardo felice
lungo l'incerto viale
dell'uomo in cammino.
Sentimenti dormienti
sensi sopiti
parole sussurrate
dov'è la vita?
Gridalo che ami
esulta al risveglio matutino
gusta il sapore del cibo
nulla è scontato.
La vita è un dono immenso
al sole che sorge al mattino
non può essere
ammiccato un sorriso.
E' la felicità dentro al cuore
che da il calore al corpo.
Non scivolare negli spazi, invisibile,
senza lasciare impronte,
creati una grande dimensione intorno
lanciando lazi d'amore che trascinino
dentro il cuore sentimenti anelanti calore
e voglia di contatto.
Quando incontri un ostacolo,
raccogli le forze, tendi i muscoli
e saltalo
al di là l'erba è verde e il sole brilla ancora di più.
Grazie Dio,
per il miracolo dell'alba,
per il sorriso dei figli,
per lo sguardo innocente dei nipoti
per il profumo di un fiore
per il volo di una rondine.
Il pianeta avvolto nella morte
arrestato il battito cardiaco
ha smesso il respiro della pantera
la follia umana ringrazia.
Il sole nero è uno scherzo visivo
e i suoi raggi sono promesse di morte.
Il mare abisso disabitato
vomita carcasse di squame
contro scogli dai codici deformati
macabri scenari
di apocalisse annunciata.
Gli uomini hanno tradito
la fede
la bellezza
e la poesia
rinnegato i sogni e le speranze
calpestato campi di girasoli
svuotati dai figli.
L'amore è morto.
L'ultimo epitaffio
è negli occhi di un bimbo
che piange il suo dolore
ereditato da generazioni
peccatrici impenitenti
che espiano i peccati del mondo
alla fine del tempo.
E io quì che tremo
davanti a un Dio morto
copro il capo
mi inginocchio
e lascio disperato
il cuore nudo.
Solo un sogno ?
esiste,
è nelle nostre mani e traspare dagli occhi.
Vi è stata data la manina per affrontare una scalata
e l'avete afferrata senza chiedervi il perché.
Abbiamo tutti bisogno di un maestro,
lo cerchiamo se non lo vediamo,
se ci sta accanto lo rinneghiamo.
Siamo stupidi.
Giochi d'invidia e orgoglio
sulla superficie del mondo.
Di ali non ne vedo e allo specchio
mi son guardato fin troppo seriamente.
Portiamo simboli di uomini
che compriamo da uomini.
Capireste quanto vale una formica che schiacciamo
se foste schiacciati da giganti
e difatti lo siamo, ma non fisicamente,
per sfortuna...
Quel pensiero già pensato da molti,
se fosse possibile annullarsi, scomparire,
non pensare più di niente e nessuno,
io ci metterei la firma...
E davvero non avrei rimorsi e nostalgie e ansie,
buco nero aperto, chiuso,
addio...
Lascerei il mare sbattere la sua onda sullo scoglio,
il sole salire e scendere,
l'essere umano accoppiarsi felicemente,
lui a combattere...
In silenzio accarezzo il tuo dolore
tutto il suo male ricopre il mio cuore
come sono bianche le sue pene
fredde ricoperte di bianca neve
hanno perso i colori nella mente
mentre si deformano i ricordi
per renderli irriconoscibili alla gente
nella solitudine dei pensieri di un tempo.
Vorrei prenderti per mano
e portarti a dormire.
Vorrei sdraiarmi con te
sussurrandoti antiche parole
che si sono dimenticati di dire
per vedere se il bimbo che piange
nel profondo di un'anima fragile
riesce ancora a ridere nel sogno.
Vorrei colorare il mondo di magia
con fate, maghi ed elfi che ballano
in un allegro girotondo di cuori
nella mente che spicca il volo
sopra i tetti della fantasia.
Guardare impotente soffrire il mondo
in un dolore così grande
ti ha visto morire
ma Gesù è risorto
e ci ha dato la speranza
come un dono prezioso
per stringerla al cuore
e vederla nella disperazione
rivivere in noi di eterno amore.
E' nel dolore che i prati fioriscono di lacrime
quando accarezzano la sofferenza con pensieri disperati
non bisogna aver paura di salvare
il bimbo con un sorriso
guardarlo giocare con la vita
commuoversi l'anima quando ride
salvando la speranza dalla disperazione.
Non è la morte a dover essere sconfitta
ma la paura che arresta il battito
svuota il cuore di speranza mentre
con occhi tristi vede la vita morire
su bianche pareti di ospedali
testimoni muti di disperazioni ingoiate
e lacrime trattenute di dignità
Ah se si potesse avere poesie scritte
ovunque in quelle stanze di dolore
colorare i versi delicati
con l'arcobaleno della fantasia
e far spiccare il volo a dolci emozioni
simili a farfalle variopinte
su raggi di sole dove colorare
il pianto di un uomo dal cuore malato
che vede risorgere in loro l'illusione di vita .








