conte Jan
ma quel rogo l'hai provato sulla pelle
il liberatore ti ammazzava
ti negava la libertà di vivere
era il 25 aprile
Sognavi l'EUROPA conte Jan
portavi il mitra stretto
due rune d'argento sopra l'elmetto
morì la Francia con te
Jan canta la Senna e bacia il danubio
piange l'Europa
con te Jan che si morto
il 30 di APRILE a Berlino
l'Europa moriva con te
Ho paura.
iI Medioevo è tornato,
Urla in piazza il buffone di corte
e il popolo ebete applaude,
mi potrei incazzare
se il buffone non dicesse il vero
la povertà rende violenti
lo capisco.
L'uomo denudato di dignità
muore senza pietà.
Il futuro chiede
di decapire le teste.
La disperazione
deruba le biblioteche
brucia le opere d'arti.
Quanta sofferenza.
Guardo gli anziani contare
gli spiccioli per poter mangiare.
Il martirio continua,
la speranza muore.
La Rivolta sociale annuisce.
Ho paura
dondolano su balconi...
Sembran mani
intrecciate di due innamorati.
Anziani sulle panchine,
rimembran cuori piccanti o
zuccherati, e rievocano i bei
tempi passati;
mentre tra l'argento delle betulle
il sole filtra,
disegnando fragole rosse su
guance odorose di bimbi.
Il sole è nei cuori di tutti,
persino il dolore affacciato
sui bordi dell'anima profuma e
s'acquieta,
come una cascata di rose...
in bianco e nero.
Li sta proiettando
all’improvviso
la mia mente.
Flash, di te e di me.
Ecco, passa un’altra
aspetta…
questa la voglio indietro
la vorrei ancora
rivedere.
Fermo tutto ora
è nel mio potere.
Balla un po’…
l’immagine è un po’ sbiadita
passano sopra righe contorte
surreale questa…
sembra un’altra vita
eppure non sarà stato
tanto lontano
sono io raggiante
e mano nella mano
con…
non si riconosce,
che strano.
Ritento di guardare
sono convinta
che è solo uno scherzo
forse è solo la mia mente
che è assai stanca
e adesso riuscirò a vedere
il pezzo che manca.
Un tentativo, un altro
e invano.
Allora passo veloce, terrorizzata,
tutte e vedo sempre me
mano nella mano
io…e sempre io
felice, allegra, sorridente..
ma sola.
Allora capisco…
sei morto per me
anche nella mia eterna …mente.

Come un aquilone
lasciasti il mio cielo
portando con te
i colori,
i nostri colori
Rondine dalle ali già ferite
volavo persa
sotto nuvole grigie,
caddi al suolo
incosciente
Il mio cuore trattenne
incatenato a se
il filo sottile del tuo aquilone
Si voltarono e rivoltarono
mille clessidre
rinacqui lentamente
cercando talvolta nel cielo
un aquilone solitario come me
Per uno scherzo del destino
ci incontrammo un dì
la fiamma mai spenta
si ravvivò
Quella notte magica
si riempì delle nostre parole
con un bicchiere di vino
in mano
seduti sul letto mi guardavi
“dammi un bacio”
“no, dicesti, temo che ti frantumi
come un bel sogno
all'alba”
Era realtà, il filo degli aquiloni
mai si era spezzato
ritrovammo i nostri colori
mai sbiaditi dal tempo....
PRIMAVERA
Sei arrivata densa di profumi
e di colori,
ricca del sole che filtra
nell'azzurro cielo
e illumina e riscalda i prati
e porta ,fino a sera,
i giochi dei bimbi,per strada
riversati
e in corsa ,sui viali ,gli aquiloni .
Sei arrivata con le tue bici
tra i canti degli uccelli,
desti alla vita nuova che
si offre leggiadra .
Sei arrivata ,piena di gioia,
a illuminare il volto
dei giovani amanti, che cercano
la luminosa notte ,
cullandosi al canto dei grilli,
abbandonati ad ammirar le stelle
''leggiadre e belle''
ed a donarsi promesse e amore...
Vedo numeri sommarsi, moltiplicarsi,
e poi dividersi senza equità.
Vedo l’aria sottratta al domani
dare senso all’equazione del tempo,
lo spazio in funzione della solitudine,
l’amore in funzione dell’essere.
Vedo campi sfiorati dall’uomo
diventare quadrato perfetto,
poi li vedo trasformarsi in pentagono,
e in assenza di pietà,
nel coefficiente.
Vedo l’odio invaderti l’occhio,
la piccola Normandia,
la vergogna,
errore che io conosco bene.
Vedo la fine del conto, la soluzione,
la vedi anche tu,
ha il colore e il sapore del ferro,
non del cielo, ma della terra.
e lascio che le lettere
si tramutino in parole
partorite in emozione
sverginate di opinione
le vedo fluttuare
negli occhi della mente
come piccole scialuppe
navigare in bianchi mari
e attraccare a isole
di voluttuoso sentire
dove lasciarle vivere o morire,
o vederle volare
in sogno con le ali dell'autore.
Come un funambolo sospeso
in equilibrio ...
sulla trama della narrazione
scrivo lentamente a piccoli passi
per non cadere giù dalla rima
che per la poesia
l'ultima anima sia.

L'acqua sul viso liscio e roseo
la spazzola tra i capelli folti e scuri
niente sulle labbra piene
sei talmente intrisa di gioventù
che si potrebbe credere
di far fiorire un fiore
col tocco di una tua mano.
Onde di mare ti scendono sul viso
ancora liscio e ancor più rosa
il rossetto sulle labbra di marmo
labbra consumate
labbra di delitti
sei talmente sporca
che si potrebbe credere
di far appassire un fiore
se solo lo sfiorassi.
Ogni peccato e ogni accaduto
segnano quel viso non più liscio
non più roseo
di donna senza più giovinezza
né bellezza
Nè saggezza
sei talmente sola che
la notte non ti fa più paura
ma la notte ti teme.
con te giocare,
come non mai,
mettendo in mostra questa
mia età dimenticata,
anelando un momento
tutto nostro di pura
complicità,
affinchè mi liberi delle
mie più segrete fantasie
decollando in quel luogo
dell'anima chiamato eternità
dove le emozioni più belle non
le ho vissute ancora.....
Così amo,
col silenzio di una poesia
con l'onda di un mare mai
calmo
negli spazi delle tue labbra
dove il tempo ha perso il
suo senso
e tra le mille spire in cui
tu unica voce
mi scandisci la
vita!
Oh bei tempi che furon
e più torneranno ...
l'orologio era il sole
la luna designava i raccolti
e le nascite di umani e animali
Oh dolce serenità del vivere
con i frutti del sudore,
bastavano un mazzo di carte
un buon bicchiere di vino
e nella corte era festa
al suono dolce e festoso
di una vecchia fisarmonica
Al canto del gallo
iniziava il giorno
si mieteva il raccolto
ai cori delle donne,
i panni lavati nell'acqua del fiume
più bianchi della neve
profumavan di buono
accarezzando la pelle arsa
dal sole
I bambini con spade fatte di bastoni
eran cavalieri
a cavallo di una scopa
le grida allegre riempivano l'aria
e l'obbedienza era rispetto
Oh bel tempo che fu
dove ti sei smarrito
chi ti ha portato dove non sei più?
Il progresso l'egoismo umano
i soldi ed il potere
hanno rapito il sole
la luna non è più splendente
nelle notti sempre più buie
negli animi cupi ed insoddisfatti
eppur si dice che era vita dura
ma non impura
vero era l'amore
come chiome di salice piangente
quando l’animo afflitto, perdente
smarrisce il cammino in vicoli neri
E cercano difesa i gesti perversi
nella cara cometa, a illuminar la via
confortando il pianto della pazzia
da chi disapprova l’apparir diversi
Tenace tra martello e incudine
volitiva mi sorreggi e mi scuoti
e la tua diversità colma i vuoti
dell’abituale debole solitudine
- - Grazie Amica mia -
Efficiente e sicuro
è il motore del sito.
Come un’anima
sprigiona calore
genera versi.
Un’opportunità di gioco
sfida di nuovi
vecchi talenti.
Un vero successo
merito del suo ideatore
passione di tanti lettori
tenaci sostenitori.
Un mondo di emozioni
impaginate
in strofe fantasiose
nel buon nome
del Club Poetico.
Mi accarezzi…
Io vedo in una gomma d’auto bucata tra l’immondizia
l’isola della nostra libertà.
Il trionfo su di essa per la nostra magia.
Sento odore di pesca,
profumo della tua pelle
tra pesce marcio e cibi in decomposizione.
Ti accarezzo…
Tu vedi in una gomma d’auto bucata tra l’immondizia,
posta davanti a noi,
un ambiente poco consono all’amore,
gomma e immondizia,
e inoltre ti allontani gemendo per l’odore.
Potrei dipingere un poema
sulla tua schiena
con un pennello cinese
e con inchiostro indiano.
E poi, con un rasoio
o con una scheggia di bambù,
potrei renderlo permanente.
Ma tu non permetteresti mai
questa violenza,
questo durevole marchio.
Tu non potresti mai tollerare
le mie parole sulla tua pelle.








