nel fondale sabbioso:
vaso argilloso
son io,
reliquia sacra
con sangue di corallo...
Onde pacate
s'infrangon in superficie,
s'agitan mollemente,
sbatton leggermente,
van in burrasca follemente,
calma apparente...
Inetta aragosta
si appoggia
al mio interno,
trascinata dalla bufera...
Perfora
senza far buchi
la mia molle materia,
pizzica
con fastidio
il duro corallo...
Oh mia sciocca aragosta
non forare ancor di più
l'intatta mia essenza:
non puoi mandar
in putrefazione
il maestoso mio corallo...
che non stanca mai.
Uno sbaglio,
come quando eravamo
solo un sangue,
ed un sentirsi a casa.
Un nulla.
Eri il tempo che viveva
in un immagine sbiadita,
come quando cercavi
sulla mia pelle il conforto
perduto tra l'abitudine
e la ragione.
Mi guardavi come si guarda
un ombra e pur
nell'oscurità delle mie ansie
risiedeva il tuo sorriso.
Cosa resta ormai di quel tempo?
Di quel sangue e di quel nulla che
violento e inaspettato ci rese vivi?
Una certezza.
Un pianto che manca agli occhi,
come un dio da poter pregare
nel tormento
di una notte insonne.
quel risveglio ed un cinguettio
di uccelli
mentre su rami ricamati
dal firmamento si posò un
usignolo attento ad esplorare
l'orto
ma sempre in cerca delle
vie del cielo per richiamare
la sua sposa fra viole e
ciclamini...
Un giorno mi accarezzò
e provai la pace
quel risveglio che ti
sussurra nell'orecchio
parole d'amore...
C'era vento fra i capelli
ma quell'olezzo di calici
in fiore accese in me sogni
e speranze
spegnendo quell'amaro
sgomento che rifiorì in
eterna primavera!
Dimmi in che cosa credi ?
Quando a pensare per te ci sono i soldi
e se proprio vuoi sentirti vivo, le solite droghe
hai comprato la solitudine a caro prezzo
digitando tasti su uno stupido computer
credendo di esser ascoltato da un'illusione
rinnegando l'amico che ti viene a trovare
ingannando il cuore che bastasse accumulare
per non sentirsi poveri nel vestire le idee
dimenticando di baciare la mamma
rimasta alla finestra per vederti andare
confidando nell'abitudine di una vita sicura
e sentire che le proprie opinioni
si pietrificassero in convinzioni.
Dimmi in che cosa credi ?
Quando ti accorgi che alla fine del viaggio
c'è solo una comoda cassa di legno sotto terra
dove le carni in decomposizione piangono
l'ultimo ricordo di un sogno finito
niente pace o giustizia al traguardo
ridotte ad antiche reliquie per eroi
nemmeno più bontà o speranza
ti fanno navigare in questo tragico mare
dove le si è viste annegare nella disperazione
di chi non crede più a nulla.
Cos'è un emozione d'amore per te ?
Una scomoda divagazione che ti rende vulnerabile
senza farti vedere in realtà quanto tu sia miserabile
in questa vita vuota senza nessuno da amare
invece di urlare nel pianto un doloroso, arreso Ti Amo amore.
In che cosa credi tu che hai smesso di sperare?
Perchè allora sentire Amore se alla fine non credi sia possibile
dare un senso alla vita e credere di poterti salvare ?
Polvere sulla strada in salita
per tornare a casa
e le donne al fiume e il ranno
e la cenere e l'azzurrino
delle lenzuola stese al sole.
E le Corti fiorite
in primavera
e le corse verso il tramonto,
il ritorno dei padri,
e le voci che chiamano
per la cena
prima che faccia buio,
prima del sonno.
E in alto, sopra le case,
piantonato ovviamente
da scontati cipressi,
il cimitero.
Quelli che poco fa
erano Paese
e gli avi
con il loro singolare modo
di posare in foto
per la morte,
con indosso le loro,
per me sconosciute
ed incomprensibili, ideologie.
E poi in discesa,
in fuga,
verso pessime nuove abitudini,
verso nuove bandiere.
Verso nuovi ricordi.
Alla fine ci ritroviamo, sempre qui...
Con un anno in più, un’esperienza in più,
con una ruga in più, una memoria in più,
qualche sogno in meno
ti presento me stesso...
e giurami che non sono cambiato.
Vorrei esplodessi di gioia sempre.
Ma in realtà,
vorrei piangessi ogni minuto di mia assenza.
Questo è il destino di cavalieri e fanciulle
sconfinati in una storia troppo grande.
Abbiamo gli stessi occhi di un tempo...
I tuoi, come sempre, di chi può voltarsi serenamente
e cambiare strada.
I miei che vorrebbero farlo
ma sono troppo incollati ai tuoi
Che hanno bruciato da tempo migliaia di orsacchiotti.
Eppure li stringi nel letto, quando sei sola,
quando nessuno ti può osservare.
Darei tutto perché fosse davvero così...
Ti presento me stesso specchiato nei tuoi occhi...
Nel momento in cui non sono più uno schermo,
in cui non ci sono porte,
ma pupille e colori un po’ meno attraenti di altri.
Ti presento me stesso anche se mi conosci da un pezzo...
Così hai creduto, sorridendo a un fiore...
Ma io non sono come te
che legge e comprende,
piange e ride,
chiude il libro e vive...
riuscendo a trovare nello specchio soltanto la sua immagine.
Io sono una corda tesa che a diverse vibrazioni
Emana un lamento o una melodia,
sia sinfonia o tragedia
o una stonata blasfemia.
Io non sono come te
Che mi strappi dalla gloria di una rupe
per cullarmi più sicuro in un bidone…
Facendomi respirare il me stesso sotto me stesso,
buste, ricordi, rifiuti
e il luccichio di un fermaglietto per capelli.
Che doni il cielo a piene mani a chi non sa volare
e nemmeno ci ha provato…
A un misero Icaro, lo rinneghi,
che pur di conquistarlo ha creato le sue ali
con fango e lacrime.
No, io non sono come te
Che mangia per sopravvivere
e respira per lo stesso motivo,
che trasforma polvere in polvere e rugiada in rugiada,
che nutre i giorni di presente
per poi compiere domani un altro passo.
Eccomi...
Non sono nulla di niente...
Volevo presentarmi e ho presentato te
Volevo mostrarti quanto valgo
e ho detto quello che non sono...
Partendo da te.
Ho presentato te stessa in una versione originale.
E ho voglia di morire...
Perché io...io non sono come te
fredda e razionale...addio.
Mentre sputo queste parole
Lottando per non piangere,
i miei occhi ancora incollati ai tuoi...
Mi mostrano che finora tra voli e precipizi,
tra forti raggi e nauseanti pianti
son riuscito solo a trasformare
polvere in ragnatele e la rugiada in stagni.
Il pallone la tua vita
triste il tuo calvario
nell'abbandono degli affetti
che straziano il cuor tuo.
Cresciuto troppo in fretta
senza essere bambino.
Tutto il peso dentro te
duramente ti assaliva
tu instancabile
in quel campo
davi il meglio di te.
Il pallone la tua vita
ti donava grande gioia
fino a quando ti sei spento
con l'ultimo sorriso.
nero come il fato ha deciso...
Appaion così
lucidi fotogrammi
dal tempo alterati,
per sempre ritrovati...
Ritratti di esistenze soppresse
nascoste tra la terra
che calpesto,
tra le pareti di carta
si trovano incastrati
volti realizzati...
Freddi urli
scuoton il mio corpo:
la lor presenza
scalda l'enigma...
Piccol ramo portante
di quell'albero troncato
è il nonno;
mute gocce
scesero dal suo legno
a bagnare il terriccio
ai nuovi tronchi...
Giaciono ora in silenzio
immobili immagini di vita :
mi guardano
nel profondo della loro cecità...
Eppure le sento urlare,
allungar la mano
lungo la mia schiena...
Visione gelida:
il futuro
mi serba una trappola,
i curiosi la guarderanno...
che di coltre bianca appare
rivolgo il mio incanto in alto
come opera viziata di natura.
Dal teatro greco di rovine
recito il respiro tuo grintoso
dove affiorano sedimenti
di antichi e saturi giacimenti.
E Tu...Etna,
assapori il fuoco intenso
mandato dal tuo spirito
ti fai ammirare nuda
mostrando i tuoi crateri.
Poi di colpo mi allieti
eruttando dolci fantasie
giochi magici e colori
laviche colate e bugie.
Vivo il sommo tuo potere
mi sento un pò bambino
e davanti a te m'inchino.
Sospeso tra i germogli del mio passato,
guardo il mio fiore che è appena sbocciato.
Lo spirito del corpo anima il destino
e vibra con ardore durante il cammino.
Il seme che tu stessa hai disprezzato
accoglie linfa in dono dal Creato.
Poi gelido e pungente si mostra indifferente
ma il fiore mio Beato si colora tra la gente!
che fine hai fatto?
Stai guardando dall'azzurra telecamera?
Perché sai che è così che l'immagino...
Lo vedi che non ho più parole o frasi a effetto
per affrontare da solo questa conversazione,
e tra un pensiero e l'altro non restano
che schegge di secondi vuoti.
Non ci bastano neanche più quegli sguardi persi e profondi...
È inutile che ritorni a parlare di spade e scudi,
quelli li doni sempre e mai ci mancano,
ma sai bene con quanta meditazione inciampo
nelle ipnotiche, maledette, imperdonabili ombre.
Ho messo un euro nella cabina,
e avrei così tante cose da dirti
e altri soldi da consumare
per altre schegge di secondi vuoti.
Da molto non faccio il tuo nome
e mi manchi così tanto e ti sento così lontano...
Mi accarezzi il cuore con mani invisibili,
dandomi pace la notte e corazze il giorno,
facendomi dall'alto rivelare
il cuore nascosto in ogni mostro
e il mostro in ogni cuore,
il sorriso negli specchi,
i fantasmi dietro i lenzuoli e
FINE CHIAMATA
e mi sento bagnata
di tempo e parole
qualcosa racchiuso in qualche canzone
a nutrirmi del cielo e di sogni e d'amore.
E il vento che passa
mi fa trasportare
come quel tuo respiro, quel tuo ansimare
quella voglia di sole che volevo portare
a quel cuore battente su qualche illusione.
Per quella promessa che riempie le vene
che mi tiene potente fra mille frammenti,
io mi guardo allo specchio
e vedo che tiene
anche la foto più buia
in mezzo alla luce.
finivano in ospedale
intontiti, macchiati
di sangue
sulle barelle sdraiati
attorniati dagli stessi
violenti
che li avevano malmenati
nell'illegalità di uniformi
di polizia imbestialita
che sembrava drogata
con manganelli furiosi
temuti dalle oppressioni
dei manifestanti
uno ammazzato
dal colpo intimidatorio
cosi doveva
per la divisa accusata
di omicidio intenzionale
nel volto dissanguato
sotto l'assassino
per crimine colposo
G 8 di Genova

… L’oscura ombra…
Anima intangibile
Specchio di vita riflette
Apatia tangibile
Consapevolezza non ammette
Sguardo smarrito
Rifiuto di ‘essere’
Esternare è ardito
Chiudersi il solo volere
Solitudine, anelata presenza
Placebo del male inspiegabile
Di chi ti ama l’impotenza
Sofferenza insostenibile
Aprir l’anima
Al raggio della considerazione
Nell’aver più stima
Svaniranno oscure ombre d’umiliazione
Nulla altri possono
Dall’inesistenti mire avvezza
Solo d’amor pieni sono
Unica cura all’amarezza
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N.d.A. – La malattia non malattia, fa scendere un’oscura ombra nell’anima, lasciando senza possibilità a nessuno di accedere se non alla forza di volontà di se stessi. L’unica cura e aiuto è l’amore.
una leggera foschia
s'intreccia tra luci addobbate
e noi
su quella panca
come due innamorati
spruzzi di tenerezze e dolci effusioni
ci vediamo domani
E' notte
cielo limpido
silenzio assoluto
Poi d'improvviso
l'abbaiar continuo di cani impauriti
Forte
il boato ci sorprende
trema la terra
trema la terra
e poi ancora di continuo
trema la terra
Trentadue secondi
d'impulsi sfrenati della natura
E poi
un'enorme massa d'acqua
di inaudita violenza
si riversa tra le macerie
Ore cinque e ventuno
L'immane tragedia si è consumata
il dolce tuo sorriso è svanito
il dna dei tuoi figli si è perso
Messina grida
Messina grida di dolore
ore di strazio e di terrore
E Tu
porto di naviganti e grandi palazzate
sei in ginocchio
in cerca d'aiuto
senza più il respiro
del sangue versato
Il destino ti ha segnata
il destino ti ha condannata
Ma Tu
indomita e furente
così come la tua gente
ti sei sempre rialzata
ti sei sempre amata






