8/9/2012
Tanto io corsi per inseguire un giorno
Che fosse tinto dall’oro del sole.
Lo cercai in ogni luogo, qui attorno
E anche lontano, ove mai vuole
alcuno entrare, io so, per gran paura.
Oggi che più non cerco il sol, l’inverno
Che spoglia e poi nasconde la natura,
consegnandola quasi ad un eterno
castigo, è il tempo che più amo:
si specchia il mio cuor in ogni suo ramo
disadorno e sopraffatto dal gelo.
e molto ti ho guardato.
E' tempo ch'io m'arrenda
e che io veda.
Un uomo tra quegli uomini
che hanno condotto il tempo,
e sbarrano ogni passo a occhi
che inoltrano gli sguardi dove
ogni oltre e altrove è nominato
invano.
Esisti e stai.
In uno spazio ribattezzato
dal tuo corpo il luogo del suo tempo.
Esisto e sto.
Come colei che osserva
poche fondanti forme che pronunciano:
Quattro colori in croce,
luce che piega panni e poggia
capo penna pugnale l'arco morto
del braccio, la via dal volto al nome
tuo e a quello di colui che ha per me
veduto.
Fu voce arrotolata come serpente avvolto
in proprie spire: un'impunita torre di babele.
Ingorda costruzione, invero, di univoci vocaboli.
Avvinti a loro stessi, immemori dei sensi che
chiedono parole dissonanti e sconosciute.
Mi avvolgo in te, Mi affido a te, Mi vedo in te,
svolgendo insieme soffiando insieme scorgendo insieme
il tema, la trama, il suono, il respiro, il tratto, il volume,
il componimento. l'affiatamento. la forma del vento.

nel paesello gioviale
tra le montagne
Una bancarella
circondata dal verde
fiorita
da girandole dai mille colori,
il soffio del vento
ruotava veloce i petali
un arcobaleno
nasceva intorno
Desideravo quei colori,
un uomo rimasto bambino
figlio di Dio
nominato "diverso"
mi guardò
i suoi occhi gioiosi
vogliosi di vivere,
mi sorrise
un sorriso luminoso
un po' sdentato
ma radioso come
il sole
Un tuffo al cuore
la serenità mi colse
l'uomo rimasto bambino
mi dono il fiore
dai mille colori
un bacio sulla guancia
e nel suo vociare strano
un grazie di immenso valore
Ripresi il cammino
con la luce nel cuore
più amore in un batter di ciglia
da un chiamato "diverso"
dai normali
più diversi
di quel figlio
"di un Dio minore"
NON DIMENTICHERò MAI QUELL'UOMO RIMASTO BAMBINO MA CON UN CUORE GRANDE GRANDE
che pur tra mille intralci,
a volte quasi insormontabili,
procedono affiancati
per poi riversarsi gioiosamente
in un grande e tumultuoso fiume,
il Matrimonio, ivi potranno incontrare
altre avversità ma il loro nuovo vigore
le renderà meno ardue, concedendo loro
di contraccambiare ciò che li ha congiunti,
dirigendosi con una lieta corsa
nell’abbraccio dei flutti
di quello sterminato Mare ch’è l’Amore.
che sia sempre in discussione e mai neghi l’essere derivato
da una sintesi che sembra stupefacente, sciocca l’ilarità tesa
di nervi gode l’ossatura e scema nei riflessi di sguardi dentro
l’iride, irradiami l’iride ed iride impazzita sarai musa per stolti e me
in un amore sporco di sponda in sorte roteando in assenza d’attrito
si intima la resa mentre ti amo e non mi guardo nei gesti quotidiani.
Mentre ti amo e non mi guardo
indietro nel colostro del senso almeno
ci sarà un perché se l’attrito ci unisce
in identificazione fetale ci si plasma
ai piedi di madre terra sempre fertile
nei nostri viaggi a rianimare passi di luce stai
di nuovo all’ombra poi sei travaglio e sentiero
Nei meccanismi difensivi
scissa ogni tutela primitiva in manifestazioni
dissocerai presunzione dagli impulsi a catena
dall’improvvisazione di ogni abbraccio il tuo io
nella non integrazione la rimozione del fallimento
il sollievo nel portare un nome proprio, patologia
porto le carte
del tirocinio
per farle firmare
dal prof
di latino
persi già
un giorno
di vita
per perdere
una firma
e Dio solo sa
quanti altri
ne perderò
è successo tipo così
"però mi serve una penna
che io l'ho lasciata
di sopra nello studio"
"certo, ecco a lei
pilot g-tec-c4"
"cosa?"
"no, la penna..."
"ah, ok
ma durante il tirocinio
hai solo assistito
l'insegnante?"
"no, ho anche spiegato
una volta"
"ah, bene
e cosa?"
"Foscolo
ma mi è stato detto
di non svilire
le cose che spiego"
"perchè
che hai detto?"
"che
checchè se ne dica
dopo i dolori del giovane Werther
le lettere di Ortis
sono poca cosa"
"e ha ragione
non si fa
firma quà"
venti minuti dopo
all'esame di tedesco
della mia ragazza
gli sussurrai
per non far rumore
"we
ma questo affianco a me
è gay?"
"non lo so
penso di no"
intanto un ragazzo
a me sconosciuto
salutava verso di noi
dal corridoio
così sussurro
a lei
"ehi
quello è quello
che ti ha spiegato tedesco
in pullman...
è frocio?"
"mmh
penso di sì
lo sai, scrive
fa teatro e..."
"è proprio frocio"
dopo circa cinque minuti
la prof chiama un ragazzo
dal fondo dell'aula
all'interrogazione
così guardo lei
"è gay?"
lei non risponde
"ci sta qualcuna
tra le tre prof
che è tedesca?"
"sì
la prima
a sinistra"
"se alzo la mano
e le faccio
ma perchè
ce l'avete con gli ebrei?"
"non fa il cretino!
comunque l'altra
è polacca"
"ah
e se dico alla tedesca
quella cosa di prima
e alla polacca
come ve la passate
ad Auschwitz
si offendono?"
"madonna..."
tre minuti più tardi
"pss
ma quel ragazzo
dietro di me
chi è?"
"uno che venuto
ad assistere l'esame"
"è fro...?"
"no no!
è fidanzato!"
"con un ragazzo?"
"abbassa la voce
e fammi ripetere!"
erano
tempi brutti
quelli di Fisciano
ma in un modo
o nell'altro
dovevano
passare
lontano
ti aiuta sempre
nei momenti importanti
non tradisce e sa
mantenere un segreto.
un vero amico
compagno d'infanzia
dei giorni più belli
ha detto, domani vado via,
ma non so dove.
Hai pianto tanto
quando lo hai visto andare
ma non hai detto niente.
Un amico vero
capita una volta nella vita
non fare lo sbaglio di abbandonarlo
nei momenti difficili,
saresti imperdonabile,
anche se lui da vero amici
direbbe....Fa niente.
ormai accartocciata dalle carezze vissute
il resto vola verso l’immenso acquario
sono parole tue che restano sconosciute.
Ho bruciato notti vestite di polvere stellata
mani stanche nella fretta di ricordare
gli sguardi e lacrime di un’intera vita amata
che imparò con me verso l’alba a volare.
Tende di farfalle notturne nascoste da lune piene
mentre l’inchiostro disegnava onde di piacere
non chiedendomi da dove il tuo cuore proviene
lo chiusi dentro di me unendolo con lacrime vere.
Ti espandevi dentro i miei pensieri rubando respiri
spogliandomi del mio male cucito sulla pelle umana
meandri dispersi tra seta e i tuoi bollenti sospiri
un’emozione, nell’istante di questa esistenza strana.
Ora ti leggo nell’ultima pagina trattenendola tra le dita
l’inchiostro è così sbiadito e sta svanendo il tuo odore
era un diario recintato da un cielo con curiosità infinita
ma la pagina era sempre uguale…benvenuto mio amore.
essere su quel treno,
andare, andare, andare
senza meta...
fermarsi scendere
risalire continuare il viaggio
la mente libera
come un'aquila che sorvola
i cieli delle montagne...
Essere aquila
imponente volatile
regina dell'etere azzurro,
sentirmi predatrice
non vittima,
straziare non essere straziata...
Essere delfino
regale padrone
di acque salate, giocare
con l'onda sereno
piroettare con l'anima spurgata
da ogni rifiuto maleodorante...
Sotto una doccia di stelle infuocate
ripulire di me la pelle
il cuore la mente
dall'acidità della pioggia
dall'aria pesante
respirata finora...
come camaleonte
variare il colore per sfuggire
eventuali decisioni...
Essere tante cose
essere molteplici vissuti
solo... non...
essere me...









