E' tanto che ti osservo
e molto ti ho guardato.
E' tempo ch'io m'arrenda
e che io veda.
Un uomo tra quegli uomini
che hanno condotto il tempo,
e sbarrano ogni passo a occhi
che inoltrano gli sguardi dove
ogni oltre e altrove è nominato
invano.
Esisti e stai.
In uno spazio ribattezzato
dal tuo corpo il luogo del suo tempo.
Esisto e sto.
Come colei che osserva
poche fondanti forme che pronunciano:
Quattro colori in croce,
luce che piega panni e poggia
capo penna pugnale l'arco morto
del braccio, la via dal volto al nome
tuo e a quello di colui che ha per me
veduto.

Fu voce arrotolata come serpente avvolto
in proprie spire: un'impunita torre di babele.
Ingorda costruzione, invero, di univoci vocaboli.
Avvinti a loro stessi, immemori dei sensi che
chiedono parole dissonanti  e sconosciute.

Mi avvolgo in te,            Mi affido a te,                 Mi vedo in te,
svolgendo insieme         soffiando insieme           scorgendo insieme
il tema, la trama,           il suono, il respiro,          il tratto, il volume,
il componimento.           l'affiatamento.                 la forma del vento.

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Profilo Autore: fabio brogini  

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