ormai accartocciata dalle carezze vissute
il resto vola verso l’immenso acquario
sono parole tue che restano sconosciute.
Ho bruciato notti vestite di polvere stellata
mani stanche nella fretta di ricordare
gli sguardi e lacrime di un’intera vita amata
che imparò con me verso l’alba a volare.
Tende di farfalle notturne nascoste da lune piene
mentre l’inchiostro disegnava onde di piacere
non chiedendomi da dove il tuo cuore proviene
lo chiusi dentro di me unendolo con lacrime vere.
Ti espandevi dentro i miei pensieri rubando respiri
spogliandomi del mio male cucito sulla pelle umana
meandri dispersi tra seta e i tuoi bollenti sospiri
un’emozione, nell’istante di questa esistenza strana.
Ora ti leggo nell’ultima pagina trattenendola tra le dita
l’inchiostro è così sbiadito e sta svanendo il tuo odore
era un diario recintato da un cielo con curiosità infinita
ma la pagina era sempre uguale…benvenuto mio amore.
essere su quel treno,
andare, andare, andare
senza meta...
fermarsi scendere
risalire continuare il viaggio
la mente libera
come un'aquila che sorvola
i cieli delle montagne...
Essere aquila
imponente volatile
regina dell'etere azzurro,
sentirmi predatrice
non vittima,
straziare non essere straziata...
Essere delfino
regale padrone
di acque salate, giocare
con l'onda sereno
piroettare con l'anima spurgata
da ogni rifiuto maleodorante...
Sotto una doccia di stelle infuocate
ripulire di me la pelle
il cuore la mente
dall'acidità della pioggia
dall'aria pesante
respirata finora...
come camaleonte
variare il colore per sfuggire
eventuali decisioni...
Essere tante cose
essere molteplici vissuti
solo... non...
essere me...
Questa luce trapela le mie fessure
di un corpo ormai invecchiato
lasciato a marcire in questo tempo
che tempo non ha avuto
per prendere le sue rivincite.
E fu la notte a scolpire
quelle fessure
di un corpo lacerato
di quel tempo che tempo non fu
tracciando il tempo
in questo corpo
senza tempo.
Amore mio che sempre taci,
io ben ti osservo or che baci
quest’isola verde e tranquilla,
mentre un’ampia stella vacilla
tra i palpiti della tua gioia.
Ed il tempo più non ingoia,
Entro le sue fauci riarse,
Le gocce d’amore cosparse
Dalla fresca brezza marina.
25/8/2012
Quando strattonando il giorno
nella sporca luce rimasta per terra
urlavo contro di te,
sillabando rocciose memorie
di fatti misericordiosi
dicendo cose oscene…
Quando fogliame copriva i tuoi occhi
e tu rimanevi muto
nello strazio di colpe vissute.
Quando scarpe danzavano
in un cerchio vizioso
con stringhe lasciate lì
a strangolare la pelle bianca…
Quando l’addio
scendeva il pendio del tempo
dicendo salvezze
desiderate e lacrimose
allora mi accorsi che forse il mio quando
andava ucciso prima di te
sepolto senza un dove
per rivivere mai più.
cui tatto di carne
ancor rimane illusione di desiderio;
il fato ha incrociato,
collimato, il sogno dell’uno e dell’altro;
parole, parole iperboliche, discorsi in strade parallele.
Per assurdo, maledetto universo:
due corpi fugati, due anime coniugate.
pensieri con singolare affinità elettiva,
tasselli di un disegno d’incastro cosmico
che concordano con straordinaria simmetrica.
Tramonto e alba …
disgiunti inesorabilmente,
da una lunga notte di pensieri febbrili,
la Luna si dissolve …
il Sole rincorre il mezzodì.
C’è Scirocco nel futuro del mondo.
Vento sudato, vento dai colori scuri,
come la gente che sfiora quando nasce,
vento di sabbia….
di ricchezze per pochi, vento di povertà
e di un’ umanità disperata e costretta.
Vento di gente affamata e dal destino segnato.
Gente dagli occhi grandi
gente con poca importanza.
da nascondere alla nostra linda
e perversa coscienza.
C’è scirocco nel nostro futuro prossimo.
Porta con se libertà derise
e spaccio di infinite ignoranze,
vento che soffia con forza sui nostri corpi sazi
dal respiro corto e dagli appetiti giganti.
Vento che cancellerà stupide illusioni
di presunte ricchezze e di inutili certezze,
vento che presenterà il conto
per l’arrogante dispersione degli antichi doni
che un’illusa natura ci ha offerto.
C’è un vento sporco nelle parole dei potenti,
parole che spingono ad una modernità
laida, bugiarda…e inutile.
Vento che trascina con sé idee falsificate
di giustizia, di libertà, di vita illimitata,
spacciando per necessaria una democrazia allo stremo
che finge di pensarsi eterna
sapendo di sé che ha cinque minuti di vita.
E poi il niente.
Abner Rossi

emozioni intense,
ansia di cose impossibili,
nostalgia di ciò che non è stato
desiderio di ciò che sarebbe potuto essere,
tristezza di non essere altro,
insoddisfazione dell’esistenza.
Come tristi giunchi sulle rive
di un fiume senza barche
nereggiano nitidamente
fra margini distanti,
in indefinito pallore
di sera acquatica.
Lenta follia dello sconforto,
reminiscenze di un altro mondo,
reminiscenze intrecciate e mescolate,
come viste in sogno,
assurde nell’immagine
ma non nell’origine.
Lacrime senza pianto
ardono nei miei occhi induriti
e la finzione mi accompagna
come la mia ombra.
Una sorta d’angoscia inesistente
si rigonfia nella gola secca.
E cado addosso
alle speranze e alle certezze
come il tramonto
sulla collina.
tra queste pergole infiammate,
sfila un particolare,
un grappolo afrodisiaco,
tra gli steli morbidi
di quella ragnatela...
Parmi dorata,
adagiata
su quegli orecchini
da regina,
che il volto non giran
a chi principe non è...
Col fare mio
da cocchiere senza cavallo,
mi presento a suo palazzo,
all'aperto,
dinnanzi
al banale municipio...
E l'erba tagliata
dai miei occhi
cresce,
si revitalizza,
con le sfumature del lago,
come mi smarrisco
tra i riflessi
di quell'arcobaleno...
Le lingue affiatate
son come cacao fuso,
le dita
si sfiorano
delicate
e arroganti,
volgendosi al sopruso...
dici, da una lontana forma mentale
e i raggi migliori son diventati fendenti
nel punto salvo dell’oscurità
Della logica
non starai più a fare i tuoi giochi
il ritmo s’è perso
durante le prove per l’eternità
religioni per sconfitti
- ricordi?
c’era scritto in vetrina -
a prezzi da urlo!
- Diamogli un’ennesima chance -
direbbe il mondo
dalla sua assordante democrazia







