Scrivere la mia storia
pensare a viaggi immaginari
paesaggi rubati da documentari
sono frammenti di sogni mai nati.
Fantasia colorata da scenografie gigantesche
e palcoscenici infiniti con danze sospese dal vento
si illuminano con luce di un proiettore
con il mutamento delle nuvole.
Teatri di studio sui banchi di scuola
con la scusa d’imparare storie di maghi e fattucchiere
per ingannare il tempo e correre
dietro alla speranza di un cambiamento.
La mia storia
è un fiume vorticoso d’acqua fumosa
le sue parole accarezzano rapide
e cascate d’inchiostro… dal colore
d’ orizzonti nascosti.
La tua voce…l’ascolto
ogni fluire assorbo
Dir che mi piace è poco
non è il solito piacere d’un tono
è qualcosa di magnetico
da apparir magico.
Mi accarezzo morbidamente
infilando le dita tra i capelli
socchiudo gli occhi
e mi perdo assaporando
Desiderio nel mio orecchio
richiamo ancestrale del piacere unico
unico si, sono persa con la mente.
Sono persa con la mente
rapita forse per non tornar indietro
mi cullo, sorrido e mi riperdo
ed è uno splendido sentire.
Raffinati sensi pronti all’ascolto
attenti, per non perder nulla
perché nulla voglio perdere.
Godo e gioisco, mi lascio trasportare
come lo scorrere di un fiume giovane e limpido
lasciandosi dietro il passato e
felice di abbracciare il nuovo.
Mi ricompongo, mi raddrizzo
sfioro le mie labbra con la punta della lingua
è come un saluto, baciando le tue.

Il Limerick è un opera inventata dallo scrittore e illustratore Edward Lear,agli inizi dell’800.
Per la sua rigidità metrica risulta spesso ironico e non sense.
La struttura rimica è : AABBA CCDDC EEFFE.
Di cui A C ed E sono in endecasillabi e B D ed F in settenari.
Il nome Limerick ,si ri fa a una cittadina dell’Irlanda a cui dedico il mio personale poemetto.
IRLANDA
Narro d’Irlanda misteriosa e scura,
Dal grigio cielo e verde radura,
mi avvolsi a te
fresca estiva notte
perché un violino scacciò paura.
Se di sembianze rosse donn’appari
E di sembianze scure birr ‘ attiri
Mi innamorai di te,
Terra fredda d’estate,
Ma che venti miti d’inverno spiri.
Nel misterioso nord,declini,prato,
da mare , e scoglio immenso, nato.
Mi persi nelle tue vie
Tra greggi ,thè e magie
Dipinto nel dipinto mi hai portato.
metafora della vita.
Composizione di un essere
radicato alla terra,
che si tuffa
verso l’alto, verso una Luce
che è vita.
che nasce anarchico
insieme di foglie
e da mani sapienti viene educato
alla giusta forma.
invecchiato come un padre,
al balcone della finestra,
aspettando il ritorno d’un figlio
dal suo peregrinare.
Nostalgico.
che nella fiamma
esaurisce
la sua estrema prova,
liberando nell’aria cenere
e l’afrore del suo vissuto.
maestoso e compatto
baluardo
di una frontiera evanescente,
che si dissolve in una nuvola fumosa.
che si offende se
viene riacceso,
poiché il momento che gli
si deve dedicare,
egoistico e totalizzante,
non può essere interrotto.
che fra storcere il naso a molti
per il suo odore acre,
ma che regala momenti
intensi, come il suo gusto,
intimamente svelato a pochi.
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Ho tagliato i miei capelli
per esorcizzare l'alterazione
che la vita mi ha regalato
senza perdere la forza come Sansone,
e non tingerò più la zazzera
che orna il mio capo,
lascerò che il bianco spunti piano,
come tanti piccoli bucaneve
formi una regale corona
Il candido che apparirà
denoterà la saggezza che gli anni
che avanzano porta
se pur codesta virtù non mi appartiene ancora
Dipingerò le mie unghie di rosso
liberando il mio sangue
che scorrerà nelle vene dal cuore alle dita,
avrò cura delle mie mani
finestre aperte del corpo involucro sacro
della nostra anima
Non cancellerò con intrugli magici
le rughe del viso, del collo,
o quelle piccole ferite che si aprono
attorno alle labbra quando sorrido
è con questi segni della natura che mi racconto
canali che espandono
le mie emozioni i desideri
la passione di assaporare ancora più forte la vita
Tutto di me vuol rivelare al mondo
che esisto, sono viva come non mai
paura non ho se il corpo muta
è il ciclo vitale è un dono divino ….
lascio spazio al mutamento
con la spensieratezza di una ragazzina
che diventa donna ….
tra aria e respiro
come a pelo d’acqua
sfiora l’impercettibile
riflettendo luce propria
intima essenza
profuma l’acqua di armonia
come velo di stelle
addolcisce il tempo
scandendo ore d’oro
tocca leggerezza
spinge determinazione
preme coraggio
in manifestazione continua
verso l’esplorazione
viaggio della parola
viaggio dello sguardo
viaggio del pensiero
corpo del sogno
che tarda a destarsi
Di pretese, la fiamma
circonda il fianco indurito
la porta inchiostrata di muti alfabeti
s’apre a vuoto, mostra il rovescio
uno sforzo, il senso di polpa
in un nodo scorsoio
il parto vivo che mi decide
-come può nascere un prato intero:
fruscii, ronzii, vulcanici sbocci (stordito ogni senso)
io mi divido, le doglie in quattro ventri
uteri in apnea
chiare strapazzate
sottendo un luogo indolore
un canto bendato
un urlo per la mente
prima che giri, il sangue
per vie senza uscita
appassito
nel rigurgito
del tempo
morti i petali
rimangono radici,
profonde custodiscono
lo spirito
di un amore cristallizzato
in frammenti
di presente
dispersi in attimi
e gesti
più forti
della vaghezza
di promesse
spuntate
gettate nel pozzo
di un
perverso oblio.
Impossibile amnesia
è
il riflesso del tuo viso
nell’acqua
di una fonte
a cui attingere
gustando
ogni sorso
godendo
ogni goccia
che scivola
sulla pelle.
laddove la voglia
avvolge la fantasia
e fa vibrare
il fisico di piacere
acquisendo amabili brividi
finché
nei tuoi sospiri
si smarrisce la carne lubrica
che delizia tormentando il germoglio
in fiamme tra le tue gambe
fluttuante come un’onda
fino a liberare i sensi
come un uragano
mattiniere apprendevo
e sull'asfalto foglie ingiallite
dalla finestra curiosavo
con la luce che penetrava
su uno sfondo opaco
riempito di cose sognate
e non avute
nel fruscio del vento
spianato
bugiardo, ricco
di parole illuminate
da ottime basi
viaggiatori realizzati
affermati
senza l'amore cercato
senza trovar
di quella stanza
vissuta
così tristemente
amata
da occhi seminati
di prati verdi
c’è ancora il tuo
quadro.
L’orgoglio
dipinto nello sguardo
scruta il mio essere
piccola e disobbediente
ma così simile a te in quella forza
di anima libera.
Un quadro il tuo,
di prepotenza
e stupida grandezza.
Quell’orgoglio
ora
dispettoso
pende storto
da una parete
che sfoglia il silenzio
rimasto tra di noi.











