se non viverne
esistesse un posto
in cui le parole hanno fine
so che parlerebbe la tua mano
scaraventando l'ansia dei silenzi
laggiù da dove nascono
fino all'inferno se c'è
stringendo la mia
saltano i tremori
nei campi di maggese
ne esce odore di sereno
è bello passeggiarci
ancora, mano nella mano
Basterebbe anche un solo sorriso
per chi non ha
per chi non vede la luna
aprirsi come uno spicchio
sorridente, sopra
pianeti malfamati
che spiegano vele
sfidando le intemperie
accampandosi sotto mezzi
di fortuna, leggendo
sognando le stelle
delle dee bendate
e cervello annullato.
Con un’assurda matita
scrivo inutili lettere.
Chiudo le imposte
delle mie finestre
e per un momento
godo della libertà.
Sdraiato sulla sedia
dimentico la vita che mi opprime.
Mi duole solo
del male ricevuto.
Giorni lunghi
come filosofie
interpretano la mia esistenza.
sei stata,
nascosta a meraviglia
tra i vigneti...
O mio affabile segugio,
dissolto
nei miei ettari,
campavi a maggese
nella sterile stagione,
ti buttavi nel fienile
a dormire coi piccioni,
russavi...
Ti ricordi
quando ti calpestavo,
nel tuo spazio minuto,
e tu mi urlavi,
con il latrato di un mulo?
Ed io di te
non mi ero scordato,
soltanto che
d'autunno
si accende la stufa,
si scioglie la luce
e si seda inermi
la siringa di concime...
E tu,
sposa eremita,
mi osservavi,
senza mania alcuna
di richiedermi l'anello...
In realtà,
stavo stordito tra le talpe
che divorano
le mie cellulose:
ormai,
le ho già rovinate,
forse tu
le avevi strabiliate,
quando di noi due
si leggevan le marachelle...
Ora ti vengo a cercare,
spero ci sarai,
sotto una coltre
di argilla,
o sotto la forca
del bracciante feudale:
aprimi il cranio,
squartami i pantaloni,
raggiungimi
nella goccia di verderame:
soltanto tu,
mio contadino fedele...
Come tirare piano una tovaglia
per un angolo, una cosa da bambino,
ma non c'è rumore
solo spicchi
d'argento
breve cascata con frammenti
l'ala spezzata
di un pappagallo
del pane secco con le briciole.
Forse si sveglia uno degli occhi
o è stato del solletico,
a tirarmi dolcemente
come un campanello.
chiede perdono...il meschino!
Per tua bontà diwina...
porgi la chiawe della cantina...
per fiducia al suo passato
wuota botti, wino e moscato!
(la doppia w è una normale ma il tasto della medesima
s'è spento...non risponde....chiedo scusa ai lettori)
Cercando imperterrita
Gli angoli caldi di tutta una serie
Di nuvole in cielo
Di alberi in terra
Di prati fioriti e di fiori splendenti
Che fanno coraggio alla mia fantasia.
A volte riesce nel suo perdurare
Testarda e cocciuta
Più cieca che attenta a farmi soffrire
Nei vicoli neri di spettri e fantasmi
Che annebbiano gli occhi
E inventano all’anima abissi profondi.
A volte la mente
Fa scherzi proibiti tuffandomi in sogni
Che sanno di eterno
Ma sono lo specchio di ciò
Che poi vivo nel buio
Sprecato di questa realtà.
ascolti musica rispondi con qualche commento
magari anche ti annoi qualche volta.
Ma poi le cose cambiano conosci gente
amici virtuali arrivano i buon giorno
la buona notte.
Cosi ti accorgi che dall’Altra
parte del monitor ci sono persone come te.
Si preoccupano se non si risponde al buon giorno
strano virtuale…….li conosci appena ma ti sembra
che li conosci da una vita.
Al contrario delle persone che davvero conosci da
una vita ti voltano le spalle ti abbandonano non ti
stanno vicina quando ai più bisogno di loro.
Strano virtuale.
che intento e con pugno ferreo, stringe la canna
e lascia andare il gallegiante giù,
mentre le libellule gli danzano sopra a fil d'acqua
e gli iris macchiano di giallo le sponde verdi
del canale che lento va al mare;
ad un tratto la lenza tira
una forte emozione
rapisce il pescatore
che con entusiasmo recupera il pesce fregato,
trota carassio tinca poco importa,
ma la contentezza di avere una preda ricolma
il tempo dedicato ad una passione che
fin da piccolo ha fatto sognare
per canali amici
il pescatore
lo sento dolce
ci sei tu al mio fianco.
Sento il tuo respiro,il profumo della tua pelle
non sto sognando…sei tu.
Si è avverato il più bel sogno
sei qui ti tocco,ti sfioro la pelle
con le labbra calde.
Mi abbracci con una passione fortissima
un intreccio di gambe, braccia
sotto quel piumone azzurro.
Non sto sognando sei tu…..
mi guardi il colore dei tuoi occhi
si confonde con il piumone.
La notte sta per finire ma abbiamo
tutta la vita davanti.
sul letto ordinato l’ho visto dormire
con gli occhi socchiusi
in assenza di vita normale,
non so se mi ha visto
e non so che mi ha detto
fra i denti più spenti che aperti,
io l’ho salutato e la pena
mi ha colto improvvisa e crudele.
La moglie a passi lentissimi e bui
avanza al suo letto per dirmi “Lo vedi?
Ricordi com’era?- Ma certo- rispondo-
Ricordo benissimo l’uomo
che andava al lavoro
perché la famiglia cresceva”.
Signore del Cielo, la vita non può farsi beffe di noi,
un pugno allo stomaco avverto,
son vecchi, malati, finiti
in balia delle onde che hanno
sembianze straniere di una badante polacca.
Signore del bene,
ma è questa la vita?
E’ questo il futuro che aspetta
A ciascuno di noi?
Mi giro più triste di un cero in quaresima
fingendo di essere allegro,
e mentre saluto mi scende una lacrima triste
per quei due vecchietti
che poi siamo noi…un domani.







