ch’ ondeggia spinto
dagli aliti di vento mi trovo sognatore
e nel vedere la ola delle spighe
gravide del grano mi cinge lungo
il pensiero della povertà.
Giammai venga l’arsura
fino al maturare dell’oro,
ricchezza e prosperità
e il frusciare lento delle
fronde sulla noce non disincanti
l’armonia d’un angolo di sole .
Nel rimembrare della natura
il domani non abbandoni in me
quest’attimo di vita,
dalle frescure ombrate saltanti
sulle cime di querce vigorose.
E…l’ululato di quel lupo vicino
o le pecore del gregge e
il fischio del merlo innamorato.
Saranno ricordi appesi ai rami del futuro,
o foglie di castagno appena nate,
forse respiri di vita che ho cercato
di sicuro pagine del mio vissuto.
Ti sento nel buio osservarmi
Il tuo respiro danza con il mio
Nell’aria e nella carne son fremiti
Rallentano il tempo
E’ nel silenzio che infiammo
Colorando i desideri
Di mille e mille più … fantasie
Le tue mi accarezzano
Sottili, le sento librarsi
Segnando passi novelli
Tremolano le ciglia
Come tremano i tocchi
Sfiori e fiorisce, liberi i suoni
Immagini sconnesse si riordinano
Clemente e sfrontato fu il verbo
Lieto e leggero in quel torsolo di mela
Masticato ... lentamente
Gustato e assaporato fin dentro le pieghe
Lento e maestro, nuovamente accordi
Dapprincipio … Estasiarsi.
Ho il vuoto dentro
nel cuore nell'anima
il vento della sofferenza
ha spazzato via ogni nube
bianca e nera
solo vuoto dentro
Il giorno inizia e scorre
e quando la sera arriva
mi chiedo come potuto ho
aver fatto tutto ciò che ho fatto
Dagli occhi lacrime
sgorgano come improvvisi
temporali estivi
i tuoni sono i battiti del cuore
fulmini luci che trafiggono la mente
creando dolori folgoranti
La notte le lampadine
dell'albero di un Natale passato da tempo
ancora si alternano
accendono visioni inquietanti
del giorno che seguirà
l'ennesima notte insonne
La testa sotto il rubinetto
un cortocircuito e tutto brucia
chiudo gli occhi
due ore di sonno ed il trillo della sveglia
Ho il vuoto dentro
ma non posso arrendermi
riempio questo sacco di paglia
un sorriso finto, una carota come naso
come spaventapasseri non sono male …..
e dimenticare chi sono,
guardare tutto con occhi nuovi
e vedere,
senza distruggere o costruire,
solo vedere.
E vorrei essere un cetaceo
per potermi immergere in profondità
-anche solo per il gusto di farlo-
e vedere cosa c'è sul fondo dell'oceano,
nell'abisso,
quando tu sei il mio abisso.
E vorrei essere un'aquila indomita
che cavalca il vento e si spinge
oltre alle nuvole
-anche solo per il gusto di farlo-
e vedere quanto è vasto il mondo
quando tu sei il mio mondo.
E vedere,
ogni volta come la prima, i tuoi occhi
mutare emozione e fissarmi
scintillando increduli
che possa essere davvero così
e calmarli
imbevendo i miei nel tuo io profondo
per farti sentire che è vero:
non c'è un limite in questo sentimento.
E lo vedo
senza tentennamento alcuno,
né dubbio, né ripensamento.
Vedo.
E sono contento.
smarrito al pensiero,
dove vanno i versi dei Poeti?
Dove andranno nei secoli dei secoli,
quale parte dell’Universo
accoglierà parole scritti e lacrime,
dove sarà la fine di tutto,
dove le dediche, dove i pianti
dove l’amore che sprigiona quotidiano
dal cuore che non può accontentarsi
e cerca e spera e sogna su altre stelle
su altri amori, su altre anime ribelli come il suo.
Smarrito, mi sento piccino
e nell’immensità di questi dolci canti
ammiro il Sole
ed una rondine bruna
che mi passa accanto, quasi ridendo col suo garrire
dei pensieri miei
fuori luogo a primavera.
Oh sì le parole,
oramai oggi
assordano
piovono
grandine dalle bolle
di un ghiaccio capriccioso,
piegheranno i papiri
al suolo.
Sarà la chiesina pericolante
dell'anima che finge la paura del lampo.
Sarà che i cestini
aspettano, aspettano,
la gioia d'essere accesi
col fiammifero della sera.
Scrivo
quando il cuore mi detta
ma non sempre
le parole mi vengono
in questo oceano enorme
che crea agitazione
incolmabile silenzio
di frastuoni assordanti
nelle mura della mia città
dall'arte nascosta, dei vicoli
di un centro storico rifatto
il più grande d'Europa
che io per timore non vivo
abitando lontano da lui
scorgendo foglie ingiallite
e passeri solitari
che cantano la libertà
che appari tutte le notti
nei miei sogni
ed io mi perdo
in milioni di pensieri
sognando i tuoi occhi
così dolci,immensi,
immersi nel mio amore.
Sarai sempre così.
Come ti vorrei,
nuda nel mio letto
coperta soltanto dalle mie carezze.
Tu che mi chiami amore
ed io sollevo le tue parole
portandole al cuore
dimenticando in un momento
il mondo....
Perché sei tu il mio mondo.
che nell’anima si perde
con tutti i suoi problemi
reali o indefiniti
ma comunque planetari
e penetranti nell’intimo
affranto da tanti sospiri
anelanti la vita.
Un cuore vagante nell’universo
fra stelle pianeti e galassie lontane
e stelle comete
che fiondano intorno distanti
milioni e milioni di vaghi anni luce,
ed io col mio cuore son qui
a soffrire per te, per i giorni
trascorsi o futuri
o che non ritornano mai
nei pensieri nascosti nei fiori
nei monti nel mare nel sogno
che sempre ho sognato di te.
Salita, quante foglie rossastre
ammassate ai lati
qualcuna dove metto i piedi
mi fa scivolare indietro
alla riva del mare,
alla riva del tuo nome
alla riva della serra di farfalle
dove tu, ormai, più non c'eri.
Si appanna il binocolo a teatro,
mi si sciolgono
e non vorrei
così sono troppo troppo languide
artificiosi nastrini, su,
ma la porta girevole sul Quai Vert
fa il suo mulinello di foglie.








