Aiutami, c'è nebbia
nella mente
da tempo mi perdo
vorrei riempire pagine
pagine, ma non ce la faccio
il vuoto si è impossessato
di me, non decidendosi
di farmi quetare
come se fossi solo sua
di nessun'altro, in questa terra
che mi stà veramente stretta
desiderandola diversa
in cielo dalla felicità.
Oggi mi sembra di cadere nel vuoto
senza via di scampo.
Dovrei cercare un appiglio per non cadere
ma non ce la faccio non ci riesco.
Forse non voglio,mi mancano le forze e la volontà
basterebbe avere qualche stimolo per reagire.
Se dovessi salvarmi cercherò un'altra strada
da percorrere magari meno tortuosa.
Forse avrei la possibilità di soffrire un po’ meno.
Palpitare nel vuoto del possibile
lascito in attesa, azzardo
brucano calme, le parole per il fine
senza riscontro, esploso … sbriciola
fu fiele, fu collera … odio
Senza guinzaglio
incontrar fu morte … il pensiero
Il meglio fu prima del dopo assassino
che non regalò morte
ma sdegno e disgusto … schifo
Non fu morte per l’amor provato
rimase lì dove fu nato
Denti aguzzi nacquero
per rosicchiare il cuore
e poi … domani.
Fiume di una vita
la tristezza
bagna ricordi cari
e i pensieri Amore
scaldano il tempo
rimasto a piangere.
Cuore chiuso
Una vecchia casa
d’infanzia in disuso
M’abbandono bimba
malinconicamente
a carezze di mamma
Foglio lacero
d’inchiostro ferito.
La vita, la mia poesia.
giocano e si nascondono
fammi danzare al ritmo
di ombre lunari
fammi volare dove tutto
silenziosamente si intona
prendimi nella tua eleganza
accompagnami in questa notte
scivolerò sulle onde
riflesso dentro i loro girotondi
raccoglierà il viola
che nasce oltre l’orizzonte
crescerò come la musica
fino a toccarti
graduale e sensuale
il tuo dolce movimento
dominerà la tensione
come oboe d’amore
trascinerai il tuo sentore
fino a quasi ubriacarmi
fammi ascoltare dove il nero
attira e seduce
fammi riconoscere quel sottile
filo che ci lega
fammi soffiare come armonia
distesa su tavolo d’amore
prendimi ed accompagnami
passo dopo passo
intreccerò le tue labbra
colorando la mia sete
seguirò i tuoi seni
baciando il mio sguardo
toccherò la tua pelle
vestendo il mio copro nudo
graduale e sensuale
il tuo dolce movimento
dominerà la tensione
come oboe d’amore
trascinerai il tuo sentore
fino a quasi ubriacarmi
ed insieme danzeremo
sulle ore della notte
ed insieme sfoglieremo
le mille pagine della fantasia
ed insieme voleremo
guardando tutto da lassù
Pensai a te e...
seduta stante
capii che dopo tante
stantie imitazioni
ed infiniti cloni
occorreva una potente
cura astringente
sicché tutta la gente
potesse in un sol boccone
il tuo genio goder.
Percorsi tutte le contrade
tutte le strade
le lunghe,le corte
le larghe e le contorte
al fin di trovar la soluzione.
Finchè un di' conobbi un tale
dall'aspetto per nulla banale
vestito da samurai
al che gli dissi:Sai
stavolta sono proprio nei guai.
Mi disse:-Gian non ti crucciare
ne ho viste di peggio e più non dimandare.
-Ho risolto quella delle parpagliole
sai quella che fa: jole,jole
la lingua batte sulle parpagliole.-
-Io la so diversa, la mia dice:
La lingua batte dove il clito ride.-
-Ride?-Questa non l'ho capita.
-Ma se è per quello neanch'io..
C'è qualcuno che ride di questi tempi?
Chi sarà sto clito?
Se lo trovo te lo presento-.
-Ma veniamo a noi.
Qual'è il tuo problema?
Restringere di Dante il suo poema
per farlo entrare in un haiku?
Gian non ti crucciare
risolveremo anche questa
...e più non dimandare.
Dimmi,però,sei un PO-ETA ?-
-No,dicono tutti che sono un PO-MATTO.-
-Va bene,ne prenderemo atto.-
-La facciamo finita?!-
gridò dall'altra stanza l'Eremita.
-Sai-dice il samurai
-questo dice sempre che vuol farla finita,
che non ne può più della vita..
--Allora gettati giù dal marciapiede-gli dico io
e raccomandati l'anima a Dio
,se vuoi proprio morire,muori pure,sciagurato
ma prima pagami un gelato.-
-Mi sembra giusto-rispondo io
-prima di morire un buon gelato...-
-Ma veniamo a noi.
La Divina Commedia è divisa in tre parti:
Inferno,Purgatorio e Paradiso.
L'haiku è diviso in tre versi.
Io direi
mettiamo l'Inferno nel primo verso
il Purgatorio nel seondo
e il Paradiso nel terzo.
-Ottima idea-dico io
ma riusciremo a far stare tutto l'Inferno
con le sue bolge
i suoi diavoli
i suoi dannati?-
-Certo!-dice il samurai.
Tu devi mettere solo l'essenza dell'Inferno.
Qual'è l'essenza dell'Inferno?-
-Il Diavolo-dico io.
-Allora mettici il Diavolo!-
-Lo metto?-
-Mettilo-
-Mi devo Fidare?-
-Fidati-
-Allora lo metto,diciamo...
Ma che Diavolo!
-Che te ne pare?-chiedo.
-Stupendo!!
Ora è la volta del Purgatorio.
Qual'è l'essenza del Purgatorio?-
-Beh...direi...la purga.
Sai quella cosa che serve a...-
-So tutto.-...
-Allora la metto?Dico...metto la purga?-
-Mettila.-
-Stai a sentire...
Orsù,prendi la purga!
Come ti pare?-
-Ottimo!-
-Infine è la volta del Paradiso.
qual'è l'essenza del Paradiso?-
-E'...è....beh...direi...LUI!
Io lo metto.Ma...pensi che si lascierà mettere dove voglio io?.
LUI è il Capo.-
-Gian non ti crucciare
gli parlo io
...e più non dimandare.
-Allora ci provo,eh?-
-Prova!-
-Provo,ma se si incazza te la vedi poi tu con LUI!-
-Non sarebbe la prima volta-
-Ok,sta a sentire...
Oh Dio,perchè?
Ti piace?-
-Come no!E' ottimo!
Ora mettiamo insieme i tre versi dell'haiku...
Ma che Diavolo!
Orsù,prendi la purga!
oh Dio,perchè?
-Come vedi c'è tutta la Divina Commedia.
Cè il Diavolo
Quindi c'è l'Inferno.
C'è la purga.
Quindi c'è il Purgatorio.
Infine c'è pure Dio
nel Suo Paradiso.-
-A ben guardare c'è di più.
Pare una scenetta di vita familiare.
Par di vedere la mamma
che insegue per casa
il pargoletto stitico
con il purgante in mano.
Fugge il frugoletto
il suo amaro destino.
Per sorte gli tocca il beverone
a causa di un ribelle intestino.
Infine cede alla materna premura
chiedendo a Dio la forza
per affrontar la sua sorte dura.
-Come vedi in tre semplici rime
abbiamo messo
un poema in tre parti
e un quadretto di vita familiare.
Di più non ci può stare.
O si...
sono i pensieri
che dondolano
distesi, agganciati
su fili arrugginiti
ma poi al sole,
si quietano,
guardano lontano
gabbiani liberi
si alzano in volo
e spaziano
nel cielo infinito
scompaiono alla vista
ritornano
ma noi?
Beviamo dallo stesso calice?
Correrai nei silenzi
accorgendoti
del vuoto svanire
ricostruendo
un nuovo percorso
che ti renderà reale
senza favole
fra i capelli, accarezzati
mentre cammini
per le vie dei pensieri
susseguendosi
uno dietro l'altro
con il cuore in mano
che ansioso batte
nella paura
di qualche intoppo
un referto positivo
nelle aspirali
di altre valutazioni
e ora lo nego
Saranno stati (almeno) fasci multipli
i visi implumi, i cuscini
affossati al posto solito
dove non fa male il rimbombo
non scricchiola l’osso
[posso cambiare il corso
di quello ch’è stato?]
Mi dava una razza di bacio
una razza bastarda di commiato
di notte a barba rasata (di freddo)
e un sorso d’uva bugiardo
versava alla bocca -la lingua legata
al fruttato, gli antociani più blu
nel furto del sonno -dentro al fumo
L’ho visto? era un passaggio di stato
dove non vedo
oltre gli stucchi delle gambe
o forse il solco insoluto
tra la destra e sinistra del corpo
Non l’ho visto
era intero e diceva cose spezzate
Spergiuro, giurava d’esser leggero
sorvolandomi
allegra sorride alla vita,
albeggia sicura, di fronte a un’aurora
che sorge illudendo di un mondo migliore;
la gente si cerca, fa pure all’amore
si bacia, accarezza si perde nel buio,
diventa un tutt’uno con l’altro,
frantuma i tabù inesplorati.
La gente sta fuori a ballare
a cercare di abbattere il male
che alberga sinuoso nel cuore,
ed io sono qui a mentire a me stesso
inventando le scuse più truci
per stare al computer,
virtuale modello di falso,
son qui a quest’ora di notte
pensando dov’è il paradiso,
cercando un sorriso
che mai di certezza saprà.









