come limpide notti
di cieli d'estate
lei passa splendida
come acqua che zampilla
alla cascata
lei
insopportabile cicatrice
che irretisce
il mio esistere
lei
Lei resta splendida
come filo spinato
dentro il mio cuore

Nell'inseguir folli utopie
vagai, come spettro nelle tenebre,
in un tempo che non m'apparteneva
giorni stolti d'ogni ragione
sfumavano nel progredir
delle stagioni
notti stinte d'opaco nero
perse nel vento
d'un effimero oblio
luci ed ombre
si contendevano l'anima
perivano le illusioni
il lugubre
fior della morte
schiuse i suoi petali
nel desolato giardino del dolore
s'inginocchiò il mio cuore.
Oscillando lieve dal ramo che la sorregge,
riposa nel suo bozzolo, in attesa,
la crisalide.
Ero larva, ieri,
quando ancora non t’avevo ravvisata.
Il risuono dei tuoi passi vicini
ha accelerato l’avvolgente ricamare
intorno a me stesso,
ed ora fluttuo nella mia nuova veste,
appeso al sogno che mi trasforma
in nuova epifania.
Bramo l’attimo in cui infrangerò
il guscio dell’incertezza
e dispiegherò nel sacro volo
fulgide ali palpitanti di colori
per venire a danzare intorno a te
l’immortale gioco della vita.
Poi tutto si consumerà
e tornerò, falena incenerita,
alla madre terra,
a ricominciare, nel suo capiente grembo,
il ciclo delle mutevoli esistenze.
Chiusa nel suo bozzolo,
oscilla lieve dal ramo che la sorregge
la crisalide,
in cui si cela la mia nuova attesa.

Cade una foglia
oramai troppo stanca
l'attesa assai lunga
l'ha fatta soffrire.
Ora aspetta indifesa
l'arrivo del vento
per farla volare
in un posto lontano.
Ma arriva la pioggia
odiosa e crudele
la foglia bagna
non può più volare.
Muore così la piccola foglia
calpestata dal tempo
che non lascia speranza..
che una lacrima,
una sola direzione
prende il mio cammino:
solo e sempre scendere.
Ognuno
mi ha conosciuto:
la gioia e la mestizia
nel lamento di un lattante;
la solitudine di un errante;
il congedo di un morente;
il pensiero mi forgia,
il sentimento mi avviluppa,
il volto mi tradisce.
Vorrei essere d'acqua dolce
per zuccherar ogni amarezza.
Vorrei scomparir dalla faccia della terra
per annullar
la radice del dolore.
Vorrei diventar
stilla di rugiada
per abbeverar
chi ha sete d'acqua e di giustizia.
Non sono altro
che una lacrima
che mai muore
perche' sgorga
da una fontana
sempre zampillante
che e' l'umanita'.
e il cielo è sempre lo stesso
mentre i profumi permangono
nel disincanto della vita passata
tuttavia si scioglie tra le lacrime
quel volo curioso dei ricordi
disteso al ritmo dei tuoi sospiri
che il vento con calma accarezza
e ogni passo batte la cadenza
eludendo lo sguardo dello specchio
sgattaiolando oltre l’ardimento
mescendo miele sulle labbra
quando le tue labbra
sfiorano il collo ed il soffio caldo
del tuo respiro accende i sensi
lentamente come la brace
che pian piano diventa rosso fuoco
Rosso passione, voglia di te
cuore che i battiti accelera
voglia di te …
Baci ardenti le lingue si sfiorano
assetate come vissute secoli
in un deserto
fremiti sulla mia pelle
desiderio sfocia dove la vita nasce
gocciola dolce miele
il ventre pulsa …. voglia di te
Le mani muovo sul tuo corpo
godo nel sentire i muscoli
di pelle di seta ricoperti
felice sento il membro tuo
che vita ha donato
chiamarmi …. hai voglia di me
ci amiamo fortemente
come fosse la prima volta
In primavera sbocciavano i fiori
e noi due volavamo insieme
giovani gabbiani sul mare della vita
ora piovono foglie ingiallite
dall'autunno che avanza
voliamo ancora gabbiani dalle
piume di grigio striate
sul mare della vita
in un cammino che sempre
più breve si fa ….
Libera felice
come una libellula
voli con tanto amore
è tanta felicità dentro il cuore.
Che importa se non ce’ il sole
è dentro di te
ti illumina
nelle piccole cose.
Sopra una distesa di girasoli
di un colore bellissimo
nell'immenso volare
mi fa sognare.
E' nella lunga notte
con immenso amore
nell'attesa di un nuovo
giorno che arriverà
Con un nuovo sole
pronto ad illuminare
il cuore.
suggella pensieri
che ardenti s'incarnano nei miei.
Bendami gli occhi
aprendo percezioni dei sensi.
Percorrimi...
avendo dominio su di me.
Fammi godere d'ogni istante
struggimi di ogni castigo...
Irrorami dell'ambito succo
che sgorga frenetico dalle voglie.
Istigami sgolando frasi ansimanti
aumentando movimenti carnali.
Sale ardore
come brivido alla schiena
che setosa mi sfiora.
Bramosa la lingua
che scivolando lenta
dall'inguine arriva al petto.
Frana nei tuoi argini
elisir...
che purifica
il nostro peccato.
Lo sentivo sorridere di me,
dall'alto delle sue fronde oscillanti
alla brezza mattutina.
Un sorriso indulgente,
che vibrava lungo la corteccia
e le radici imponenti propagavano
nel ventre della terra.
Con le mani appoggiate al tronco,
assorbivo le vibrazioni
che il vecchio albero
m'inviava per spronarmi ad agire,
ad inseguirla, a fermarla.
Aveva capito, l'immobile creatura,
che mentre lei inesorabilmente
s'allontanava,
portava via con sé la mia esile quota
di felicità terrena, custodita
nella dolcezza dei suoi seni
e nella grazia del suo cuore generoso.
Il fusto irto di scaglie
vibrò più forte ed infine
m'indusse a voltarmi:
il corpo sinuoso di lei
diventava a mano a mano più piccolo,
e vedevo appena i lunghi capelli neri
ondeggiare ad ogni passo che la separava
da me.
E' troppo tardi,
mormorai al mio austero amico,
che ben mi conosceva, poiché fin da bambino
io gli parlavo e lui mi rispondeva
con la sua vibrante energia.
Ancora più forte tremò il tronco rugoso.
Ed io partii.
Corsi, movendo le braccia come
gli stantuffi delle vecchie locomotive a vapore,
ansimando come i loro fumaioli anneriti,
vorticando le gambe come le loro ruote instancabili.
La raggiunsi.
Mi fermai davanti a lei, senza più respiro.
Immobile, come l'albero lo era stato prima davanti a me,
senza parole le parlai,
con il respiro affannato, con gli occhi ardenti,
il corpo tremante.
Lei pose le mani sui miei fianchi,
come io prima attorno al tronco del mio arboreo amico,
e accolse in sé i miei sentimenti aggrovigliati.
Tornammo indietro, e quando passammo
accanto al grande albero,
lo ringraziai con il pensiero.
Le fronde mormorarono
un sorriso più largo.
Ti penso da lontano, seduto su quel molo a respirare il mare,
e beato quell'uomo che ti siede accanto, intento a pescare,
vorrei essere li, per guardare insieme le stelle,
vicino a te, per odorare il profumo della tua pelle.
A volte sogno di sorvolare quel mare lontano,
di possedere le ali immense di un gabbiano,
vivrei dei tuoi baci lanciati al vento,
ti seguirei come se tu fossi una nave che mi da nutrimento,
e a terra, dietro uno scoglio ci nasconderemo,
e con infinita passione ci ameremo.
Settembre è un gioco della natura
quando il riverbero del sole al vespro
colpisce dritto agli occhi
quando agli angoli delle strade
si trovano ammutoliti i pampini rossi delle viti e
gli ultimi grappoli d’uva cadono nelle ceste
e se in settembre l’amore non fosse un gioco
ma solo un magico pensare
di chi sa dar vita ai sentimenti
prima che il freddo lambisca
con le sue mani bianche gli ultimi
frutti di stagione ???
Giorno di pioggia monotona,
penombra di vuoti privilegi,
azzurro sfumato
di verde notturno.
La pena mi cresce dentro
come cruda verità
in un amalgama di finzioni,
indecisioni e rimorsi.
E cade
sulle mie lacrime
come raspo d’uva
rubato da un ragazzo.
Alla luce e al tedio
disconosco le mie emozioni,
sconsolato
come seta lacerata.
preda di un gioco sensuale
scivolano falde tra delicate pelli
tracciando eccitanti momenti.
Struggente bramosia
profluvio ti doni
come peccato colgo le tue ire
che ardono frenetiche.
Tra marmoree cosce
intingo il piacere
che lento s'incarna negli ansimi
che soffiano dalle tue rosse labbra.
Respiri impegnati eiaculano piaceri
i desideri si fan carne
nella seducente trasgressione.









