Per una serie di imprevisti
ci ritroveremo a ridere di una sconfitta comune
Col peso medio di una piuma
sganciata dalle chiappe di qualche colomba
Per una serie di errori condivisibili
o quantomeno comprensibili
il gioco ci accomunerà
sciogliendosi nella scatola in soffitta
La tua mano offerta
La tua mano col fine di stritolare la mia
ma pur sempre offerta
Piacere di averti rivisto
senza una rete divisoria
a separare due luoghi incantevoli
che non si sa se ospitino gente fuori dal giro o meno
Spazio alle nuove generazioni
di baby gang
Spazio alle pistole di plastica
che sparano frecce di gomma discriminate
dai commessi che spesso
si prendono troppo sul serio
Per tutte le volte che l'hanno fatta volare
o uscire dal cilindro di presunti maghi
quella colomba
avrà un bel po' di freddo alle chiappe
rose rosa-sorpresa a centimetri venti dal binario
e un deposito di betoniere dal faro verde-risciacquo
e trocaderi di fogliame rococò, o pessimismi a metà del tuo collo
a commentare il vento dei treni
tutto per finire alla svelta questa mia vicenda poetica,
un carretto che si permette l'agio
di una seconda stupida ruota.
il presentimento che il
male si annidi ovunque.
Un brivido freddo,
un nodo allo stomaco,
la tensione affiora
dalla tua pelle...
Circostanze che schiacciano
e soffocano l'anima,
perdi te stesso
al di fuori di te.
Pensi mai di essere proprio
tu il tuo problema?
Che sia tutto dentro te?
Solo la calma può svelare
la vuotezza del mondo.
Fuori tutto è
uguale a prima...
A definir l’amore
Dal dono senza chiedere
A un bacio per sognare
Al prezzo da pagare
Persino all’illusione
Che da la fantasia
Basata su parole
A volte assai lontane
Che svegliano le arcane
Sopite bramosie
Di tutte le età.
Aiutami poesia
Son qui che ti respiro
Nel vento e nella pioggia
Nel mitico autunno
Che soffre nel vedere
L’arrivo dell’inverno.
L'eterno ha unito soffi d'anima
ha legato i corpi al vento
ha provato a dimenticare
la gravità dell'essere
Non conosco altra mano
che possa plasmare quest'istante
farne plagio e natura morta
che continua a fiorire
sulla tela della poesia
in mezzo
al maestoso
Appennino boscoso
abbraccia la valle
il cuore trasognato
apre lo spazio
al sole tenue
di settembre
inizio d'un pudico
rossor di natura
che pervade
alberi come pellegrini
danzanti
nei sospiri del vento
tra le foglie
incastonate di sacro
mistero
ancor più su
al monastero
l'aria libera
soffia rimembranze
di un mondo passato
di un pensiero antico
mai domato
da moderne offese
il cuor si accese
non di fede
che non tutti avvolge
ma d'amor
per meraviglie
che nel Santo
hanno il suo
protettor.
tramonto sul mare
rivedo in un attimo le pagine
della mia vita.
Sfogliando pian piano
tra gocce di memoria
riemergono come ombre
ferite mai rimarginate
e poi anche gioe vissute
in quei giorni di primavera
quando la luce splendeva
sul dolce viso.
Sfogliando rivedo
l'immagine di me
della felicità che mi copriva
il giorno e poi stanca
mi accarezava la sera,
sfogliando nella pagina
dei ricordi.
Ah sì, era quello lo sguardo che mi aspettavo,
mentre mi immaginavo di non potercela fare,
mentre gli aghi di pino e i pistilli della lavanda
mi fissavano ignari della radice del mio male
e tu mi pettinavi i capelli, e il cane tremava.
Di già immerso nell’aria secca di fine settembre,
ero l’uomo aureo chinato a dispensare un bacio,
ero l’affetto che precede e segue l’amore vero.
E tu, ultimo residuo di un mondo ancora terreno,
tu eri lo spazio che avevo riempito col silenzio.
Per te sarei anche pronto a dissolvere in brina,
perché l'inverno è alle porte e la natura è stanca.
Ma chissà se realmente fonderemo assieme,
e se dal freddo imbuto di un gelsomino giallo
cadremo su questa terra che sembra cenere,
ancora stretti in un'unica goccia d'acqua:
noi, come due vecchie molecole di idrogeno,
e il nostro amore, come particella d'ossigeno.
Dovrebbe essere così, secondo il mio panteismo,
invece anche la galaverna scotta al tuo cospetto.
da quanno sò nato
ce sò tante donne brave e belle
ma tu sei ppiù de tutte quelle,
quanno te vedo me s'accappona 'a pelle,
t'ariccojerei tutte le stelle sparpajate su sto velo
chiamato cielo,
te l'ariccojerei una a una
e già che ce sto puro la luna,
e invece de donatte quarcosa d'oro
te farei 'n vestito colla luce loro,
così vedi senza sordi né denaro
te farei er dono più bello e raro.
Io te scrivo davanti ar foco,
sto foco me smove li sentimenti
le rime m'escheno tra li denti,
guardanno quella fiamma che sfavilla
mò ce credo
quello che succede ar core mio
quanno te vedo.
Tu pe' mme sei tutto er monno,
tra le braccia tua mai vado a fonno,
tu nu 'mme lo dici ma lo scopro dar tuo viso
tu sola ciai le chiavi der mio paradiso.
il sudore, le gambe
svestiti, impetuosi, amanti per gioco
Suona ancora il bandoneon, con il vuoto davanti
nello sbadigliante mattino
Al muro risposano al chiodo, finte rose rosse
Nel fumo rimasto della sera, si apre uno spicchio di luce
che viene dalla cucina
Echi di scarpe ed olè, accompagnano qualche argentina discussione
Desti bicchieri di calvados e sangria, girano sui balconi
Femmine latine formose, truccate e vestite a festa, accennano qualche passo
gonfiando le gonne
Dagli sgabelli impagliati, si muovono le gambe ai ritmi del luogo
alle note di passione, ai fumi di sbronze
Sbalordito ed accaldato
mi sciolgo nel fuoco libero
della festa tanghera.
è un bosco di salici piangenti
controvento,
vento che arriva all'anima...
campo di grano
in preda a sciame di locuste,
che come peste
perisce il pensiero
galleggiante
dentro universi di pianeti in collisione...
caos negli occhi
di girasoli stanchi
del sole,
mentre tutto tramonta
in una luna che sospira
al mio ululare pallido.
da nessuna bocca pronunciata,
figlia della peggiore annata,
quellia in cui ci siamo persi,
quella dei cuorsi sparsi
e frantumati in mille versi.
Tutta la storia non ci è servita,
vedi come scivola veloce tra le dita
questa granosa sabbia chiamata vita,
quanti colori, suoni, forme,
le idee non stanno mai ferme,
ti rosicano dentro come tarme;
non sarà il tuo destino vano
letto sulle linee della mano
che ti farà andare lontano.
Questa rima non è divertimento,
non è frutto di ragionamento,
ma è specchio del mio fallimento.
come fiocchi di raso
infilati da una lancia smussata e siderale
s'insinuano nel tracciato
creato nell'abisso dell'anima
fino a smuoverla.
Fra snodi arcuati
e zone di penombra
compaiono poesie
di segregate passioni e semi
che come quei tocchi, nell'appoggio
impregnano letture
che l'anima irradieranno
nell'attesa del suo aleggiare.










