cosa possiamo fare, noi meno durevoli,
più rapidi a sparire, per salvarla:
come possiamo adempiere
il compito di salvezza, di sopravvivenza
con la fragilità delle nostre mani,
con la nostra caducità,
mentre crollano le pietre,
altissime, sulle piogge fertili:
siamo sostituti della realtà oggettiva:
siamo lucertole, vipere che girano
fra le rovine: aracnidi, scoprioni,
incrostazioni rossastre, licheni,
eubattèri: siamo deficit di memoria,
di latte, manna. acqua sulfurea:
e poi siamo sangue, fosforo di bombe,
teste mozzate:
avevamo l'incarico di mantenere intatta
l'usura del passato, di rendere sicura
la forma della significanza del tempo antico:
ci sono, entrambe, scomparse dalle mani:
più rapidi a sparire, per salvarla:
come possiamo adempiere
il compito di salvezza, di sopravvivenza
con la fragilità delle nostre mani,
con la nostra caducità,
mentre crollano le pietre,
altissime, sulle piogge fertili:
siamo sostituti della realtà oggettiva:
siamo lucertole, vipere che girano
fra le rovine: aracnidi, scoprioni,
incrostazioni rossastre, licheni,
eubattèri: siamo deficit di memoria,
di latte, manna. acqua sulfurea:
e poi siamo sangue, fosforo di bombe,
teste mozzate:
avevamo l'incarico di mantenere intatta
l'usura del passato, di rendere sicura
la forma della significanza del tempo antico:
ci sono, entrambe, scomparse dalle mani:
2 commenti
Usi la mia bocca per pensare a te stessa
e ti giova il sogno inaudito
dolce boccone fiorito con cura di serre,
e sonagli da pianeta sfocato -
usi la mia bocca antipoetica indefessa,
vi introduci bordi al girasole
e fondi di ferro saturnini.
Ti giova infine per quel delicato dolore desiderato
il sapermi solo tuo, mio scrittore.

vi introduci bordi al girasole
e fondi di ferro saturnini.
Ti giova infine per quel delicato dolore desiderato
il sapermi solo tuo, mio scrittore.
Mi struscio come gatto
nell’alcova disfatta,
nell’odore che hai lasciato.
Parte di te è ancora qui
a smuovere ricordi
di una notte aggrovigliata
di sensi composta.
Gambe intrecciate
come corona di Cristo
di spine e di sangue
a turbare la mente
corpi nudi che s’accavallano
come onde spinte da maestrali venti,
si ricongiungono al mare
nell’estenuante corsa.
Mani vogliose, curiose,
che cercano i frutti proibiti
detentori dell’estremo piacere,
ne assaporano il gusto
nel leggero tatto,
fino a quando, gli organi vibranti
si trasmutano in ultimi pezzi di puzzle,
che nell’incastro perfetto
determinano il sublime dipinto.
Così stremata rivivo il ricordo,
sola nel letto, della magica notte
appena passata.

nell’alcova disfatta,
nell’odore che hai lasciato.
Parte di te è ancora qui
a smuovere ricordi
di una notte aggrovigliata
di sensi composta.
Gambe intrecciate
come corona di Cristo
di spine e di sangue
a turbare la mente
corpi nudi che s’accavallano
come onde spinte da maestrali venti,
si ricongiungono al mare
nell’estenuante corsa.
Mani vogliose, curiose,
che cercano i frutti proibiti
detentori dell’estremo piacere,
ne assaporano il gusto
nel leggero tatto,
fino a quando, gli organi vibranti
si trasmutano in ultimi pezzi di puzzle,
che nell’incastro perfetto
determinano il sublime dipinto.
Così stremata rivivo il ricordo,
sola nel letto, della magica notte
appena passata.
Non ho memoria di te,
che in un lampo
hai solcato quelle terre
e questi mari rapaci,
inseguendo il tuo sguardo
o il tuo rimpianto,
oltre i limiti
di un pensiero umano,
fin troppo umano.
E sognavi, sognavi
nell’incerto sonno del futuro
quello che era già stato,
inevitabilmente,
il grigiore di masse inquiete,
dei cieli autunnali,
gli inferni di oasi
abbandonate in fretta
senza il tempo di voltarti indietro,
nel fuoco di un sogno
che non concede tregua,
maligna escoriazione spaziale
di demoni con i volti
accecanti di una civiltà esanime.
che in un lampo
hai solcato quelle terre
e questi mari rapaci,
inseguendo il tuo sguardo
o il tuo rimpianto,
oltre i limiti
di un pensiero umano,
fin troppo umano.
E sognavi, sognavi
nell’incerto sonno del futuro
quello che era già stato,
inevitabilmente,
il grigiore di masse inquiete,
dei cieli autunnali,
gli inferni di oasi
abbandonate in fretta
senza il tempo di voltarti indietro,
nel fuoco di un sogno
che non concede tregua,
maligna escoriazione spaziale
di demoni con i volti
accecanti di una civiltà esanime.
Annegati in questo che loro chiamano
alcool,
io vedo te, immerso in un mare di
felicità.
Ti vedo ridere,
non lo avevi mai fatto.
Non mi avevi mai detto
quelle parole,
così dolci,
così infuocate di amore,
di passione.
L'alcool non è male,
fa vivere.
Rende la felicità
un attimo.
alcool,
io vedo te, immerso in un mare di
felicità.
Ti vedo ridere,
non lo avevi mai fatto.
Non mi avevi mai detto
quelle parole,
così dolci,
così infuocate di amore,
di passione.
L'alcool non è male,
fa vivere.
Rende la felicità
un attimo.
La pioggia battente luce grigia penetra
dalla finestra aperta
l'aria piacevolmente fresca mi sveglia
finalmente l'autunno
Autunno accoglimi tra le tue braccia
vestite di colori tenui e caldi,
avvolgimi nella nebbia che dalla terra ascende,
invero mi scalderà, morbida coperta
Con la tua brezza spogli gli alberi dalle foglie
ormai vecchie e stanche
ne farò un pagliericcio dove riposare
il mio corpo stanco
E quando in te il sole splende
la natura si veste delle sfumature
del rosso, giallo e del colore dell'oro
che il cuore fa sognare a chi ti ama
Ed io ti amo dolce stagione
che preannuncia la fine dell'anno che vive
un altro anno di questa vita anomala,
dove si alternano giorni grigi a giorni dorati
Una vita comunque dolce, tutta da vivere
tutta da amare specie
quando avverto sulla pelle
e nell'anima sentore d'autunno
dalla finestra aperta
l'aria piacevolmente fresca mi sveglia
finalmente l'autunno
Autunno accoglimi tra le tue braccia
vestite di colori tenui e caldi,
avvolgimi nella nebbia che dalla terra ascende,
invero mi scalderà, morbida coperta
Con la tua brezza spogli gli alberi dalle foglie
ormai vecchie e stanche
ne farò un pagliericcio dove riposare
il mio corpo stanco
E quando in te il sole splende
la natura si veste delle sfumature
del rosso, giallo e del colore dell'oro
che il cuore fa sognare a chi ti ama
Ed io ti amo dolce stagione
che preannuncia la fine dell'anno che vive
un altro anno di questa vita anomala,
dove si alternano giorni grigi a giorni dorati
Una vita comunque dolce, tutta da vivere
tutta da amare specie
quando avverto sulla pelle
e nell'anima sentore d'autunno
Sei l’ultima isola
in questo cielo deserto
in questo mare che non conosce un senso
in questo me
derelitto in un porto morto
Sei l’ultima stella
luce di un’alba persa
nel girovagare
tra itinerari senza confine
Sei l’ultimo filo
da dove rimango sospeso
prima di scivolare
nell’assurdo vuoto
di un altro me
Chiuderò le imposte
in quella casa, lassù nella collina
dove il vento non è vento
e il sole è una lucciola
che splenderà nel tempo
delirio di una morte annunciata
in questo cielo deserto
in questo mare che non conosce un senso
in questo me
derelitto in un porto morto
Sei l’ultima stella
luce di un’alba persa
nel girovagare
tra itinerari senza confine
Sei l’ultimo filo
da dove rimango sospeso
prima di scivolare
nell’assurdo vuoto
di un altro me
Chiuderò le imposte
in quella casa, lassù nella collina
dove il vento non è vento
e il sole è una lucciola
che splenderà nel tempo
delirio di una morte annunciata
Il giorno della nascita l'ho avuto da un atto spontaneo genitoriale
Che accade erroneamente una notte triste di agosto
Con il lutto doloroso giglio a tavola.
L'ho percorso sempre sonnambulo e spaventato
Come agnello orfano senza il latte-seno dell'amore.
Ho visto con gli occhi lacrimanti il sanguinario dei miei giorni
Che ancora non hanno smesso il flusso scorrevole
Trasformato in un morsetto lungo-largo di sforzi.
Fusi, persi la cognizione con le sue traccie,
Diventò polvere schiacciante dei tacchi delle scarpe.
Sentì che i passi durante il cammino mi soffocavano,
Ma mentre le urla che lanciai erano clamorose,
L'anima mi uscì senza assordare le orecchie a nessuno.
Se fossi nato da un senso di vero amore,
Terrei su me stesso spudoratamente l'atto erotico.
Che accade erroneamente una notte triste di agosto
Con il lutto doloroso giglio a tavola.
L'ho percorso sempre sonnambulo e spaventato
Come agnello orfano senza il latte-seno dell'amore.
Ho visto con gli occhi lacrimanti il sanguinario dei miei giorni
Che ancora non hanno smesso il flusso scorrevole
Trasformato in un morsetto lungo-largo di sforzi.
Fusi, persi la cognizione con le sue traccie,
Diventò polvere schiacciante dei tacchi delle scarpe.
Sentì che i passi durante il cammino mi soffocavano,
Ma mentre le urla che lanciai erano clamorose,
L'anima mi uscì senza assordare le orecchie a nessuno.
Se fossi nato da un senso di vero amore,
Terrei su me stesso spudoratamente l'atto erotico.
Nei silenzi del cuore
dove non osi fare rumore
non ti disturba nemmeno il vento
anche se non smette di soffiare.
Metti in pausa l'amore
nel freddo mattino
di un autunno annunciato
con il cielo sempre più grigio
e le rondini sparite d'improvviso.
Nei silenzi del cuore
dove tutto diventa difficile
cerchi di nascondere rabbia e dolore
non vuoi piangere
per non disturbare
mentre il cielo comincia a bagnare
quell'erba ormai alta
di un giardino sfiorito
senza rose ne spine
già da un pò anche lì
è iniziato il silenzio
troppo presto l'autunno
ha rubato quel sole
che imponente svettava
sulle cime dei monti
affacciandosi al giorno
prepotente e sparviero.
Coi silenzi del cuore
spegni pure la luna
la notte non ha più le stelle
e l'amore col buio svanisce...
scritta durante il suo sequestro, l'ho ritrovata oggi e mi piaceva proporvela, grazie!
Luminosissimi raggi
del sardo fulgido sole
teneramente svegliano
i monti del mattino.
E’ bella la Sardegna!
dall’alba al tramonto
è una luce di spazi..
e il sole li riempie
di calore vitale.
Ammiro,
ma non posso
gioire spensierato:
non posso perché Silvia
è sola alla caverna,
e il cuore le si spacca
pensando al suo bambino.
E’ bella la Sardegna,
ma piange con le rocce
in mezzo alla foresta,
negli antri dove sibila
un vento disumano.
E Silvia
mentre scrivo
chissà dove si trova,
rannicchiata nel dolore
d’un perché senza risposta,
lei piange, son sicuro;
ma le lacrime di mamma
che addolciscono il granito
non sciolgono
l’acciaio
dei tristi carcerieri.
Nanni Brundu
Aprile 1997
del sardo fulgido sole
teneramente svegliano
i monti del mattino.
E’ bella la Sardegna!
dall’alba al tramonto
è una luce di spazi..
e il sole li riempie
di calore vitale.
Ammiro,
ma non posso
gioire spensierato:
non posso perché Silvia
è sola alla caverna,
e il cuore le si spacca
pensando al suo bambino.
E’ bella la Sardegna,
ma piange con le rocce
in mezzo alla foresta,
negli antri dove sibila
un vento disumano.
E Silvia
mentre scrivo
chissà dove si trova,
rannicchiata nel dolore
d’un perché senza risposta,
lei piange, son sicuro;
ma le lacrime di mamma
che addolciscono il granito
non sciolgono
l’acciaio
dei tristi carcerieri.
Nanni Brundu
Aprile 1997
Abbracci il silenzio
senza respiro
reclini il capo verso l'orizzonte
in cerca di una spira
che avvolge il corpo
nell'attimo
in cui senza vergogna
senti il calore della mente
cingere il corpo
e la mano
accarezzare i seni
nel sublime piacere
di una silenziosa dolcezza.
Echi di sguardi e voci
intrecciate nell’esile spirito
di un mondo di fibre ottiche
valicano i confini
di un’assurda identità.
Il mio gatto
fiuta indifferente
l’intreccio ingannevole
di chip in pausa.
Poi il suono sordo
di un tonfo,
l’odore acuto
di carne
e aminoacidi primitivi:
sbarco dal tuo incubo tecnologico
e con un colpo netto
di lama
assaporo le
amate vibrazioni
di un’anima pura.
intrecciate nell’esile spirito
di un mondo di fibre ottiche
valicano i confini
di un’assurda identità.
Il mio gatto
fiuta indifferente
l’intreccio ingannevole
di chip in pausa.
Poi il suono sordo
di un tonfo,
l’odore acuto
di carne
e aminoacidi primitivi:
sbarco dal tuo incubo tecnologico
e con un colpo netto
di lama
assaporo le
amate vibrazioni
di un’anima pura.










