Velate lusinghe illudono pace,
espliciti insulti vari tumulti,
ingiurie svelate nell’incuria,
sulla terra la gente per terra
minacce nucleari sui cellulari,
ricatti vili da folli miliardari,
e le folle stanno a guardare,
ombrelli nucleari volano in cielo
scie di sangue semina l’odio,
subiscono offese genti indifese,
democrazia e solidarietà svanite,
libertà e pace evaporate.
è diventato un lavoro.
tu,piuttosto,sembravi innocente
sbilanciato verso l'aureola
ma sei stato calpestato
da un prato.
con la pratica dei dintorni
conquistavi la tua nascita
e senza usanze ti sentivi libero.
ma ci vuole talento anche
per essere poveri
o per amare
ricordando che una mente
innamorata
è un quadro clinico.
A due occhi fertili
tocca resistere,nel paese
del Tengo Famiglia.
Di una donna dirò
che è il battito del mondo
regalato da Dio all’uomo,
ma i petali degli occhi suoi
son storie senza autore
se un diario di violenze
li ferisce senza pietà,
se i giorni muoiono con lei
fra i graffi immeritati della vita.
Di una donna dirò
che spende il bacio del tempo
a fiorire fra i silenzi,
a nevicar fra parole d’amore,
a volte trappola d’illusioni
morde il volto di mille dolori.
Di una donna dirò
che è il battito del mondo
regalato da Dio all’uomo.
Volevo essere un duro,
invece sono una prostituta, un depresso,
ho perso tutto, sono disoccupato,
ho tradito mia moglie, sono un pedofilo,
sono un carcerato, un senzatetto,
un profugo annegato in mare,
sono alcolizzato.
Volevo essere un duro,
invece sono malato di cancro,
in carrozzella per un ictus,
ho l’Alzheimer, sono stata tradita,
sono un bullo, sono un border-line,
sono schiavo del gioco, sono stata stuprata,
sono un bambino morto in guerra,
ho una malattia rara, sono un leucemico.
Volevo essere un duro,
invece ho ansia e attacchi di panico,
sono un invalido del lavoro,
sono stato licenziato, non ho più una casa,
sono annegato in mare cercando la speranza,
sono un soldato ucciso, un martire della fede.
Volevo essere un duro,
invece sono un lebbroso, ho il Parkinson,
sono stato messo in un ospizio,
mi hanno uccisa e bruciata, non ho più soldi,
sono un processato da innocente,
sono un politico che inganna, un pirata della strada.
Volevo essere un duro,
invece sono scappato dalla dittatura,
sono affamato, dormo per terra,
mi sono suicidato, sono morto d’infarto,
sono stato sfrattato, mi rincorrono i creditori,
sono stata brutalizzata, sono una vedova,
sono un bambino abortito, ho la demenza senile.
Ditemi,
esiste ancora il paradiso
oppure hanno chiuso per ferie?
Ho le mani che tremano
ma spero ancora
di poter annusare una rosa.
Strofe da 6 versi, ma non sestine, infatti come metro alternano quinario tronco, settenario tronco e settenario sdrucciolo, con 3 rime ripetute in ciascuna coppia di strofe, quindi schema abcabc abcabc defdef defdef.
Eccomi qui
con lacrimante cuor
perso in sogno chimerico
com’ogni dì
ti dico “amore amor”
in un abbraccio serico.
E tu sei chi?
La fonte del dolor
nel petto stratosferico
che mi colpì
dell’anima invasor
da farmi cadaverico.
Cosa farò,
chi mai mi salverà
dal mio stato patetico?
Io non lo so
cosa succederà,
ma niente di poetico.
Non troverò
chi m’accompagnerà
in un viaggio ipotetico
che non farò
verso felicità
perché son acinetico.
24/02/2025
Un giorno di sole sulle mie spalle
come a mostrare che niente va perso
se dentro ad un cuore volan farfalle
con ali d'amore in un cielo terso.
D'arcobaleno dipingo il mio scialle.
C'è sul mio viso uno sguardo diverso:
dà luce al sentiero da monte a valle.
L'amore invade di sol l'universo.
Paura m'osserva, muta e stupita,
non cedo al suo gioco: sfondo la gabbia.
È nel tuo sguardo che gioco partita.
Dolci tue mani, castelli di sabbia,
cercan nel vento il sapore di vita,
lascian però graffiti d'acre rabbia.
il rosso del tramonto
tra le nuvole
sulle ombre
dei tuoi profondi silenzi,
tra le strade grigie d'inverno
i tuoi eleganti passi
sui tacchi
attraversano labirinti
di cristallo
dove le sue uscite
profumano del sorriso
di un altro cuore di uomo,
che ami
mentre mi stringi la mano.
È fredda l'amara lancia acuta
che lentamente
mi strappa la felicità,
mentre lascio volare
le tue ali
nel giardino
dei tuoi sogni nascosti.
Non c'è parola
che voglia trattenerti
nelle mie radici d'amore
per te,
nelle lacrime
che nascondono dolore.
Non c'è egoismo
che voglia punirti
per distruggere
la tua gioia sbocciata.
Ti lascerò andare
se vorrai
lentamente,
come lentamente vai via,
perché l'amore
è libertà di essere
dove vuol vivere
per crescere felice,
senza fili spinati nelle carni
che facciano piangere l'anima
nella gabbia dell'infelicità
che ammala
la voglia di respirare.
Intanto che un giorno copre l’altro,
che sguardo altro sguardo estingue
quasi che tutto sia poco speciale,
fortuna che c’è il mare ad aspettarmi!
Qui, il centro cosiddetto urbano
nei grigi asfalti le anime confonde,
le gira qual minestra nel paiolo,
le brucia, poi, per la disattenzione.
Appena giunto nella postazione
da cui vedere e rivedere l’acqua,
quando mi accosterò all’onda,
riferirò di un inverno guastatore.
Il mare!
Almeno lui non si nasconde.
Fa l’adirato solo se è adirato
e chiama, dà, sorride o canta
le volte che manco glielo chiedo.
che intriderti di musica potesse
un temporal vorrei su quella roggia
che la ruota d’un tuo mulin muovesse,
una ruota congiunta all’ingranaggio
che macina il tuo grano in fantasia
di sillabe e parole e lor linguaggio,
Musa mugnaia tu di poësia,
quindi assaggiar del pane tuo vorrei
fragranza che la lingua m’insapora
e labbra in ritmi e rime bacerei
del tuo mulin facendo mia dimora.
Allor da immaginifico poeta
vedrei sul capo mio l’alloro posto
ché di mosaico qual scena segreta
avrei pietruzze d’anima composto.
Donna
come sposa d’inverno,
come costola d’alba nuova,
come ego spaiato,
come un roseto abbandonato.
Sei un ammanco d’universo
crocifisso alle tue labbra,
uno schiaffo di vita,
un lunario di malinconia.
Qualcuno ti calpesta
come un cuore cieco,
altri disegnano la tua anima
come un ricordo senza tempo.
Donna,
sei bella come l’ultima stella
che il cielo ancora conserva.








