lussurioso
tra seni cavi sulla riga scura
della strada
Non puoi scambiare l’inverno
per la primavera,
te lo dicono gli alberi e il vento,
poi il tempo
nell’immobilità della zolla
Forse, nelle pieghe della terra,
vene si chiudono a trattenere
le emozioni della sera.
Ottonari sdruccioli con assonanze miste in uno scarabocchio completamente privo di punteggiatura.
Sono sceso dalla bascula
mentre il grasso si rimescola
con me stesso gioco a briscola
Vado a capo con maiuscola
mentre cerco quella bussola
per raggiungere l'amigdala
che a sogni impossibil vincola
ratio ch'invan si divincola
mentre il cuore più l'abbindola
nel cervello troppo piccolo
che può scivolar nel moccolo
mentre soffio e invano smoccolo
perché sono proprio un broccolo
23/02/2025
Donna che abiti
in spiccioli di mare,
in queste spighe piegate dal vento,
nel vuoto di un anonimo respiro,
nel grido di un grigio mattino,
cancella i confini del cielo,
dimentica le labbra del ricatto,
confessa al tempo
i colori dei tuoi desideri,
i prati dei tuoi deserti.
Donna,
confessa al tempo
tutto quell’amore
che non si scorda di vivere in te.
Ti vedo - bella da viverti -
dentro un sogno che sto sfilando al tempo
mentre sparge i semi dell’oblio.
Con educato passo vieni
ornando di te un minuto intenso
vissuto a tarda sera dai tuoi figli.
Guardi la porta del balcone
per esser certa che non sia aperta
e poi rimbocchi inverno e le coperte.
Adesso che mi sei accanto,
la mano tua incide la penombra
e poi sul capo mio s’adagia.
Mi reinvento attor provetto
perché tu creda me preda del sonno
e quindi assisto a magie d’amore.
Non voglio perdere quel bacio
che puntualmente sulla fronte arriva
così che il tatto sia pago anch’esso.
Rassicurato, mi addormento
sdraiato sopra un aquilone immenso
e solco il cielo del più puro affetto.
Io salto un esame del tempo.
Che sparga pure i semi dell’oblio,
terreno fertile lui non troverà
nel cuore di chi ama ed è amato!
è che il vento era convalescente
con occhi di massaia sistema le pendenze
nell'evasione controllata
una canaglia dal volto irregolare
complice di una luna ottomana,dove suggerisce cautela
il suo menarca di lacrime
quel che per ora so
è che si è davvero poveri
quando i difetti diventano argomenti
quando in bocca resiste un gusto di taverna
di alterco
di finto abbandono
inseguiti dall'ombra artificiale dei lampioni
quel che per ora so
in questo ennesimo secolo ferito
è la rarità di certi respiri,simili a vivande
i soli che nutrono carnevali inaffettivi
isole di opportunità all'interno di ogni difficile.
Donna d’alba e tramonto,
vivi il battito del tuo tempo
come anima di un giorno nuovo
e più non carezzare giochi d’illusioni,
gigli insanguinati
a ferire i tuoi respiri.
Ogni sguardo era malinconia,
ogni graffio una macabra bugia,
le forbici del dolore
tremeranno di speranza
come virgole di brina
innanzi ad un raggio di sole
ed allora cancella le lavagne del male,
colora pensieri di vita
a morderti il cuore.
Riporta il nome della persona morta,
Con del nastro adesivo al muro,
chi lo legge ha il volto scuro.
Rettangolare è la sua forma,
L'igresso della casa esso adorna,
Date nomi e luoghi in esso menzionati,
ricordano a tutti i cari sconfortati.
Lui rimane lì ad accompagnar l'evento,
sprezzante di pioggia sole o vento,
fa il suo lavoro in ogni momento,
fino a quando la bara lascia l'appartamento.
Quando i familiari tornano alla sera,
lui è ancora lì che par in preghiera,
nessuno osa rimuoverlo dal muro,
il tempo per lor lo farà di sicuro.
Sonetto minore, ossia settenari organizzati in doppia quartina e doppia terzina; le quartine han rima incrociata, le terzine alternata, schema abba abba cdc dcd.
(In fondo basta poco per ricaricarmi la batteria).
Quel bacio sulla guancia
gustato ieri sera
di fianco alla corriera
più di qualsiasi ciancia
il cuore mio riaggancia
a un’illusion foriera
d’uscita da bufera
tornando sulla plancia.
Debbo studiar le mappe
del mar da navigare
capendo quali tappe
si possano affrontare…
e stringer più le chiappe
per non farmi… gabbare!
22/02/2025
Donna,
l’infinito disegna i tuoi occhi
e sei canto di primavera
posato sul cuor del mondo,
una raggiera d’universo
regalata alla poesia della luna.
Donna,
sei aquiloni di pensieri,
anima feconda d’orizzonti,
appunti di sogni dismessi,
un bacio di vita
che coccola il cielo.
Tastiere di bianco e nero, dove l’anima trova il suo respiro. Ogni nota è un battito sincero, un viaggio tra le onde del pensiero.
Le dita danzano, leggere, sottili, sulle corde tese di mille emozioni, mentre l’armonia si fa strada nei cuori, come un fiume che scorre tra le stagioni.
Ogni suono è un racconto muto, che esplode, che silenzia, che incanta. Il pianoforte non è solo uno strumento, è una voce che nell’aria canta.
Un concerto di vita, un sogno che vive, sulle note di chi sa ascoltare, perché il pianoforte, in ogni sua vibrazione, è poesia che sa parlare.
ove soli a parlar sono i pensieri
ciascun che contempla i suoi misteri
euforico di calici d’assenzio
di bohémien moderni che sembriamo,
dell’anima pittori e musicanti,
filosofi, poeti o figuranti
sia rëaltà o metafora che siamo.
Viviamo in virtual mondo di tastiera
tra un sospiro una lacrima e un sorriso
sospesi tra l’inferno e il paradiso,
tra amori trasognati nella sera
allor che tutto tace attorno a noi
e tornan le illusioni del passato
e c’infingiamo quel che non è stato
come al prima seguisse un altro poi.
Ma il tempo e i testi scorrono veloci
tra indifferenze o plausi del momento,
e una voce che trova accoglimento
ben presto si dissolve in altre voci.
era in verità
un Diavolo
L'Angelo della felicità
ti prometteva l'eternità
L'Angelo della felicità
era una ragazza
Tentatrice e ammaliatrice
superba e divina
Lucente e splendente
in cima all'Oriente
L'Angelo della felicità
in verità
era un Diavolo.
Un Diavolo senza peccato
che ti faceva rimanere come eri.
L' Angelo della Felicità
un pò mi manca
chissà se lo rivedrò
o si camufferà in qualche libro
o in qualche altra bella ragazza
per me irraggiungibile da sempre.
Mi resta questa vita
la solita realtà
Angelo in città
Rinascono troppe mimose
per dirmi è quasi primavera
quando basterebbe un fiore - uno solo -
se almeno sapessi accudirlo.
Non voglio icone nel mio prato
laddove dovrei andare a cercare
quella bellezza di petali e stelo
troppo ignorata dall’uomo re.







