che non sia l’ennesima tua disfatta?
Cosa riduci ad icona per ammorbidirne le linee
in quel dolore muto che cinge la noia?
Cosa infine trabocca dal cieco malessere
che non sia già stato medicato all’essere?
S’illude il cammino se il passo decide il destino
S’inganna la mente se la quiete fiacca la scelta
e la si comprende inglobata sospesa d’attesa
immagine a specchio di miserevole resa.
Felice si dice chi non dubita dell’errore
convinto dello scarto nell’angolo buio del cuore
quel tanto che basta per non sentire dolore
invadere il respiro immutato d’un urlo d’amore.
DEL GERME DEL TALENTO
DOTASTI I TUOI FIGLI,
ASSEGNASTI LORO LE NOTE
PER COMPORRE MELODIE
E UN MAESTRO MANDASTI.
MA,
SORDI STONARONO GLI ACCORDI…
DALL’ALTO TU,
ORECCHIO TESO,
FRUGASTI TRA LE STONATURE,
CORREGGESTI GLI ACUTI.
MA,
SORDI STONARONO GLI ACCORDI…
VIGILE PERSEVERI,
ETERNAMENTE SCRUTI,
SULLA SCENA DELLA VITA,
TROVI TALENTI.
ALTRI …
SORDI ANCORA, STONANO GLI ACCORDI…
DI SICURO AD OGNUNO
RISERVI UN POSTO,
NELL’ORCHESTRA DI LASSU’,
PER ESIBIRE IL SUO TALENTO.
SEBBENE, SOLO IL NOBILE DI CUORE,
SUONERA’ AL GRAN CONCERTO,
IN PARADISO.
in te stesso la vita !
e chinare il viso alla terra,
e coprirla di lacrime perché arsa, della libertà !
Oltre le sudate stagioni e le nude meraviglie
lento e fiacco di una notte molle,
il mio decaduto sentimento
trafigge il corpo, che recita suoni vani,
distruttivi; come sismi scesi a profondità
sconosciute, incantano i tessuti
e lacerano lo spirito della mia persona.
Breve è il suono delle labbra,
breve sarà la mia vita;
vita e vita, perché non canti il mio suono !
pe ‘n po’ de notorietà,
so lieto e me congratulo
de quello che sto a fa.
Perché, vedete amici
senza pubblicità
nun se ne dinno messe
nun te resta che da schiattà !
Dovevo aguzzar ingegno
pe riuscire a catturare
cor massimo de impegno
attenzione generale.
E quale mejo cosa
all’uopo potea decidere,
senza essere ambiziosa,
se nun de favve ride ?
Pe questo che ve scrivo
queste quartine amene
pe er semprice motivo
de ore assai serene.
Quanno sarò più noto
mai più le scriverò,
raggiunto avrò il mio scopo
coi granni mi siederò.
Un mio lettore arguto
prendennome pe gonzo.
disse : più che ‘n paraculo,
me pari proprio ‘no stronzo !
Dai globi uncinati delle dalie (se lo sono)
d'avventuriere, di Nuove Sibille che affondano il piede bianco
e il nastro buonissimo della domenica, entrambi
discesi e poi risalitissimi
come l'inchino del mattino al loro signor padre.
è dolce il canto,
come una rondine
e la sua primavera,
Tu, che d'ogni verde
ne hai fatto un incanto,
Tu e l'Universo,
un solo verso.
Tu e il tuo grazie,
grazie al cielo,
alla terra,
al dio del mare,
al primo raggio,
al primo fiore.
E' dolce il padre,
è dolce il canto.
Ancora il bisogno
come una droga
di gettarsi nello sfogo
della carta
calma e vuota
tenera nell’attendere sempre
dolce nel non voler mai male;
paziente nel sentire
restia
a consigliare.
Come un’anima esterna
semplicemente presente
e disponibile
per tutti
allo stesso modo
nella sua splendida giustizia
nella sua umanità.
La carta sembra
allargare le braccia
e sorridere
senza chiedere;
tu piangi e lei,
materna,
ti consola.
Caldo come il fuoco
vedere le stelle
quando sto in alto mare,
senza pensieri che sanno
solo far soffrire.
Vorrei tutto e forse niente
star bene solo
senza mai dimenticare
la luce che ha dato
quel poco d'amore avuto.
e solo al cantar del gallo
mi vorrei svegliare.
Sarebbe bello
con il mattino che spunta improvviso
latitudine d' un cristallo di margherite
rubate ad un gelido raggio di sole.
L' anima s' impregna di te
come arcobaleno alluvionato d' amore
ed il cielo si squarcia d' immenso
ricamando una sera d' inverno,
piuma ribosomica d' un soffio d' eterno.
Forse non è necessario scriverti,
voglio farlo ugualmente.
Ti ho lasciata all’improvviso e da sola,
il buon Dio mi ha chiamato
all’appello sai, non si può tacere.
Sappi, però, che non ti ho abbandonata,
abito il luogo dove tutto è splendore, armonia e amore.
Tu, piccola stella, fragile minuscola donna,
nello sconforto e nel vuoto,
quando lacrime la sera inondano, nel silenzio, il vuoto nido
e l’esistenza sembra non appartenerti,
sentore di primavera a me riporta e ti è negato stringermi,
quando il mare ti chiede dove mi sono imbarcato
fai emergere, allora, dalla mente e dal cuore il bene
che nel calice della tua essenza ho versato già dal principio.
Nel tuo vascello a salire volti nuovi e teneri cuori ho invitato
e vecchi amici imploro affinché la fiaccola tengano accesa!
Degli altri prima di noi rammentati,
nell’eterno amore siamo noi uniti,
tra discordie alcuni vivono, molti nella miseria piangono
e soffocati nell’indifferenza muoiono.
Tu, adorata mia sposa, non piangere
“ … i poveri, i veri poveri anche di te hanno bisogno”.
Non privarmi mai del tuo sorriso, Mary.
Con te sempre, e tu, amor mio, lo percepisci.
tra le balze disunite dall' uomo
il grande spirito dell' amara tragedia
confonderà tra le genti ricatti d' angoscia;
e nei colori appassiti, giunti al ritorno;
solo allora, soltanto allora
occhi di pianto in gridi di sconfitta
echeggeranno di colle in valle
raggiungendo dimensioni perdute.
Nelle verità di un Giusto sopra l' umano,
in perenni risi e in tutto discusso
volava la sua voce oltre gli eserciti,
volava il suo risveglio tra palme e allori.
Mille meno mille son le voci
e muto tutto è d' intorno
e nella pallida bianca rugiada di morte
il silenzio spezzato da un grido
dall' eco saputa di una grande sconfitta.
Or la mia mente colma si sveglia dal sonno
e ricado ancor in questo mondo pagano
ove assidui mori
sfrecciano scimitarre di guerra,
cantano le nenie di idoli invani.
E sulla terra uno spanto squallore si riflette
nell' animo dei vinti
e l' ardente idea ora muta e spezzata
riempie questo coccio dell' infinito
in un lungo sentiero tragicamente perduto.
come ago nel pagliaio
lungo la linea di un oceano silente
le braccia lungo la schiena
la testa riversa al suo andare
le dita gialle
i baffi bruciati dal tabacco
il suo amore
tornava sulla via degli animali
qualche straccio a coprire
una corda sgualcita a guarnire
pareva non toccare terra
Incrociai i suoi occhi
parlavano con me
libertino indaffarato
presenza successa
Dispose qualche parola
forse una preghiera
alla mia sorpresa
dandomi la mano
come se fossi come lui
Fu il lampo di un secondo
che voltandosi
non sentii la mano
l'uomo si nascose alla mia vista
in mezzo a quel mare
dove sto ancora camminando
immobile senza fare
nell'abbaglio di quell'istante
che ha cancellato tutto il mio presente.
sui cartoni
come lenzuola stese
negli angoli umidi
di ogni città.
La luna
sulle bottiglie finite
posate con cura
per terra
come uniche
vere compagne,
sulle nere
che aspettano
lungo viali
di periferie
non illuminate
a dovere.
La luna
sulle speranze
di giovani
che contano gli anni
chiusi dentro
i loro penitenziari
e le stelle
su questi pensieri
che arrivano a me
con il fiato già corto.
Mentre il vento,
tagliente,
non conosce ragione.
che, delle donne, sono un prediletto.
Non sono molti, a dir la verità,
e, a dire il vero, non ne ho capacità.
Il mio successo, in quelle rare volte,
è perchè, forse, si sentono più accolte
nel loro ambiente rosa femminino,
a non parlar del sesso clandestino.
Che poi a farle ridere ci vuol poco,
qualche battuta, uno scherzo o anche un gioco,
ma devi essere un tipo esilarante,
devi coinvolgerle nel corpo e nella mente.
Ma, soprattutto non devi mai scordare,
che dentro te le devi rispettare,
anche con parole, semplicemente,
devono capir che sono il trascendente.
Questo é quello che ho sempre fatto,
io dalle donne son sempre stato attratto,
questo per loro sarà pure comico
per lor sarò per sempre un vero amico.












