Cuori in battaglia
son tremule foglie nel vento,
belligeranti palpiti di bozze solari,
tempesta geometrica di matite lunari,
invidiabili arcobaleni d' errori infedeli,
screziate perle tra grumi labiali,
rubini sartoriali nel silenzio annegati,
dizionari d' orizzonti esistenziali.
son tremule foglie nel vento,
belligeranti palpiti di bozze solari,
tempesta geometrica di matite lunari,
invidiabili arcobaleni d' errori infedeli,
screziate perle tra grumi labiali,
rubini sartoriali nel silenzio annegati,
dizionari d' orizzonti esistenziali.
Il volto di cera
si scioglieva
credendo ci fosse il fuoco
Un idiota immateriale
ora era una nuova strada
od un nuovo parco giochi
Ed ero lì
ad accartocciare il tessuto spazio - temporale
come l'ennesima bozza sbagliata
Era difficile
ma dovevo accettare il fatto
che ci fossero quelli deboli di cuore
si scioglieva
credendo ci fosse il fuoco
Un idiota immateriale
ora era una nuova strada
od un nuovo parco giochi
Ed ero lì
ad accartocciare il tessuto spazio - temporale
come l'ennesima bozza sbagliata
Era difficile
ma dovevo accettare il fatto
che ci fossero quelli deboli di cuore
Se seguirai
la coda del lupo,
ti condurrà dove
l’onta a se stessi
non è che
lo strano
inganno
di un
doppio
cieco;
e
dove
il pudore
ha il profilo
del pane secco,
e la mortificazione
l’esiguo valore
di un segno
di croce.
Ma
se rincorrerai
lo spirito del pescatore
al di là della scia del gozzo;
o l’animo ruvido del contadino
lungo la mezza ellisse della zappa
e al di qua del gambo del fiore:
ecco che fra la schiuma
del mare assonnato
e la tiepida bruma
del primo
mattino,
o
fra la
fredda brina
dell’inverno
avanzato
e
l’eterea
sospensione
degli elementi
su una terra
compatta,
mi
vedrai
affiorare,
sbocciare,
sbagliare,
fallire:
e
poi,
alfine,
espiare
gli errori
e i miei
tanti
peccati
di uomo.
Decantando
le tue speranze
nel caldo umido
di quel piccolo
smisurato
sogno,
al
quale
soltanto tu
hai saputo
infondere
il dolce
soffio
della
vita
.
Muta l’innocenza bagna il tempo
della paura che accoglie impotente il cordoglio
irto tra labirinti di vuoti e inganni
origami d’avvento con ali di falsa libertà
promettendo maschere all’ ombre dei dolori.
Fiacca sanguinante fino a divenire fiore
calice fragile al tepore dello scavo
l’abisso ha le sue favole in un cielo di parole
ancorando l’essere alla carne di poesie
pretese azzeranti prive d’estasi
fossa comune di fatue malinconie .
Un abbraccio cosmico salva il tormento
dialoga con la bimba nel pianto della sera
e le confessa nostalgie a bocca chiusa
stringendo tra i denti la sua soglia obesa
verginità false d’informe guscio succhiato
e accoglienze puttane di solitudini povere.
Intuisco il mistero nella sua fragilità alla paura.
della paura che accoglie impotente il cordoglio
irto tra labirinti di vuoti e inganni
origami d’avvento con ali di falsa libertà
promettendo maschere all’ ombre dei dolori.
Fiacca sanguinante fino a divenire fiore
calice fragile al tepore dello scavo
l’abisso ha le sue favole in un cielo di parole
ancorando l’essere alla carne di poesie
pretese azzeranti prive d’estasi
fossa comune di fatue malinconie .
Un abbraccio cosmico salva il tormento
dialoga con la bimba nel pianto della sera
e le confessa nostalgie a bocca chiusa
stringendo tra i denti la sua soglia obesa
verginità false d’informe guscio succhiato
e accoglienze puttane di solitudini povere.
Intuisco il mistero nella sua fragilità alla paura.
Sembra pelle
come la muta di un serpente
questa patina di falsità che
si stacca dal mio corpo.
Cammino e mi ritrovo a brandelli
gli occhi puntati addosso
da gente sorpresa; neanch’io
mi riconosco; perplesso
allo specchio tolgo gli scarti del mio passato
e mi ritrovo nudo, privato
del corpo di chi più non sono.
come la muta di un serpente
questa patina di falsità che
si stacca dal mio corpo.
Cammino e mi ritrovo a brandelli
gli occhi puntati addosso
da gente sorpresa; neanch’io
mi riconosco; perplesso
allo specchio tolgo gli scarti del mio passato
e mi ritrovo nudo, privato
del corpo di chi più non sono.
Or il popolo del vanto vinto
s' unisce ,
alle torbide acque dei possenti fiumi,
ai deserti di guerrigliere ombre.
Così, il pensare arduo della culla terrestre
disdegna dell' amicizia innanzi
fuggendo il senso della nobil casta.
Avanti l' anime delle frustrate membra;
tra siepi e sabbie del trafugato amore;
odori e stridii d' acciaio e piombo
fra i pendii mobili dell' alta intelligenza.
Gli dei fuggiti dai feroci gesti
indietro ansando chiaman le mani al petto,
or che di presenti lutti il fiorir di idee sinistre
cancellano le pietre scritte da Profeti amori,
l' esaltazione suona, le idee vaneggiano
negli ori di battaglie perdute.
Perderete il tempo
e di fama umilierete i popoli
e gli eroi vostri dalle troppe illusioni
prostrati,
alle fiamme delle spaventose memorie
cantano le nenie dei Sommi
guardando il tramontare sospiro
nelle notti di tormentosi fantasmi.
Guardate le folle degli spiriti caduti
e i loro pensieri traditi:
il vento di famosi vampiri
ha mischiato oro alla sabbia,
oro di pianto e amori rapiti.
s' unisce ,
alle torbide acque dei possenti fiumi,
ai deserti di guerrigliere ombre.
Così, il pensare arduo della culla terrestre
disdegna dell' amicizia innanzi
fuggendo il senso della nobil casta.
Avanti l' anime delle frustrate membra;
tra siepi e sabbie del trafugato amore;
odori e stridii d' acciaio e piombo
fra i pendii mobili dell' alta intelligenza.
Gli dei fuggiti dai feroci gesti
indietro ansando chiaman le mani al petto,
or che di presenti lutti il fiorir di idee sinistre
cancellano le pietre scritte da Profeti amori,
l' esaltazione suona, le idee vaneggiano
negli ori di battaglie perdute.
Perderete il tempo
e di fama umilierete i popoli
e gli eroi vostri dalle troppe illusioni
prostrati,
alle fiamme delle spaventose memorie
cantano le nenie dei Sommi
guardando il tramontare sospiro
nelle notti di tormentosi fantasmi.
Guardate le folle degli spiriti caduti
e i loro pensieri traditi:
il vento di famosi vampiri
ha mischiato oro alla sabbia,
oro di pianto e amori rapiti.
Figlia d’Albion venisti sulla spiaggia,
sedesti accanto a me sulla battigia,
un cappellone co le grandi tese
e occhiali neri, a protezione de pupille accese.
Ti sei sdraiata accanto a me a rimirare
er cielo azzurro, er sole caldo e er mare.
Dorci armonie sotto la tua pelle
da riuscì a turbà le stelle,
bianco er candore delle tue gote,
rosso il colore di due labbra immote.
Io nun ce posso fare proprio gnente,
de la finezza sono dipendente.
Poi me guarda, decide che je vado
me fa ‘n sorriso che n’arto po’ io cado,
e dar borzone toglie a colazione
pane, sarsiccia e sugo a profusione.
“Magnate come noi” je dissi strano,
ed io pensavo… dissi in italiano.
“Che voi pensà e prendine si voi,
e magna come a li paesi tuoi !”
Che, sei italiana ? Nun ce posso crede…
io come ‘n inglesina te stavo a vede !
C’hai un colore bianco lattescente,
capelli biondi…fai voltar la gente.
Dovevo ditte prima “ e dai magna!”
pe sapè che nun sei da Gran Bretagna ?
Però…vabbè…ma tanto che me frega,
sei bella uguale, pur si nun sei straniera.
sedesti accanto a me sulla battigia,
un cappellone co le grandi tese
e occhiali neri, a protezione de pupille accese.
Ti sei sdraiata accanto a me a rimirare
er cielo azzurro, er sole caldo e er mare.
Dorci armonie sotto la tua pelle
da riuscì a turbà le stelle,
bianco er candore delle tue gote,
rosso il colore di due labbra immote.
Io nun ce posso fare proprio gnente,
de la finezza sono dipendente.
Poi me guarda, decide che je vado
me fa ‘n sorriso che n’arto po’ io cado,
e dar borzone toglie a colazione
pane, sarsiccia e sugo a profusione.
“Magnate come noi” je dissi strano,
ed io pensavo… dissi in italiano.
“Che voi pensà e prendine si voi,
e magna come a li paesi tuoi !”
Che, sei italiana ? Nun ce posso crede…
io come ‘n inglesina te stavo a vede !
C’hai un colore bianco lattescente,
capelli biondi…fai voltar la gente.
Dovevo ditte prima “ e dai magna!”
pe sapè che nun sei da Gran Bretagna ?
Però…vabbè…ma tanto che me frega,
sei bella uguale, pur si nun sei straniera.
Fragori plaudono i giorni
dal mio pensiero
che col labbro tuo chiami,
di te amore odo .
Non gettare via l’anima mia !
La rosa rossa ,che resiste all’intemperie ,
è come uccidersi dentro …
è una lenta agonia che non dà respiro.
Non farlo!
Resta confusa nell’abbaglio ,
ti farò da guida e troveremo la nostra strada ;
nello strillo delle cicale
ovunque alba,l’azzurro del tremulo cielo.
No , non gettare via questo amore !
Lascia limpida l’acqua dei tuoi pensieri ,
risorgi viva; semina con me un fiore,
tu che mi lasci nelle pensose attese
disperato fuggo ,nella più tetra ombra .
E se col pianto di stelle ti vai a coricare
dalle tue labbra rosse esce la malinconia ,
metti tra le tue braccia la mia anima al sicuro
è ascolta aria di neve
Tu , la Mia , amata e musa .
Non gettare via questo amore !
dal mio pensiero
che col labbro tuo chiami,
di te amore odo .
Non gettare via l’anima mia !
La rosa rossa ,che resiste all’intemperie ,
è come uccidersi dentro …
è una lenta agonia che non dà respiro.
Non farlo!
Resta confusa nell’abbaglio ,
ti farò da guida e troveremo la nostra strada ;
nello strillo delle cicale
ovunque alba,l’azzurro del tremulo cielo.
No , non gettare via questo amore !
Lascia limpida l’acqua dei tuoi pensieri ,
risorgi viva; semina con me un fiore,
tu che mi lasci nelle pensose attese
disperato fuggo ,nella più tetra ombra .
E se col pianto di stelle ti vai a coricare
dalle tue labbra rosse esce la malinconia ,
metti tra le tue braccia la mia anima al sicuro
è ascolta aria di neve
Tu , la Mia , amata e musa .
Non gettare via questo amore !
Poi arrivano
questi giorni
che esci
e il sole offende
talmente i tuoi occhi
da non riuscire
a vedere più in là,
e il gelo
ti blocca le mani
e ti chiude la testa.
Vorresti rientrare,
finalmente restare
e contare
i pochi colpi rimasti.
Poi respiri,
ti appelli ad un Dio
che non trovi,
dici
sia fatta la sua volontà
e riprendi
sperando di donargli
tutto il bene
che puoi.
Anche sbagliando
di certo,
ma donargli
tutto il bene
che puoi.
questi giorni
che esci
e il sole offende
talmente i tuoi occhi
da non riuscire
a vedere più in là,
e il gelo
ti blocca le mani
e ti chiude la testa.
Vorresti rientrare,
finalmente restare
e contare
i pochi colpi rimasti.
Poi respiri,
ti appelli ad un Dio
che non trovi,
dici
sia fatta la sua volontà
e riprendi
sperando di donargli
tutto il bene
che puoi.
Anche sbagliando
di certo,
ma donargli
tutto il bene
che puoi.
Candida come sei
magia ovunque tu diffondi,
pur il cuor sensibile accarezzi,
lasciando in esso, a volte,
spine di dolore.
Col bianco tuo passaggio
ogni color cancelli alla natura,
bianco persino ciò ch’è nero,
e all’animo gentile
incuti altresì un po’ paura.
L’altra faccia della neve,
e lei, triste donna,
mai più t’amò.
Tra la coltre tua gelida
immaginava lo scricchiolio tuo
sotto le scarpe malridotte,
e la sua anima pareva udire
starnuti, tosse, respiro affannoso,
del suo uomo lassù,
tra i monti russi.
Ti odiava oh neve,
pensar quel corpo, chissà, steso su te,
col viso suo affondato
tra i tuoi fiocchi ormai ghiacciati,
senza aiuto o affetti alcuno.
Ancor più saperlo
versare su te quel sangue
ancora giovane e caldo d’amore,
goccia a goccia,
trasformato dal gran gelo,
in petali di rosa rossa.
L’altra faccia della neve,
bianca, pura, candida,
ma senza caldi colori.
ma senza caldi colori.

Filtrano tra smeraldi d' aghi d' abete,
confetti d' una corteccia d' ombre di sole,
boccioli rinnegati di vino silvestre,
nastri di resine argentate orlate d' estate.
Filtrano tra smeraldi d' aghi d' abete,
arruffati cristalli di linfa sanguigna,
mercurio atmosferico d' acrilica mattina,
gomitoli d' ossigeno, d' erba e di brina.
Filtrano tra smeraldi d' aghi d' abete,
metastasi incantevoli d' un vento di giugno,
nuvole relazionali d' astratti firmamenti
anonimi autografi di sogni differenti.
confetti d' una corteccia d' ombre di sole,
boccioli rinnegati di vino silvestre,
nastri di resine argentate orlate d' estate.
Filtrano tra smeraldi d' aghi d' abete,
arruffati cristalli di linfa sanguigna,
mercurio atmosferico d' acrilica mattina,
gomitoli d' ossigeno, d' erba e di brina.
Filtrano tra smeraldi d' aghi d' abete,
metastasi incantevoli d' un vento di giugno,
nuvole relazionali d' astratti firmamenti
anonimi autografi di sogni differenti.
Il silenzio grava sui sogni
delle mie nebbiose speranze:
terre aperte, cavalli fuggenti,
tuoni e fulmini
oltre il vasto arduo pensiero,
mi capovolge il frutto mio
essere,
m' inchina,
piegandomi nella fissa povertà
sparata da cialtroni
a cui morde il senso della beltà,
a cui,
il sigillo di una croce
alta nell' orizzonte
se perduto
tra pagine rosse e polvere umana.
Chi siamo noi !
mortali assassini, figli di guerre
e produttori di morte;
giudichiamo l' offeso
e calpestiamo il perso .
Essere vili è una chiave
che ci porta in rette parallele all' infinito;
a voi,
artisti di numeri e segni
ricavare l' esatto di questo infinito.
Mi giunge il tocco dell' ora più tarda
rimprovera, l' esistenza mia, fallita
e la grande eco dell' eterno spazio
mi consuma, mi sbricciola
sopra un deserto arso di nuova sabbia.
delle mie nebbiose speranze:
terre aperte, cavalli fuggenti,
tuoni e fulmini
oltre il vasto arduo pensiero,
mi capovolge il frutto mio
essere,
m' inchina,
piegandomi nella fissa povertà
sparata da cialtroni
a cui morde il senso della beltà,
a cui,
il sigillo di una croce
alta nell' orizzonte
se perduto
tra pagine rosse e polvere umana.
Chi siamo noi !
mortali assassini, figli di guerre
e produttori di morte;
giudichiamo l' offeso
e calpestiamo il perso .
Essere vili è una chiave
che ci porta in rette parallele all' infinito;
a voi,
artisti di numeri e segni
ricavare l' esatto di questo infinito.
Mi giunge il tocco dell' ora più tarda
rimprovera, l' esistenza mia, fallita
e la grande eco dell' eterno spazio
mi consuma, mi sbricciola
sopra un deserto arso di nuova sabbia.
Me so bevuto un bicchier di vino
che l’oste m’ha portato , malandrino,
pe festeggià ‘n anno, me ha detto
che m’hai lassato solo e senza letto.
Me dici che ce potevo fa ?
Ero stregato dalla tua beltà.
Si respiravi, respiravo anch’io,
sinnò schiattavo e ringraziavo Dio.
Che ne sapevo che, mentre te amavo,
co ‘n tipo scarcagnato combattevo,
brutto, untuoso ma con er portafojo,
come avrei fatto a superà sto scojo ?
Te sei portata via quello che avevo
puro ‘e mutanne che ormai non usavo,
m’hai fatto una gran risata
te ne sei annata e mai più tornata.
Ora me bevo sto bicchier de vino
che l’oste m’ha portato, birichino,
me faccio ‘na risata, so sereno,
er can pe l’aia certo nun lo meno.
Bevo p’a riacquistata libertà,
pe avé saputo puro conservà
na cosa granne, chiamata
Dignità.
che l’oste m’ha portato , malandrino,
pe festeggià ‘n anno, me ha detto
che m’hai lassato solo e senza letto.
Me dici che ce potevo fa ?
Ero stregato dalla tua beltà.
Si respiravi, respiravo anch’io,
sinnò schiattavo e ringraziavo Dio.
Che ne sapevo che, mentre te amavo,
co ‘n tipo scarcagnato combattevo,
brutto, untuoso ma con er portafojo,
come avrei fatto a superà sto scojo ?
Te sei portata via quello che avevo
puro ‘e mutanne che ormai non usavo,
m’hai fatto una gran risata
te ne sei annata e mai più tornata.
Ora me bevo sto bicchier de vino
che l’oste m’ha portato, birichino,
me faccio ‘na risata, so sereno,
er can pe l’aia certo nun lo meno.
Bevo p’a riacquistata libertà,
pe avé saputo puro conservà
na cosa granne, chiamata
Dignità.









