Elisabeth,
ti ricordi
gli anni verdi,
quando eravamo giovani,
ancora ti vedo cogli
occhi sfocati della memoria,
allora era facile amare,
eravamo freschi,
corpo sano,
palpiti del cuore,
ti ricordi la mia cotta per te,
i mille fallimenti,
il non riuscire a dirtelo,
ti ricordi;
poi ti ho persa tra la gente,
e ti rivedo ogni tanto,
matura e sicura,
nei tuoi anni
e la tua vita;
andiamo ognuno per le nostre strade,
dov’è finito,
quell’amore,
dove ,
quando eravamo giovani.
ti ricordi
gli anni verdi,
quando eravamo giovani,
ancora ti vedo cogli
occhi sfocati della memoria,
allora era facile amare,
eravamo freschi,
corpo sano,
palpiti del cuore,
ti ricordi la mia cotta per te,
i mille fallimenti,
il non riuscire a dirtelo,
ti ricordi;
poi ti ho persa tra la gente,
e ti rivedo ogni tanto,
matura e sicura,
nei tuoi anni
e la tua vita;
andiamo ognuno per le nostre strade,
dov’è finito,
quell’amore,
dove ,
quando eravamo giovani.
1 commento
Amami,
come fiore reciso d' autunno incollerito
spogliato dal temporale d' un ricordo ammutolito.
Amami,
come briciole coralline d' un castello di sole
raggomitolate tra scarpe d' inverno ed aiuole.
Amami,
come una guerriera costellazione di carezze
scarcerata dalla sartoria d' un cristallo di vento.
Amami,
come cicatrice d' un solstizio di dolcezza
riflessa nella chirurgia poetica della timidezza.
Amami,
come fazzoletto d' un mattino tempestoso
divampato tra le ciglia d' un ciliegio imperioso.
come fiore reciso d' autunno incollerito
spogliato dal temporale d' un ricordo ammutolito.
Amami,
come briciole coralline d' un castello di sole
raggomitolate tra scarpe d' inverno ed aiuole.
Amami,
come una guerriera costellazione di carezze
scarcerata dalla sartoria d' un cristallo di vento.
Amami,
come cicatrice d' un solstizio di dolcezza
riflessa nella chirurgia poetica della timidezza.
Amami,
come fazzoletto d' un mattino tempestoso
divampato tra le ciglia d' un ciliegio imperioso.
Ascolta,
È rumore di risacca,
Come quando il mare
Avanza e arretra incessante,
In un ritmo lento e rassicurante
Come parole sussurrate da una madre ed
Evaporate, eterei profumi,
Nella brezza della sera.
Come il brivido di anime
Che all'unisono,
Sì aprono al mistero dell'amore.
È rumore di risacca,
Come quando il mare
Avanza e arretra incessante,
In un ritmo lento e rassicurante
Come parole sussurrate da una madre ed
Evaporate, eterei profumi,
Nella brezza della sera.
Come il brivido di anime
Che all'unisono,
Sì aprono al mistero dell'amore.
Cristalli di ghiaccio
si adagiano morbidi
ed è candore sui campi e
su tutte le cose.
su tutte le cose.
Il cielo è un vetro
che cade e si rompe
che cade e si rompe
in migliaia di piccoli frantumi.
Neve ha la voce
il fiume
il fiume
neve hanno i bianchi giunchi e i canneti
neve gli abeti.
Nulla mi trattiene
nemmeno i miei pensieri
divento bambina e affondo le mani
raccolgo questo dono
che copre e mi stropiccia
ri-vivo e respiro i ricordi
ri-vivo e respiro i ricordi
nell'aria fredda e chiara
di questo candido giorno.


Una [a:] ogni tanto parla
si apre a un mio stupore morto,
lunga, lunga, nei corridoi del purgatorio
cometa di strali d'amore perduti -
e nulla di altro, se non fronde còlte dai cipressi
che coprono abbazie
senza finestre. La Mosa nasce, si oscura,
e si getta rossa nel Garda.

che coprono abbazie
senza finestre. La Mosa nasce, si oscura,
e si getta rossa nel Garda.
Abbiamo paura
ma ci abbracciamo più stretti
e aspettiamo
con una triste domanda sospesa
e un sorriso lento,
stentato.
Non possiamo niente
se non amarci di più
stretti da un’angoscia sottile
che non si spezza;
cerchiamo i nostri occhi
e ci scrutiamo,
aspettando nell’aria il giudizio
del tempo.
Corro da solo
dentro la nebbia.
Il cuore
batte leggero
c'è odore di tregua.
Sconosciuti
ricambiano
sorpresi il saluto.
Alzo il braccio
proseguo.
Respiro,
il bianco del cielo
nasconde
rancori e paure
tutto
sgombra la mente.
Verso casa
stanco e sudato,
sono felice.
dentro la nebbia.
Il cuore
batte leggero
c'è odore di tregua.
Sconosciuti
ricambiano
sorpresi il saluto.
Alzo il braccio
proseguo.
Respiro,
il bianco del cielo
nasconde
rancori e paure
tutto
sgombra la mente.
Verso casa
stanco e sudato,
sono felice.
« Il giallo è una luce che è stata attenuata dalle tenebre; il blu è un'oscurità indebolita dalla luce. »
(Cit. Goethe)
Sotto il peso
di un cielo lontano
e di queste immense
e impenetrabili nuvole,
sentiamo la vecchiaia
che si avvicina.
La vediamo
arrivare, noi:
prima dal fuori,
tremando dentro,
e poi dal di dentro
tremando
di fuori.
Tu,
amore,
che non sei
che un fiore
al vento;
ed io,
che
non
sono
nulla
se non
la vittima
di un sogno
dove ti cerco
e non ti trovo.
E quando il rosso
tornerà arancione,
e quando il verde
si libererà
del giallo
e del blu,
e l’indaco
e il violetto
scioglieranno
in luce scomposta,
il nostro grande amore
virerà dal nero sporco
verso il bianco neve,
verso il blu ceruleo.
Così che sarà il cielo
la tua ultima salita,
e il firmamento
il solo soffitto
del nostro
eremo:
il mio rifugio
e la tua tana,
trasformati
in unico,
soffice
caldo
nido.
caldo
nido.
Sono stato ad un passo da te
vicino alle tue parole
attento al tuo sguardo
e poi i sono allontanato
cavalcando chissà quali pensieri
pensavo di aver raggiunto
sorrisi e fortuna
sole e stelle
eppure mi stavo allontanando
non capivo che il cielo parlava
sussurrava e pregava
per riprendermi ed accompagnarmi
non ho chiesto aiuto
non ho vinto i dubbi
o forse neppure li ho visti
ed ora passo dopo passo
sto ritornando
vicino alle tue parole
attento al tuo sguardo
e poi i sono allontanato
cavalcando chissà quali pensieri
pensavo di aver raggiunto
sorrisi e fortuna
sole e stelle
eppure mi stavo allontanando
non capivo che il cielo parlava
sussurrava e pregava
per riprendermi ed accompagnarmi
non ho chiesto aiuto
non ho vinto i dubbi
o forse neppure li ho visti
ed ora passo dopo passo
sto ritornando
Non verrò più,
sopra quell' aspro colle
nel belare festoso del vento supino,
tra il vespro che accarezzava le zolle,
il ventunesimo giorno di Pasqua
rimpiansi il tuo viso divino.
Non verrò più,
nella piazza del rudere antico,
fra il cielo sonoro di uccelli fragranti,
il mio cuore che pensa a quel paese nemico
la calata del mondo di fuoco
ha fatto in me pensieri vaganti.
Non verrò più,
su quei monti di illusione tenace,
fra le parole tue dette null' era di vero
e pianse il mio cuore
che spento ormai da quel sì vivace
ricorda ancor però
quel viso di ventenne bel fiore.
sopra quell' aspro colle
nel belare festoso del vento supino,
tra il vespro che accarezzava le zolle,
il ventunesimo giorno di Pasqua
rimpiansi il tuo viso divino.
Non verrò più,
nella piazza del rudere antico,
fra il cielo sonoro di uccelli fragranti,
il mio cuore che pensa a quel paese nemico
la calata del mondo di fuoco
ha fatto in me pensieri vaganti.
Non verrò più,
su quei monti di illusione tenace,
fra le parole tue dette null' era di vero
e pianse il mio cuore
che spento ormai da quel sì vivace
ricorda ancor però
quel viso di ventenne bel fiore.
Un senso di profonda pace
invade il silenzioso risveglio,
e l’aria pura, pervasa tutta
da un intenso profumo di fresco.
Nel rintocco del campanile
un nuovo suono, basso,
sul suolo un inconsueto gradevole rumore.
Sensazione strana!
Socchiusa la finestra al nuovo giorno,
spettacolo superbo,
tu, oh natura, giammai potrai più offrire!
Come in una scena teatrale
è comparsa lei, la dea bianca!
Che onore! Che incanto!
Fugace, piacevole sorpresa.
Alta donna di classe,
a passi di danza discende,
e offre al suolo i suoi fiocchi,
come petali di bianche rose.
Amata da piccoli e grandi,
ventata di gioia e gioco nuovo,
e in colui che vive profondamente la natura,
infonde la certezza di una terra
rigenerata e pura.
Trasforma il reale in fantastico e magico sogno,
e la quotidianità, in candido paesaggio incantato.
Oh! ahimè!, in tempo solo a tesser le sue lodi
ed è già scomparsa,
sciolta al tiepido sole,
e l’incantevole momento svanisce.

invade il silenzioso risveglio,
e l’aria pura, pervasa tutta
da un intenso profumo di fresco.
Nel rintocco del campanile
un nuovo suono, basso,
sul suolo un inconsueto gradevole rumore.
Sensazione strana!
Socchiusa la finestra al nuovo giorno,
spettacolo superbo,
tu, oh natura, giammai potrai più offrire!
Come in una scena teatrale
è comparsa lei, la dea bianca!
Che onore! Che incanto!
Fugace, piacevole sorpresa.
Alta donna di classe,
a passi di danza discende,
e offre al suolo i suoi fiocchi,
come petali di bianche rose.
Amata da piccoli e grandi,
ventata di gioia e gioco nuovo,
e in colui che vive profondamente la natura,
infonde la certezza di una terra
rigenerata e pura.
Trasforma il reale in fantastico e magico sogno,
e la quotidianità, in candido paesaggio incantato.
Oh! ahimè!, in tempo solo a tesser le sue lodi
ed è già scomparsa,
sciolta al tiepido sole,
e l’incantevole momento svanisce.

Sporco fogli con parole,
cerco di disegnare note
per un concerto di emozioni.
Stropiccio cuore ed anima,
seduco palpiti
profumati di vita e d’amore,
dono per te…
Cerco tra le pieghe,
invoglio il mio sentire e
rinvengo suoni un po’ aspri,
mendico note da addolcire
e il respiro s’intenerisce.
D’improvviso,
fan l’amore Parole e Cuore.
…Ed ora dimmi se questo
è anche il tuo concerto…
cerco di disegnare note
per un concerto di emozioni.
Stropiccio cuore ed anima,
seduco palpiti
profumati di vita e d’amore,
dono per te…
Cerco tra le pieghe,
invoglio il mio sentire e
rinvengo suoni un po’ aspri,
mendico note da addolcire
e il respiro s’intenerisce.
D’improvviso,
fan l’amore Parole e Cuore.
…Ed ora dimmi se questo
è anche il tuo concerto…
Ecco, io vorrei sapè
se ce sei o se ce stai a provà !
Perché hai scelto proprio me,
da prenne ‘n giro e famme ‘nfinocchià.
E si che so de mio ‘n buontempone,
che sa scherzà de ogni situazione,
ma io nun ho ‘n bersaglio predefinito
e ‘nvece tu m’hai fatto er preferito.
Vedi, così comincia er vecchio gioco
dell’incosciente che scherza cor foco,
der pifferaio che poi fu sonato,
di chi scherzando…rimase innamorato.
Che amore e amore alla nostra età
ar massimo ‘n po’ de solidarietà.
Te prego quinni de famme capì,
si scherzi, bene, ma numme ’stupidì !
Te lo ricordo a futur memoria
anche se er corpo prima o poi invecchia,
er core resta all’anima ancorato,
è ‘n giovanotto cui piace esse amato.
Lassame sta, che a vita è già dura
nun famme da indossà l’armatura,
perché co te io la reindosserei
birbante, sei in cima a li pensieri miei !
se ce sei o se ce stai a provà !
Perché hai scelto proprio me,
da prenne ‘n giro e famme ‘nfinocchià.
E si che so de mio ‘n buontempone,
che sa scherzà de ogni situazione,
ma io nun ho ‘n bersaglio predefinito
e ‘nvece tu m’hai fatto er preferito.
Vedi, così comincia er vecchio gioco
dell’incosciente che scherza cor foco,
der pifferaio che poi fu sonato,
di chi scherzando…rimase innamorato.
Che amore e amore alla nostra età
ar massimo ‘n po’ de solidarietà.
Te prego quinni de famme capì,
si scherzi, bene, ma numme ’stupidì !
Te lo ricordo a futur memoria
anche se er corpo prima o poi invecchia,
er core resta all’anima ancorato,
è ‘n giovanotto cui piace esse amato.
Lassame sta, che a vita è già dura
nun famme da indossà l’armatura,
perché co te io la reindosserei
birbante, sei in cima a li pensieri miei !
Realtà e finzione
il confine era una sogliola
Su quel banco della fiera
il ragazzino faceva veloce
il gioco delle tre carte
Io gli afferrai violentemente il braccio
Gli dissi, con disperazione:
"Io ho fame di verità!"
Il ragazzino tornò a ridicchiare:
"Eco non è ancora morto"
Me ne andai sconfitto
il confine era una sogliola
Su quel banco della fiera
il ragazzino faceva veloce
il gioco delle tre carte
Io gli afferrai violentemente il braccio
Gli dissi, con disperazione:
"Io ho fame di verità!"
Il ragazzino tornò a ridicchiare:
"Eco non è ancora morto"
Me ne andai sconfitto












