Avvinghiati in effusioni emotivamente confuse,
ansimanti i nostri corpi, affamati di pulsioni,
sudati, cosparsi d’amore per un impulso animale,
metabolizzati gli odori, i reconditi sospiri.
Atto d’amore e di aggressività sconvolgente,
personalità completamente cambiate,
coerenza lasciata in disparte a guardare,
eccitante gioco portato all’estremo.
Crollo verticale della ragione,
innalzamento dell’amore.
quel dell’Intelligenza Artificiale
che guidata in immenso suo scaffale
di poësia può far tutti profeti,
dell’umano sentir facendo strame
soddisfacendo disoneste brame.
Poeti quelli veri, certo intendo,
quelli che hanno un’anima davvero,
quelli che hanno un cuor sempre sincero
che vanno l’infinito percorrendo,
senza usar quella soffice magia
ch’è in poesia implicita bugia.
Non è question da poco quel che dico,
ch’è come di zircone far diamante,
e un genere inquinar già agonizzante,
che ha perso sue radici in suol antico
per far fiorire prosa verticale
a chi è convinto d’esser qual Montale.
So ben ch’evoluzione dello stile
in poesia sancito ha il buon diritto
di usare l’esenzion di quanto scritto
da rime, versi e metrica gentile,
tutto iniziò nel secol novecento
e tale poetar mai fu redento.
Eppur io son convinto che il rifugio,
laddove l’artificio non ci assale
sia sol l’intelligenza naturale,
che dell’artificiale il sotterfugio
dimostra nella sua incapacità
d’in ritmi e rime aver duttilità,
stigma soffice sol d’umanità.
- Trascinati fuori da un corpo umano
La metamorfosi è in atto
Saremo tutti insetti in un barattolo -
(Sintesi di una notte)
Siamo passeggeri
Un volo col risvolto nero
mi restituisce contorni imprecisi
e un buongiorno dislessico
Ma chi sono questi che tornano?
...ed intanto arriva aria sulla quarta corda
e lingue di plastica.
che ancora non si fa lingua,
parole che cadono come semi nella banca del fango,
prima che la città le divori.
Sei un fantasma del grano,
un uomo senza lettere, che scrive la vita
con le mani incrinate in impasti interessanti
che non interesseranno a nessuno.
Mi hai insegnato a contare le stelle
sul tetto di lamiera,
ma non hai capito i numeri
che ora bruciano nei miei schermi.
Boomer, millennial: due bestie
nella stessa stalla,
che si leccano le ferite
e poi si mordono la coda.
La tua nostalgia è un bicchiere vuoto
rotolato sotto il letto,
il mio rancore un muro di latrati mai inviati.
Ci amiamo a schiaffi,
in silenzi che sanno di minestra fredda
e telefonate interrotte.
Quella volta che mi chiamasti "traditore"
Oppure "dottore", non ricordo
-era dicembre, pioveva-
il tuo fiato era acido come l’aceto
che usavi per pulire le ferite dei cani.
Ho sepolto quel giorno in un solco
dove nemmeno Dio scava.
Eppure, quando dormi ubriaco sul divano,
ti somiglio:
la stessa tempesta negli occhi,
lo stesso sangue che cerca una foce
tra montagne di errori.
Siamo due analfabeti, padre:
tu non leggi le mie parole,
io non decifro il tuo pianto.
Ci incontriamo al margine del mondo,
dove il passato è un cane randagio
e il futuro un lampione spento.
Tre quartine di ottonari a rime alternate.
«A mie no serviti a nenti»¹
dicon l'urla del mattino.
Certo non fonoassorbenti
le pareti e poi vicino
troppo è la mia chiusa stanza
alla fervida cucina
per tener viva speranza
di giornata un po' carina.
Che sian figli o che sia moglie
il rinfaccio è sempre quello
e svaniscon rare voglie,
mi rintano nel baccello.
¹: ”A me non servite a niente”.
17/03/2025
a cogliere i resti di un amore
che troppo eccitati costruimmo
al sole e all’onda d’una bella estate.
Consumo grigi a passo molto lento,
una ringhiera come primo appoggio
e le mie spalle che ti narrano di già
l’esordio dei ricordi e dei rimpianti.
Orizzonte mutato in un meriggio,
mi concedo alla vista offuscata
di case, strade e palazzi, in attesa
che trovi presto la mia via di casa.
Conterò i lampioni uno per uno
prima di giungere a quei grattacieli
menati da mani di nebbia in ascesa
al pari di steli di rose troppo spinosi.
Sbiadito, come albero sguarnito,
sarà il tuo volto perso nel vuoto,
protetto dal vento che intanto s’alza
mentre va giù il nodo dell’addio.
Ti fisserò nel cuore, come quando
ti conobbi in quella notte d’agosto,
mani in tasca a frugare nuovi amori
e bella principessa in bianco e nero.
I lampioni si accendono cadenzati,
Per le vie gente che torna a casa,
La strada di auto a fari accesi si intasa.
Allora fai un bilancio della giornata,
Trascorsa senza alcuna impennata,
Piatta come la pianura padana,
Volata come un soffio di tramontana.
Una di' trascorso nell'oblio totale,
A far qualcosa di banale,
In TV il solito telegiornale,
Tra morti guerre e qualche frana alluvionale.
Se avessimo un tempo infinito,
Ogni tanto ciò sarebbe anche gradito,
Ma con i giorni che non sono a ripetizione,
Tutto ciò è fuori da ogni ragione.
Oh Escherichia,
escherichia coli,
tu che c'infetti
dall'equatore ai poli
abbi pietà, orsù,
non farci male
con quell'odioso
spasmo intestinale!
Non infierire,dai,
coi tuoi tormenti
noi che manchiam
dei lattici fermenti!
Risparmiaci di andare
troppo spesso
ad ogni piè sospinto
dentro al cesso!
Se poi non puoi impedire
questa cosa
fai che la cacca olezzi
almen di rosa!
rimane mezza.
La mezza parte che scruta dall'alto,
che resta mezza lesa,
che deve brillare il doppio,
che sempre strappa sillabe di stupore,
che solitaria si cerca intera,
che segue una scia perdendosi nel vuoto -
Una mezza parte più leggera
e che vola più in alto,
che si rincuora al pensiero del suo tramontare,
e che già sa che tornerà intera -
Una mezza parte, ché l'altra, è già
nel mondo del sogno.
Ho assaggiato l’universo,
sa di fiore, sa di estate,
sa di giochi da rifare,
sa di storie da inventare,
sa di nuvole e pensieri,
sa di mare, sa di abbracci,
sa di tuffi e tanti salti.
Ho assaggiato l’universo,
sa di neve, sa di amore,
sa di baci ed aquilone,
sa di foglie in mezzo al vento,
sa di barche e di canzoni,
di sirene e tanti pesci,
sa di tempo e di silenzi.
Ho assaggiato l’universo,
sa di sole, sa di danze,
sa di rondini e farfalle,
sa di zucchero e cemento,
sa di sguardi e tanti sogni,
sa di bimbi e tanti cuori.












