Un fantasma s’aggira tra i poeti,
quel dell’Intelligenza Artificiale
che guidata in immenso suo scaffale
di poësia può far tutti profeti,
dell’umano sentir facendo strame
soddisfacendo disoneste brame.
Poeti quelli veri, certo intendo,
quelli che hanno un’anima davvero,
quelli che hanno un cuor sempre sincero
che vanno l’infinito percorrendo,
senza usar quella soffice magia
ch’è in poesia implicita bugia.
Non è question da poco quel che dico,
ch’è come di zircone far diamante,
e un genere inquinar già agonizzante,
che ha perso sue radici in suol antico
per far fiorire prosa verticale
a chi è convinto d’esser qual Montale.
So ben ch’evoluzione dello stile
in poesia sancito ha il buon diritto
di usare l’esenzion di quanto scritto
da rime, versi e metrica gentile,
tutto iniziò nel secol novecento
e tale poetar mai fu redento.
Eppur io son convinto che il rifugio,
laddove l’artificio non ci assale
sia sol l’intelligenza naturale,
che dell’artificiale il sotterfugio
dimostra nella sua incapacità
d’in ritmi e rime aver duttilità,
stigma soffice sol d’umanità.
quel dell’Intelligenza Artificiale
che guidata in immenso suo scaffale
di poësia può far tutti profeti,
dell’umano sentir facendo strame
soddisfacendo disoneste brame.
Poeti quelli veri, certo intendo,
quelli che hanno un’anima davvero,
quelli che hanno un cuor sempre sincero
che vanno l’infinito percorrendo,
senza usar quella soffice magia
ch’è in poesia implicita bugia.
Non è question da poco quel che dico,
ch’è come di zircone far diamante,
e un genere inquinar già agonizzante,
che ha perso sue radici in suol antico
per far fiorire prosa verticale
a chi è convinto d’esser qual Montale.
So ben ch’evoluzione dello stile
in poesia sancito ha il buon diritto
di usare l’esenzion di quanto scritto
da rime, versi e metrica gentile,
tutto iniziò nel secol novecento
e tale poetar mai fu redento.
Eppur io son convinto che il rifugio,
laddove l’artificio non ci assale
sia sol l’intelligenza naturale,
che dell’artificiale il sotterfugio
dimostra nella sua incapacità
d’in ritmi e rime aver duttilità,
stigma soffice sol d’umanità.

Commenti
Lasciamo le considerazioni di stile, la perfezione grammaticale, la nitidezza dei significati e appropriatezza lessicale, la validità della punteggiatura e tutti quegli altri aspetti che fanno imbestialire chi sostiene che la Poesia debba essere un mix di peti e rutti assolutamente indisciplinati, liberamente selvaggi, meglio se incomprensibili e chi le scrive per essere un Vate debba biascicare un idioma del tutto sgrammaticato con maiuscole, punti e virgole distribuiti ad mentula canis e gli accenti scelti tirando i dadi, passiamo al significato:
Sisifo in questa Poesia esprime il timore da me condiviso che l'Intelligenza Artificiale possa corrompere l'arte poetica con una "bugia implicita" prodotta senza un vero sentire umano. I poeti autentici son capaci di esplorare l'infinito con sincerità e SOPRATTUTTO originalità. Ora, la poesia "moderna" ha già subito trasformazioni stilistiche tese a semplificarla (a mio parere esageratamente) come se i cervelli moderni non fossero più all'altezza dei cervelli dei nostri avi (Dante, Petrarca, Ariosto, Leopardi eccetera, che erano capaci di impegnarsi per dare una veste bella ai pensieri belli, in rime e soprattutto in metri adatti), ma solo l'intelligenza "naturale", quella vale a dire di noi esseri umani realmente viventi, con sensibilità unica, può cogliere la vera essenza della Poesia e creare nuova poesia e non semplice riproposizione di dati archiviati.
Per l'ultima strofa, in effetti vedo le A.I. lentamente migliorarsi, ma ancora… col cavolo che li tirano fuori canonici! Zirconi ma non Diamanti.
Io credo che un'AI ptrebber scrivere anche buoni contenuti, ma non avrebbe, allo stato attuale, la capacità di gestire metrica, rime, ritmi e tutti quei piccoli accorgimenti tecnici che consentono di "addomesticarle". Su versi di "prosa verticale" l'AI potrebbe anche superare qualitativamente, tanti poeti di media caratura.
Le dannate pseudorime
intenderci/arrivederci
corrodere/sedere
finita/verità
conoscere/correggere
sono un dramma che affligge invece tanti autori umani che si gettano a "rimare" senza più ricordarsi di quando i maestri ci spiegavano cos'è una rima nell'insegnarci a recitare le prime poesie. O forse alcuni di noi hanno avuto maestri che l'hanno spiegato male e poi alle scuole medie hanno avuto un professore che dava per scontato che il discorso rime e accenti ce l'avesse già fatto il maestro delle elementari e lui, senza stare a rispiegarlo, si limitava a mettere voti da sufficienza appena. Insomma, potremmo scaricare la colpa delle pseudorime sulla scuola, al pari dell'esistenza di complottari & C, con le varie pseudoscienze
Vero è che al secolo nostro le maestre usavano le bacchette su mani e schiene (ah, quanti ricordi) mentre in questo secolo debbono fare l'inchino davanti ai S.U.D. che salgono sul marciapiedi davanti al cancello della scuola, ma in realtà a pensarci la croce delle pseudorime la troviamo anche in autori anzianotti come noi, ma in quel caso possiamo ipotizzare la perdita di memoria sul concetto di Poesia. Eppure, anche senza riprendere in mano il sussidiario oppure studiarsi tutte le rime di tutti i poeti più bravi, basterebbe una velocissima sbirciata in wikipedia per rinfrescarsi (o imparare ex novo) cosa siano le rime e cosa invece le quasi-rime, per evitare di infangarsi invece nelle pseudorime!
Sono tornato a versi e rime per differenziarmi dal mainstream, e se fossi persona nota e autorevole, aprirei un dibattito su dove stia andando a finire la poesia. Mi capita di leggere autori contemporanei, anche affermati, cui non darei neppure una stellina di Club Poetico.
Quindi, sono combattuto tra snobismo e anacronismo. Esiste oggi in Italia qualche "grande" autore che scriva in metrica e rime senza che lo si isoli entro un "cordone sanitario" a protezione del gregge dei ritmorimofobi?
Tornando alla questione AI, ho buttato un piccolo sasso in piccionaia, ma non so se il mio testo è riuscito a far capire quello che, secondo me, è un problema serio.
Metrica e rime, una volta riabilitate, potrebbero diventare un antidoto efficace a chi voglia fare poesia a sbafo. Io credo, allo stato delle cose e della possibile morte della poesia come genere letterario, che si debba tornare all'antico.
E ripeto il mio ritornello, tanto paradossale quanto bistrattato: per fare buona poesia in (cosidetti) versi liberi (o "prosa verticale"?) bisogna essere MOLTO bravi. Io non arriverei a tanto, ho bisogno di usare schemi consolidati.
Credo comunque che questo appiattimento artistico in nome di velleità di gloria di gente che non ha mai ammirato l'arte e tanto meno l’ha studiata sia un qualcosa che va ben oltre la poesia, temo un po' in tutti i campi dell'arte. Anzi, il terrore è che si riproponga lo stesso schema di seminar scorregge ovunque e dichiarandole veri teoremi e serie teorie stia investendo anche la scienza, almeno quel facsimile che è nella nostra percezione popolare.