Un’ignota mano era, non il vento,
che le foglie muoveva, in primavera,
ignoto pure di dove veniva il canto
del merlo, tra i rami celato,
e il moto ondulato del grano maturo,
il lamento duraturo delle cicale;
oh, quale mistero pensavi,
quale magia, e seppur di tutto ignaro,
tutto per te era gaudio, tutto gioco.
Non avvezza al mondo e alla ragione,
quanti vaghi pensieri
sortì la tua acerba mente,
quante fantasie,
onde sovente alle celesti vie
lo sguardo alzavi, sospirando.
Ricordi? Era il tempo dei soli estivi
e tu, recandoti il nonno per mano,
tra robinie, pioppi e gelsi vagavi
e non c’erano le piaghe dell’età,
non c’erano affanni
a turbare l’adolescente beltà.
Dove sono ora quei sospiri?
Perché non ti rallegra più quel canto,
né la voce del vento,
non quel sobrio diletto,
pei campi vagando?
E perché, trascorsa la giovane età,
lo sguardo al vero volgesti?
Forse che il discoprire che tutto è vano,
che tutto la morte oscura,
una qualche gioia ti procura?
Forse ch’indagare può la ragione
il mistero de l’universo?
Sottile inganno. E chi, ancora,
tali cose sovente obliando,
ben oltre ciò ch’il viver ti chiede,
a cercar ti spinge?
Chi, tu sapendo che tutto è nulla,
ad operarti in vacue cose ti sprona?
Io non so se tal cosa
all’uomo fu prescritta ad arte,
so solo che passati quei dì
non solo il verde sembiante,
non solo le favole antiche,
ma anche ogni illusione svanì.
che le foglie muoveva, in primavera,
ignoto pure di dove veniva il canto
del merlo, tra i rami celato,
e il moto ondulato del grano maturo,
il lamento duraturo delle cicale;
oh, quale mistero pensavi,
quale magia, e seppur di tutto ignaro,
tutto per te era gaudio, tutto gioco.
Non avvezza al mondo e alla ragione,
quanti vaghi pensieri
sortì la tua acerba mente,
quante fantasie,
onde sovente alle celesti vie
lo sguardo alzavi, sospirando.
Ricordi? Era il tempo dei soli estivi
e tu, recandoti il nonno per mano,
tra robinie, pioppi e gelsi vagavi
e non c’erano le piaghe dell’età,
non c’erano affanni
a turbare l’adolescente beltà.
Dove sono ora quei sospiri?
Perché non ti rallegra più quel canto,
né la voce del vento,
non quel sobrio diletto,
pei campi vagando?
E perché, trascorsa la giovane età,
lo sguardo al vero volgesti?
Forse che il discoprire che tutto è vano,
che tutto la morte oscura,
una qualche gioia ti procura?
Forse ch’indagare può la ragione
il mistero de l’universo?
Sottile inganno. E chi, ancora,
tali cose sovente obliando,
ben oltre ciò ch’il viver ti chiede,
a cercar ti spinge?
Chi, tu sapendo che tutto è nulla,
ad operarti in vacue cose ti sprona?
Io non so se tal cosa
all’uomo fu prescritta ad arte,
so solo che passati quei dì
non solo il verde sembiante,
non solo le favole antiche,
ma anche ogni illusione svanì.

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LIETA GIORNATA LUCIANO.