si prenderà il tuo desiderio d'amore alto e senza giudizio.
La morte scriverà la fine del tuo amore,
ancora prima del suo inizio,
durante lo affogherà nell'abitudine.
Lei combatte contro i tuoi occhi, vincerà.
Arriverà a prendersi tutto, lo sta già facendo.
Vera come l'inquietudine, sospesa sul tuo volto,
che non divide ma rende piu profonda la materialità di un abbraccio.
Ti rifugierai negli attimi rimasti, sovrapposti nel gioco di prospettive del tempo,
ma arriverà, cieca, a spazzare via la nostra sensibilità,
per coprirla di un eterno buio, senza lacrime.
con la penna, trafiggerti il cuore.
Allora i miei sonetti a mille a mille
leggeresti ovunque il tuo sguardo miri.
Ma aime! La poesia, che seppur fervida
alberga nell'anima e in tutto l'esser mio
coi tormentati sospiri se ne invola.
Così che la mano inerte
né la cattura né la imprigiona.
E par che il delirar dei miei travagli
non ti scalfisca e neppur ti sfiori.
Ma quasi da orribil nefandezza
sdegnoso ne sfuggi la carezza.
gorgoglio di macine
ogni istante
diventa scorza di pane
Quella polvere
sta dentro me
-spiga
chicco di giada sull'iride-
Aratro che cammina
dove andrai senza il silenzio?
Il domani sporge voce
sussulti
euforia
Lingua che tace
che si da tormento
e nel grigio parlare
occulti riflessi
La mano straccia il foglio
-flessa su te non si diradano nebbie-
Stasi idiopatica
Sei tu il mio camice
Persi i bottoni
si slacciano chiodi
di seno graffiato
in distocico battito sempre presente
Lancia nuziale di ghiaccio
Acquisto oboli senza rimpianto:
le grazie non hanno che trenta denari
Potessimo vestiti di edere
a scostare tendine nere dai tuoi occhi
E tu meglio della vita hai un guizzo rapace
un tocco di gioia che non conosce inverni
Io a guardarti senza fiatare
ricorro a tempi lunghi di vie lattee
e prati della rivoluzione
Ero lì
tra lucertole e meraviglia a fissare il 2013 in una nuvola
a giurare un amore di ragazzi allo scalino della Sud Est
Verrò si disse come se stessimo parlando
di un giorno nelle nostre gambe
come se il sudore ai seni fosse oceano di mani
Verrò
scegliendo il giorno di maggio da portare al collo
guscio d’ ostrica da consacrare al porto
berrò pupille e l’iride incandescente
sarà in me e tu l’ amore in un lillà.
e pioggia di lacrime sui vetri
il patire di due cuori ardenti.
Rovesci di pianto senza spazio
tra strette, gemiti e singhiozzi.
Nel frattempo si compiva il rito
poi che sazio sparivo.
L’inevaso quesito di quei baci
m’affogava e mi mozzava il fiato,
ma purtroppo cessava.
Con rispetto conservo quel monile
in uno scrigno d’oro adulterato
come frutto assaporato acerbo
che tutt’oggi mi contorce il petto.
con lo stesso intento
sorrisi e berimbau,
e tamburi a tuttondo:
che diede inizio al mondo.

sei dentro il cuore
e nell'anima.
La tua musica
presente
nel bene e nel male.
Sei la poesia
della vita
che mi accompagna sempre.
Sei un vincente.
Un fiume in piena
sta correndo da te
la tua voce li accompagna.
Fa da eco
per chi come me
non può esserci.
Una vittoria
lunga quarant'anni
un archivio infinito.
Sei l'idolo
per eccellenza
e lo sarai sempre.
L'eroe della musica
Quel fiume,
quelle voci,
quell'eco.
Suonerà sempre dentro di noi
tu sei il comandante
tu sei parte di noi.
Tutto mentre una farfalla si posa
Rauco il cielo rigurgita nuvole
Come noi finti poeti
Sputiamo versi vuoti e metallici
Che nella disperata ricerca della perfezione
Perdono ogni tipo di musicalità
La poesia non sono le belle parole
La poesia è guardare il cielo
Il nostro azzurro foglio
Riempirlo di sentimenti e lacrime
E non lasciar più spazio al sole
Scontato e quotidiano
Maestoso, intonando il suo canto
lentamente le lunghe piume tende,
pian piano ad arco formare,
come ventaglio di mille mila colori.
Solitario sta, il Re Sole pennuto,
bello, d'orgoglio e vanità vestuto.
A piccoli trascinati passi avanza,
regal, solenne, a meraviglia mostrar.
Ei se ne và per l'aia ancheggiando,
da solo così, pavon-pavoneggiando.
Ti assale uno spasmo
e' dura strapparlo dal petto
s'insinua nelle vene
diventa roccia
ti chiude sbocchi
irrompe nelle tempie
ti batte...tam tam
e i pensieri diventano neri
chi eri fino a ieri?
giocoliere della vita
i bastoni lanciavi e più delle volte sbagliavi
cadevano in terra con tonfo profondo
e il suo eco arrivava nel mondo.
nessuno s'accorgeva
però che eri tu.
ora sei domatore in un circo
le belve ti osservano
cercano il modo più veloce
per sbranarti
ma tu poni le mani
su di loro
e le tue croci calmeranno
la brama
salva ora la tua anima
e riportala in petto.










