
Quando il cielo
in una veste d’azzurro palpito
scorre dentro le arterie
penetrando sottilmente
dentro ogni poro,
s’eleva pura emozione dall’anima
nutrita dall'alimento d’amore.
E, nell’ammirare
quelle sere turchine d’estate
camminando tra il verde dei prati
con il vento che carezza la vita
e poi scivolare nel grano
tra il biondo oro delle spighe
che donano con generosità
l’alimento che ci nutre
come l’amore che adorna
di baci maturi di brina,
atolli di rose
battuti da mille uragani
in un cavalcare in simbiosi
fra ombre e luci che ci contengono
in quel cammino che è la vita
6 commenti
Non è vero che i fiori muoiono,
Si addormentano e
una dimenticanza
li attraversa. Sostanza araldica
Profumo.
Hai messo radici sulla mia lingua terrena
una per ogni mese di lontananza
undici uncini e dodici aghi
acuminati e acuti
Hai tracciato la linea del mio desiderio
Sulla mia bianca schiena
carri celesti nella chiostra della gola.
Hai bagnato la mia bocca
Hai spruzzato acini d'uva
Uno per uno.
Mi hai messo radici con la tua assenza
ma non è vero che i fiori
muoiono. Io li ho innaffiati
Col mio desiderio.
Accarezzare lo stelo
percossi da una stolida ignoranza
loro non sanno
cosa sia
morire. Ma sanno godere
Sulla tua pelle sanno scivolare
Tu
Nella mia gola sai come godere
Come sopravvivere
Si addormentano e
una dimenticanza
li attraversa. Sostanza araldica
Profumo.
Hai messo radici sulla mia lingua terrena
una per ogni mese di lontananza
undici uncini e dodici aghi
acuminati e acuti
Hai tracciato la linea del mio desiderio
Sulla mia bianca schiena
carri celesti nella chiostra della gola.
Hai bagnato la mia bocca
Hai spruzzato acini d'uva
Uno per uno.
Mi hai messo radici con la tua assenza
ma non è vero che i fiori
muoiono. Io li ho innaffiati
Col mio desiderio.
Accarezzare lo stelo
percossi da una stolida ignoranza
loro non sanno
cosa sia
morire. Ma sanno godere
Sulla tua pelle sanno scivolare
Tu
Nella mia gola sai come godere
Come sopravvivere
Ed uno sbadiglio di luce
s’inchinò al tramonto
come soffio di primula
alle latitudini del cuore
ed una cometa di brina
abbigliò pianto di parole
in un solfeggio di nuvola
e pergamene d’aurore.
Se la poesia del sole
mescerà l’acquerello dei campi
ad una conversazione di baci,
ciondoli di luna nevicheranno
in un respiro di sguardi
ed accenderemo rami fioriti
nel pensier dei nostri istanti.
s’inchinò al tramonto
come soffio di primula
alle latitudini del cuore
ed una cometa di brina
abbigliò pianto di parole
in un solfeggio di nuvola
e pergamene d’aurore.
Se la poesia del sole
mescerà l’acquerello dei campi
ad una conversazione di baci,
ciondoli di luna nevicheranno
in un respiro di sguardi
ed accenderemo rami fioriti
nel pensier dei nostri istanti.
Sui campi di betulla è scritto il mio nome.
Ed erano stanchi d'estate
ma l'afa non regnava
e neppure, a sera, le zanzare
Era il paese mio
coi materassi al sole
ed un campo di pallone ch'era tutto:
salto in lungo
pista ottanta metri
salto in alto anche quando il ghiaccio attutiva salti
E' la mia strada ancora
e la solco ogni giorno di ogni mio misero anno
distante dalle pietre
da cipressi ad attorniare chi fu
Me li sento addosso come le vesti d'un giudice
ed oramai son prossimi
ma nel vestirmi nuovamente alba e figlia di quei viali
vorrei viverne ancora almeno un ramo
Ed erano stanchi d'estate
ma l'afa non regnava
e neppure, a sera, le zanzare
Era il paese mio
coi materassi al sole
ed un campo di pallone ch'era tutto:
salto in lungo
pista ottanta metri
salto in alto anche quando il ghiaccio attutiva salti
E' la mia strada ancora
e la solco ogni giorno di ogni mio misero anno
distante dalle pietre
da cipressi ad attorniare chi fu
Me li sento addosso come le vesti d'un giudice
ed oramai son prossimi
ma nel vestirmi nuovamente alba e figlia di quei viali
vorrei viverne ancora almeno un ramo
E' qui intorno il deserto
nello spazio orizzonte. Cammino
contro il sole che sale
con un lato scoperto.
Finalmente fa sera
e la parte mi brucia,
poggio l’altra al dormire.
Ed il giorno risale,
riprende
nel deserto il cammino,
scoperto
su quel lato fa male.
Ora è piaga e non vedo
nonostante le stelle. Mi piego
su di un lato: è già l’alba
che mi scalda il dolore.
Uno strappo ci vuole
alla piaga che strazia
e trascino
nel deserto immutabile
questo corpo che trema.
Col pugnale recido
e nel sangue che bolle
ce la lascio marcire.
Ora tutto è coperto
anche il pezzo
che mi gocciola ancora,
una scia nel deserto e davanti
l’infinito per gli occhi.
Dov’è andata la notte?
nello spazio orizzonte. Cammino
contro il sole che sale
con un lato scoperto.
Finalmente fa sera
e la parte mi brucia,
poggio l’altra al dormire.
Ed il giorno risale,
riprende
nel deserto il cammino,
scoperto
su quel lato fa male.
Ora è piaga e non vedo
nonostante le stelle. Mi piego
su di un lato: è già l’alba
che mi scalda il dolore.
Uno strappo ci vuole
alla piaga che strazia
e trascino
nel deserto immutabile
questo corpo che trema.
Col pugnale recido
e nel sangue che bolle
ce la lascio marcire.
Ora tutto è coperto
anche il pezzo
che mi gocciola ancora,
una scia nel deserto e davanti
l’infinito per gli occhi.
Dov’è andata la notte?
Foglie, che il vento
ruba agli indifesi rami
in sonnacchiose
serate d'autunno.
Senza un sospiro
-tra un bacio e un fuggire-
salutano il mondo
in mesta certezza
che mai sarà nota
all'occhio dell'uomo
differenza alcuna
tra foglia che nasce
e altra che muore.
ruba agli indifesi rami
in sonnacchiose
serate d'autunno.
Senza un sospiro
-tra un bacio e un fuggire-
salutano il mondo
in mesta certezza
che mai sarà nota
all'occhio dell'uomo
differenza alcuna
tra foglia che nasce
e altra che muore.
Non che dalla morte
non sia turbato,
increscioso momento, lo penso,
ma non mi spaventa l'evento.
Non ti all'inizio del tubo,
nessun dubbio sull'accordo
ch'è stato preso in Alto loco
per quel che sarà la festa
per l'appunto d'un momento
- forse già ad altro starò pensando -
Tanto ti prima del tubo, invece
fosse pece sparsa per anni
con troppo, la serenità
diradata nei suoi sprazzi
per quel nero
tempesta quasi continua.
Tormenti dentro di me,
che rapiscono la mia mente;
oblii, che sfogo, ...
annegandoli in bottiglie di birra e vino,
arrivando a riempire questo squallido tavolo
di bottiglie vuote.
Meccanicamente, accendo l'ennesima sigaretta,
non per il gusto di fumare,
ma soltanto per sentirmi schiavo del vizio.
I miei pori trasudano alcool
e l'alito puzza di un miscuglio di alcool e fumo,
così mi ritrovo solo ed inebriato
dal male per il quale la mia mente
si è lasciata travolgere.
L'ozio, che mi ha intrappolato,
è saturo della forza di persuasione
che non mi permette più di uscire
da quest'insano circolo vizioso,
strafatto di alcool e fumo.
che rapiscono la mia mente;
oblii, che sfogo, ...
annegandoli in bottiglie di birra e vino,
arrivando a riempire questo squallido tavolo
di bottiglie vuote.
Meccanicamente, accendo l'ennesima sigaretta,
non per il gusto di fumare,
ma soltanto per sentirmi schiavo del vizio.
I miei pori trasudano alcool
e l'alito puzza di un miscuglio di alcool e fumo,
così mi ritrovo solo ed inebriato
dal male per il quale la mia mente
si è lasciata travolgere.
L'ozio, che mi ha intrappolato,
è saturo della forza di persuasione
che non mi permette più di uscire
da quest'insano circolo vizioso,
strafatto di alcool e fumo.
Vaniglia dolce e caffè bevi
Tra le labbra la tazzina
Assapori l'aroma di chicchi rossi
E bacche scure.
E quel gesto di abitudine trae forza
Dalla bevanda che sprigiona esplosioni.
Mete lontane dove i colori , i fiori e la musica
Sono mix variopinto.
Mare cobalto e verde intenso dove la luna e le stelle
Si lasciano cullare...Sotto il profumo di tostatura
Di un profumo sconosciuto che regala sogni
Fatti di luci e maree.
Sulla bocca rimane ...
Tra le labbra la tazzina
Assapori l'aroma di chicchi rossi
E bacche scure.
E quel gesto di abitudine trae forza
Dalla bevanda che sprigiona esplosioni.
Mete lontane dove i colori , i fiori e la musica
Sono mix variopinto.
Mare cobalto e verde intenso dove la luna e le stelle
Si lasciano cullare...Sotto il profumo di tostatura
Di un profumo sconosciuto che regala sogni
Fatti di luci e maree.
Sulla bocca rimane ...
Ho guardato tra i tarocchi
ma il tuo volto lì non c'è.
Ho scartato la Papessa
era saggia come te,
ma aveva troppi dogmi;
non eri tu.
Ho scartato l'Imperatrice,
era potente come te,
ma troppo materialista;
non eri proprio tu.
Arrivai anche alla Forza
era potente come te,
ma troppo rude;
non eri tu.
La Giustizia quasi mi aveva ingannato,
era equilibrata come te,
ma era troppo austera;
non eri tu.
Anche la Temperanza seguì le altre,
era determinata come te,
ma troppo fredda,
non eri tu.
Poi fu il turno della Stella,
era fulgida come te,
ma assai distante;
non eri tu.
Venne anche la Luna,
era femminile come te,
ma senza coraggio;
Non eri tu.
Infine venne la Morte,
era misericordiosa come te,
ma non conosceva l'amore;
non eri tu.
Alla fine rimasi
senza carte tra le mani,
e solo allora
alzando lo sguardo ti trovai.
Eri seduta in silenzio
all'altro lato del tavolo
e chissà da quanto tempo mi aspettavi,
e chissà da quanto tempo mi guardavi.
Autunno voleva dire
arancio
con le sue
sfumature calde sui sentieri.
sfumature calde sui sentieri.
"Montepaone " borgo di uliveti e
querce testarde
di vichi in discesa e
salite faticose.
Di prepotenti silenzi e
terrazze salate.
Echi sordi di passi
e tende di maestrale.
Erose rocce e
mulinelli in schiuma
in pendenza.
E docili rughe all'olmo
sotto al campanile
quando rintocca
Mezzodì.

Montepaone (CZ) Foto dal web

Montepaone (CZ) Foto dal web
Carezze e sguardi,
sospiri di fuoco.
I tuoi occhi complici dei miei,
scoprono i nostri sensi.
I vestiti si abbandonano lentamente,
lasciando alle nostre mani
la voglia di graffiarsi!
Come un libro da leggere,
una piuma che solletica,
una nuova emozione,
diamo voce al nostro eros,
il nostro desiderio indomabile!
Le nostre menti urlano la nostra follia!
sospiri di fuoco.
I tuoi occhi complici dei miei,
scoprono i nostri sensi.
I vestiti si abbandonano lentamente,
lasciando alle nostre mani
la voglia di graffiarsi!
Come un libro da leggere,
una piuma che solletica,
una nuova emozione,
diamo voce al nostro eros,
il nostro desiderio indomabile!
Le nostre menti urlano la nostra follia!
La pietra
lanciata da mano indolente
ha sapore di ferro
piovono ceneri
e poco che trapeli
occhi negli occhi.
Colpisce
un male incalpestabile,
rimedi appesi come foglie
e altre culle d’oblio.
Rifugio opaco
da porte chiuse a più mandate
-s’è perso
il dono dello specchio.
Da un’eco sinusale
c’è solo da aspettare
una natura che ci annulli
e poi ci rimodelli
in un Monet di scie
e oscillazioni.
Esili fili d’erba
a contare i cerchi del vento
rapiti, dalla stessa
vita principiante.
Battiti nella notte,
battiti del mio cuore, che vuole parlare.
Che vuole uscire da questa gabbia
fatta di ossa e di ragione.
Mi chiede cieli terzi, aria pura
e sconfinate praterie.
Mi chiede di potersi perdere
nei meandri di un amore,
tra le brame di un abbraccio
negli occhi profondi di un sogno.
Mi chiede di sensazioni ed illusioni,
memore di tutto quello che gli ho raccontato
in tutti questi anni.
Ma deve rassegnarsi alla sua prigione
al suo angusto giaciglio
dove l'unica luce è quella della ragione,
senza speranza, ne altro di etereo.
Prigioniero per sempre,
con l'unico conforto
del suo stesso battito laconico,
che per niente impressiona
il suo crudele aguzzino.











