Rondine che voli alta nell’azzurro cielo
Dimmi che porta il vento? Cosa vedi dall’alto?
Tu che a stento tocchi il suolo
Tu che ti perdi lassù ove risiedono e transitano i pensieri
Tu che parli col sole più vicino di noi
Essere di ammirevole destrezza
Tu che crei rocamboleschi cerchi nell’aria o circense volatile pacato e fine
Dimmi: che orizzonte si vede da quell’altezza?
Tu che sussurri all’orecchio dell’infinito e dimori tra noi dei bassifondi
Chissà cosa penserai di noi miserabili errabondi e stolti uomini……
Vorrei che tu sapessi che non siamo tutti uguali
Fortunatamente qualcuno tra noi è degno d’essere chiamato uomo……
Non sò giudicare ne posso sapere quanto io sia retto
Però ti dico che vi porto profondo rispetto…….. o voi dominatori dell’aria……
Ogni tanto se chiudo gli occhi, immagino di essere un uccello…..
Di librarmi nel cielo azzurro in una mite mattinata primaverile…….
Poi li apro e ti osservo e magari tu osservi me chiedendoti le stesse cose di noi…..
Se vuoi: una volta facciamo a cambio, vorrei essere te per un giorno……
Spero solo di essere degno per questo…….
Ciao rondine, quando vuoi io sono quà
Sono ammiratore e rispettosamente curioso di sapere come si vive il giorno su nel cielo…..
Chissà…. Magari questo si avvererà prima o poi…..
Intanto chiudo gli occhi
E già sono tra voi…..
A parlare con l’infinito.
--- a Fabrizio De André ---
Uomo
dal sangue blu,
uomo di piccole poesie
e di sogni molto importanti,
che cosa sei tu, al cospetto
del sussurro sommesso
della nostra terra?
La luna
ora alberga
nel tuo bicchiere,
ma la musica non serve
sotto un manto aromatico
dove crescono fiori di campo
e dove la primavera
è soltanto
una questione
lasciata in sospeso.
Alla cascina dell’orto
la proprietà era un furto
e l’amore era molto di più
che un vizio gravissimo.
Ti hanno lasciato
un pacchetto
di sigarette,
una sciarpa
del Genoa,
alcuni biglietti,
un naso da clown
e un drappo blu.
E va bene così,
amico fragile,
giacché
è vero
che la vita
è un gioco
che dura,
alla fine,
troppo
poco.
“The piano has been drinking, not me.”
(Tom Waits)
su ogni minuscolo lembo della tua pelle
m'incatenai.
Cercai i tuoi turgidi monti,
scalando l'ansimante valle del piacere.
Strinsi a me il succo degli dei
e veleggiai sul tuo corpo,
sfuggendo alle sirene della ragione.
Fui Ulisse peregrino sul tuo mare,
fui cacciatore nei tuoi mondi tropicali.
Come onde tempestose cavalcai
il tuo piacere e nel profondo dei tuoi abissi
lasciai affondare il mio veliero.
Legni intrisi d'orientali spezie
spalmai sulle tue labbra,
leccandone l'indotto sapore,
suggendo dalla tua lingua
peccaminose salive e pulsanti frenesie.
Fui ciclone nel tropico delle tue calde cosce e
nelle anse del tuo pulsare
lasciai infine riposare
l'avventuriero mio essere,
cullandolo nel tuo ritmato respiro.
Mentre il tempo trascorre
Una parte di me che cercavo,
Immagini che scorrono
Ritornare indietro dall'infinito,
Un sogno, una realtà,
È poi
Se ne sta immobile d’ossa
appena un affaccio ai rumori smussati
ogni ora rappresa nell’altra
sbalzi di orologi
in un’informe eternità di cuscini.
Ma è sveglia, come un sogno continuo.
Non la tocco malgrado lo sia,
si romperebbe del sole sui tavoli.
Flebile mano, flebile voce,
la sua cera mancata alla fiamma
diafana, bella nei capelli d’agata
come graffi - ma l’hanno mancata.
Che sia aria di assenza? Lei
non figlia non madre
uguale al sempre e al mai
al presente, speco di altrove
per tetti altissimi e rondini nere.
Muta strido al pensiero di saperla
diversa, o di terra.
con in tasca pochi spiccioli ma un cuore pieno d’amore.
Raccontò d’aver intrapreso il cammino,
per seguire il suo destino, fin da quand’era bambino.
Aveva grandi mani che sapevano di mare
e occhi che avevano visto ogni cosa su questa terra.
Sapeva suonare la chitarra
e chi si fermava ad ascoltarlo,
si faceva pagare un bicchiere di vino.
Nella sua bisaccia aveva poco e niente,
ma se guardavi dentro vedevi brillare le stelle.
Un giorno un ragazzo gli chiese quale fosse la sua religione
e guardandolo con un sorriso, gli rispose: quella dell’amore.
Forse questo è solo un sogno
che gli uomini non sanno più realizzare
e la vita dalla noia si lasciano rubare.
Era un grande sognatore con un cuore pieno d’ardore,
un giorno prese per mano una ragazza
e insieme cantarono una canzone d’amore.
Di sicuro erano due sognatori
che decisero d’andare dove li portava il cuore…
Lancette all’imbrunire,
spasmi d’arancia sbocciati
su un’amaca abbandonata.
Pianto d’arpa e respiro
caduti sul pavimento,
orfano d’anima trema
questo silenzio d’illusioni
e danza dentro me
come ciondolo di cielo
naufragato con dolcezza
su un costato d’universo.
Rammendo i tuoi occhi,
fiammiferi di stelle perdute,
siam ora palpito di storia
ad incendiar giorni confusi.
nell'ora di ora che è quello di poi
trascesi gli opposti troviamo sol noi
senza peccato e ancor meno affanno
puliti saremo dal bianco panno
lavate le sozzure avremo riflessi d'amore
e nel bere l'acqua sapienzale da mani sicure
limato l'acuto il dolce sentire
la morbidezza attiva
novo percepire
che di fondo siam noi i creatori che chiunque cita
ma dormienti affrontando la vita la creazion s'è spartita
divisi da noi divisa è ogni cosa
e la vita da facile è pericolosa
questa prosa non è fatta di mente
ma da core sapiente che vige silente
a testimoniar che come su detto
ognuno di noi crea il proprio tetto
e tornando di nuovo a sperimentar l'intero
il sentiero di vita sarà meno scuro
e sicuro è colui e la sua mano che scrive
che chi ascolta il cor cent'anni e più vive
e morrà quando suo sarà il momento
in piena coscienza e senza tormento
guerriero di luce in volto fiero e sereno
come chi ha sciolto il vincolo arcano
e pronto a varcar nuove soglie
molla senza rimpianti l'umane spoglie
ben sapendo che non morrà mai
e lascierà ad altri l'umani guai
di chi s'attacca alla vita e al materialismo
morendo nel se del suo fanatismo
tutto ha un senso
anche se non par giusto
e pare ferirci in animo e gusto
ma il guerriero è diverso dal volgo
tolto un vestito un altro ne colgo
se davvero occorre per l'esperienza
afffontar nuova vita in umana esistenza
detto ciò lascio al vostro sentire
ciò che è giusto o sbagliato sta a voi percepire
ma ricordate che ogni cosa
sta al tutto come il tutto sta al niente
a voi coglier o no l'invito del serpente
ma attenti che ogni azione avrà conseguenza
fate guardia a ciò che sentite o volete
o dell'oroboro placherete la sete
e perduto sarà il vostro raccolto
che in una vita avete seminato
quindi siate desti
che a parlar dell'arcano non bastano i testi
di vostro intuito e percezione
sarà il comprendere della creazione il segreto
o finirete come l'aria di un peto
sia chiaro non voglio farvi paura
la via del guerriero richiede saldezza e mente sicura
non che coraggio e volontà
e chi in se non ha codesti requisiti
che molli il colpo e accetti altri inviti
detto questo o marinaio a te l'affrontare
con la tua piccola barca l'immane mare
che molti chiamano vita
io la chiamo fare esperienza
e sperimentare ciò che vuol dire
nascer o morire
chiaramente anche tutto ciò che vi sta in mezzo
rafforzerà lo scafo del vostro gozzo
e più dall'esperienze ne farete tesoro
pescando col piombo abboccherà l'oro
e da agro a rigoglioso avrete in raccolto
scorte sicure per cibo e conforto
perchè come ripeto non è facile il viaggio
e da desti cadere in miraggio
come c'ode nel cantar la sirena
e finisce il suo viaggio in massima pena
ma tranquillo ripeto o guerriero
un cuore puro ha pegaso da destriero
chi s'illumina del perpetuo fuoco
attira le ombre ma ha amici in aiuto
e si sa questo è certo
che con una luce non a torto
anche l'antro più tetro si illuminerà
a conferma che ciò su citato è verità
ma ora basta già di parole ne ho fatte molte
che ognuno si desti o cupa è la sorte.......
perchè chi vive nel sonno profondo
non solca il mar ma picchia sul fondo.
E’ sul sentiero dei venti contrari
che il cammino è più faticoso,
persino il sole oggi non riscalda abbastanza.
Nella stanza con gli specchi sul tetto
è diverso, il calore è generato
dai movimenti d’amore e la pelle
si fa torcia al contatto dei fianchi.
“ Mi manchi” ti dico, “mi manchi”
ripeti anche tu, non ci sono stelle
stanotte a rischiarare il creato,
solo respiri sfalsati e fitte al petto:
nel gelo del cielo, il velo della distanza,
solo nel senso di marcia a ritroso
i nostri occhi tornano luminari.













