Nel narrarvi l’epopea epica
di me medesimo mi darete licenza
di avvalermi di licenza poetica
al fine di coglierne la vera essenza.
Non potendo vivere di sola metrica,
nel mio caso è alle 5 col buio la partenza.
Forte di una carriera scolastica poco prolifica,
faccio il camionista lasciando in famiglia la mia assenza.
In compagnia della licenza di guida
e di quella media,
per la strada non prendersi certe licenze è una sfida.
Ma stasera, quando il sedile cederà il posto alla sedia,
dimenticherò un’altra giornata odisseale di clacson e grida.
La battuta al coltello di Fassone a tutto rimedia.
Imbracciata la forcina sarò letale come una brida.
3 son etti nel piatto che curano qualsiasi inedia.
Ma il numero perfetto vi assicuro è otto.
8 son etti di tagliata di controfiletto ben cotto
con un Nebbiolo e patate a cottura intermedia.
Ora datemi licenza d’accomiatarmi: in cucina son dei Re Mida.
in un ardere di sabbia
si posa lo sguardo
dai mondi diversi
nei pensieri di secoli infranti
L'eterna riva si veste di sacro
di quel giudizio si inebria
ma rimane prosa
nell'altare agli obbedienti
Fango e luce
nella stessa creazione
di quel lume scagliato
nella resa fedele
si libera il Calice
di Cristo in rivolta !

Spettacolo
Una vita in un giorno un giorno che vale una vita.
Una strada fatta di sorrisi e sospiri,
le soste per dar fiato ai corpi e abbandonarsi a ciò che vogliamo...
Come due cortigiani ci perdiamo in un borgo,
solo tu mia regina mi fa re.
Due sovrani che custodiscono il loro tesoro,
poi un vortice di risate ci porta al cuore della terra,
sole ombra poco conta quando sfioro la tua pelle.
È l'amore la guida di questa vita in un giorno.
È l'amore che continua a gridare anche in quello stupido silenzio figlio del dolore.
Grazie amore mio per quel dono che duro un giorno ma per sempre resta in me.
Quando gli occhi diventano caldi
e sottilmente erotici
avidi nel guardare
e l'immaginare è più potente
perfino del fare.
La mente osa mille volte più
della sensibile carne,
Potrei averti ora, subito,
con un gesto, una parola.
Così semplice.
E invece solo ti svesto a mente
e non ti tocco.
Ricordo l'ultima volta,
fingendo appunto sia stata l'ultima.
Poi arriva il profumo
a stuzzicare i sensi
come la punta di una frusta
che solletica la pelle.
Ma non ti sfioro
se non con dita d'aria
concepite ad arte
dalla mia fantasia.
Tu attendi al buio
la mia bocca.
Sulle tue labbra o altrove.
Non succederà nulla
eppure sta già succedendo tutto.
E dentro è così prepotente.
Faccio questo mestiere
da tutta la vita.
E ho sempre vissuto
qui con mia moglie.
Me l’ha portata via
il mare d’autunno.
In autunno lei amava guardare
dalla spiaggia cadere le foglie.
Era rapita da questo promontorio,
e amava La Superba.
Tengo il cuore in un cassetto
insieme a un telefono per le evenienze.
Ogni giorno
mi reco a Sampierdarena
dopo aver gettato
le mie lenze.
Lascio La Lanterna
solo al mattino
di buonora
per andare dal prestinaro.
Non odio il mare.
So che a Dio
per i suoi occhi di luce
serviva un guardiano del faro.
Ma la notte
mi riporta alla mente
quando le massaggiavo le spalle
perché si sentiva stanca.
Quando cala il buio
e accendo i due lampi,
solo Dio sa
mia moglie quanto mi manca.
"Online" e la lotta nel non gridare mi manchi;
"Ultimo accesso" ed immaginarti, baciarti desiderarti...
Ho scritto ti amo decine di volte per poi cancellarlo.
Conosco quel sorriso accennato a memoria, i fiocchi stampati sulla maglia, la cintura sul lato destro, I capelli che ti coprono un po' gli occhi...
Una piccola foto che guardo centinaia di volte...
È tutto così assurdo!
"online" è diventata la mia speranza.
lenta e monotonamente scorre.
Non si usura col tempo,
ma argina e pontifica.
Limita senza straripare,
trasborda senza ungere,
nutre senza saziare,
da acqua senza dissetare.
Puoi scorgerla in cielo,
ove ti par di vedere
grappoli di stelle,
che simili a stormi di uccelli
si raccolgono noiosamente
in preghiera.
Passo dopo passo,
lentamente agonizza,
spesso implode.
Puoi scorgerla ripiegata su
se stessa: spossata e ricoperta
di consunte vesti impregnate
di noia.
Come di consuetudine,
consumandoti come cera:
fra impercettibili fremiti,
senza far rumore,
prima tace e poi con un flebile
gemito lentamente ti spegne...
Perdonami amore, è l’ultimo giorno
metti la mano, io farò uguale
combaciamo le dita senza toccarci
Il vetro separa e questo fa male.
Ti ho difeso quella notte
riconosco di aver ecceduto
nel vicolo cieco persi me stesso
uccisi un uomo e fui condannato.
È l’ultimo giorno, guarda i miei occhi
le guardie non vogliono più aspettare
tra pochi minuti mi portano via
giusto il tempo di salutare.
Carogna fu il giudice, non vi è dubbio
la coscienza mia è linda
ma se potessi, indietro tornerei
la città era grossa, vie a non finire
e una promessa di amore eterno
dentro una stanza sicura, giurerei.
L’essenza dolce della tua pelle,
passa attraverso il muro trasparente
mi farei avvolgere dai tuoi capelli
per farmi cullare dopo la morte.
Parli poco angelo mio, sono affranto
i minuti corrono come secondi
ti perdi, nel grigiore dello sconforto:
“C’è qualcosa che nascondi?”
Domani cambierai strada, ma adesso,
sopporta lo sguardo dell’assassino
ti prego, concedimi un attimo
cosí sarò pronto a toccare il Divino.
alza lo sguardo, fammi un regalo
la rabbia mi lacera il cuore
è triste andarsene, sapendo che
ti avrei dovuto aspettare all’altare.
Mi alzo in piedi, tu sei silenziosa,
con una lacrima che solca la guancia
dal profondo evade un singhiozzo
piangi tesoro, ma guardami in faccia.
Ci provo, il coraggio è vigliacco
io sono responsabile della tua accusa
volli passeggiare nella metropoli
danno me stessa, domando scusa.
Io ti amo e imploro perdono
per i giorni passati qui dentro
sempre solo, col rispetto perduto,
poiché dal destino meritavi ben altro.
Cammini intorno al grande dilemma
la tua angoscia io l’ho capita,
adesso ti dico di stare sereno
sei ancora tu, l’ uomo della mia vita.
Una morsa stringe lo stomaco
l’amarezza affanna il respiro,
prima di specchiare la mano alla tua
dono al sollievo il suo sospiro.
L’odio mi avvelena le carni
se potessi saltare nel tempo
ucciderei daccapo, il farabutto
ma questo scempio toccò a te
lottasti col mostro mio eroe
e dalla tasca persi un oggetto.
Ecco, adesso puoi stare tranquillo
ti faccio vedere cosa nascondo
prendo quel simbolo dal taschino
mentre nel fiume di lacrime, affondo.
Attorno all’anulare si fa strada
alza gli occhi, dolce combattente
io accetto la tua passata proposta!
Il prete manca, poco importa
con questo bellissimo anello
attendo un “sì” come risposta.
Unisci la mano, ora sono pronta
siedi ancora, non perdere attimi
sorridi sereno, principe impavido,
“seppur figurato, vuoi sposarmi?”
Le lacrime scappano a gambe levate
la gioia risplende, uniamo gli sguardi
l’amore scavalca, l’amore trionfa...
lungo questa mattina di novembre
nell'eternità ci incontreremo, lo giuro
non ti voltare ma segui i tuoi passi
abbraccia la gioia, consapevole che
staremo insieme per sempre.
Vele
non è per niente questo
a cui pensavo.
Vele
non è la sferzata del mare
l’albatro sull’uomo che costeggia le ombre.
È la topografia di sgomenti
disegno di un tramonto sul clangore dei nervi
sull’agguato – abbiamo il coraggio degli aerei?
Ne passa uno, decolla
meravigliosamente lontano.
Le vele e il volo,
la potenza di una folata
può lavare la nebbia
quella obesa che sbarra gli scuri?
Vele, sopra facciate
e vetri costernati
poter vedere
in una fessura almeno una rosa
selvatica, una spina
pettinare l’aria che addensa
e che, in morbide braccia d’autunno,
non è questo.
Portami via
Si assentano astanti
Portami via
Portami dove non non c'è campo,
Oggi la vita ...
croce e delizia
è solo ricerca
di giusta spinta
per il domani
domani di vita
perenne attesa
d'equa risposta
per varcare indenne
quell'ultima soglia
che spoglia
la vita di ieri
dall'estremo casino
del tempo sprecato
ché oltre al resto
le mani, pare,
se ne sia lavato.
Poi comunque
come bucato appeso
resta in profonda attesa
steso ad asciugare
su quello che,
in carenza d'aria
e del canto del sole,
di certo ... non è un filo.










