prestar le curve ed un suo fianco
al solito capriccio del mio mare
prima d’essere invaghito a mille
di un nuovissimo tramonto lento.
Andrò a rivederla dileguarsi
nel primo arrendersi del liso giorno
che consegnandosi al suo dio tempo
da verde a nera la fa diventare
così che con la notte io la confonda.
Questi occhi distrarrò nell'amaranto
d’antico cielo tutto riversato
nell'ultima pretesa di quel sole
che pur morendo nell'ingenuo inganno
vuol dare vita al replicar del mare.
Mi sorridevi mentre raccontavo storie;
mi seguivi alla ricerca di folletti.
Mai ti arrendevi nonostante le piccole gambe e gli altri più grandi a spingere.
Questa sei tu dolce bambina, una combattente.
Lo vedevo dagli occhi,
dalla tenacia,
dal sorriso di chi sa che la vita è sua.
Questo è il dono dato da chi ti ha messo al mondo.
Conservalo con cura farà di te una donna,
fragile e forte,
dolce e tenace,
decisa e comprensiva.
Farà di te quello che oggi vedo nel mio magnifico amore.
Trascrivo l’anima
sul bozzetto lacrimale del vento
come singhiozzo di margherite,
spavento d’orizzonte acerbo
appoggiato alle camicie del cielo.
L’abaut jour temporale inciampa
in quella sottrazione d’eterno,
fugace colazione sensoriale
nelle stanze del cuor mio indifeso,
sazia è la tua mancanza
fra le segreterie lunari
licenziate dall’eco del mio petto,
t’amo e non lo dimentico…
Torniamo noi, le fusa coprono le ferite e da splendide creature quali siamo ci perdiamo uno nell'altro.
Disse il ladro al derubato:
“la proprietà è un furto”
Disse il prete al pargolo:
“ vieni a me”
Disse il governante al popolo:
“io vi amo, votatemi”
Disse la bugia alla verità:
“giochiamo ? Vincerò io!”
E tutte le genti ebbero fede,
videro stormi di asini volare,
ebbero mille vite da vivere,
vissero nel sogno
e sognarono di vivere.
Comprarono secchi colmi di fumo,
vendettero case di nuvole.
Ma quando venne la nera signora,
l’unica realtà fu la paura.
l
Là dove diffidenza impera ...
nel nostro vivere quotidiano
gli apici raggiunti perseverano
silenziosamente carenti d'amore.
Là dove impera l'impronta ...
di quotidiana apparenza
ci vestiamo di sentenze
in carenza d'amore.
Là dove nemmeno proviamo
ad infilarci panni sporchi
le puzze spadroneggiano.
Assuefatti al loro lezzo?
Là dove non si comprende
presenza o meno del paziente
i contrasti d'opinioni viaggiano
su strade senza incroci.
Là dove l'amore s'intreccia
solo sinuoso al sesso, a voler
mangiare unicamente mele
non si ama abbastanza ...
Passa.
Come fa la linfa
che corre sui giovani
nervi dell’albero.
E fiduciosi
che mai
ci mancherà
il tempo,
invece
anche noi
invecchiamo.
Forse tutto
prima
o poi
si stanca,
forse è così
che la vita
vola via:
in
un
attimo
che passerà
con fraintesa pietà,
come fa una scossa
di avido altruismo.
Le lacrime perdono forza,
Urlo alla vita
Impedisco ai passi
Aspetterò senza sapere cosa,
I sogni di una notte

Oltre i vetri della mia finestra
il cielo sta esagerando un po’
e, quante volte gliel’ho detto,
non deve lui proporsi comprimario.
Appena finirà di piovere
farò entrare l’aria in questa stanza
e spegnerò la lampada in salotto
sul quale ho sonnecchiato sveglio.
Da parte lascerò la solitudine,
sopra il lavello la caffettiera vuota
e, fischiettando mezzo pomeriggio,
un libro, aperto al primo capoverso.
Dopo, scenderò nella mia strada
ad inchiodare nuovi riverberi di sole
e alzando gli occhi io lo saluterò.
Appena finirà di piovere…
Per sognare devi chiudere gli occhi.
Li chiudo e ti abbraccio sulla soglia di casa al mattino;
li chiudo e ti bacio tra le foglie dell'autunno dove il bosco è la cornice della tua bellezza;
li chiudo e balliamo in un soggiorno felici di festeggiare un compleanno;
Li chiudo e sento il tuo capo sul mio braccio mentre mi sussurri "il mio posto"
Voglio svegliarmi!
Per vivere i miei sogni gli occhi devo aprirli e trovare te.
che aliena i suoi poeti,
cantori di libertà.
Prigioniero di un verde paradiso,
la tua musa ti parlò
dal verde degli alberi
dal sussurro dei rivi.
Ti parlò col triste richiamo dell’upupa
quando tristi erano i tuoi versi.
Dal vetro ingiallito del confino
scorgevi un sole malato di nostalgia.
Nella incerta luce di quei giorni
nasceva il fiore poetico
che ti fece immortale.
va' l'animo, trascinando il peso
di un amore senza ali.
Lo porta ricucito addosso,
ma insapore è il sapore.
Vibrano le fiamme del risveglio,
prima incerte poi sicure,
ma non possono liberare,
ciò che è strappo e dolore.
S'insinuano singhiozzi e lacrime amare,
sotto un cielo grigio scuro e nulla
cambia l'aria statica di stantio.
Sa di venti di palude, acque ferme e stagnanti,
sa di incerti sguardi,
dove gli occhi non sono sognanti.
Copri almeno il cuore,
tra il battito diseguale,
rimarrà una scintilla,
per riaccendere ancora calore.









