pesare zero per azionarne il volo,
salire in alto a guadagnarmi il cielo
senza di nuvole incrociare ombre
e, anzi, seguire luce luce il sole.
In festa tra le argentine piume,
sarebbe splendido quel viaggiare
a tempo lento d’inattesa melodia
scandito dal batter di due grandi ali
perché il sogno duri una canzone.
Senza i confini delle mille rive,
la prima rotta sarebbe certo il mare
da quando l’onda inizia a respirare
a quando, spenta, si confonde al centro
con altre mille d’altra destinazione.
Al mio compagno dopo chiederei
una virata nella genesi del tempo,
del mio, situato tutto a meridione,
riconoscibile da una cravatta blu
e da una giacca, sfilate a mio fratello.
Potessi lì fermarmi anni ed anni,
riprendere discorsi da ultimare,
prime speranze in vena d’affacciarsi
sul bianco e nero dei vent'anni al vento,
mani di madre nell'atto d’afferrarmi…
Echi di voci perdute
si smembrano nell'etere,
riverberi di persone scomparse
ed io cerco i tuoi colori
contrastando dissolvenze.
Pallida la rosa sopravvissuta
nei giardini del tempo.
Perlacea lacrima di rugiada.
Antico il profumo contaminato
da polvere e impurità
attraversa le narici
e passa greve al cuore.
L'essenza del sangue resta visibile
anche quando esso è secco.
E la morte ha, perfino lei,
un' oscura grazia danzante.
chiudo orecchi e cuore,
cammino,
tra le vie di una città di luci appena sfuocate,
sollevo sulle punte la mia anima inquieta,
sfiorando il selciato che s'adombra.
Cammino senza fretta,
con in tasca i miei pensieri,
dolce peso che non duole,
e respiro questa aria umida di pioggia,
che ricopre come velo ricamato.
Da lontano giunge il rumore delle onde
che mi chiama,
silenzioso, tutto è nitido e pulito,
sotto la volta scura.
Nella notte mi nascondo
mentre cerco di non incontrare la mia paura.
So che un giorno arriverà,
e i suoi occhi saranno gelo...
Filtra la luce tra le foglie,
stesi ammiriamo i riflessi che ci coprono.
Mi sussurri che bel posto,
rido tu sei la maga della bellezza.
Hai trasformato ogni dove in un bel posto da sempre...
Felicità è solo questa la parola che si avvicina a rappresentare noi.
Il tuo seno invitante diventa il mio cuscino,
le mie mani avide della tua pelle si cibano senza mai saziarsi,
la bocca si abbevera portandomi il dolce tuo sapore.
Sei mia ora e lo sarai sempre!
La luce filtra tra le foglie,
sorridiamo la bellezza siamo noi.
fedeli a fluire
in questo tangibile
da squarciare
La notte e il suo teatro
nell'inferno
di ogni giuramento
puoi chiamarla Luna
se vuoi
questa vena asservita
ma si fa resa
l' ondeggiare distorto
se di lacrime e spade
sarà giudice l'obbligo
ora che di cenere
sono scesi gli Dei !
E’ stato sufficiente un momento, l’istante di uno sguardo
per intuire che saresti stata la cura ad ogni mio lamento.
Che il tuo volto era già divenuto la mia ragione di vita.
Ancora avvolto come pupa già t’amavo, ora come falena
con una sola ala unicamente presi tra le braccia voliamo.
Sorvoliamo l’amore verso l’infinito di quell’affezione,
e anche se dovessimo provare tormento colui o colei
saprebbe farci provare affettuosità priva di scoramento
e duplice: verso chi si ama, in modo persino disinvolto.
E verso se stessi… pur se il mondo apparisse capovolto.
Ho provato a fare in modo che i miei righi
somigliassero a ciò che d’altrui leggo,
ma son tuttavia incappato in rima inclusiva.
Frasi dolcissime e pensieri d’amore, o seggo
dinanzi a citazioni romantiche o aforismi affettuosi.
Tutti modi di esprimere amore, alquanto diversi.
Se ti appoggi a un poeta te ne accorgi
perché, baciata o incatenata, inciampi nei suoi versi.
Ultima unità indivisible,
la tua inspiegabile bellezza
non chiarisce né la parola
e neppure il concetto
di una prospettiva
che ormai
è già
del tutto
irriconoscibile.
Sarà che la ragnatela
dalle fitte maglie strette
(dove la paura blocca
ogni loro pensiero),
lascia passare
solo me.
Sarà
che
è solo
un sogno.
Sarà che noi
non esistiamo.
Grazie lo stesso,
per l’esclusività
che hai donato
al mio status
di comune
uomo
alato
.
z
z
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:
:
:....:
Aldebaran ci guarda,
guarda la terra e i suoi tagliagole,
i pazzi croceuncinati e i Papi Guerrieri,
guarda le pire ardenti d'eretici e fattucchiere.
Ora vede dardi luminescenti
partire dalla terra
alla conquista del cielo,
ed ha paura
Il grande carro lucente di morte stelle,
guarda la terra e piange.
Piange il sidereo azzurro gioiello, deturpato e offeso
da questa creatura stolta e geniale… l'Uomo
non lo faro' con te.
Accomodati
lasceremo parlare gli occhi.
Abbracciami con lo sguardo
stringimi forte
riempimi la pelle di te
senza limiti noi
senza freni.
Addosso
con tutte le ferite da rimarginare.
Cocci delle stesse vite.
Silenzi che ci urlano dentro
ma ora non dire niente
solo sospiriamoci in questo momento.
Un anelito di passione che ci inzuppi le ossa.
Un piccolo sorso di vita
per ritemprarci dalla lunga corsa verso noi
in quel per sempre tanto agognato
il sole esiste ancora
esattamente come la mia vita
che sembra eclissarsi per un po’.
Malinconiche nenie d’autunno
qui, a tentare di sequestrare sorrisi
a danno di chi si crede immune.
Tra queste prime stille di settembre,
di qua dall’umettato davanzale
rivedo mescolate nostalgie.
saremo insieme sulle alte vette godendo del panorama,
ci sorregeremo negli abissi profondi abbracciandoci per non perdersi.
Ci guarderemo per ricordarci che vogliamo la stessa cosa,
ricorderemo uno all'altro quanta strada abbiamo fatto e quanto è dolce la meta,
ci riposeremo godendoci anche il viaggio e quello che ora siamo ed abbiamo.
Ci parleremo perchè non sempre sarà facile tra picchi e burroni tornare al sereno e riposare sull'amore infinito,
condivideremo superando linguaggi, incomprensioni ed in questo modo appianiamo il presente e costruiamo il futuro solido,
faremo l'amore per zittire i pensieri e far urlare la verità che solo i nostri corpi sanno esprimere.
Ci stringeremo e mano nella mano aggiungeremo righe e capitoli al nostro libro. Io e te compagni di vita ora.
Diventi egoista
quando dimentichi il passato,
fatto di lotte e di conquiste,
quando tu stesso
lottavi per un successo,
e, ora non vedi, nel tuo prossimo,
la stessa luce spenta
che avevano i tuoi occhi
nell’ora del bisogno.
Diventi egoista quando
guadagnando un gradino
sulla scala della vita,
non porgi la mano
a chi sta dietro te.
Divieni egoista e inutile
quando senti di essere arrivato,
senza più nulla imparare,
faro spento per il viandante.
Diventa inutile il tuo posto
senza fiducia e stima,
instabile poltrona, vacillante,
sbilanciata, perché da un lato
pesa la colpa della superbia
e dell’ ignoranza.
In quella casa coi gradoni
di pietra all’ingresso sulle
sponde lariane del lago
si sarebbe data una gran festa
per Renza e il cugino di Arese, promossi.
E spesi i risparmi nella borsa con lo spago.
Avevano domandato
pressochè tutti se lui
ci sarebbe stato, di ritorno
dalla casa grande del fratello.
Con una pacca dal Don al biondo Lucio
iniziò la baldoria, e tutti si diedero dattorno.
prestar le curve ed un suo fianco
al solito capriccio del mio mare
prima d’essere invaghito a mille
di un nuovissimo tramonto lento.
Andrò a rivederla dileguarsi
nel primo arrendersi del liso giorno
che consegnandosi al suo dio tempo
da verde a nera la fa diventare
così che con la notte io la confonda.
Questi occhi distrarrò nell'amaranto
d’antico cielo tutto riversato
nell'ultima pretesa di quel sole
che pur morendo nell'ingenuo inganno
vuol dare vita al replicar del mare.








