Le nostre passeggiate lungo la Neva
nell’agghiacciato febbraio,
ascoltavamo il canto allucinato di Sologub.
“La terra di Ojle naviga sulle onde dell’etere”
Quanto amavamo il poeta!
E quanto lui vedeva in noi
le ombre di un'umanità perduta.
Lui, i suoi demoni e i suoi santi.
I nostri passi crocchianti sulla neve
ritmavano una vecchia canzone del Volga
e noi, liberi in una terra schiava
affrancati da Poesia, ci amavamo
di un amore tiranno.
Ti penso, ora che il tempo e la poesia
consunti, ci guardano da lontano.
Dolce carezza
nell'aria posata ad uso
di chi ne ha bisogno
l'amore è dare
senza chiedere pegno
né attendere grazie
un cancello ... aperto
sogno ad occhi aperti
anche, di segreti momenti
intrecciati alla vita
l'amore è una lotta
contro questa natura
dall'ego traviata
e divenuta umana
impegno sereno
al proprio servizio
per evitare abbattimento.
L'amore è caldo paniere
passione che distante
tiene l'insoddisfazione
come corrotta fame
mai sarà vergogna
gridare che manca, piange
è proprio in riserva,
l'amore è benzina
d'equità vero motore
sicuro motivo, distante
da fonti di competizione
e incalza grande sospetto
che della vita ne sia il tetto
biadesiva cellina
l'amore è ...
ma manca quasi sempre
all'album della vita.
Fosse sua ... la vera ragione!
se, nel raccontar l’ultimo sogno,
io cado come sempre prigioniero
sull’amaca d’inafferrabile mistero.
Tutto ciò che in una notte accade…
Rivedere gli occhi di mia madre.
Tutto ciò che in una notte accade
non è il frutto di una bizzarria.
È la speranza che mi fa un cenno.
Aprii questa bottega rigonfio
di aspettative: pare un volto privo
di sorriso ora che ho chiuso le imposte.
Risoluto nel voler ridare vita allo scambio
di idee dal barbiere
o alle chiacchiere con l’oste.
Dal maniscalco che un tempo offriva
un servizio al cavaliere, ecco l’idea:
Poeta chiama Mastro… Mastro risponde.
Ma gravato dalla trascuratezza come fosse
persistenti tributi, l’illazione ahimè pare
indubbia: si chiude senza troppe domande.
vestita col vestito a fiori,
le mani ogni momento calde,
sorriso a tutte le occasioni.
Con i suoi occhi poi vorrei
guardare me in ogni età,
dai pantaloni ancora corti
ai pantaloni ancora lunghi.
Or che è presente e non,
vorrei essere mia madre
perché dal punto più remoto
… io… lei… possa accarezzarmi.
Traduzione: Tisin (Ticino) te gà propi metù lì (ti hanno proprio messo lì) a marcà giò el cunfin (a segnare il confine) framèz barbera (tra) - no la hanna - ross minga fumm (rosso non fumo) e klinten – el sciur del clinto – (il signore del..) ma chèi saltafòss (ma quei tranelli) benpensant ca ciccià no (che non bevono vino) i gà travisà su tuss coss (hanno travisato su ogni cosa) e nsema a la ghigna (e insieme alla faccia brutta) i gà vorù fà n'altra divisiun: (hanno voluto fare altra divisione:) framèz clinic e barbari tra clinici e barbari - chèi ca sé fan dree e chi creet duma a fas la barba – (-quelli che si curano e quelli che pensano solo a farsi la barba -) che po gò minga capii anmò (che poi non ho capito ancora) da che part sòn (da che parte sono) a me me paran instèss (a me sembrano uguali) no, minga chì ross (no, non quelli rossi) ... prosit.
Quanti progressi il figlio del mio vicino!
Voleva insegnargli ad usare il cesso anziché il vasino:
il piccino prese lo sciacquone come un’altalena
e quello si ruppe, lasciandogli come gioco la catena.
Quanta deiezione dovrà ripulire questo fidente vicino!
estinguono a quota due,
ottimismo e perdita di segnale
fiale di benzene dalla marmitta,
pronti a comprimere ogni elevazione non prevista
giusto il tempo di non rimanere sotto traccia,
il caterpillar avanza.
Spacca nodi telematici,
l'ombrello gocciola pixel e numeri primi
pozzanghere
in cui delfini senza sonar mordono la coda,
veri pesci_ cani, vicino ai piedi.
La caduta da un' iperbole
sposterà l'asse da sacro a profano,
l'osso del diplodoco semi-sommerso
e terraformeremo
Marte ,la sua stirpe,
laghetti di paperelle nei giardini.
sul terrazzo del sole
che sfugge le ali tra i nascondigli

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Questa notte insonne, |
braci ed occhi avanti
tu e le spine delle mie croci capovolte
l'impronta d'indice sulla fronte che mi piange i mesi
Non dormo ma veglio l'astro
quello non mappato
fuggito al giro del sole
e le tende
ah, le tende... senza vie su cui sbirciare gli occhi capovolti
Un dipinto a ritrarre un battito
e un suono d'ugola d'infinito coniugato.
Sono quella che non mi aspettavo più.
Quella che si abbraccia nella notte e si racconta favole.
Quella che non conosco, rigirandomi nel letto dei mie dubbi.
Cerco ancora quella me che non so dove sia.
Sento tutto l’amore dell’universo riversarsi in me ma non conosco amore.
Non ancora.
Vago sempre vago.
Forse vaneggio.
Forse la mia immaginazione galoppa così veloce che tutto ciò che vedo mi sembra reale.
Non comprendo il mio essere qui.
Non comprendo perchè vivo queste emozioni.
Il caos regna in me.
Regina di un paradiso perduto nei meandri della mia follia.
Custode di un segreto che chissà quando uscirà allo scoperto.
Vile vita che non mi dai una mano.
Scompensata mentalmente mi ritrovo ancora nei miei viaggi assurdi.
Violacei pensieri mi inducono a guardare oltre.
Non mi capacito di questo sentire.
Questa energia d’amore che mi percuote.
Sento il cambiare del tempo come i gatti il temporale.
Cullata dal mio divagare resto in balìa di questo mare in tempesta.
Onde si infrangono sui miei sensi.
Lasciandomi piccoli lividi nel cuore.







