Ispirata al film Nackt unter Wölfen (2015), regia Philipp Kadelbach
Sta, piccolo
nella valigia
al buio dei lamenti.
Laghi le palpebre
si svuotano delle carezze avute
e bambino
culla non più cullato
la paura a digiuno, ampia
cento volte la gabbia al cuore.
Bussano, cercano
un segno di bambino
riverbero al legno
ma la cura si aggrava
di voci contro
di rabbia
annuncio di abitacoli.
Speranze in spalla, schiuderò silenzi,
famelici mostri in ossessivo girotondo,
e aprirò un varco nel non abbandono
per addentrarmi nella stanza del vuoto.
Sentirò l’inaudito mio flebile respiro
e dopo averne verificata l’esistenza
se sono fortunato qualcosa mi dirò
e scoprirò di nuovo la mia voce.
Potrò raccontarmi un pezzo di vita
o imitare i suoni che non ritornano.
Potrò ascoltare il motivo preferito
e canticchiarlo col brio che mi rimane.
Così facendo, naturalmente so
che non avrò eliminato la solitudine,
che non sarò di colpo diventato rondine
tra rondini che insieme fanno stormo.
Ma, almeno, potrò dire di avere rifiatato,
di essermi regalato qualche minuto in più,
di essere ben allenato e quindi pronto
nella lunga attesa che altri parlino.
T’amo d’un amor cortese
che nacque dallo sguardo
d’una creatura indefinita.
Amo quel tuo riguardo
e la grazia del tuo volto.
Emana in te purezza
e candore ogni cosa.
E amo cotanta bellezza.
Incrociando le altrui facondia
ci percepimmo a vicenda,
e generasti in me una felicità
di cui giammai farò ammenda.
Rivolgermi i tuoi lessemi fu
bastante per riscaldare d’amor
platonico questo frusto cuore.
Anelei, semmai l’alea largisse
un incontro, alla sola tua anima.
Parola d’impostore.
Ad affrontare l'ombra lunga che appare,
giorni nuovi e lune chiare,
sola, tra le felci antiche,
io provo nuovo gusto.
Dei e dee non potranno più decidere il mio passo,
che sfiorato annulla impronte.
Io veggente del destino,
lo rimpasto tra le mani,
le do forma a me più cara,
so ora leggere l'aurora
che nella luce mi colora.
E tu stella già lontana,
non ricordi neppur le mie dita,
che un tempo ti sfioravano
disegnando sulla pelle paesaggi.
Sono pronta... il fuoco ora arde,
nei miei occhi solo neve, lieve e bianca
spegnerà la mia sete.
Mi piace pensare
che questo poeta
garzone al mastro
possa cadere
in errore, anzi debba
nel parlare maldestro.
Che quando si ama
non si sbaglia mai
e se l’amore è sano,
non può che restare
pulito come la tua
pelle color del grano.
Un attimo dopo avermi creato Pensò a te;
Vide quel bacio, quell' inevitabile ricongiungimento di anime.
Sognò il nostro sorriso, dipinse l'armonia dei nostri corpi fusi;
immaginò una strada, ai più tortuosa, per noi il posto dove stringersi la mano e camminare.
Vide il tempo che potevamo donarci in cui forgiare il nostro amore;
Disegnò un gran giardino dove con cura far crescere i nostri tulipani.
Si... Il giorno in cui creò me al mio nome affiancò il tuo.
Sorrise e sussurrò "ora e sempre".
nei tuoi giovani baci
di steli e di vetro
Tu pulpito e preda
di un re assorto e supino
nel vegliare il vessillo
Lontano fuggi
dal tuo arido seno
e sia
la tua amata
a versare i ricordi
lì a proclamarsi devota
d' occhi confinati
di tacito veleno
nel tuo addio celebrato!
Ma quante ne vuole l'uomo
nella sua incompiutezza
fare a piacimento e disfare
ragnare, avvalersi poi
della facoltà di non parlare
perfino tra i figli preferendo
- additato ... dai, gli scheletri poi,
bandito mai - di cui forse
nemmeno s'accorge;
ma Lui no
benché in suo potere
la Perfezione non può.
Ché se esteriormente
non tutti siam belli
attivo e concreto
è comunque il motivo
e giacché indivisi
d'immagine e somiglianza
vuoi mai tratti eletta
di altra
e più profonda bellezza!
Ho scolpito il tuo nome
nel cuore,
ti ho fissato nell’anima,
ti scrivo nel foglio,
ti penso per la
strada,
tra le vie
e i viottoli,
in mezzo alla confusione della città,
quando siedo da solo,
perduto in me stesso,
quando sono solo,
quando dormo
o son desto,
ti penso,
ti voglio,
ti cerco,
il tuo nome,
libertà,
libertà,
alla faccia
dei bastardi,
che vogliono negarti
a me,
libertà,
libertà,
in tutti i suoi
significati.
Ieri sera mi sentivo così stanco
che ho pensato
di affidarmi a un pediluvio.
L’acqua calda e il sale,
e un decotto di fiori
di camomilla con il loro effluvio
hanno innescato un volo pindarico.
Due petali bianchi e una barchetta
di carta in un impluvio.
In quella pura e libera divagazione
in un’entità che ti somiglia, suoni
alla mia porta in un profluvio
di lacrime; e ti fidi di me.
Insieme, solo tu ed io,
come due linee di compluvio.
E una barca a vela, al largo da tutti.
Nella mia sana alterazione deviante.
Fuori, intanto, il diluvio.
Guardo lo spioncello dallo spioncino.
Una sana alterazione destabilizzante.
Come il croscio dal displuvio.
Una pletora di demoni
decise un giorno
che la stella di David
divenisse infamante segno.
Come veltri sulla preda,
scatenarono la caccia
e tante furono le vittime,
tanti gli aguzzini.
Dai camini di cento fornaci,
il cielo dell'Europa
si tinse di nubi nere.
Mai, nella Storia,
esseri malvagi,
inflissero tanto danno
all'umana specie.
Sono uno spettro
dal cuore di peltro e
a me ancora entra
nell'orecchio
l'antico, - o
antischerzo
infinitale
io non ti annoierò più mi riprometto, o lido
anche tu hai basse onde
e baci per metà quelle gambe, e ai
foderi piegazzati
non sai dare varianti.

(vedo frammenti cadere giù)
diremo non nostra è la colpa.
Di più ci preoccupa l’ego.
Pensiamo da sempre a noi stessi,
a come dar fianco alle frecce
scagliate da eccentrico fato,
diafano quando è alleato,
enigma negli altri casi.
Di fango la prima pioggia
insidia le umane certezze
e acida, fitta, assillante
insiste sui tetti dorati.
La falla dell’abbaglio si allarga.
è neve soffice che cade
tra le scarpe e il bianco negli occhi
il pensiero resta
mentre si allontana il treno e
l'odore che avvolge è pungente, acre , occupa i rumori e
confonde le voci .
I capelli scivolano lungo i fianchi
i desideri si appendono alle pareti
l'aria è fredda
gli sguardi sono ombre smesse
cose perdute
mentre piccole mani si stringono e
passi pesanti marciano .
Marciano ogni giorno e ogni notte
marciano le stagioni
un continuo di treni di occhi e di parole .
L'ultimo viaggio è
un tocco d'ali di vite spezzate
legate da un solo destino
essere numeri confusi nel fumo di un camino.
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