Chiaro e lucente è il suo viso,
sulle sue labbra
spicca un timido sorriso.
Lassù nel cielo
pare una regina
tra cotante stelle
che le fanno da comitiva.
Lei, col suo chiarore,
illumina ogni cuore
oltre al cuore degli innamorati.
Si desta di sera e va
contemplando la vita terrestre
e quella celeste;
indi, paga del suo vagare,
se ne va a dormire.
E così ogni giorno
ripete il suo percorso,
ripete la sua vita che pare
come quella di un pastore.
Sento odore di fumo e camomilla
ti ascolto salire i gradini accanto
a me, in un'espressione tranquilla
come la morte, che non ti lascio
guardare
Io volto lo sguardo, inetta e confusa
quella finestra alla mia sinistra,
Tu fai del mio stomaco una giostra,
Versione maschile di Medusa.
Guardare?
Non posso, non diventerei pietra
caldo riposo per l'aquila e il verme
Diventerei universo, inerme,
troppo grande, immensa, tetra
che guardare
non puoi. Ti volti velocemente
I miei polmoni imbevuti d'amore...
È finita, si risveglia la mente.
Uno sguardo banale... Era niente.
Guardavi.
Era quello sguardo
per una mosca schiacciata sul vetro?
Sicuramente non per me
la gioia penserebbe al resto.
Povertà di un sogno americano,
realtà che sto tenendo per mano.
Se dovesse dividerci l'amore,
non troverei che noia in un altro testo.
Ti racconto la mia storia
affinché collida con la tua;
così, dicono, si organicano le coscienze.
A notte fonda non sei più così sola:
ora sei il sole di un misero pianeta
a cui interessa l'essere scaldato.
E menomale che la serranda sia abbassata:
fino all'alba non voglio sentir parlare
di cose che si comprano.
Vi racconto la mia storia
senza lagna e senza boria.
Orfano di padre in adolescenza,
per disgrazia
e di madre, d’esser madre
presto sazia.
Notti di eclissi di luna
e giorni di sola bruma.
Dentro certo rabbia
e annientamento, e scorie
ma anche l’anima
di un cantastorie.
Se tenebra per la notte pare opportuna,
è l’ombra dei giorni che li accomuna.
E in un cratere imprecisato
del cuore, in una landa fuori mano
lo spirito sedulo
dell’artigiano.
Mentre l’ombra si intrattiene ad allunare
sul giorno, la notte gioca a farsi ritagliare.
Ecco perché in quelle notti
senza luna
ho il dovere di adottare
le parole una ad una.
Che sia una fase crescente o calante
e in quei giorni a guisa di falce,
il menestrello un po’ irriverente
armato di piuma,
riempiendola di continui vezzi
si diletta a solleticare la luna.
Una involuzione perpetua
E il candore di un' alba chiara sulla pelle?
Lasciami libera di esaudire i miei desideri
Lasciami il corpo
Le mani le gambe non devono tremare
Sento che il mondo ormai prova a vestirmi
..sarò baciata da una stella.
verso ore allungate
perse sempre
più in fretta.
Giochi impolverati,
nicchia stretta,
sboccia corteccia
spessa.
Stravolge sussurri lievi,
occhi pieni di sole.
Triste il ticchettio,
triste inesorabile,
c' è rassegnazione
altro non ci può stare.
L'antidoto è il presente
che contrasta un poco,
non c'è una ragione
ne chi può trovarvi rimedio.
Tempo e spazio quasi
riempiti,
che , che se ne dica,
la nostra proiezione
sta tutta nella loro vita.
nel suo ultimo quarto
e mi giro nel letto
in questo onirico stagno
tra ceneri e polvere
di estinte illusioni
Ho cercato un passato
di scolorite memorie
sotto un cielo graffiato
sopra rose appassite
... e resto in attesa
di un altro equinozio
sotto il crudo ricatto
di una bianca falce che
aspetta la notte e
assassina i miei giorni
ma toccandoti sento il vetro;
mi dici che sei vetro
ma toccandoti sento la plastica;
mi dici di essere plastica
Non dici altro.
Ti tocco tremando e sei acciaio.
Ti guardo tremando e sei acciaio.
Non più trasparente: che ne è del tuo magnifico vuoto?
C'è solo il mio riflesso
rovinato da un rivolo
e allora scelgo di annegare -so che così sarà-
in un fiume in cui si tocca
ma che vuol levigare la roccia.
se vedi un cielo buio
senza stelle.
I tuoi occhi sono spenti,
le lacrime cicatrici sul cuore,
fanno fatica a scendere,
bruciano.
Non credi all' amore,
ti tormenti tra un bicchiere e l' altro,
contando sulle dita
i nomi delle tue donne.
Non sei interessato,
sono solo una sera e basta.
Ti senti stupido,
butti via le scarpe arrabbiato
e ti butti sul letto disfatto.
La barba incolta e il sudore
sulle lenzuola,
impregnano la stanza.
Sei alla deriva,
senti freddo e desolazione.
Alzati e cerca quel faro,
immergiti in acque cristalline
e fatti bagnare da esse.
Credi che un giorno migliore
arriverà anche per te.
l’avevo in mente
invitarlo a sgualcire la soglia.
era sutura imprecisa, intanto, un pianeta solitario
fuori dal raggio -era il fuoco del telescopio.
il mezzo vuoto che incide, chiama.
io l’ecolalia delle corde
un andante curioso di occasi
da non aver paura più
dell’oltre l’oltre.
Come se i tuoi occhi
fissassero un punto
per scioglierne il nodo
e liberarti il tempo.
Se ti apro la porta
giurami che te ne andrai
con ai polsi i coralli
e le ciliegie ad ornarti i lobi.
La perla lasciala a me
la terrò nel cuore di cristallo.
Se la vedrò farsi nera
lo sai, verrò a cercarti.
Ti riporterò alla ragione
alla vita del solito mondo
Non c’è tempo, però
la mia forza non basta
a garantirti la fuga
Vola! O bruciale le ali.
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