Le mie mani lunghe ed affusolate, con leggerezza
accarezzano i tasti di un pianoforte.
Le note si spargono per questa stanza,
e nasce un suono dolce e soave;
è un rumore di pace, che va a contrastare
la frenesia di ciò che c’è fuori.
Ne sono affascinato e ascolto ad occhi chiusi,
sono un pianista ? o un sognatore?
Non importa cosa, ma certamente sono
protagonista di qualcosa di magico,
perché una poesia dal niente,
nella mia testa già è nata;
E’ nata come nascono le margherite,
senza ricevere nessuna cura,
è colorata, come un’opera d’arte.
E’ una melodia misteriosa, che arriva dal buio,
che mi circonda e mi porta in una realtà immaginaria.
Provo a chiudere gli occhi
lasciando che il cuore venga trasportato
all’interno dell’anima, cercando di emergere
dalle rovine di un uomo.
Mi faccio guidare dalle stelle
e la favola continua, ascolto la musica,
fra le note riconosco il fruscio degli alberi,
lo scrosciare della pioggia, il respiro della risacca,
provo a costruire un mondo incantato,
ad essere chi vorrei
un mondo dove le emozioni più belle
non potranno mai cessare di esistere
dove la mia anima vibrerà di attimi perpetui,
ecco adesso mi abbandono alla vita
fino a quando le mie mani sfioreranno quei tasti
e sentirò suonare la musica.
Mi ubriaco di emozioni, ma so bene, che non devo farlo.
Tutto sta per finire
il terreno e svanisce,
nuvola fluttuante
solca il cielo, sparisce.
Alla ricerca
di un luogo agevole.
L' amore mantenuto
in equilibrio,
più forte dell'abitudine.
Tuffo nel vuoto
cercando appigli
per non crollare,
sorretti dalla voglia
di vedere domani.
Gocce d'acqua
fuse in vapore,
sopra una sottile
sfoglia di cristallo.
Fresco, dissetante
un sorriso trasparente,
avvolge amabilmente
il continuo peregrinare.
La strada è incolore, non capisco se sia vuota o piena di gente, mi ricorda le vie di quando ero bambino.
Il fondo stradale è gelido, entrare in casa è stato un sollievo.
Arriva l’alba e con lei il giorno seguente…
Anche oggi inizia senza un sorriso, senza una carezza, senza una parola…
Sto fuggendo dal passato, credendo di poter dimenticare
In mezzo ai miei capelli ormai brizzolati, c’è sofferenza e tanti rimpianti.
Sto vivendo l’illusione di poter dimenticare, cancellare i brividi e le angosce…
Ho imparato a sognare, mi sfamo con la fantasia, ma non riesco ad accontentarmi delle briciole…
Le ombre in casa sembrano bambini che giocano. Nemmeno le ombre si avvicinano più a me.
Vedo un fulmine e poi ascolto un tuono, sarà Satana che è venuto a prendermi…
Cerco di non pensarci, cerco qualcosa che mi impedisca di dare ascolto a questa fredda chiamata…
Certe volte penso che la solitudine sia solo un modo di mascherare i miei fallimenti.
Adesso c’è il sole, forse mi scalderà, prima che giunga, ancora una volta, la sera e il buio.
Penso a te sempre!
Per esempio
quando mi lavo i denti
penso a come sarai felice di baciarmi
li lavo per quello…
Penso a te mentre guido
l’ho detto anche al vigile
mentre mi faceva la multa
perché ero passato con il rosso.
Ho detto :
“ è colpa di una donna bellissima
che mi ha rapito i pensieri”.
Non mi ha creduto.
Gli ho ridetto:
“scusi ma non sarebbe contento lei
se una donna passasse con il rosso
perché pensa a lei”?
Si è messo a ridere
ma la multa me l’ha fatta lo stesso.
Non era un vigile romantico, almeno in servizio.
Penso a te mentre lavoro,
mentre guardo un film
o mentre scrivo una raccontesia.
Penso a te all’inizio di ogni stagione.
Quando cadono le foglie penso ai tuoi occhi che si chiudono per baciarmi
l’arrivo della prima neve mi ricorda i tuoi denti
Il ritorno della natura alla vita mi ricorda la tua bocca
e l’arrivo del caldo il profumo della tua pelle.
Ti penso sempre
ma non lo faccio apposta
sei come una magia che
sale e resta nella mia testa
come seme che cade nella terra e si trasforma
piantando radici e nuova vita nel mondo.
calpestando ogni parte di me
e quella lacrima che ho sul cuore.
Rido... e non sai della sofferenza,
quella che mi hai lasciato dentro
con il suo incarico, ben preciso;
di farmi male, mentre ancor Rido.
Rido, perché non mi vedrai cadere,
non godrai dei miei pianti,
non ti darò la soddisfazione di deridermi
per poi vantarti dell'ennesima conquista.
Io rido e sorrido, ma tu, intanto...
inizia a pregare,
perché io ridendo, mi sto rialzando!
Non mi riesco,
forse per l’insicurezza dell’Anima,
a riposare felice
O forse è solo il mio
pensiero
e il viver male
che mi sorprende
quando addormentarmi
tento
Il calore dell’alba
attendo
ogni sera strascicata
sopra l’oceano Atlantico
che si trascina dietro a fatica
sulle onde poco mosse
dai suoi respiri,
mentre il fugace sole
sta ingiallendo dall’altra parte
dell’universo
dai confini tracciati,
e mi sento stanco di chiedere
Il titolo
è l’ora in cui
termino i versi
ma il mio riposo
ancora dovrà attendere,
mentre le ore
che in mente mia
appaiono così taciturne
passano uccidendo la mia veglia;
e mi ‘paio ancora più solo
A tenermi compagnia
posseggo soltanto
la mia voglia di vivere
e il mio pensare;
e il mio comporre
Quello che sei
In questo schifo di paese,
non ti accettano mai,
per quello che sei,
per quello che dici,
che provi,
per te stesso;
la società da cesso,
in cui viviamo,pretende sempre qualcosa,
di cambiarci,
di condizionarci,
di manipolare le nostre vite,
di incanalarci tutti,
verso il conformismo di sistema;
è tutto un letamaio,
dove bene o male,
ci tocca vivere nostro malgrado;
specie la società italiana,
è ipocrita ,retrograda,
datata,sorpassata,
arcaica,
meglio perderla che trovarla,
tirare l’acqua,
e cercare libertà.
si creava l'atmosfera magica...
e nella quiete di quel cielo
piccole onde danzavano.
Sussurravano esili melodie
su cui poter immaginare l'amore.
Inalavo il profumo del mare
sentivo la sabbia sospirare.
Presi delicatamente tra le mani
una conchiglia col suo frutto,
l'adagiai di nuovo sulla battigia
e pensai; lo spettacolo più bello
è quello che ci è stato donato
e che l'uomo ha mai lodato.
Il mare, il cielo, la terra
ed il silenzio della natura.
Eppure questo respiro malato
di un dolore nemmeno mio
mi invade il cuore con dolcezza
e perfino un brivido sottile.
Come se tutte le guerre
da combattere mi appartenessero
E tra i vivi intorno quanti morti
quanti fantasmi in cammino.
L'ebbrezza di questa decadenza
che tu non potresti mai capire
mi seduce l'anima
e porto al petto il fiore appassito.
Perché resta bello,
resta un fiore
nonostante tutto.
La fine è una parola vera
solo per chi si sente spacciato
dall'inizio.
Baci al solstizio,
chiaroscuro d’anima
stipato in brina d’inverno
ed un cielo in declino
gioca coi giorni capovolti
del mio eco scucito.
E ripenso
ad un apostrofo di garofani
taciuto al mio silenzio,
ad un carillon di sguardi
planato sui meridiani del petto:
assaporo il tuo respiro,
sazio neve d’infinito.
La mia Coscienza brilla di luce propria,
oscura luce,
nel buio delle miliardi di sinapsi
incatenate col ferro
battente, pressante,
saldamente aggrappato
che vibra al calore
dei miei pensieri
incutendosi
Come grappoli di cenere
le paranoie si perdono
polvere dopo polvere
nell’ossigeno filtrandosi,
e si spezzettano
e si uniscono
e si legano
e si disfano
e si tramandano per regioni,
stati, continenti,
e per l’universo
fuggono
C’è del marcio in me
che m’uccide anche
l’essenza
e tale ‘sì funesta fine
abbracciar
mi fugge come idea








