Dinanzi a me scorrono spietati filmati, prodotti da spudorati registi. Il sangue mi pulsa nelle tempie e il cuore mi galoppa in petto ad un ritmo incalzante. Non è un ritmo crescente che conduce ad un eccelso exploit di suoni. Non è una musica soave dove le note giungendo in cima, ammirano estasiati, un cielo colorato da fuochi pirotecnici. Non è un epilogo gioioso e rigenerante. E' un inneggiare alla devastazione, allo sfacelo. La gente tace. Diritti calpestati. Corpi oltraggiati. Due realtà parallele e un unico film ancora senza titolo. Adulti e bambini lungo strade asfaltate e senza riparo. Sulle rotaie. Dietro ad un filo spinato o ad un muro. Manganellate e colpi inferti su corpi già dilaniati dal dolore. Raffiche di insulti contro un nemico, un tuo simile, colpevole di essersi ammalato troppo di speranza. La cinepresa riprende scene strazianti. Tanta speranza mista a rassegnazione e ancora banchetti, fasti e privilegi. Spietati avvoltoi attendono, che vengano loro serviti lauti pasti su piatti di dolore. Ricche portate di esseri umani. Tutt'intorno non una vista sul mare o sul lago, ma paesaggi minati e distrutti dall'ingordigia. In cielo, al posto degli aquiloni, miriadi di famelici rapaci attendono che il pranzo venga loro servito. Chi banchetta con umani e chi con animali. Quale la differenza? Selvaggina... Miriadi di cacciatori vanno in cerca di prede. Un mostruoso segugio, dal fiuto infallibile, mostra fiero fra le fauci brandelli di resti umani. Si brinda e si festeggia. Tutto va bene. I massacri continuano. Fame e sete aumentano. Acqua e viveri abbondano sui tavoli del potere. Intanto il declino cresce fra indifferenza e applausi. Nessuna coscienza. Nessuna preghiera. Solo finte lacrime su volti mascherati. Scene di orrore. Immensi deserti di sabbia. Nessuna oasi, ma solo miraggi. I predoni con le loro carovane, raccolgono corpi inermi che soccombono alla ricerca di un'oasi. Ovunque si brinda fra fasti e sollazzi. Giù all'inferno la gente muore, ma occhi avvezzi e convertiti al dolore, non vedono. Continuano a proiettare film già visti e surreali. Discordia e semi di zizzania arati e coltivati. Squallide performance di un bizzarro artista che dipinge una realtà distorta. Intanto che un tacito consenso dispensa tessere di adesione agli adepti, adulti e bambini piangono e muoiono non potendo mai nulla pretendere...
3 commenti
Tu germoglio ed io serra madre. Ti espandi nel tuo provvisorio nido e manine, piedini e genitali, cominciano ad assumere forme dai contorni ben definiti. Ti nutri di me. Pensi, cammini, ridi con me e piangi le mie lacrime. Ammiriamo con emozione albe e tramonti e ci piace l'odore del pane appena sfornato. Adoriamo tutto ciò che è caldo. A volte ci avvolgiamo infreddoliti in enormi coperte metaforiche, dando vita ad immense e soleggiate distese di verde. Voliamo su campi fioriti e enormi girasoli volgendo lo sguardo verso di noi ci sorridono compiaciuti. Corriamo gioiosi fra caprioli, gazzelle, fino a cadere stremati su biondi giacigli di paglia che ci avvolgono in morbidi abbracci. Divoriamo tanti dolci che ci fanno prendere peso, ma a noi non importa perchè dopo un'abbuffata siamo più contenti. Durante questo meraviglioso viaggio condividiamo sentimenti, paure, ansie, emozioni. Siamo una bella coppia noi due. Questo stato di grazia di cui la natura mi ha fatto dono, ha amplificato le mie percezioni. Nulla è come prima. Sorrido, piango e sento sapori e odori mai avvertiti in precedenza. Questi sensi risvegliati dal torpore, si palesano sprigionando sensazioni sopite e mi sento sproporzionatamente sensibile, attenta e primitivamente coinvolta in un turbine di struggenti emozioni. La maternità ci rende persone migliori perché ci completa. Alcune donne poco coraggiose abbandonano i propri figli. Non puoi staccarti un arto e buttarlo nel pattume. Non è naturale. Noi due ci siamo e rimarremo uniti sempre. La gente ci sorride, ci fa sentire importanti. Siamo coccolati e quando ci guardano con tenerezza, noi siamo felici e ci sentiamo unici e invincibili. Oggi ti hanno fotografato e mi hanno detto che sei un maschietto. Che strana sensazione avere dentro di sè un corpicino col sesso diverso dal tuo. Le donne per natura sono abili a ricevere e contenere. Il pene ti penetra e tu gentilmente accogli i suoi semi che lasci germogliare dentro di te, avendo cura di custodire al meglio ciò che ti è stato donato. Che meraviglia la natura. Tu, da semplice virgulto quale eri, ora sei divenuto frutto e vita. Il tempo passa e ti espandi a dismisura. Non posso più contenerti. Sono pronta per accoglierti. Il latte è caldo. Ti aspetto. Ho paura e penso che anche tu ne abbia. Ora che dobbiamo separarci mi sento vulnerabile e provo un'infinità di emozioni contrastanti. Sento tanto dolore. Una mano mi penetra e fruga nel mio ventre. Rabbia, paura e poi un vagito, un pianto, tante risate, sorrisi, felicità e lacrime. Non sei più in me, ma fuori di me, sopra di me. Sei caldo, impaurito e incredibilmente piccolo. La luce abbagliante a cui non eri abituato, ti sta accecando e non sai nemmeno dove ti trovi, né perché. Piangi. Hai freddo e fame. Fra un po' ti nutrirai ancora di me. Sapientemente dovrai attaccarti al seno e surgere per saziarti. E' una sensazione nuova, ma appagante. Sei un piccolo guerriero che appena nato riesce a guadagnarsi il cibo con le proprie forze. Ciao combattente. Sei giunto al termine del viaggio più importante della tua vita. Impararerai a camminare, a parlare, a scrivere, leggere. Io ti accompagnerò durante il tuo cammino e ti sarò vicino. Asciugherò le tue lacrime e ascolterò le tue paure. Sarò tua compagna e consigliera . Se saprai e vorrai ascoltarmi ti insegnerò ciò che ho imparato. Alcune scelte dovrai farle da solo e dai tuoi errori imparerai. Ti farò da guida e ti insegnerò a guardare, ragionare, scegliere. Poi ti lascerò solo e tu rammenterai tutto ciò che hai appuntato nella tua memoria, attingendo nozioni dal diario della vita che insieme abbiamo scritto. Percorrerai viali alberati, strade buie, sentieri illuminati. Vincerai medaglie e assaporerai sconfitte. Cammina sempre con fiducia. Volgi lo sguardo verso l'alba, ma non abbatterti mai al tramontare del sole. Non vergognarti del tuo pianto, ma abbi compassione per chi vuole pietrificarti il cuore. Costruisci dighe per arginare straripamenti, attraversa fiumi e impara a remare. Leccati le ferite senza compiacertene troppo e cammina. Vai avanti e non fermarti mai. Assapora la vita che ti ho donato e fallo con amore, fiducia e coraggio. Cadi e rialzati. Fermati per riposare e poi continua a viaggiare. Quando sarai stanco di camminare, dispiega le ali e vola.
Grazie per aver scelto di ascoltarmi. Grazie per aver scelto di ascoltarmi con estrema attenzione. Spero che tu tenga conto di quanto sto per dirti e lo valuti con serenità. Si, serenità, perché quando si parla di questo argomento scattano subito delle prese di posizione che hanno fondamenti ancestrali. Per intenderci, non metterti sulla difensiva come un pugile pronto a sferrare il suo micidiale destro. Ti ricordo, al proposito, che da sempre esistono pugili simili ai pifferi della famosa fiaba che andarono per suonare ed invece furono suonati ! Dobbiamo parlare di un argomento importante come il rapporto dell’uomo verso l’amore. Se vuoi, considera il nostro rapporto. Considera me come il soggetto principe di questa riflessione. Ti assicuro, ma tu lo sai già, che sono in possesso di tutti i crismi per ricoprire questo ruolo. Vedi, l’uomo è un animale, non intendendo una bestia, molto complesso. Egli è retaggio degli stimoli primordiali che ne determinarono la differenziazione con la donna. Molte volte, imbattendoci in tali esemplari, ci meravigliamo o meglio, vi meravigliate che l’input che li fa avvicinare alle donne è di origine sessuale e, solo dopo e forse, di origine sentimentale. Atteggiamento deprecabile ai nostri giorni in cui viene esaltato, giustamente, l’autocontrollo come espressione di maturità intellettuale. Tuttavia non voglio parlarti di tali persone, di tali uomini che ritengo agli antipodi della realtà, ma che ancora provocano tanti danni, in primis agli uomini veri, quelli di cui sono un indegno rappresentante. Eppure, a causa di costoro, sono dovuto passare anch’io sotto le “forche caudine” che tu mi hai imposto. Mi hai soppesato, valutato e poi scelto, ma ancora con molta circospezione. Nondimeno, non posso dire di aver avuto mai a che fare con il tipo d’uomini di cui si parlava. Mi piacciono le ragazze, è vero. Specialmente quelle “dotate e accessoriate”. Mi è piaciuto abbandonarmi alle loro languide carezze…e non solo. Sono stato birichino, insomma, ma solo con quelle donne che me lo hanno chiesto e poi concesso. Infine sei arrivata tu ed hai chiuso il circolo dei miei vizi di gioventù. Non mi sto giustificando, non giustifico i vizi passati mentre condanno altri uomini. Affermo la venialità del mio peccato, circoscritto nell’arco temporale di una stagione della vita. Ecco, è stato un po’ come quando si fa il servizio di leva, fai il militare per un anno e poi torni nei ranghi. Dai, anche a te non sarebbe piaciuto un bacchettone, ti conosco. Da uomo vero, tuttavia, nemmeno un piccolo pensiero a tutto questo, da quando ci sei tu a riempire la mia vita. Ogni pensiero, ogni azione del mio vivere è rivolto a te. In te ho trovato ciò che cercavo ed ho raggiunto il mio equilibrio come uomo. Anche tuo è il merito per cui non ho più bisogno di fare il galletto e cercare alcunché. Una piccola considerazione la si potrebbe fare, tuttavia. Siamo fidanzati da un anno e mezzo e tu mi hai dato tutta te stessa, ma proprio tutta ! Prima di me sei stata fidanzata per cinque anni con Luigi. Anche a lui hai dato tutto, ma proprio tutto ? No, per carità, non m’interessa. Il passato non corrisponde al presente ed a me, il tuo, non mi incuriosisce. E’ solo un pourparler ripensando a tutte le donne che hanno avuto parecchi fidanzati, a loro, i miei vizi di uomo, non le farebbero impallidire né le metterebbero in cattiva luce, sono stati solo dei tentativi frustrati dalla ricerca dell’uomo con la U maiuscola. Certo non è facile capire quando un uomo vuole fare sul serio oppure no. Le trovate e i marchingegni per sedurre una donna sono molteplici. Le menzogne e le frottole scorrono a fiumi, difficile districarsi fra esse. Spesso la donna, per questi motivi, assume l’aspetto della vittima sacrificale da parte dell’eventuale e molto improbabile partner. Scusa se ti chiedo lumi, ho un dubbio. Ma, le donne, di cui si esalta l’intelligenza, la stessa intelligenza che, tra un tipo bello e un tipo brutto, dovrebbe fargli preferire quello con più sentimento, perché scelgono, la maggior parte delle volte, il più bello ? E sono sempre recidive. Non ho mai capito !
Sai, pensavo fosse un argomento più facile da trattare, da farti comprendere ove non lo avessi chiaro. Tuttavia tranquillizzati, io ti amo e tu hai finito la tua ricerca della persona giusta. Sarò sempre quello che hai desiderato e non mancherò in nulla. Se vuoi, sarò pure il tuo scendiletto, mi annullerò in te.
Perciò, amore, smettila di sentirti attratta da Luca, il nostro bagnino, non fa per te. E’ vero, e un bel ragazzo con quei muscoli guizzanti sotto la canotta rossa. Sempre circondato da uno stuolo di ragazze pronte ad esercitarsi sulla respirazione bocca a bocca. Ora ci sono io, per te, amore mio…dove vai ? Corri verso di lui…lo abbracci…gli accarezzi i muscoli…Maledetti gli uomini e le loro trappole !
Sai, pensavo fosse un argomento più facile da trattare, da farti comprendere ove non lo avessi chiaro. Tuttavia tranquillizzati, io ti amo e tu hai finito la tua ricerca della persona giusta. Sarò sempre quello che hai desiderato e non mancherò in nulla. Se vuoi, sarò pure il tuo scendiletto, mi annullerò in te.
Perciò, amore, smettila di sentirti attratta da Luca, il nostro bagnino, non fa per te. E’ vero, e un bel ragazzo con quei muscoli guizzanti sotto la canotta rossa. Sempre circondato da uno stuolo di ragazze pronte ad esercitarsi sulla respirazione bocca a bocca. Ora ci sono io, per te, amore mio…dove vai ? Corri verso di lui…lo abbracci…gli accarezzi i muscoli…Maledetti gli uomini e le loro trappole !
… Infondo, abbiamo bisogno di sorridere e ridere. La necessità di un sorriso che scaldi, che arricchisca, che ci migliori, perché no. Che sciolga questi morsi annodati dentro, che stemperi i pesi delle angosce perché, inutile negarlo, non ci sono duri e tutti abbiamo il nostro tallone di Achille. Ma la fragilità mette una maschera, si nasconde, e veste di cinismo e falsità a dispetto, ed anche a discapito, di un’autenticità che andiamo sbraitando e cercando. Avremmo bisogno di essere più leggeri, limpidi come un sorriso: godere di più e mentire meno. Ma diventiamo ricci, raggomitolati sulle nostre solitudini e insicurezze… Infondo, sentiamo l’esigenza di una carezza anche quando affiliamo i nostri coltelli : la lingua ed i cattivi pensieri, sempre schierati su un campo di battaglia, guerrieri usati e sfruttati, sostituiti ad un essere civile e cristiano, a tratti sempre più alterato. Ma soffochiamo spontaneità e semplicità nei silenzi dell’ira, del disappunto, della recriminazione. E non dovremmo cercare, ma lo facciamo, giustificazione nel fatto di essere uomini e quindi non perfetti, sfortunatamente solo pieni di difetti…. Nessuno può costruire il meglio per noi se non noi stessi!...Ed invece…
… Solo davanti ad un corpo vestito di morte, che ha lasciato i respiri della sofferenza umana, tra quelle lenzuola sulle quali, ora, poggiano occhi di compassione e, più o meno, di dispiacere; davanti a quel corpo sbiancato dalle verità della vita, non sempre e non tutti, rispolveriamo questo profondo sentire.... Poi, di nuovo, giriamo le spalle e ce ne dimentichiamo.
Se potessimo svegliarli, questi silenzi, vestirli di luce. Se potessimo plasmarli e dar loro una forma, vestirebbero di consapevolezza, della verità del cuore che non sappiamo, o non vogliamo, ascoltare. Potremmo scoprire la profondità vera dell’anima, capire che la vita è adesso e che bisogna lasciare anche segni tangibili e validi.
… E c’è questo tempo che, scorrendo, non lascia spazio vuoto, consuma le ore che vanno senza fermarsi. E ci siamo noi e il nostro riflettere che, alla fine, abbraccia sempre lo stesso straccio di pensiero, la solita magra conclusione: ora non voglio pensarci!…. Conclusione di comodo per non rispolverare responsabilità e doveri, per non guardarsi veramente in faccia. E ci dimentichiamo del tempo che fugge e ci calpesta!....
Proverò a spararmi nel cuore raggi di sole, che impolverino la meschinità e le inutilità di questi miei giorni, del mio essere fragile. Cercherò di alleggerire il cammino cogliendo meglio senza mentire. Voglio cominciare da un sorriso e con esso seppellire le asce perché, infondo, abbiamo bisogno di ridere e sorridere!…
… Solo davanti ad un corpo vestito di morte, che ha lasciato i respiri della sofferenza umana, tra quelle lenzuola sulle quali, ora, poggiano occhi di compassione e, più o meno, di dispiacere; davanti a quel corpo sbiancato dalle verità della vita, non sempre e non tutti, rispolveriamo questo profondo sentire.... Poi, di nuovo, giriamo le spalle e ce ne dimentichiamo.
Se potessimo svegliarli, questi silenzi, vestirli di luce. Se potessimo plasmarli e dar loro una forma, vestirebbero di consapevolezza, della verità del cuore che non sappiamo, o non vogliamo, ascoltare. Potremmo scoprire la profondità vera dell’anima, capire che la vita è adesso e che bisogna lasciare anche segni tangibili e validi.
… E c’è questo tempo che, scorrendo, non lascia spazio vuoto, consuma le ore che vanno senza fermarsi. E ci siamo noi e il nostro riflettere che, alla fine, abbraccia sempre lo stesso straccio di pensiero, la solita magra conclusione: ora non voglio pensarci!…. Conclusione di comodo per non rispolverare responsabilità e doveri, per non guardarsi veramente in faccia. E ci dimentichiamo del tempo che fugge e ci calpesta!....
Proverò a spararmi nel cuore raggi di sole, che impolverino la meschinità e le inutilità di questi miei giorni, del mio essere fragile. Cercherò di alleggerire il cammino cogliendo meglio senza mentire. Voglio cominciare da un sorriso e con esso seppellire le asce perché, infondo, abbiamo bisogno di ridere e sorridere!…
Quando lo penso mi si stringe il cuore. È il ricordo che più mi rende dolce e mansueta, l’ho sempre pensato è quasi come se fossi nata con il suo ricordo. Più le immagini si fanno vive, più mi si stringe il cuore.
Avevo 16 anni. Quando mi penso, mi vedo come in un film, non sono io, ma una giovane ragazza che interpreta una parte. Quasi non mi riconosco: troppo tenera, troppo poco inquinata dalla vita.
Entrai in classe, non era la mia classe. Entrai per consegnare i soldi per la visita di istruzione al professore di storia dell’arte.
Lui, il ragazzo nel secondo banco, si girò e mi sorrise. È come se succedesse ora davanti a me. Un viso da brigante, un ciuffo di capelli biondi.
“Buongiorno Prof. ho portato i soldi per la gita”, dissi sentendomi osservata. “Bene, viene quasi tutta la classe”, mi disse il professore.
Uscii sentendo il suo sguardo addosso. Non ci pensai più.
Il tempo si compatta e si dilata nella mia testa, le immagini sono chiare, ma l’ordine temporale non è preciso. Sono passati molti anni, ho avuto altre storie. Nessuna immagine mi fa stringere il cuore così.
Gli altri ricordi arrivano per caso abbinati a suoni, immagini, profumi.
Il suo ricordo è sempre con me forse perché il suo ricordo è sinonimo di amore. Di un amore non inquinato da quello che la società ci richiede. L’amore da solo non sta in piedi. La vita è troppo ingiusta e dura per lasciare vivere certe storie.
Eravamo molto diversi. La vita ci ha separati, forse ho fatto in modo io che ci separasse.
All’uscita della scuola lo vidi sulla sua moto. “Vuoi un passaggio fino a casa?”, mi chiese. Mi vedo sorridente con gli occhi che brillano. Accettai. Ricordo le mie braccia attorno a lui e il mio viso appoggiato alla sua schiena, l’aria tra i miei capelli e il rumore della sua moto. Allora non era obbligatorio il casco. Era pericoloso, ma io ho potuto appoggiarmi a lui. Se chiudo gli occhi, ancora oggi, rivivo quel momento e sento il suo profumo.
Perché due persone si scelgono? Non mi interessa la risposta, ammesso che ci sia. Lui mi faceva stare tranquilla. A me bastava quello. La serenità come l’ansia si trasmettono. Lui era calmo e mi parlava con sincerità e rispetto. Su di me tutto si rifletteva e tornava a lui con gli interessi.
Mi rivedo molto dolce con lui. Una dolcezza che mi appartiene, ma che la vita con i suoi tormenti, ogni tanto, soffoca e tira fuori il peggio di me.
Forse si può amare veramente solo a 16 anni.
A volte lo penso e piango. Lui ha avuto il meglio di me, io non sarò mai più così.
Eravamo al cinema, lo tenevo per mano. Non facevamo altro, ci tenevamo solo per mano. Si può amare tantissimo anche solo tenendosi per mano, ve lo assicuro. Poi mi appoggiai a lui e mi baciò.
Nessun bacio è mai più stato come quello. La sala cinematografica è sparita, io ero fluida, leggera. Sentivo le sue mani chissà dove.
Un’emozione così intensa e coinvolgente che non mi spiego come facciano certi ragazzi ad usare violenza sulle ragazze. Forse sono incapaci di amare, a loro volta non hanno mai avuto amore. Conoscono solo la violenza.
Eppure sapessero la magia di un bacio dato con amore, i brividi di una mano calda che ti sfiora la pelle, il cuore che batte forte per una frase sussurrata all’orecchio.
Lui lasciò la scuola.
Io guardavo fuori dalla finestra della scuola e lo immaginavo in sella alla sua moto, fuori che mi aspettava.
Non venne più. Il lavoro gli prese tutto il tempo.
Non esistevano i telefonini, io ero controllata dalla mia famiglia.
Gli scrivevo, prendevo carte e penna e gli scrivevo.
Soffrii molto.
Non abbiamo mai fatto l’amore.
Si può amare moltissimo anche senza fare mai l’amore ve lo assicuro.
Non ci siamo mai persi completamente di vista. Ogni tanto ci incontravamo e ci raccontavamo la nostra vita e le nostre storie.
Non siamo mai più tornati assieme, troppo diversi.
Sono passati trent’anni e non ho mai smesso di amarlo, com’è possibile?
È colpa di quel ricordo inversamente proporzionale: più lo penso e più mi si stringe il cuore.
Avevo 16 anni. Quando mi penso, mi vedo come in un film, non sono io, ma una giovane ragazza che interpreta una parte. Quasi non mi riconosco: troppo tenera, troppo poco inquinata dalla vita.
Entrai in classe, non era la mia classe. Entrai per consegnare i soldi per la visita di istruzione al professore di storia dell’arte.
Lui, il ragazzo nel secondo banco, si girò e mi sorrise. È come se succedesse ora davanti a me. Un viso da brigante, un ciuffo di capelli biondi.
“Buongiorno Prof. ho portato i soldi per la gita”, dissi sentendomi osservata. “Bene, viene quasi tutta la classe”, mi disse il professore.
Uscii sentendo il suo sguardo addosso. Non ci pensai più.
Il tempo si compatta e si dilata nella mia testa, le immagini sono chiare, ma l’ordine temporale non è preciso. Sono passati molti anni, ho avuto altre storie. Nessuna immagine mi fa stringere il cuore così.
Gli altri ricordi arrivano per caso abbinati a suoni, immagini, profumi.
Il suo ricordo è sempre con me forse perché il suo ricordo è sinonimo di amore. Di un amore non inquinato da quello che la società ci richiede. L’amore da solo non sta in piedi. La vita è troppo ingiusta e dura per lasciare vivere certe storie.
Eravamo molto diversi. La vita ci ha separati, forse ho fatto in modo io che ci separasse.
All’uscita della scuola lo vidi sulla sua moto. “Vuoi un passaggio fino a casa?”, mi chiese. Mi vedo sorridente con gli occhi che brillano. Accettai. Ricordo le mie braccia attorno a lui e il mio viso appoggiato alla sua schiena, l’aria tra i miei capelli e il rumore della sua moto. Allora non era obbligatorio il casco. Era pericoloso, ma io ho potuto appoggiarmi a lui. Se chiudo gli occhi, ancora oggi, rivivo quel momento e sento il suo profumo.
Perché due persone si scelgono? Non mi interessa la risposta, ammesso che ci sia. Lui mi faceva stare tranquilla. A me bastava quello. La serenità come l’ansia si trasmettono. Lui era calmo e mi parlava con sincerità e rispetto. Su di me tutto si rifletteva e tornava a lui con gli interessi.
Mi rivedo molto dolce con lui. Una dolcezza che mi appartiene, ma che la vita con i suoi tormenti, ogni tanto, soffoca e tira fuori il peggio di me.
Forse si può amare veramente solo a 16 anni.
A volte lo penso e piango. Lui ha avuto il meglio di me, io non sarò mai più così.
Eravamo al cinema, lo tenevo per mano. Non facevamo altro, ci tenevamo solo per mano. Si può amare tantissimo anche solo tenendosi per mano, ve lo assicuro. Poi mi appoggiai a lui e mi baciò.
Nessun bacio è mai più stato come quello. La sala cinematografica è sparita, io ero fluida, leggera. Sentivo le sue mani chissà dove.
Un’emozione così intensa e coinvolgente che non mi spiego come facciano certi ragazzi ad usare violenza sulle ragazze. Forse sono incapaci di amare, a loro volta non hanno mai avuto amore. Conoscono solo la violenza.
Eppure sapessero la magia di un bacio dato con amore, i brividi di una mano calda che ti sfiora la pelle, il cuore che batte forte per una frase sussurrata all’orecchio.
Lui lasciò la scuola.
Io guardavo fuori dalla finestra della scuola e lo immaginavo in sella alla sua moto, fuori che mi aspettava.
Non venne più. Il lavoro gli prese tutto il tempo.
Non esistevano i telefonini, io ero controllata dalla mia famiglia.
Gli scrivevo, prendevo carte e penna e gli scrivevo.
Soffrii molto.
Non abbiamo mai fatto l’amore.
Si può amare moltissimo anche senza fare mai l’amore ve lo assicuro.
Non ci siamo mai persi completamente di vista. Ogni tanto ci incontravamo e ci raccontavamo la nostra vita e le nostre storie.
Non siamo mai più tornati assieme, troppo diversi.
Sono passati trent’anni e non ho mai smesso di amarlo, com’è possibile?
È colpa di quel ricordo inversamente proporzionale: più lo penso e più mi si stringe il cuore.
I fantasmi, questi sconosciuti, mi verrebbe da aggiungere. Si, perché se esistessero farebbero veramente paura. Noi uomini siamo bravi a trovare i rimedi contro i pericoli, le paure da essi provocati. Prendi, ad esempio, leoni, tigri, rinoceronti e tanto altro ancora. Appena ne abbiamo capito la pericolosità li abbiamo ridotti all’estinzione ! I fantasmi, no. Quelli non si toccano, anzi, bisogna preservarli. Immaginate un novembre senza Halloween ? Le segrete dei vecchi castelli inglesi ? Non avrebbero senso ad esistere…e a portarci tanti benefici economici, aggiungo io. Insomma, creature benefiche da tutti i punti di vista. Allora gli abbiamo costruito addosso un’aura di terrore e li abbiamo mandati per il mondo a seminare spavento. Sarcasmo a parte, credo che ormai una buona quota di persone, nel mondo, non ci creda più ed era ora. Per mia fortuna, non ho mai nemmeno cominciato ad averne essendo cresciuto in un ambiente dove, queste presenze, erano bandite fosse anche per impaurire la piccola ed irrequieta truppa della figliolanza. Tuttavia, ai tempi della mia infanzia, ricordo persone grandi essere presi da terrore al solo immaginarli. Mi sovviene di una mia zia, attempata zitellona a causa della non eccessiva bellezza (non mi fate dire che era proprio brutta, dai, non posso farlo !) che soffriva di tale paura al punto che, inevitabilmente, la notte, io e i miei pii fratelli ci alzavamo, mettevamo un lenzuolo a ricoprirci interamente, accendevamo una candela ciascuno ed andavamo quatti quatti in camera sua in processione. Oltre non mi è dato di raccontare perché, il farlo mi farebbe tornare in mente il dolore delle sculacciate di mia madre, l’indomani.
Siamo seri, per favore. Sono altri i fantasmi di cui aver paura e questi si trovano nella realtà e non in altri mondi. Da questi bisogna guardarsi ! Già…guardarsi…se ti accorgi della loro presenza, non come capitò a me parecchie primavere fa quando, ancor giovane e sfaccendato (… o affaccendato male, scegliete voi !), avevo deciso, insieme ad un cugino di aprire un’attività che desse sfogo anche alla mia prorompente vitalità. E quale migliore attività c’era se non quella di gestire una discoteca con ristorante annesso ? Nessuna che potesse calzarmi meglio ! Bene. Poiché seguivo con attenzione l’andamento della stessa, sacrificavo la mia presenza in famiglia e presso la mia fidanzata, per cui decisi, una sera d’invitare a cena le donne della mia vita : mia madre, mia cognata, ultimo arrivo in famiglia e da poco sposa a mio fratello e, non ultima, la mia fidanzata. Feci preparare un tavolo davvero speciale e chiesi al maitre di non essere disturbato, per quella sera. Tutto stava andando per come avevo stabilito e si leggeva la soddisfazione delle convitate dai loro sguardi. Ne ero felice. D’un tratto il maitre richiama la mia attenzione. Mi alzai, mi avvicinai a lui e gli chiesi il motivo dell’agitazione che lo aveva preso. Mi spiegò che una signorina voleva parlarmi e non riusciva più a trattenerla. Mi disse che non era italiana. Lo invogliai, cercando di rincuorarlo, a farla entrare, non c’era nulla di cui aver paura, non era mica un fantasma ! E invece lo era ! No…cioè…i fantasmi non esistono e non bisogna averne paura, come dicevo prima, ed invece…invece quando vidi il soggetto attraverso i vetri dell’ingresso, cominciai a dubitare delle mie certezze. Non potevo credere che Lei…cioè Lui…il fantasma insomma, si dirigesse, correndo, verso di me, che mi ero accasciato sulla sedia, mi buttasse le braccia al collo e mi stampasse un bacio in bocca. Mi divincolai come potei, ma ormai la frittata era servita e non era certo un piatto opera della cucina del mio ristorante ! Quando riaprii gli occhi ringraziai il cielo di essere ancora vivo ma gli occhi delle mie tre ospiti non lasciavano presagire nulla di buono. Mia madre, poverina, mi guardava schifata, ma in fondo orgogliosa dei miei successi con l’altro sesso, mia cognata, siciliana, era la più indignata e non faceva altro che sussurrare all’indirizzo della mia fidanzata la stessa frase : “Ma come si permette !! E tu, non dici niente ?”. Ma quello che mi provocò un vero brivido, si, più delle dita della giovane francesina che avevo appiccicata addosso che carezzavano dolcemente il mio collo, fu la silente indifferenza della mia donna che non lasciava presagire nulla di buono ! Non una smorfia, non un segno di rabbia. Nulla, indifferenza e basta. Anche quando la mia amica si mise a sedere sulle mie gambe. Scambiai con lei qualche parola, qualche perentorio invito a smetterla, in francese. Spiegai ai miei familiari che l’avevo conosciuta anni prima ed era passato un bel po’ di tempo da quando non ne avevo notizia. Si era materializzata ora, all’improvviso, proprio come un fantasma ! Quindi, la feci alzare dalle mie gambe e l’accompagnai alla porta con la promessa che ci saremmo visti in seguito. Mi sembrava di stare in una sauna visto il mio sudare in quei momenti “concitati”. La serata finì lì. Le donne della mia vita decisero di andar via decisamente incavolate. A me toccò l’onere di riaccompagnare la fidanzata a casa. Pensai che, durante il tragitto avrei subito una dura reprimenda e mi preparai mentalmente ad affrontarla. Sperai tanto che lei non volesse prendersi la solita “pausa di riflessione”, l’amavo troppo. L’amo ancora, tutt’oggi che è mia moglie. Tuttavia si dimostrò distaccata, come nulla fosse successo.
Siamo seri, per favore. Sono altri i fantasmi di cui aver paura e questi si trovano nella realtà e non in altri mondi. Da questi bisogna guardarsi ! Già…guardarsi…se ti accorgi della loro presenza, non come capitò a me parecchie primavere fa quando, ancor giovane e sfaccendato (… o affaccendato male, scegliete voi !), avevo deciso, insieme ad un cugino di aprire un’attività che desse sfogo anche alla mia prorompente vitalità. E quale migliore attività c’era se non quella di gestire una discoteca con ristorante annesso ? Nessuna che potesse calzarmi meglio ! Bene. Poiché seguivo con attenzione l’andamento della stessa, sacrificavo la mia presenza in famiglia e presso la mia fidanzata, per cui decisi, una sera d’invitare a cena le donne della mia vita : mia madre, mia cognata, ultimo arrivo in famiglia e da poco sposa a mio fratello e, non ultima, la mia fidanzata. Feci preparare un tavolo davvero speciale e chiesi al maitre di non essere disturbato, per quella sera. Tutto stava andando per come avevo stabilito e si leggeva la soddisfazione delle convitate dai loro sguardi. Ne ero felice. D’un tratto il maitre richiama la mia attenzione. Mi alzai, mi avvicinai a lui e gli chiesi il motivo dell’agitazione che lo aveva preso. Mi spiegò che una signorina voleva parlarmi e non riusciva più a trattenerla. Mi disse che non era italiana. Lo invogliai, cercando di rincuorarlo, a farla entrare, non c’era nulla di cui aver paura, non era mica un fantasma ! E invece lo era ! No…cioè…i fantasmi non esistono e non bisogna averne paura, come dicevo prima, ed invece…invece quando vidi il soggetto attraverso i vetri dell’ingresso, cominciai a dubitare delle mie certezze. Non potevo credere che Lei…cioè Lui…il fantasma insomma, si dirigesse, correndo, verso di me, che mi ero accasciato sulla sedia, mi buttasse le braccia al collo e mi stampasse un bacio in bocca. Mi divincolai come potei, ma ormai la frittata era servita e non era certo un piatto opera della cucina del mio ristorante ! Quando riaprii gli occhi ringraziai il cielo di essere ancora vivo ma gli occhi delle mie tre ospiti non lasciavano presagire nulla di buono. Mia madre, poverina, mi guardava schifata, ma in fondo orgogliosa dei miei successi con l’altro sesso, mia cognata, siciliana, era la più indignata e non faceva altro che sussurrare all’indirizzo della mia fidanzata la stessa frase : “Ma come si permette !! E tu, non dici niente ?”. Ma quello che mi provocò un vero brivido, si, più delle dita della giovane francesina che avevo appiccicata addosso che carezzavano dolcemente il mio collo, fu la silente indifferenza della mia donna che non lasciava presagire nulla di buono ! Non una smorfia, non un segno di rabbia. Nulla, indifferenza e basta. Anche quando la mia amica si mise a sedere sulle mie gambe. Scambiai con lei qualche parola, qualche perentorio invito a smetterla, in francese. Spiegai ai miei familiari che l’avevo conosciuta anni prima ed era passato un bel po’ di tempo da quando non ne avevo notizia. Si era materializzata ora, all’improvviso, proprio come un fantasma ! Quindi, la feci alzare dalle mie gambe e l’accompagnai alla porta con la promessa che ci saremmo visti in seguito. Mi sembrava di stare in una sauna visto il mio sudare in quei momenti “concitati”. La serata finì lì. Le donne della mia vita decisero di andar via decisamente incavolate. A me toccò l’onere di riaccompagnare la fidanzata a casa. Pensai che, durante il tragitto avrei subito una dura reprimenda e mi preparai mentalmente ad affrontarla. Sperai tanto che lei non volesse prendersi la solita “pausa di riflessione”, l’amavo troppo. L’amo ancora, tutt’oggi che è mia moglie. Tuttavia si dimostrò distaccata, come nulla fosse successo.
- Dovrai accompagnarmi fin su, al secondo piano del palazzo. C’è stato un guasto e manca la luce per le scale ed io ho paura. – mi disse, con fare indifferente.
- Paura ? dei fantasmi, forse ? – risposi ridendo, con la speranza di stemperare la tensione.
- Già, dei fantasmi, appunto. Vedi, i miei fantasmi, a differenza dei tuoi, non si materializzano mai ! Sono impalpabili, eterei e meno “carrozzati” del tuo. No, no…e parlerebbero in italiano e senza erre moscia. E poi, li ho convinti a limitarsi a farmi paura e non a pretendere che io mi sieda sulle loro gambe, per cui non escono mai allo scoperto se non sono io a volerlo. Insomma, sono entità discrete. Ma stai tranquillo e… attento, perché un giorno, cioè…una notte, potrebbero palesarsi e portarti il conto, un conto molto salato, solo che io lo volessi.
Lui aveva il cuore debole, lo aveva sempre avuto. Gli bastava uno sguardo dolce, una vocina, una preghiera, per piegarsi al giogo del sacrificio all'altrui volere. Il suo passo era sempre stato incerto nel cimentarsi con le prove della vita, lo stesso passo incerto di chi si sofferma troppo nel pensare, senza sapere a cosa andrà incontro, interrogandosi e ponendosi mille quesiti accessori dalla dubbia utilità. Riversava le sue incertezze nel suo animo e di li scorrevano diritte verso il suo cuore, una spugna ormai consunta ed ingiallita dal tempo.
Lei era giovane e rabbiosa, aveva votato il suo cuore ad un ometto che non la rispettava ed aveva deciso di non rispettare più se stessa, aveva deciso di non votare più il suo cuore ad alcuno. Il suo culo era duro ed i suoi capelli li aveva tinti di rosso, la sua vita era frenetica e lo spazio per i sentimenti era altalenante.
Si conobbero ad una cena, lei decise di sedergli in braccio, di costringerlo a danzare sulle note del peccato, lei lo sedusse con un'insistenza propria della gioventù. Lui la lasciò fare, incredulo, come ogni volta che accadeva, e accadeva sovente, che una donna si buttasse ai suoi piedi. La prese per mano, facendosi trasportare nel turbinio degli eventi.
Quella notte le loro carni si fusero, meandri corporei furono esplorati e volti stanchi e sudati furono fissati nel silenzio. Dopo aver giocato, a lungo, lui si sorprese accorgendosi che lei lo fissava, invece che darsi al riposo, con un mezzo sorriso e con gli occhi pieni d'amore.
La poesia però è sempre effimera e spesso la prosa è decisamente meno entusiasmante, la poesia lascia enormi campi aperti in cui spaziare con la mente, la prosa calca limiti e distrugge la fantasia. Proprio come questo scritto. Vennero i tradimenti, vennero i distacchi, vennero i tentativi di rivalsa tra due cuori affascinati, ma non innamorati. Ancora corpi si unirono, ancora sguardi, sempre più labili, fino a sparire.
Quando dorme la notte, di tanto in tanto, a lui pare ancora di tenere la sua leggerissima testa adorna di capelli rossi poggiata sul suo bicipite. Quando dorme la notte, di tanto in tanto, lei ricorda le carezze moleste di lui ed un brivido la percorre.
Lui è ancora un "vecchio" dal cuore debole e lei una giovane piena di rabbia, ora i loro cuori non hanno più motivo di coesistere, cuori che battono tremendamente vicini eppur sordi l'uno all'altro. Solo silenzio e nient'altro in questa fresca serata di primavera che trasporta la malinconia tramutandola in ricordo, un ricordo spiegazzato che andrà presto a confluire nello spugnoso cuore di lui. Lo stesso ricordo spiegazzato che lei fingerà di scacciare ad ogni occasione, liquidandolo come di poco conto.
Lo scorrere della vita li aveva messi l'uno di fronte all'altro ma avevano deciso loro di avvicinarsi, di fondersi nonostante le diversità. L'errore era stato loro.
Lei era giovane e rabbiosa, aveva votato il suo cuore ad un ometto che non la rispettava ed aveva deciso di non rispettare più se stessa, aveva deciso di non votare più il suo cuore ad alcuno. Il suo culo era duro ed i suoi capelli li aveva tinti di rosso, la sua vita era frenetica e lo spazio per i sentimenti era altalenante.
Si conobbero ad una cena, lei decise di sedergli in braccio, di costringerlo a danzare sulle note del peccato, lei lo sedusse con un'insistenza propria della gioventù. Lui la lasciò fare, incredulo, come ogni volta che accadeva, e accadeva sovente, che una donna si buttasse ai suoi piedi. La prese per mano, facendosi trasportare nel turbinio degli eventi.
Quella notte le loro carni si fusero, meandri corporei furono esplorati e volti stanchi e sudati furono fissati nel silenzio. Dopo aver giocato, a lungo, lui si sorprese accorgendosi che lei lo fissava, invece che darsi al riposo, con un mezzo sorriso e con gli occhi pieni d'amore.
La poesia però è sempre effimera e spesso la prosa è decisamente meno entusiasmante, la poesia lascia enormi campi aperti in cui spaziare con la mente, la prosa calca limiti e distrugge la fantasia. Proprio come questo scritto. Vennero i tradimenti, vennero i distacchi, vennero i tentativi di rivalsa tra due cuori affascinati, ma non innamorati. Ancora corpi si unirono, ancora sguardi, sempre più labili, fino a sparire.
Quando dorme la notte, di tanto in tanto, a lui pare ancora di tenere la sua leggerissima testa adorna di capelli rossi poggiata sul suo bicipite. Quando dorme la notte, di tanto in tanto, lei ricorda le carezze moleste di lui ed un brivido la percorre.
Lui è ancora un "vecchio" dal cuore debole e lei una giovane piena di rabbia, ora i loro cuori non hanno più motivo di coesistere, cuori che battono tremendamente vicini eppur sordi l'uno all'altro. Solo silenzio e nient'altro in questa fresca serata di primavera che trasporta la malinconia tramutandola in ricordo, un ricordo spiegazzato che andrà presto a confluire nello spugnoso cuore di lui. Lo stesso ricordo spiegazzato che lei fingerà di scacciare ad ogni occasione, liquidandolo come di poco conto.
Lo scorrere della vita li aveva messi l'uno di fronte all'altro ma avevano deciso loro di avvicinarsi, di fondersi nonostante le diversità. L'errore era stato loro.
Un leone si inchina e posa il suo sguardo "sulla luna" (indotto così al sonno), e si sofferma come al solito, sulla leggerezza delle cose. Quando domani lotterà, sarà per la vita, e non per la morte dell'essere, quale è la ragione umana.
Proprio un umano, una di quelle solite notti, mentre quel "segno di fuoco" era dormiente, si avvicinò un po', e pensò finalmente di aver sconfitto quella forza della natura, o almeno di aver conquistato e sottomesso il suo rifugio selvatico.
In realtà, non sapeva, di non controllare la vita di quell'animale "ferito", e nemmeno la propria.
Al sorgere del sole, si scontrarono ancora, la ragione e la natura, perché l'umano aveva oltrepassato la barriera segreta di quell'essere ora prigioniero, che non si stancherà mai di lottare per riavere il suo spazio vitale. Sono sbarre fisiche erette dall'uomo, con cui è stato rinchiuso il leone o un suo simile.
La ragione umana è limitata al punto da non conoscere i limiti: chi la possiede, non conosce il significato di prigionia per altri, all'infuori della possibilità di prigione per sé o per suoi simili.
L'umano così, non sa qual è il senso della libertà, che un animale selvatico cerca..
Ciò che l'uomo ha chiamato "insostenibile leggerezza dell'essere", (interpreto così): è insostenibile per l'uomo che usa la ragione, invece per l'essere, quella leggerezza è al contrario norma di vita, e libertà "selvatica" di decidere per il proprio benessere, capendo e assecondando la natura.
Se l'uomo impone dei limiti ad animali diversi, si crea inevitabilmente un rapporto conflittuale, che genera uno scontro "tra natura e ragione".
Se invece egli pone dei confini oltre se stesso e il suo mondo, succede una cosa totalmente differente:
in qualche modo crea il mondo (già esistente) al di là del suo, ne percepisce l'esistenza senza il bisogno di attraversarlo, ed è subito tranquillo, con la coscienza di non essere più prigioniero.
Con una sorta di illusione, di conoscere al di là del sentiero tracciato, perché egli ha stabilito una specie di patto/ alleanza con la terra straniera.
L'umano la "conosce" perché ne conosce bene i contorni/lineamenti, infatti ha tracciato egli stesso i confini,
gli stessi sia per il proprio terreno, che per la terra oltre il confine, che non vorrà mai varcare.
Proprio un umano, una di quelle solite notti, mentre quel "segno di fuoco" era dormiente, si avvicinò un po', e pensò finalmente di aver sconfitto quella forza della natura, o almeno di aver conquistato e sottomesso il suo rifugio selvatico.
In realtà, non sapeva, di non controllare la vita di quell'animale "ferito", e nemmeno la propria.
Al sorgere del sole, si scontrarono ancora, la ragione e la natura, perché l'umano aveva oltrepassato la barriera segreta di quell'essere ora prigioniero, che non si stancherà mai di lottare per riavere il suo spazio vitale. Sono sbarre fisiche erette dall'uomo, con cui è stato rinchiuso il leone o un suo simile.
La ragione umana è limitata al punto da non conoscere i limiti: chi la possiede, non conosce il significato di prigionia per altri, all'infuori della possibilità di prigione per sé o per suoi simili.
L'umano così, non sa qual è il senso della libertà, che un animale selvatico cerca..
Ciò che l'uomo ha chiamato "insostenibile leggerezza dell'essere", (interpreto così): è insostenibile per l'uomo che usa la ragione, invece per l'essere, quella leggerezza è al contrario norma di vita, e libertà "selvatica" di decidere per il proprio benessere, capendo e assecondando la natura.
Se l'uomo impone dei limiti ad animali diversi, si crea inevitabilmente un rapporto conflittuale, che genera uno scontro "tra natura e ragione".
Se invece egli pone dei confini oltre se stesso e il suo mondo, succede una cosa totalmente differente:
in qualche modo crea il mondo (già esistente) al di là del suo, ne percepisce l'esistenza senza il bisogno di attraversarlo, ed è subito tranquillo, con la coscienza di non essere più prigioniero.
Con una sorta di illusione, di conoscere al di là del sentiero tracciato, perché egli ha stabilito una specie di patto/ alleanza con la terra straniera.
L'umano la "conosce" perché ne conosce bene i contorni/lineamenti, infatti ha tracciato egli stesso i confini,
gli stessi sia per il proprio terreno, che per la terra oltre il confine, che non vorrà mai varcare.
All’estero non c’ero mai stato, anzi si, San Marino e il Vaticano sono esteri, mi dicono ! Ma diciamo che i confini catanzaresi li supero ogni giorno attraversando via Pistoia ed il Bronx. Si parte per Londra, dall’aeroporto di Lametia, che, a dire il vero, sembra una cosa seria, anche se non si chiama aeroporto di Catanzaro. Dei miei due compagni di viaggio (altri due ci aspettano la),uno è abituato a volare, l’altro meno, e me ne accorgo quando gli dico che, dalla parte del finestrino mi siedo io. Avrei voluto vedere Londra dall’alto ma quando arriviamo non si vedeva niente, sembrava il quartiere marina quando c’è la lupa di mare ! Il viaggio procede tranquillo. Quando passano le hostess per fregarti con qualche ordinazione si fa finta di chiudere gli occhi e di dormire perché non si accorgano che non ho nemmeno la strada per camminare ! Dopo tre ore, dove vidi solo nuvole, si atterra e pensai “finalmente Londra”. Col cavolo. Per arrivare all’accettazione ho dovuto percorrere a piedi un tratto come da l quartiere Marina a Santa Maria in mezzo a dei maledetti nastri. Quando arriviamo al controllo, all’amico mio inesperto gli cercano il pelo nell’uovo all’altro manco lo vedono. A me nemmeno, ma io sono stato fortunato perché mi è capitata una donna e forse è rimasta abbagliata dallo sguardo sexy di un playboy catanzarese. All’altra fila dell’accettazione vedo passare altri tre amici catanzaresi, Gianni, Luca e Vitaliano e non ricordandomi che non ero più nel nostro ambiente locale li gratifico con un “Oèèèè dove cazzo andate ?” Gianni, viaggiatore esperto, da lontano mi fa cenno di tacere ed io capii che la prima figura di merda me l’sono sparata ! dopo molti ok ok ok superiamo l’accettazione e la prima cosa che mi dice Gianni è “Ma che scarpe ti sei messo ?”. Avevo le nike di mio figlio, bianco candide. Gliele avevo fregate nottetempo. Ci rimango male specialmente se penso che lui aveva viaggiato con Luca che portava scarpe da tennis giallo-Catanzaro con tre strisce rosse. Un pugno negli occhi. Vitaliano è uno che a classe e a Londra è di casa come io in via Pistoia. Dopo un po’ di ok e pollice all’insù oppure un po’ di “Sorry” che dovrebbe significare “scusi”, che uso quando spingo qualcuno, ci avviamo a prendere la macchina. Niente a che vedere col pulmino all’italiana, qua, prima di dartelo ti controllano anche le mutande ! M’accendo una sigaretta e perfino Scotland Yard sembra allertarsi, perché devi fumare dove dicono loro, manco all’aria aperta. Dura da digerire, questa cosa, q1uando torno, a Roma, mi devo togliere lo sfizio di fumare e buttare la cicca per terra spegnendola con la punta della scarpa. Finalmente si parte. Siamo in sei, due davanti e quattro indietro, guida Luca. Purtroppo ha il vizio di voltarsi dietro per parlare e io lo invitavo a fare più attenzione a guardare avanti. Qui la guida è a destra, tutta un’altra cosa. Ma dopo un paio di rotatorie prese contro mano ti ci abitui. C’è un traffico notevole. Un tamponamento più avanti fa venti km di fila, gli inglesi sono flemmatici si sa. Loro si fermano, discutono, se la studiano e non gliene frega niente degli altri che aspettano. Tanto, qua, non c’è nessuno che suona e nessuno che gli grida “Levatevi dalle palle con queste macchine”, sono educati, dai, stile english. Dopo un paio d’ore passate a leggere i nomi di una ventina di squadre che io conosco per via delle scommesse sui cartelli stradali, arriviamo a West Ham. I miei amici esperti mi dicono che quello è un quartiere tosto e rischioso. Per la verità, a me sembra che il più pezzente di loro sia superiore ad un nostro nobile. Entriamo in un famoso pab e con il fisico non ci siamo. Immaginate che per fare uno come loro ci vogliono almeno cinque Luca messi l’uno sull’altro e uno sguardo che ti gela. I colori del West Ham sono per tutto il quartiere (quartiere un corno, vorrei Catanzaro, in quel modo).Si respira calcio dappertutto, come negli anni 70/80 , quando eravamo in serie A, lo respiravamo a Catanzaro, con un po’ di tamarragine in più perché noi siamo latini. La sera si va a Chelsea, zona di lusso. Io vado avanti a colpi di “ok Ok”, e una signorina per farmi capire che la mia stanza era la 106, me l’ha dovuto scrivere su un foglietto e si aspettava che io le rispondessi ok ok. Non avevo ancora compreso quanto grande fosse Londra, con quelle abitazioni, tutte le stesse, che piacciono tanto a Vitaliano e che io volentieri trasferirei a Viale Isonzo…grata compresa altrimenti gli fregherebbero pure le mutande ! La c’è il mondo, inutile, fiumi di birra e pab a non finire ed è tutto normale anche quando vedo due lesbiche baciarsi con la lingua. Ho visto anche due uomini che si baciavano, no, questo non è molto bello. Immagino cosa sarebbe successo davanti al ritrovo Mignon di Catanzaro se si fossero baciati li ! Il giorno dopo a Leicester. Come ospiti siamo trattati coi guanti gialli. Mi faccio avanti al buffet tra un sorry e uno spintone e mi riempio il piatto di rustici, da non aver realizzato cosa fossero. Quando chiesi dove andare per fumare a gesti, non volevo usare il termine smoking perché temevo fraintendessero che avevo bisogno dell’abito, le hostess mi dissero che potevo farlo solo nell’half time,la fine del primo tempo della partita che era già in corso. Allora mi recai sugli spalti a vederla. L’arbitro fu vergognoso ma, tranne qualche imprecazione tutti tacevano. Da noi, oltre a ricordargli i natali, gli avremmo ricordato parti anatomiche nella zona della testa. Stanchi, torniamo in albergo, però a me va ancora di girare. Mi dicono che Londra, a mezzanotte di domenica quella zona è morta. Vedeste a Catanzaro, alle cinque di pomeriggio, che movida che c’è ! Si riparte e subito impreco perché mi sequestrano il deodorante per le ascelle, un euro che saranno quattro pounds persi. Ma, a proposito, in Inghilterra non c’era la sterlina ? Quindi quei quattro pounds che mi hanno chiesto che…cosa sono ? Ciao a tutti…l’ultima “benedizione” va alla Telecom, non sapevo che per coloro che mi chiamavano ero io a pagare ! Ora ho la scheda vuota e dovrò spendere alti soldi.
Tratto e rielaborato dal diario di un capo tifoso invitato ad assistere ad una partita in inghilterra
Tratto e rielaborato dal diario di un capo tifoso invitato ad assistere ad una partita in inghilterra
Era un secolo indefinito l’epoca in cui vivevo
Un secolo senza confini, certezze, ancore alle quali potersi aggrappare
Il buio dominava all’interno, all’esterno, intorno ad ognuno di noi
Mi chiedevo come poter ripristinare quel bagliore scomparso, mi chiedevo se c’era o ci sarebbe mai stata l’opportunità per ognuno di noi di redimerci, ma non c’era!
Tutte le conseguenze di quel luogo freddo erano state il prodotto delle nostre scelte, delle nostre azioni
Solo io avvertivo il disagio di stare in quella condizione nella quale tutti quanti eravamo stati esiliati
L’altro da me avvertiva tranquillità, felicità, allegria, fervore, divertimento, voglia di vivere
Quell’altro da me non aveva la consapevolezza che una dimensione a lui molto vicina stava per implodere
Ero persa, sperduta in quel senso di estraneità, solitudine che era tanto vicino a me quanto paurosamente lontano
L’unico modo per allontanarmene non c’era, sarei dovuta vivere per sempre con quel vuoto dentro, che mi stava logorando a poco a poco
Apparivo sana, priva di pensieri anticonformisti, completamente omologata all’altra parte di me che era così felice al punto di sentirmene anche in colpa
Un secolo senza confini, certezze, ancore alle quali potersi aggrappare
Il buio dominava all’interno, all’esterno, intorno ad ognuno di noi
Mi chiedevo come poter ripristinare quel bagliore scomparso, mi chiedevo se c’era o ci sarebbe mai stata l’opportunità per ognuno di noi di redimerci, ma non c’era!
Tutte le conseguenze di quel luogo freddo erano state il prodotto delle nostre scelte, delle nostre azioni
Solo io avvertivo il disagio di stare in quella condizione nella quale tutti quanti eravamo stati esiliati
L’altro da me avvertiva tranquillità, felicità, allegria, fervore, divertimento, voglia di vivere
Quell’altro da me non aveva la consapevolezza che una dimensione a lui molto vicina stava per implodere
Ero persa, sperduta in quel senso di estraneità, solitudine che era tanto vicino a me quanto paurosamente lontano
L’unico modo per allontanarmene non c’era, sarei dovuta vivere per sempre con quel vuoto dentro, che mi stava logorando a poco a poco
Apparivo sana, priva di pensieri anticonformisti, completamente omologata all’altra parte di me che era così felice al punto di sentirmene anche in colpa





