Ho visto un tizio di nome Tazio che tirava tizzoni a un tipo tozzo, un poco truzzo, con in mano delle tazze da the tipiche del Trentino e una tracolla in pelle di tapiro del Togo trattata al tabasco...veramente tragicomico !
Mi è sembrato un po troppo !
Così, per distrarmi, facendo il trapper, trassi tre trote da un tortuoso torrente tra tralci di tamerici trilobate e tracce di timide tartarughine di terra.
Trascorsi così tutto il tempo nel solito tran tran
giocando a tric trac, a tressette e al tamagochi e postando tutto quanto su Tik Tok insieme ad un gruppo di terrapiattisti di Terracina tornati da Torino in torpedone.
Tuttavia è bene sapere che, se una talpa torna tardi alla sua tana e un tordo si attarda su un tetto tutto tarlato, è tempo di tentare di fare un tampone a tutti per terminare questa terribile tragica tribolazione... e, se tanto mi da tanto, sappiate che "ti che te tacchet i tac, tacati ti i to tac, ti che te tacchet i tac...e questo è veramente tutto ! 
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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«TAMOIL mia GIULIETTA, per te superai le API e arrivai fino al Q8»


Eravamo in MAGGIOLINO e il caldo si faceva sentire, avevo anche acceso la CITROENella per tenere al largo le zanzare e per le strade non GILERA nessuno.
Pensai fra me e me, dopo aver riposto il vecchio GOLF nell'armadio e aver indossato una POLO, di come PASSAT il tempo in uno SPRINTER, mi resi conto solo allora che in fatto di conti non avevo quel Fiat al Qubo in più.
Il caldo mi faceva sognare una Honda dai colori spumeggianti che mia avvolgeva con il suo Swift.
Mi tirai un po’ SUZUKI e in BALENO preparai un SEAT di valigie, ma era solo tutto un bel sogno,
mi svegliò il borbottio d’una caffettiera e un bell’ARONA di caffè.
Eppure avevo ancora molta SEAT e mi preparai una SANDERO rossa trovandomi catapultato con la fantasia in una grande DACIA sul mar Baltico, soli io e te… e mentre immaginavo una nuova VITARA non m'accorsi d'uno scalino e QUASQUAI in terra, per fortuna non mi feci nulla prendendo solo una COROLLA che fuoriusciva da un vasetto.
Mi feci una SKODA di zuppa di fagioli e ripensai al mio vecchio amore OCTAVIA e questo mi rianimò, ma fuori da ogni dubbio eri solo tu il mio vero amore ALFA e io come un novello ROMEO cercavo te o mia GIULIETTA.
Mi chiesi che fine avesse fatto pure il mio primo amore alle elementari, quella certa Fabia che per qualche anno aveva preso il mio cuore e se avessi potuto avrei ceduto il mio DUCATO, pagato un FIORINO da un nobile in rovina, per tornare indietro nel tempo.
La confusione regnava sovrana nella mia mente e ruggiva come un JAGUAR nella gola.
Ero sicuramente proprio un bell’ E-TYPE e decisi di godermi quella giornata, mi lasciai prendere dall'ebbrezza del tepore solare e con la radio a tutto volume non AUDI nulla al di fuori dei miei pensieri, sognando animali esotici e ritrovandomi come in KUGA dalla realtà e totalmente Ford al richiamo della vita vera.

Pensieri in mutandem tra la mia amica GRAZIELLA e...

«Che bella che era la mia GRAZIELLA, quella compagna di banco all’asilo! Ma la quotidianità mi riporta a te.
Sai mia cara GIULIETTA ho lavato i miei vecchi BOXER che tanto mi PIAGGIO e a loro ho detto CIAO per indossare più comodi MINI e il MINOR che posso fare»

Uno scroscio di PIAGGIO mi fece dire SI e poi CIAO e per non bagnarmi corsi come 2 CAVALLI in una battuta di caccia con DYANA riuscendo a rifugiarmi in una DUNA.
Questi nomi mi tormentavano e mi sembrava di ripeterli all’infinito in una SCENIC usata e già vista.
La storia però doveva andare avanti e lo avrebbe fatto comunque e perdinci non potevo lasciarti da solo mia cara GIULIETTA.
In testa disegnai gli eventi con un COMPASS perfetto e poi...
Partii verso di te ma durante il tragitto ricordai che avevo lasciato tutta la vecchia ARGENTA nel comodino, accidenti era un ricordo di mio nonno a cui tenevo molto.
Temevo che qualche ladro di MALAGA, arrivando col traghetto da ASCONA, lo avesse potuto rubare, oltretutto mi tormentava ancora un piccolo dolore al RENAULT, che mi perseguitava da un po'; presi due pastiglie di IGNIS e mi sentii nuovamente un LEON.
Mi dissi, riflettendo, che la vita non si JETTA così e proseguii il viaggio, intanto la SCENIC del PANORAMA si presentava meravigliosa e io continuavo a sognare di te.
Avevo comprato un’AGIP quattro ruote motrici ed ero talmente felice che gridai IP, IP urrà! Ma durante il viaggio fu una SHELLerata che mi conquistò perché aveva indosso una maglietta FINA presa coi punti. Lei, vedendomi da lontano nella mia bellezza, mi fece l'occhiolino e mi disse: «Hai lo sguardo da PUMA, ENI ENI amore andiamo alla STATION.»
«Io risposi che lei era una bellissima TIGRA»
La presi per mano e in un TOTAL partimmo ma un tizio con un APE ci inseguì a bordo di una VESPA usata. Allora urlai impaurito: «ma chi è ESSO che ci segue?» Riuscimmo a rifugiarci in un AUTOGRILL e, per riprenderci dallo spavento, ordinammo due REPSOL con ghiaccio, non shekerate ma mescolate alla James Bond! Dissi al Barman: «Tanto Peugeot di così si muore, faccene 205. anzi 206, no 207, ma che dico 308 e magari 508»
Lui si girò, mi osservò con occhi di PUMA e mi rispose in un FIAT.
«IES we can, ora mi eVOLVO da qui e ve ne preparo circa dalle 3008 alle 5008, vanno bene?»
Chiesi per riguardo alla mia tasca quanto costassero. Mi rispose ridendo:
«Un FIORINO e uno SCUDO, con la rottamazione veicoli industriali»
Pagai senza ribattere con un bigliettone da cento.
«Prendi il resto amico, ti servirà PANDA in giro dove vuoi e vedere tutti i PANAMERA del mondo» disse il tale. Allora mi guardai negli occhi da solo e pensai: «È proprio un bel TIPO, avrà una MAREA di lavoro in questo locale a THEMA degli anni 80.»
Avevo ancora sete e la mia donna pure assai e devo confidarvi che era proprio una tipa PORSCHE. Prendemmo due 10w-40W full sintetyc al Whisky & Skoda ma ci fecero di molto male e corremmo al bagno a fare una KAWASAKI urgente. Dopo esserci liberati ci accertammo che nessuno ci avesse seguito. Eravamo stanchi e... un signore dall'aria bulla, appoggiato alla pompa della gasolina, ci chiese: «Ma voi, ndò Hyundai così Korando?»
Gli risposi con aria esterrefatta: «Non ti riguarda, ma Kia me l'ha fatto fare questa sera, che figlio di Toyota sto qua»
Avrei fatto meglio a rimanere a casa, steso sul divano con accanto il mio caro Kangoo.

GIULIETTA unico amor e nel cuore tutto è sogno e nemmeno fantasia, oppure realtà e sono incasinato talmente tanto che non comprendo, ma chi MEGANE me lo ha fatto fare?

Mi voltai di scatto e anche la pupa era sparita, tutto era sparito e dov’era la via per GIULIETTA? Ero solo un OM davanti al suo camion. Accesi un FOCUS per riscaldarmi e non rompermi le PALLAS e sentii ancora uno strano odore di CITROEnella.
MI dissi: «Farò una piccola FIESTA e mi farò TRANSPORTER a CHEVROLET da qualcuno
di CORSA con uno scatto AGILA. OPEL la finestra e guardai il cielo colmo di ASTRA: «Che meraviglia mi dissi dentro»

Ma in che MONDEO vivevo? Ma che CASTROL di storia era questa? MICRA ero diventato matto?
NISSAN avrebbe saputo mai che in fondo... TAMOIL ancora oh mia GIULIETTA.
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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La perifrastica passiva calcioresistente, propedeutica ad una sorta di asservimento catalitico stroboscopico decisamente compulsivo rispetto ad un acriticismo hegheliano fortemente condizionato da un contesto massimalista pseudoreaganiano, si autoregola, senza dubbio alcuno, soltanto attraverso una coagulazione eburnea paucisintomatica, priva però di tracce di glutammato monosodico, glutine e olio di palma, come riportato analogamente nel bugiardino aggiornato del VixVaporub.
In conclusione, lo scardinamento piroclastico dell'avifauna del cretaceo superiore si compenetra fisiologicamente in una sorta di bruxismo orodentale finalizzato, senza tema di smentita, ad una spettacolarizzazione scenografica degna della migliore cinematografia dei cineclub della Corea del sud con sottotitoli in thailandese maccheronico...azz..forse è meglio non esagerare con la peperonata di sera.. sssallve!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Un bel giorno mi ero Mallarmé  per una notizia che mi sembrava poco Verlaine: che sia diventato Rimbaud tutto in un colpo?
Già ero pieno di Hemingway per i fatti miei che non mi ci voleva proprio questo Balzac al cuore!
Per calmarmi mi presi due pastiglie di Mauriac e mi addormentati continuando a Rousseau tutta la notte facendo uno strano Sontag, di un tizio col naso Camus che con un Brel sotto la pioggia e sopra una Montaigne , stava mangiando un bel pezzo di Zola. Stranamente mi risvegliai con il Pennac in tiro... che mi venga un Cocteau!
Ah, che Baudelaire! Ho già Dumas grossi così!
Sapete che vi dico? Ho deciso di Voltaire pagina e per finire in bellezza questa Bataille, me ne andrò a Beauvoir un bel Hugo al bar Apollinare e buon Sartre a tutti!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Ho incontrato la Cantatrice calva che aspettava Godot insieme ai Promessi sposi per andare in treno a trovare i Fratelli Karamazov, Jacopo Ortis, Liolà e le Sorelle Materassi. Dovevano festeggiare Don Chisciotte, Il maestro di Vigevano e Robin Hood che aveva attraversato il Deserto dei Tartari insieme alla monaca di Monza e ad un gruppo di carmelitane con le calze perché avevano freddo ai piedi.
Era iI 1984 e, dopo un periodo di Guerra e pace in cui c'era stata ogni sorta di Delitto e castigo, A sangue freddo, guardando il Ritratto di Dorian Gray senza Orgoglio e pregiudizio giunsi, dopo una rullata di un Tamburo di latta, a sostenere che Il conte di Montecristo e il Gattopardo erano andati alla Ricerca di un mondo perduto per raggiungere addirittura  l'Insostenibile leggerezza dell'essere...oh..boia Faust !!..  per questa cosa mi son rotto proprio i Buddenbrook...!
Comunque, in una notte di Cime tempestose io, Lolita, Ulisse e Pippi calze lunghe decidemmo, per dimenticare questo Giorno dello sciacallo, di cercare un'Isola del tesoro e dimenticare tutti i Fiori del male e cercare il Nome della rosa tra le Anime morte della Casa degli spiriti e sognare le Mille e una notte come Alice nel paese delle Meraviglie... Così parlò Zarathustra..!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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La situazione sembra migliorata, anche se grava in casa una cappa di sfiducia e di inquietudine. Tre giorni prima di Natale Elena riceve una telefonata anonima che la informa del tradimento del marito con una donna sposata. Le viene fornito l’indirizzo e le sono precisati il giorno e l’ora dell’appuntamento clandestino. La comunicazione viene interrotta in fretta, senza che lei possa replicare. Si sente a pezzi e piange amaramente. Suo marito la tradisce! E poi strepita per limitare le spese di casa! Chissà quali regali farà all’amante! A lei ha regalato lo scorso Natale un anellino d’argento con un minuscolo cuore d’oro.
Architetta la vendetta e non dice nulla ai figli per non avvilirli. Amano e stimano molto il padre che considerano una persona responsabile da prendere a modello. Cerca di apparire serena, senza far trasparire il tormento interiore, e bacia come al solito Sergio che sta per uscire dopo pranzo per recarsi ad una riunione di lavoro con gli architetti del suo studio. Elena, dopo circa mezzora, raggiunge il luogo dell’appuntamento e del tradimento. Sa di trovare il marito a letto con quella donna. E’ furiosa! Il portone del palazzo è socchiuso, così entra nell’atrio e sale con l’ascensore al secondo piano. Si fa coraggio, anche se trema per la forte emozione e suona al campanello della porta su cui spicca lustra la targhetta in ottone col cognome “ Semboni”. Sente del trambusto, ma dopo un po’ apre la porta proprio lui, Sergio. Indossa la giacca di un pigiama di seta blu e un paio di boxer a cuoricini rossi e bianchi. Porta i calzini ai piedi! Elena prova ribrezzo e, approfittando dello sguardo sorpreso del marito, gli appioppa due ceffoni, mentre urla e gli rinfaccia il tradimento. Sergio non ha il coraggio di rispondere, preso alla sprovvista, e riesce a chiudere la porta per difendersi da quella furia. Elena picchia sul duro legno e continua a suonare al campanello, mentre gli inquilini del piano si affacciano curiosi e sgomenti. Poi , soddisfatta del risultato, scende trionfante la scala e se ne va.
A cena sembra tutto normale, ma gli sguardi di Elena e Sergio sono taglienti come lame di coltello. I figli avvertono una pesante tensione e scrutano i genitori, ma non si arrischiano a fare domande. Il silenzio è rotto soltanto dal rumore prodotto dalle posate nei piatti.
in camera da letto Elena intima con tono deciso a Sergio di interrompere quella relazione, altrimenti lo lascerà. Non vuole distruggere la vita dei figli, parlando loro di separazione legale, e spera che lui si ravveda. Sergio rimane in silenzio, quasi indifferente alle suppliche della moglie, ma poi le dice che ama quella donna e non vuole lasciarla. Elena trasale. Ha però il coraggio della moglie tradita e offesa. Lo minaccia di rivelare tutto ai suoi collaboratori di lavoro e di svergognarlo con i figli e con i genitori di lui. Sergio non risponde e va in bagno a fare la doccia. E’ nervoso, ma vuole rimanere calmo. L’acqua calda lo rilassa, mentre si insapona. Elena entra in bagno e lo costringe ad uscire dalla doccia, minacciandolo con un tagliacarte appuntito. Sorpreso e imbarazzato perché è nudo, le dice di calmarsi e la asseconda, indietreggiando in camera da letto. Le gocce d’acqua cadono sulla moquette, imprimendo piccole macchie cupe che affiorano in superficie. Sergio si guarda intorno e vorrebbe il suo accappatoio, ma Elena gli ordina di uscire sul balcone. Lui protesta e cerca di farla ragionare, ma non c’è verso di calmarla. Nudo, gocciolante e infreddolito esce, mentre la porta finestra si richiude alle spalle con un tonfo sordo.
il giorno di Natale tutti sono riuniti attorno all’albero, intenti a scartare i regali. Si avverte una serena atmosfera rallegrata dai sorrisi e dalle grida di sorpresa nello scoprire i doni. Sergio è raffreddato ma sorridente. Elena lo loda davanti ai figli, ai suoceri e a sua madre perché ha voluto essere generoso nell’acquisto di quei regali così costosi. Lei indossa un collier d’oro e brillanti che spicca luminoso sulla sua pelle chiara. Anche sua madre, nonna Eufemia, l’odiata suocera di Sergio, ha ricevuto un abbraccio caloroso da parte del genero che le ha regalato una sciarpa di chachemire firmata “Missoni”. Sergio tossisce confuso e rosso in volto. Pensa raggiante ai soldoni spesi e all’amante persa. 

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Profilo Autore: Libero  

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Elena Buzzati si sente felice. A pranzo il marito e i suoi figli hanno gustato le pietanze che ha cucinato con la solita esperta abilità culinaria. Ha preso per la gola Sergio perché così potrà convincerlo ad accompagnarla per acquistare i regali di Natale. Mancano quattro giorni a quella ricorrenza religiosa che lei ama tanto perché è credente e crede fermamente nei valori sacri della festa. Inviteranno i suoceri e la madre di lei per una riunione di famiglia all’insegna della generosità nello spirito del Natale. Sergio fuma in salotto, intento a leggere il quotidiano. Subdora che la moglie stia macchinando qualcosa a suo danno, ma deve fare buon viso a cattiva sorte, accettando di uscire con lei per quei stramaledetti regali il cui acquisto si ripresenta ogni anno come fossero una spada di Damocle sul suo capo. In realtà, Sergio è tirchio, anche se si definisce economo, ed eviterebbe di spendere denaro in modo superfluo. In giro per negozi Elena è costretta a comprare regalucci di poco conto, pressata dal marito che mormora scandalizzato sulle spese “folli” della moglie. Quando viene a sapere che deve fare un regalo alla tanto detestata suocera, s’impunta come un mulo da soma e trascina furioso Elena verso la macchina per ritornare a casa. 
Elena è avvilita e non ha voglia di litigare con quel testone. Dispone quei quattro regalini sotto il bell’albero che addobba ogni anno con originalità e fantasia. Fabrizio, Marta e Giacomo, i suoi tre figli adolescenti, notano i musi lunghi dei genitori e decidono di indagare. L’architetto Buzzati si sente a disagio davanti alle domande dei ragazzi, è evasivo e risponde che la loro madre ama spendere troppo. I figli lo criticano perché a Natale bisogna essere più generosi e altruisti. Pensano a se stessi perché così potrebbero ricevere regali importanti. Il padre invece ricorda loro le spese sostenute per la casa, le vacanze e gli studi ed appare alquanto categorico nella decisione di dover risparmiare.
Elena confessa ai ragazzi che non lo sopporta più e che ha intenzione di tornare per un certo periodo dalla madre. Si guardano stupiti e temono un orribile Natale. Le consigliano di lasciar correre perché il papà sicuramente cambierà idea e sarà comprensivo. Sono preoccupati per la madre che è molto avvilita.
Elena ha un buon cuore ed ama suo marito. È pronta a giustificare le sue scelte, a patto che la nonna Eufemia trascorra il Natale a casa loro. Di fronte al diktat della moglie Sergio trasecola, ma alla fine deve accettare per il quieto vivere. Lui però ribadisce che non spenderà un euro per l’odiata suocera. Ricorda sempre quando lei gli rinfacciava i suoi difetti, comportandosi con un dire petulante e con un atteggiamento borioso e prepotente.

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Profilo Autore: Libero  

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“Sai Magnus, io credo che cambino i demoni ma non l’esito.

Insomma, in fondo l’esodo è solo un filo appeso, invisibile, affisso solo da un lato, spesso quello sbagliato, come un crocifisso.

Ogni tanto mi sento come fossi chiuso in un cerchio di fuoco, con una bottiglia d’acqua in mano. Una volta l’ho usata per uscirne, ma ho scoperto che qualcuno l’aveva riempita di benzina, e così sono tornato nel cerchio. Ho provato ad urlare ma non c’erano pompieri in città. E poi, prova tu a urlare in un mondo di sordi e a morire in un mondo di vita.

Non credi sia stupido?

Credo che riempirci di finzione sia utile, ci sentiamo più reali, più concreti, meno soggetti all’insignificanza.

Tanto scompariremo tutti, Magnus, e lo faremo trionfando!

Come una cometa vista da un cieco!

Facciamo due passi avanti, per poi renderci conto della palla che abbiamo legato noi stessi al nostro piede.

Sì, insomma, noi facciamo due passi e lei intanto si radica.

Che poi, Magnus, io penso che stando al mondo noi abbiamo accettato delle condizioni che, come al solito, per mancanza di voglia, non abbiamo nemmeno letto.

Del tipo, tu hai firmato, giusto Magnus? Ecco, ora che hai inciso le tue lettere corsive, non puoi fare ricorso. O forse sì, ma, nel senso, chi chiami per chiedere spiegazioni? Dio?

In fin dei conti la tua clessidra ce l’ha in mano qualcun altro e poi, da un momento all’altro, crack, sei finito, crollato, esangue, morto.

Di conseguenza, Magnus, ama finché non muori. O muori finché non ami, come preferisci.

Tu, come me, come tutti noi, non guardi mai. Sembri quasi un animale da macello, ferisci te stesso. Ma, Magnus, se questo è il pretesto, tralascia il sottotesto, esci al fresco, solca gli zigomi con sangue represso, contempla il tuo fallimento!

Sai Magnus, ogni tanto comincio a dubitare che perfino le stelle siano qui solo per farci del male, che perfino il Sole sia qui solo per ustionare! Che perfino la pioggia sia qui per tutto tranne che per pulire, e che io stesso sia qui solo per respirare.

Dopo tutto anche quando abbiamo tutto non ci basta.

Parliamo controvento sperando che le note arrivino a chi le merita.

Ehi, Magnus, ma secondo te quanto? Quanto ci si può sentire soli? Cioè secondo te c’è un quantificatore? Non so, tipo un solimetro, solitudinometro, sì dai hai capito. Esiste?

Tu, Magnus, dovresti rivolgerti a chi la notte la passa sotto un velo di incertezze, poi si sveglia con il cuscino bagnato dagli incubi lacrimali.

A loro dovresti rivolgerti!

Devi sapere che ogni tanto io vado al lago e piango sott’acqua e poi aspetto di affogare. Ma sono certo, Magnus, che lo facciano tutti, solo che poi non tutti affogano, e quindi non lo raccontano, ecco.

Poi torni dal lago e prendi l’album fotografico. Ci sei? Quello della tua gioventù intendo! Ecco, quello, bravo! Capodanno ’96 con amici, Pasquetta ’00 con la classe.

Oh cazzo, ma sei sparito da tutte le foto!

Già, ma non spaventarti, è normale! Funziona così!

Non devi chiederti perché scappi o da che cosa. Io fossi in te, piuttosto, controllerei di avere ancora la suola delle scarpe.

Ora immagina, Magnus, di essere in ginocchio davanti al tuo letto.

Ci sei? Bravo!

Ora al mio tre immagina che esso non sia vuoto. Pronto?

Uno.

Due.

Tre.

Quindi? Niente? Cioè è vuoto? Cazzo.

Vabbè tranquillo Magnus, è normale.

La tua vita si dissipa mentre cogli i granelli con le dita lisce di chi non l’ha vissuta, lisce come il tuo andamento su questo lago congelato, poi svanisci, cancellando le orme, sporcandoti le dita.

Conoscevo una ragazza di nome Anna. Anna non sapeva come si volasse e quindi chiese aiuto a Luca, un suo amico. Luca gli disse che sarebbe bastato lasciare il nido. Luca sapeva che anche se al primo volo Anna fosse caduta, prima o poi il vento l’avrebbe accompagnata. Volerà alta, prima o poi, mentre lui la guarderà da terra con il binocolo. La seguirà con lo sguardo, amando ogni singola caduta, strillando al vento se volerà troppo veloce. Ma lei, sorda per la quota, si sarà già scordata di chi le diede in dono il volo.

Ecco, Magnus, e tu? Perché vivi in silenzio? Cosa stai cercando?

Intanto tu vivi mezzo morto, tutto sordo, senza sapere dov’è, il quale porto. Non sai cosa portarle se vuole l’amore che tu non puoi darle. Perché hai già due amanti con le lame, che si nutrono dei tuoi tagli, mentre le guardi sfregarti durante un incontro tra palmi e pianti, trapianti sentimenti. Come le indolenzite e calme mani d’un vecchio, a novembre, sulle ombre della sua amata, accanto ai fiori, contempla i marmi, pieni di fori.

Cioè Magnus, viviamo nel dilemma senza venirne a capo, insomma, a che serve? Tu continui a nasconderti anche se nessuno ti cerca, ma allora che ti nascondi a fare? Lascia spazio al mostro che non mostri!

Poi noi usciamo con le lacrime che cadono, senza l’ombrello, le vediamo rimbalzare sulle pozzanghere fangose, ci bagnano gli stivali già zuppi. Abbracciati dal grigiore, proseguiamo scalzi e sradichiamo una viola da terra per fargli provare come ci sentiamo. Uccidiamo il suo gambo per uccidere le nostre gambe, e rimaniamo genuflessi, nel freddo che volevamo, senza Sole, soli. Dopo cogliamo un bucaneve mentre s’interrompe il flusso nelle nostre congelate vene. Ecco, ora stiamo bene!

Siamo dei fottuti denti di leone maturati troppo in fretta! In mezzo alla bufera.

Intrisi in strane trovate fugaci, perdiamo continuamente il controllo, mentre le finestre diventano solo vetri senza maniglie.

Siamo farfalle che roteano attorno alle lampadine, senza avvicinarsi troppo, senza mai scottarsi.

Assopiti in vesti estranee, ci mettiamo le manette da soli senza chiedere il permesso, senz’alcun processo, sperando solo di crollare il prima possibile, ma facciamolo insieme, sotto le stelle, senza pudore.

Dov’è il nostro amore? Verso l’universo, verso di te. Verso la vita, verso di me. Verso di lui, di lei. Di noi, di voi.

Chi ha deciso di sottrarcelo? Chi l’ha deciso che a noi non serviva?

Ora, senza meta, viviamo in una crepa, attorniati dalla fredda brezza della nostra assenza di coscienza, della presenza di carenza, senz’alcuna carezza.

Vedi Magnus, il grigio va dipinto di nero, solo così scorgeremo l’arcobaleno.   

Sai, Magnus, chi dice di essere felice da solo o mente, o non è davvero solo.

Magnus? Magnus ma dove”




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Profilo Autore: Ruben Londero  

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La recrudescenza osmotica toponomastica del substrato logaritmico corporativistico è sicuramente sottostimata rispetto alla componente esponenziale del parallasse biomagnetico longitudinale con evidenti ricadute
delle qualità canore del tordo di montagna, che, così, anche la natura ci guadagna !
Ordunque, l'esibizionismo pretattico della quaglia di pianura, sicuramente avulso dal contesto socioculturale della bassa bresciana durante il lockdown, si colloca surrettiziamente in una dimensione polifonico mozartiana di ben più ampio respiro, con ricadute ortodontiche mandibolari di scarso valore commerciale ma pienamente asservibili ad una condizione assolutoria di ben più ampio respiro.
In ultima analisi si evince che le attività frenologiche postprandiali in ambiente saturo di vapori acidi vengono depauperate del loro contenuto proteico molecolare in misura doppia rispetto al dato statistico relativo ad un monitoraggio di un campione significativo di individui obesi ritornati al peso forma dopo un drastico trattamento a base di sali del Mar Morto e curcuma del Togo, suggerito caldamente dal brillante Dottor Lemme.
A li mortacci...!!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Ho fatto una fattura ad una fattucchiera di nome Fatma e anche un po' fatta, che faceva la factotum in una fattoria di Frascati tra foglie di felce, fragoline, frutta fresca e farro.
Fatto sta che, fatalmente, in un campo di frumento, si ferì con un forcone e la ferita si infettò procurandole una forte febbre che passò fortunatamente in tutta fretta grazie ad un farmaco favoloso di un amico fabbro, uomo di forte fibra ed un fisico da film !
Felice come un frate francescano dopo una festa coi suoi fratelli, per sdebitarsi, invitò il fabbro in un fast-food di cucina fusion dove si abbuffarono di fusilli alla forestiera, filetto di furetto con fichi fioroni e fiordalisi, formaggio di fossa con frustoli di frumentone , friselle ai funghi fritti, frittata ai friggitelli e del buon fernet finale !
Saziata la fame, si ritirò nel foyer di un teatrino abbandonato col focoso fabbro che, preso da frenetico furore, le fece la festa tra fiamme e faville fin quasi alla fine di febbraio... che forza, ragazzi !... felicitazioni a tutti...
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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