L'asservimento bovino del
bisonte muschiato nord-colombiano
alla gogna mediatica maremmana
tardo gotica, fomenta una discrasia psichedelico agroalimentare nei pascoli
foraggiferi del basso Lazio,
compenetrando l'habitat del
procione di Tasmania con
l'avifauna specifica del deserto
del Gobi, con ricadute evidenti
sulla setosità raffinata dei cappotti di cammello della Maison Dior.
A tal risultato si aggiunga pure che l'epistassi romanocentrica barricadiera, giunta a volo radente, potrebbe trasformarsi inesorabilmente in una volèe incrociata destroconvessa, degna della migliore milonga Argentina, provocando altresì una catarsi monoclonale proteiforme di spiccato coinvolgimento militaresco austroungarico, decisamente insurrezionale durante il solstizio d'estate.
Olè!
Sono un piacevole piacione di Piacenza
poco portato per il Pilates e, purtroppo, preferisco i piaceri della tavola, tipo i paccheri alla puttanesca, il polipo con patate, il pollo alla paprika con profumo di provola, il prosciutto di Praga, i profiteroles senza polifosfati e una bella pinta di Picolit.
Amo poi il passato di pomodoro, il passito di Pantelleria, i peli di puzzola pretrattati al polonio, il paso-doble, le pesche alla Pompadour, le pizze a pezzi, i piatti di porcellana e i giochi di palla prigioniera.
Sono anche un populista poco policitizzato, amo pescare il pesce palla con la paranza e a volte mi piace postare sui siti porno i peli del pube del Pibe de oro. Poi sono propenso alla poligamia, mi piacciono le polinesiane con ai piedi le pedule, le padelle in pirex, i pon-pon in piume di pavone, le pere passacrassane e i porta pillole in porcellana e pirite piroclastica…però! sono proprio particolare!
Petali di petunia a tutti! Prosit!
Il mondo è ignorante,
io sono ignorante.
C’è poca professionalità
è questa la realtà
Ma arriverà una malattia
la chiameranno Ignoranza-fobia
L’hanno annunciata al
Telegiornale la gente è spaventata
non sa cosa fare.
Hanno chiamato un professore
specializzato in questo malore.
Ha spiegato che c’è una cura
si trova nella lettura.
La materia non importa
l’importante è una svolta
che porti la gente
a pensar diversamente.
Ma nessuno ha voglia
di aprire un libro qualsivoglia.
Per evitare la pandemia
hanno incaricato la polizia
di controllare quanti libri uno possiede
e se interrogato se ne avvede.
Barcollando come un borgomastro di Brandeburgo dopo una bevuta di mezzo barilotto di birra barricata della Baviera, cominciai a borbottare brevi brani in lingua Bantu del Burkina Faso e a giocare a booling con un becero bidello berbero con un bitorzolo sulla bocca con cui, per un breve bisticcio, mi presi a botte dandogli una bella botta sul bacino con una bottiglietta di Bourbon presa dal bar.
Per calmare i bollori, dopo una partita di burraco, mi appartai con una baldracca boliviana molto esperta di bondage che mi legò come una bresaola mettendomi poi una banana in bocca e dei bigodini in testa.
Sborsai una bella botta di euro e poi, appagato come un bovaro bernese dopo una sbobba a base di bovino adulto e barbabietole bio, bombardai il mio blog con foto del mio bassotto Braccobaldo in atteggiamenti borderline, dopodiché mi buttai a babbo morto sul mio letto di bambù addormentandomi con basi musicali di Bach, Beethoven, Bugo e Orietta Berti... baci e abbracci...
Frivolo come un fragile fringuello sulle fresche frasche di un faggio a Faenza, mi fiondai in un folto frutteto di fragole di un fraticello francescano di Firenze, fortemente affranto per l'affronto di un suo confratello felicemente frastornato da frequenti frequentazioni con fanatiche fruttivendole affette da forte "favismo" e festosamente fissate per gli abiti "Fru fru".
Fortunatamente mi feci un fantastico frullato di frutta, fregandomene di ogni fastidiosa fregnaccia e così tra una frittata al finocchietto ed un flute di fresco frizzantino, creai una fondazione per
la difesa della foca finlandese fastidiosamente affetta da foruncolosi fessurante nonché del furetto di Formosa infestato dalla forfora!
Finalmente detti sfogo alla mia forte fissazione per Facebook e lanciai una fatwa contro un farmacista che mi aveva fornito delle fialette di fermenti lattici scaduti per la formazione forzata della flora batterica.
Felicitazioni!
Ho cantato i Carmina Burana con un coro di cassintegrati di Cracovia giunti a Catanzaro con un camion di cocomeri e carrube di un certo cosacco di nome Casaciok affetto da celiachia, dal morbo di Crhon e pure cornuto da sua moglie Cornelia. Il concerto ebbe un successo clamoroso tanto che, per festeggiare combinammo una cena da Caronte er cucuzzaro a base di crostini con cicoria, curcuma e ciccioli di cinghiale, cozze alla cosentina con cipolle e cumino, carne di cavallo con contorno di crauti, una cheesecake al coriandolo e Chianti del casentino a go go. Sarà stato per il troppo vino, strafatto come un cercopiteco in cerca di una compagna mi sognai di un cammello che voleva fare un cameo in un film di Francis Coppola ambientato nel deserto del Gobi con la partecipazione di Claudia Cardinale e Charlie Cox e come comparse i calciatori del Catanzaro.
Ripresomi da codesta contingenza, rientrai nella mia casuccia dove ritrovai il mio cane carlino di nome Carlo, il mio canarino Carmelito dopodiché mi cacciai subito sotto le coperte con le cuffie ascoltando una compilation di canzoni di Cher, I cugini di campagna, Cab Callowai, Christopher Cross e Califano…e, che cavolo!
(Racconto comico in un atto unico e tanti tramonti)
Nessuno sa esattamente quando è successo.
Un giorno Facebook era un posto dove gli studenti organizzavano feste abusive, gli impiegati spiavano i colleghi e i single in cerca di guai mandavano cuoricini passivo-aggressivi a sconosciuti con foto di gatti.
Il giorno dopo era… cambiato.
A scoprire l’anomalia fu Matteo, trentasei anni, ex creativo pubblicitario, attuale disoccupato in pigiama.
Una mattina, mentre sorseggiava il suo caffè lungo e la sua autocommiserazione corta, aprì Facebook per distrarsi.
Fece scroll.
E poi scroll ancora.
E poi ancora.
Alla quinta gif di un tramonto con la frase “Non sei morto, sei solo partito per un lungo viaggio tra le stelle”, smise di respirare per qualche secondo.
Poi sussurrò, con voce grave:
- Ci hanno conquistati.
Loro: i boomer sentimentali.
La prima fu Zia Mariella, classe 1948, vedova da vent'anni e con un iPhone sempre in carica. Aveva scoperto i gruppi Facebook nel 2019. Nel 2020 già amministrava una community di 18.000 membri chiamata "Frasi Dolci con la F maiuscola".
Nel 2021 iniziò a postare ogni mattina alle 6:12:
“Buongiorno ai miei veri amici. Chi non mette un cuore… non ha un cuore.”
Nel 2022 iniziò ad autodefinirsi “influencer d’anima”.
Nel 2023 si fece tatuare la scritta “Non giudicare, non sai il mio dolore” sull’avambraccio.
Nel 2024 acquistò 400 euro di corsi online su “Come diventare guida spirituale digitale”.
Nel 2025… venne eletta “Utente del Mese” da Facebook stesso.
Da lì fu l’apocalisse.
Matteo provò a reagire.
Scrisse un post ironico:
“Cari amici, se vedete mia zia Mariella postare ancora una frase su angeli e stelle, vi prego di staccarle il Wi-Fi.”
Il post fu segnalato per incitamento all’odio.
Zia Mariella lo bloccò.
E gli mandò un messaggio vocale su WhatsApp che iniziava con:
“Matteo, io ti ho sempre voluto bene, anche se sei freddo. Ma adesso basta. Sto male. Ma tranquillo. Non dirò più niente. Starò zitta. Come sempre.”
La battaglia era persa.
Facebook non era più una piattaforma.
Era diventato un campo minato emotivo, un confessionale pubblico, una raccolta fondi per la malinconia.
Le bacheche erano tappezzate di:
- Foto del marito che ha fritto le zucchine.
– Omaggi a zie defunte con filtri a cuore.
– Minacce criptiche tipo “Un giorno la vita vi presenterà il conto.”
– Gattini, tramonti, canzoni di Claudio Baglioni e aforismi finti di Madre Teresa su sfondo glitterato.
Le pagine più seguite?
– I miei pensieri e il mio cuore.
– Anime gentili unitevi.
– Se ami, non giudichi.
– Ogni lacrima è una perla.
– Clotilde 1922–1999 per sempre con me.
Nel 2026 aprì anche la prima piattaforma di e-commerce boomer:
“MiPiace&Preghiere”, dove acquistare gif animate, collage commemorativi, e pacchetti di “cuori virtuali da inviare ai veri amici”.
Il pacchetto VIP includeva una dedica vocale personalizzata di Zia Mariella che diceva:
“Ti voglio bene anche se non mi commenti mai.”
E Matteo?
Scrolla ancora.
In silenzio.
Con gli occhi vuoti.
Ogni tanto clicca su “Mi piace”.
Ogni tanto su “Nascondi post simili”.
Ma loro tornano.
Sempre.
Perché Facebook non dimentica.
E le gif animate sono immortali.
???? Nota finale dell'autrice
Ogni riferimento a zie, gatti, zucchine fritte e tramonti è puramente realistico.
Se vi siete offesi… tranquilli.
Starò zitta.
Come sempre.
Scusi, C'è-Triolo? No, però C’è -Nerentola ed anche Che-Guevara.
Ma che ce ne frega a noi che abbiamo già Ce-sarina, Ce-cilia e Ce-Ramica che hanno appena cenato a Ceriale con ceci, cetrioli al cerfoglio, cernia, cefali e cestini di certosa. Ce n’è per tutti!
Certamente se si cena in centro a Cesena con Cesare, Cecilia, Celeste, Celine, il sosia di Celentano ed un certo Cecco strafatto di Cebion, è giusto cercare di non strafogarsi di cervo alle cicerchie col rischio di passare la notte al cesso.
Certo che sarebbe una certezza celestiale cercare di cedere cestelli di cereali ad un ceceno a caccia di cervi o di centrare con un ceffone sulla cervicale un ceramista di Cervia amante delle cenette a lume di ceri e dei cerotti al profumo di cedro.
Quando ce vò, ce vò!
Evviva!
Sono un vice che per vizio ha fatto le veci di un vate alzando la voce in un film di Vim Wender girato a Vienna insieme a una vamp con le vene varicose tra vasi di viole a volontà.
Vivaddio, magari avessi fatto il varo di un veliero a Varazze tra vari vip che si abbuffavano di vol au vent alla valeriana e vivande alle verze preparate da Vissani in un venerdì senza vento tra vermuth, vino Vermentino e vivaci verginelle vestite di voile.
Veramente mi è venuta una vaga voglia di viaggiare per viottoli tra valli e vigne in un vortice di vipere, volpi e villette vetuste con le verande verdi e vetrate variopinte a vista...ma, tanto va la vacca in valle che ci lascia il vitellino...
Ho zappato una zolla in una zona di Zagarolo per seminare a zig zag delle zucche e delle piante di zibibbo ma ho inciampato in una zoccola senza zeppa procurandomi una escoriazione ad uno zigomo e una botta agli zebedei! Che zanza!
Così sono andato da una zingara di Zagabria che mi ha curato con zollette di zucchero dello Zambia, zampette di zanzara macerate nello zinco e zenzero liofilizzato conservato sottozero.
Così, contento come Zorro dopo aver mangiato una manciata di Zigulì, dopo aver bevuto due Coca Zero, mi sono rimpinzato di una bella zuppa di zarzuela dello Zaire, delle zeppole allo zabaglione, dello zuccotto al sapore di zucca e una bella bottiglia di vino Zonin dei vigneti di Zara. Finalmente ritornai a casina nella mia confort zone, tolsi il mio zaino senza zip, mi distesi su uno zerbino zebrato comprato su Zalando, abbassai le zanzariere e mi assopii leggendo pezzi di Zoroastro, Zarathustra, del profeta Zaccaria, e l’opera omnia di Zola, ascoltando in sottofondo brani scelti di Renato Zero, Zucchero, Zz-top, ed un corso accelerato di zufolo di un artista di Zurigo…zaaac!..tutto questo in barba al mago di Oz…tiè!


