Era guardare l'oceano dal terzo mondo, sensazione di stelle, di vita, di nuova vita. Scommettere tutto per raggiungere la costa opposta, senza conoscere la meta, senza sapere se per arrivarci morirari squartato da uno squalo o dall'ansie nel vedere onde immense a due passi da te, pronte a deglutirti intero. ricordo lo sfiorare la sua sabbia la prima volta, il vento la accarezzava in vortice caldo freddo, caldo freddo, e lei ovviamente non lo sentiva, ero io a sentirlo, e lo sentivo tutto, il mio corpo sudava caldo freddo, caldo freddo. Fu stupendo veder danzare quei chicchi in giravolte, capriole, salti in aria e  fu ancor più stupendo quando il vento fattosi cupido portò a me quella sabbia che mi sfiorò appunto,mi toccò, mi sorrise, mi entrò dentro tutto d'un fiato come il negroni che non mi ero affatto sorseggiato prima di andare li, a osservare l'oceano. Il bello fu che quella danza era solo il velo, cieco e muto, di quello splendore, di quelle onde, di quell'infinità che vedevo racchiusa anche nell'unica goccia che potè sfiorarmi appena la pelle, quando per caso si mosse verso me, che però, mi allontanai per non bagnarmi.

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Profilo Autore: Kahl  

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Tanti stupidi affascinati da fiocchi dorati, abbagliati dall'apparenza, si spellano le mani per applaudire consueti luoghi comuni. Troppi stupidi calcano desuete orme:non vedono, non ascoltano, non comprendono, mortificano e calpestano. Quanti stupidi distorcendo la realtà, vivono stupidamente:convinti che siano tutti stupidi, perché hanno perso la capacità di discernere. Intanto che il mondo si popola di stupidi, che fanno scelte stupide, sono diventata stupida anche io:per convenienza, per stanchezza o forse per rassegnazione. Ma poi, vedo le nuvole diradarsi e riesco ad aprirmi un varco fra le siepi. Un viottolo mi conduce in una campagna dove mi attende una vendemmia:pigio l'uva per farne un vinello dolce. Mi assopisco e tutto mi pare più leggero, ma solo per un po'... Nulla muta al mio risveglio: rassegnata mi lascio plasmare come duttile argilla. Riesco ad entrare nelle formine, nelle bottiglie, nelle scatole vuote. Divenuta fragile materia, frano sotto i piedi di chiunque lo voglia e vengo calpestata. Assumo tutte le forme socialmente accettabili. Imparo a sorridere delle cose futili. Mi nutro di quell'orribile vacuità, che solo le cose stupide riescono a dare, ma poi comincio a sentirmi sola, svuotata, sventrata... Allora comincio a camminare all'indietro, come un granchio, per ritrovare il gusto che ho perso lungo la strada. Vado controcorrente, inciampo nei miei vecchi passi e finalmente mi ritrovo. Prendo per mano la mia me, che vagava smarrita nei folti boschi del niente:la riscaldo dal gelo dell'indifferenza e la nutro con la promessa di tanti domani. Indosso le mie ali più belle e volando, osservo con compassione un gregge di pecore sbavare dietro falsi traguardi e mi compiaccio di essere quello che sono; perché a differenza di chi non è, io per me stessa, voglio esserci sempre...

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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Stanco in mia giunta inevitabil vecchiezza, siedo sul mio usato e morbido scanno,

sotto il mio umile, ma decoroso tetto a ponente rivolto, là dove muore il sole;

e posando lo sguardo sulle vecchie e devote fronde a me di fronte e allo zefiro frementi,

sono spettator attento e malinconico dell’irrefrenabil fuggir del tempo.

Di molti eventi del passato tempo queste arboree ombre ora mi parlano,

quando la mia vita ancor mi sorrideva e m’illudeva di mille cose,

e m’incantava con le sue lusinghe vaghe, che m’allietavano il cuor.

Questi arborei monumenti mi rimembrano anche i giorni più tristi, gli affanni,

gl’inganni estremi; le grandi tragedie vissute, che ancor soffrire mi fan; e mesto.

Hai! Quanto possono essere amare le ricordanze e quanto acerbo il fiele.

Lo stormir del vento in questa verde famiglia fa volare il suono, che dolce m’arriva,

come un canto d’amara dolcezza, che udii tanti anni fa quand’ero bambino;

sento la voce del mio caro e buon padre; quella dell’adorata madre e della soave zia materna

con i quali convivevo; odo il loro riso frequente; le dolci raccomandazioni quando m’assentavo;

la loro gioia d’avermi vicino; la buona notte e il gioioso risveglio……E scomparvero.

E’ forse solo un sogno il passato tempo? È un’illusione la loro passata esistenza?

E la mia profonda solitudine? Vagheggio la loro fuggita presenza?

Tutto è confuso nella mente mia, ma le fronde amiche ed immobili non mentono;

rimembrano e ripetono tutto il fuggito tempo, anche se la mia ragion s’invola.

Siedono sempre custodi del mio continuo divenire, là nel morbido tappeto erboso,

e dall’infuriar dè nembi e dai cocenti rai estivi mi fanno schermo,

giovandomi di freschezza, consolazione e dolci effluvi, l’aere impregnando.

La sera, quando il sol rosseggia ad occidente, mi par d’intraveder i loro dolci volti,

avvolti in roseo velo e appena significanti, che mi fan sospirar.

M’assopisco pensando al perché dell’esistenza umana e dell’altre specie vive.

Perché tanti dolor e a qual ultimo scopo tende la nostra fugace vita?

Forse una divinità suprema e clemente accoglierà il nostro spirito in un remoto e dolce albergo

pieno di luce, di musica soave, di pace e serenità come ardentemente bramo;

o forse un orrido abisso ci avvolgerà e c’inghiottirà per l’eternità.

Così meco ragiono, finché il sonno m’avvolge e il tutto oblìo.

Al mio risveglio è buio e tutte le forme sono ombre vaghe che percepisco appena;

le fronde parlano ancora quando il vento appena le sfiora, ma il loro canto è indistinto e tenue.

I monumentali pini sono un pio albergo per le aeree specie che, silenziose, attendono il nuovo sole;

poi tutto sprofonda nell’oscurità della notte e solo le pie stelle tremano lassù nell’infinito.

Esse rappresentano l’anime dei nostri avi, che dall’oscura volta rallegrano la nostra esistenza.

Forse morendo diventeremo stelle e, clementi, l’umana specie consoleremo. 
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Profilo Autore: Luigi  

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Siccome che sono smemorata e pure un po’ sbadata, mi sono organizzata. Mi appunto tutto quello che devo fare in un foglietto e me lo porto sempre appresso. A dire il vero non sempre, spesso lo dimentico sul tavolo da cucina o in bagno quando mi trucco. Però ho trovato un rimedio anche per quello, le cose più importanti le appunto sulla biancheria intima, quella di sicuro non la posso dimenticare. Comprare il latte va sul reggiseno, non ci piove, magari solo per associazione d’idee, per i preservativi, invece, è naturale che usi il tanga per scriverci sopra. Ovviamente devo trovare un bagno per ricordare ciò che ho scritto, non posso sfilare reggiseno e mutande in pubblico, lo capite da voi, anche se con il fisico che tengo me lo posso pure permettere. E se non trovo un bagno dite, che faccio? Resto a digiuno e concepisco un bambino, che volete farci! Sinora ne ho fatti tre con questo originale sistema contraccettivo. Poi ho deciso che comprare i preservativi è compito di mio marito e il latte lo acquisto direttamente su Amazon per andare sul sicuro e per risparmiare. Siccome che sono anche un’insegnante qualcosa l’appunto anche sul palmo delle mani, come fanno i miei alunni quando sono interrogati. Sono l’insegnante perfetta per loro, perché siccome dimentico le domande da fare, possono rispondere ciò che vogliono su un argomento a piacere. Magari sempre lo stesso, lo hanno imparato a memoria, tanto io non lo ricordo. Così hanno tutti il massimo dei voti! Nemmeno la tecnologia mi aiuta, l’agenda del cellulare è piena d’appunti, il difficile è portarselo dietro! Le conversazioni poi sono un disastro, non ricordo mai quanto detto prima. Incontro qualcuno, mi saluta, faccio finta di sapere chi è, mi chiede come sto, bene, rispondo, a parte la cervicale che mi tormenta. E i figli, ne hai due mi pare. Io ringrazio nella mia mente per il suggerimento, poi ribatto qualcosa e parlo del tempo. C’è stato un temporale, ma poi è uscito il sole, sono tutta bagnata, ovviamente ho dimenticato l’ombrello. Fa caldo dico, ma la temperatura è sui dieci gradi, è inverno e anche il mare è mosso. Il mio interlocutore mi guarda come se fossi un extraterrestre e mi parla di Guerre Stellari. Perché c’è in corso una guerra nella galassia dico? Sai oggi non ho visto il telegiornale, avevo troppo da fare. E’ tutto così, sembra una storia surreale e invece è il tragicomico della mia vita. Non è che a casa vada meglio, cerco di stare attenta, ma a volte mi capita di friggere il pesce con olio di…candeggina e di lavare i panni in lavatrice con il detersivo per piatti. Ora però c’è la cameriera che fa tutto, anche questa è una cosa che mi posso permettere dopo una vita di lavoro. La prossima volta che nasco voglio avere una memoria di ferro, anche a costo di assomigliare a una cozza, chi se ne frega della bellezza, se poi non ricordo nemmeno come sono fatta. Da ragazza ho partecipato al concorso di Miss Italia, o almeno mi ci sono iscritta, però non mi sono ricordato il giorno della sfilata. Un peccato, perché, secondo chi mi conosce, avevo qualche possibilità di vincerlo e magari di diventare una star del cinema o della televisione. Chi mi corteggiava doveva avere una pazienza infinita, saltavo tutti gli appuntamenti e anche a letto ero un disastro. Non ricordavo mai come si faceva, per rinfrescare la memoria, mettevo un porno e poi cercavo d’imitare l’interpretazione dell’attrice. Non arrivavo mai all’orgasmo, ma mi sentivano tutti dalla strada e persino dal paese più vicino. I maschi facevano a gara per uscire con me, ma a letto usavano i tappi nelle orecchie, per evitare di finire all’ospedale con un timpano perforato. Una volta che passava di lì un regista, ha suonato alla mia porta e mi ha proposto di fare un film, una parte da protagonista in un film dell’orrore. Dovevo gridare da far paura, evidentemente! Ci ho pensato su, ma ho rifiutato, magari se era un film muto o uno di quelli senza battute da recitare, avrei accettato. Siccome mi sono stufata di passare per cretina, ho deciso di entrare in convento, di farmi monaca di clausura, una di quelle che hanno l’obbligo del silenzio. Sono andata a parlare con la madre superiore, una santa donna davvero. Mi ha ascoltata, poi mi ha spiegato che non andavo bene nemmeno per il convento: anche lì c’erano tante cose da ricordare. Gli orari delle messe, delle preghiere, dei pasti, ad esempio. Ho ribattuto che magari qualcuna delle suore mi poteva chiamare al momento opportuno. La sorpresa fu che lì non sarei stata l’unica ad avere quel problema, c’è n’erano altre e non c’erano monache che bastavano per stare appresso alle smemorate. Ed eccomi qui, con un problema senza soluzione, a volte non ricordo nemmeno come mi chiamo, che c’è scritto nel cartellone fuori dal teatro? Gelsomina? Ah si, è vero, uso sempre un profumo di gelsomino per ricordare come mi chiamo. Si sente sin dal fondo della platea dite? Vi piace? State facendo sì con la testa, sono contenta. Avete pagato il biglietto d’ingresso? Perché state tutti in silenzio? Non c’era nessuno al botteghino dite? Forse ho scordato di avvertire l’addetto. Però mi sono ricordata di venire qui a leggere questo monologo. Come ho fatto? Ho chiesto in giro, poi qualcuno mi ha accompagnata qui, si lo vedo è in prima fila. Dice che è mio marito, sperò che sia vero, non mi va di farmi scopare da uno sconosciuto, non è appropriato. Spero di ritrovare la strada di casa, quello che dice di essere mio marito può accompagnarmi se vuole. Quanti mariti che ho! Tutti mariti miei, questo è solo l’ultimo dite? Può darsi che ogni tanto mi dimenticavo di essere già sposata. Bene allora andremo in processione sino a casa, fate strada!

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Profilo Autore: mybackpages  

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Di quanti "vorrei ma non posso", è piena la mia vita finora trascorsa. Tanti bagagli disfatti nel mio passato. Vivo un oggi, in cui a malapena mi ci intravedo. Mi intrometto furtivamente nella mia vita; ma è come se non mi appartenesse mai completamente. A volte mi estraneo da tutto ciò che è mio: mi succede perché non posso vivere come vorrei. Tutt'intorno scorgo montagne colorate, dove desidero cogliere fiori, per poterli piantare nei miei enormi vasi, che rimangono purtroppo ancora vuoti. Mi perdo nei cieli azzurri e i miei occhi inseguono colombe che in stormo migrano: ne attendo il ritorno e mentre aspetto, passa il tempo. Vorrei che tutto corresse in fretta e non si fermasse mai e che quello che deve succedere poi,accadesse prima. In un'inesplorata natura incontaminata e su terreni vergini, langue il mio sguardo. Tramonti e libellule si librano virtuose nell'aria ed io convivo con un oggi che non mi consente di prendermi la mia vita. La vorrei tutta da vivere la mia vita. Incuriosita osservo l'andirivieni dei passanti. Quanto è forte in me il desiderio di seguirli, ma devo fermarmi sempre prima di svoltare l'angolo. Da una finestra, ferma su una seggiola o su un dondolo vivo tutto il mio limite. Non un convenzionale e ipocrita limite, ma il "mio" limite. A mezz'aria e prima che finisca il concerto, prima dell'ultima pagina di un libro, prima del finire del giorno, devo sempre fermarmi. Non posso procedere, né contare i miei passi, né lasciare impronte, perché io, non ci sono mai completamente. Sono la metà di tutto o un semplice albero piantato nel terreno. Dal mio tronco si dipartono forti braccia, che si ricoprono, nonostante tutto, di verdi foglie. Continuo a spingere la mia carrozzella per vedere meglio, ma non posso guardare oltre: la panoramica ristretta non me lo consente. Ma quando i miei occhi si assopiscono e sognano, allora libero tutte le mie fantasie. Fra fuochi d'artificio  concludo il mio volo e lascio cadere la mia seggiola. Gioiosa vedo le lucenti rotelline roteare libere e allora vado. Mi introduco in un treno che mi invita ad entrare in un cilindro luminoso. È il mio treno. Chiedo al conducente di portarmi a vedere tutto ciò che è visibile e poi procedo. Vado dove posso leggere fino alla fine tutti i miei inizi, mai portati a termine. Ma poi apro gli occhi e la realtà mi si presenta severa e questo mi angoscia. Ritorno a quel brutto giorno e ci sei tu e rovisto nei miei ricordi. Viaggiavamo spesso, ed insieme ci sentivamo i conquistatori del mondo. I tuoi grandi occhi celesti, lasciavano che mi tuffassi in un mare di promesse. -"stavolta sarà magica, te lo prometto"- me lo ripetevi spesso ed io mi allargavo in un largo sorriso di approvazione. Poi su per le montagne e giù per le valli. Quante soste in nome del nostro amore -"fermiamoci" mi ripetevi. "Ho voglia di te" e così fra i cicalecci dei grilli e mille promesse ci amavamo. Durante uno dei nostri viaggi, decidemmo di piantare la tenda in un ameno spiazzo rurale e la notte come sempre, fu spettatrice e complice dei nostri commenti amorosi. Tu ed io felicemente innamorati e il mondo ai nostri piedi. Mi svegliai dopo un sonno stranamente profondo e tu non eri accanto a me. Uscii dalla tenda e ti trovai lì riverso per terra, con uno stupido ramoscello fra le mani e il fornellino da campo ancora acceso. I tuoi occhi chiari guardavano il cielo, ma tu eri altrove. Seguitavo a chiamarti ma eri andato via. Non c'eri più. E il nostro futuro? E tutte le promesse e i domani pieni di noi..? Mi conforta il saperti in un mondo parallelo, dove un giorno forse, continueremo ad amarci. Il mio enorme senso di colpa non mi lascia tregua. Continuo a rimproverarmi di non essere intervenuta in tempo. Se mi fossi svegliata prima, forse sarei riuscita a strapparti alla morte. Vivo in un appartamentino di periferia e Adelina, un'amica di famiglia si prende cura di me e mi esorta a reagire, ma io sono rimasta lì, accanto a quel fuocherello acceso. Talvolta, nel silenzio della mia stanza muovo qualche passo. Si cammino, ma continuo a farlo di nascosto. Le pareti e l'arredo tacciono ed io non potendo, né volendo fare null'altro, attendo che tu ritorni nei miei sogni, per poter continuare assieme a te il nostro viaggio. Nessuno ha notato di quanto mi si è arrotondato il ventre. Per quanto ancora potrò nascondermi? Prima o poi dovrò svelare a qualcuno il mio segreto! Ma una notte forti dolori mi strappano al sonno. Grido con tutto il fiato che ho in gola-:"Adelina presto, chiama un taxi e avverti mamma e papà, il bimbo sta per nascere" - "chi signora, cosa?" mi risponde la poveretta interdetta - "il bambino. Sto per avere un bambino!"- urlando e  camminando m'avvicino alla porta e Adelina, guardandomi come fossi una miracolata, balbettando e con la voce rotta dalla commozione, a malapena riesce a dire: "Ma lei cammina signora. O mio Dio. Miracolo", ripete concitata, poi si profonde in confuse spiegazioni telefoniche; alternando preghiere a segni della croce e perdendosi a tratti, in mariane congetture. Poi sei nato. Tre chili e cento di maschietto. Amore mio. Non ti vedo ma so che sei qui: ti sento. Rammento il ramoscello fra le tue mani e solo ora ne comprendo il significato. Un giovane virgulto doveva prendere vita e la fiammella accesa era la speranza in un domani tutto da vivere. So che in questo momento mi sei accanto, con tutto l'amore di cui sei capace. Avverto un leggero soffio e mi pare di ascoltare quella parolina che  tanto mi piaceva e che spesso mi ripetevi. Una sola, meravigliosa, stupenda parola, che mi rendeva orgogliosa e mi invogliava a dare il meglio di me stessa.Mi carezzo le orecchie e so che sto sfiorando le tue labbra: le sento vibrare e sussurrare uno stupendo, meraviglioso:"Grazie." Fra poppate, pannolini e notti insonni, la mia vita continua ed io cammino, corro e poi ritorno a camminare. Quanto sono forti le mie gambe ora! Essendo i miei primi passi, mi volto compiaciuta a guardarne le impronte impresse nella sabbia e mi commuovo pensando che fra non molto seguiranno tanti meravigliosi passettini, disegnati dai piedini del mio fantastico bimbo.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Vagavo per la città senza una meta: il colore uggioso del cielo era anche quello del mio umore. Non avevo più un lavoro già da qualche giorno: la ditta cui avevo dedicato molti anni della mia vita aveva chiuso i battenti, spazzata via dai venti di crisi che ancora spirano su questa parte del vecchio continente.

Con lo sguardo basso e il morale sotto i tacchi non mi accorsi nemmeno di lei: la urtai per sbaglio. La guardai e le chiesi di scusarmi. Era una zingara giovane e bella: forse è per questo o solo per rafforzare le mie scuse, che accettai la proposta di farmi leggere la mano. Le mostrai la sinistra: dopo averla guardata con attenzione per qualche minuto, scosse la testa. "La linea di Saturno mormorò, la linea di Saturno è spezzata. Puoi scordarti il successo, la Dea bendata non ti degna di uno sguardo".

Le chiesi delle probabilità di trovare un lavoro, di pagare regolarmente l'affitto della abitazione dove mi ero trasferito dopo la separazione. Le risposte non furono favorevoli. "Ti aspetta una vita grama e dura" mi disse guardandomi diritto negli occhi. Le diedi una moneta da un euro ed affrettai il passo, deciso a tornare a casa, il prima possibile.

La prima cosa che feci appena varcato l'uscio della mia abitazione fu accendere il portatile. Il colloquio con la zingara aveva accresciuto il bisogno di conoscere il futuro; mi misi a cercare tra siti di cartomanti, divinatori e sensitivi, chi poteva darmi qualche speranza.

Una stanza in penombra, il profumo d'incenso nell'aria, un'atmosfera intrisa di magia e mistero; la "Maga dei sogni realizzati" mi accolse con un largo sorriso, dopo aver contato i soldi pattuiti per l'onorario, al momento dell'appuntamento. Mi lasciò parlare.

Aveva un sorriso rassicurante, il volto materno di una donna che dedicava il tempo libero alla cura dei nipotini. Le raccontai del lavoro perso, della separazione da mia moglie, di quanto mi mancassero i miei figli. Mi sorrise senza battere ciglio; mischiò le carte e mi chiese di alzarle con la mano sinistra.

La prima ad uscire fu il Carro al rovescio, seguita in successione dall'Appeso e dalla Torre. Il responso delle carte era chiaro: il futuro si prospettava difficile. Provò ad utilizzare tecniche differenti per addolcire almeno un po' la pillola, ma con scarsi risultati. La salutai, prima di abbandonare la stanza col morale a terra.

Non mi rassegnai: forse un astrologo poteva darmi risposte migliori. Presi appuntamento con un'autorità del campo: la parcella richiesta era da idraulico al lavoro nel giorno di Ferragosto. Uno sproposito!

Prima di confermare l'appuntamento per la settimana successiva, mi furono chiesti i dati natali, per stendere il tema radix e preparare i calcoli dei transiti, delle direzioni simboliche e delle rivoluzioni solari necessarie a una seria divinazione del futuro. Rimasi sbalordito: non immaginavo che dietro la stesura di un oroscopo potesse starci tanto lavoro! Attesi con ansia, quindi, il giorno dell'appuntamento.

Il responso degli astri non si discostò molto da quello delle carte; sembrava proprio che Saturno m'avesse preso di mira! Alla nascita dominava l'ascendente; opposto a Venere, era responsabile dei miei problemi affettivi, in aspetto teso col Sole complicava la ricerca di un lavoro sicuro. Meno male che non si è ancora scontrato con Marte: quando succederà, prima o poi, anche la salute potrà risentirne. Nessuna speranza, pur piccola, l'avvenire è tetro, almeno a sentire gli astri.

Il disordine del mio appartamento da single non era il massimo per tirarsi su di morale: bastò qualche telefonata, però, per trovare un'amica disposta ad allietare la mia serata, in cambio di un piccolo incentivo...in denaro.

Ripresi a cercare un'occupazione: spedii curriculum ovunque, presi un'infinità d'appuntamenti, feci decine di colloqui di lavoro. Con Saturno contro, però, c'era poco da fare. L'ozio, dice un proverbio, è il padre dei vizi: posso giurare che è vero, dato che spendevo il sussidio di disoccupazione in fumo, alcool e puttane.

Un pomeriggio che ero già brillo e vagavo per le strade in cerca di compagnia, mi ritrovai di fronte alla zingara che mi aveva già letto la mano. Mi riconobbe e sorridente mi chiese del lavoro e del resto col suo forte accento dell'Est: le bastò la mia alzata di spalle per capire che le cose non erano cambiate.

Fu l'alcol, forse, a rendermi audace o il bisogno di placare la solitudine: fatto sta che l'invitai a cena per quella sera. Fui stupito dal suo assenso immediato: le diedi l'indirizzo del ristorante e le chiesi quello di casa, per passare a prenderla all'ora convenuta. Mi rispose che non era necessario, conosceva dove era situato il locale e non aveva difficoltà a raggiungerlo.

Arrivò alle ventuno in punto, mentre ero già seduto al tavolo del ristorante prescelto; non la riconobbi subito. In abito lungo nero firmato Valentino, con i capelli biondi sciolti, il trucco leggero, non assomigliava per nulla alla zingara che leggeva la mano per strada. In realtà, mi rivelò durante la cena, non era una zingara, ma una laureata in lingue disoccupata.

L'idea di quello strano lavoro le era venuta dopo l'ennesimo mancato rinnovo di un contratto: grazie a questa trovata, guadagnava parecchio, poteva permettersi un certo tenore di vita e in fondo non faceva nulla d'illegale.

Tirai un sospiro di sollievo. Allora, le dissi, la linea di Saturno non c'entra niente, era tutto un trucco! Ho letto qualche libro, disse, ma non sono un'esperta: mi dispiace se le mie parole ti hanno preoccupato.

Non fu la nostra unica cena: altre ne seguirono. M'invitò a casa sua qualche sera dopo e facemmo l'amore: qualche mese dopo mi vi trasferii in pianta stabile.

La mattina mi alzavo presto con lei: che piacere era guardarla mentre svestiva morbide vesti di seta, per indossare poveri abiti consunti e sgualciti, dalla pioggia e dalle intemperie del tempo. L'accompagnavo al lavoro e ne curavo gli interessi: investivo i suoi risparmi, da manager esperto di trading sapevo come farli fruttare. Ci guadagnavo qualcosa anch'io: forse cartomanti e astrologi avevano sbagliato i conti. Il successo non dipende dalle stelle, ma dal talento, da ciò che si è appreso o si sa fare.

La felicità non fu duratura, non bastò essere innamorati, andare d'amore e d'accordo per deviare il corso del fato o del caso, fate voi.

Un giorno, un manipolo di naziskin, delle teste rasate del cazzo, la scambiò per una zingara vera: fu picchiata a morte ed infine accoltellata, tra l'indifferenza dei passanti.

La ribellione dei benpensanti ci fu, ma solo dopo la scoperta della vera identità: quella di una laureata costretta a fingere di essere una zingara per sopravvivere. Non era il mio Saturno ad essere contro, ma il suo: o almeno il suo a detta degli astrologi consultati era più contro del mio!

Qualcosa di lei mi è rimasto: non solo il ricordo di giorni e mesi felici, ma anche il lavoro. Ho letto i libri che aveva a casa, ho appreso l'arte della lettura della mano: la mattina mi travesto da zingara anch'io, un po' per non dimenticarla, un po' perché i soldi ormai scarseggiano.

Leggo le mani ai passanti: se qualcuno m'invita a cena però non accetto! È un racconto, non un film o il set di "A qualcuno piace caldo", anche se anche qui, nessuno è perfetto!
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Profilo Autore: mybackpages  

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Notte insonne di metà Agosto, è arrivata l'alba, di una calda giornata.
Mamma intenta a finire i preparativi, ( probabilmente non aveva mai smesso dalla sera prima. ) Emozioni, ansia, paure dilagano.
Al mio ritorno dal parrucchiere, i primi parenti e amici erano già arrivati.
Ed eccomi pronta ad indossare quel pomposo vestito bianco, con l'aiuto di Zia Concetta di Squillace, sembravo una bambolina.
Una giornata stupenda, dava la svolta alla mia vita, da qui ho iniziato a formare la mia famiglia. Momenti belli, ma anche brutti hanno condizionato la mia vita.
Da qui inizio a fare il punto della mia vita.
Tante persone importanti mi hanno lasciata purtroppo per sempre.
Ma tante cose belle sono successe, dalla nascita delle mie adorate figlie, alle piccole e grandi soddisfazioni personali.
Dall'amore per le mie adorate nipoti, alla gioia di esser riuscita a riunire tuttti o quasi i miei cugini e zii.
Tutto questo è stato stupendo...
Meraviglioso...
Ed è nato tutto
quel 14 Agosto 1993.
Con quel pomposo vestito bianco.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Finalmente aveva raggiunto il suo scopo. Se si guardava indietro, poteva scorgere tutte le tappe del suo successo, un vero capolavoro d’astuzia! Degno di un condottiero, uno di quelli che erano ammirati da tutti per l’audacia e la scaltrezza. Quando era entrato nel sito non lo conosceva nessuno, lo evitano pure, quegli asini! Come potevano non riconoscerne la grandezza alla prima lettura? Questo non lo avrebbe capito mai, ma non sapevano quei poveri cristi con chi avevano a che fare. Un giorno gli avrebbe mostrato i bulloni e avrebbe calpestato le loro spoglie come si fa con i nemici abbattuti in battaglia.

Ora aveva il pieno controllo della situazione, non c’era voluto molto alla fine. Un matrimonio d’interesse, qualche avveduta alleanza, un po’ di blandizie verso i poeti più ingenui e il gioco era fatto. C’era qualcosa che da qualche tempo gli dava fastidio, che non riusciva proprio a tollerare. Una vera impertinente, alcuni gli dicevano che era una ragazzina, una quattordicenne, forse, ma tosta e con la lingua affilata. Doveva togliersela di torno, quella era ogni giorno più popolare! Aspettava che facesse un passo falso, uno qualunque, prima di far scattare l’ostracismo! Intanto aveva sguinzagliato gli scagnozzi, certi cagnacci con cui era meglio non avere a che fare. Tutta gente assoldata per l’occasione, inseriti nella lista degli autori di straforo, anche se non avevano mai pubblicato. In caso di necessità l’avrebbero fatto, ma sarebbe stato lui a passargli la materia prima, col suo talento camaleontico non se ne sarebbe accorto nessuno. Questa specie di vispa Teresa doveva andar fuori dalle balle il prima possibile, perché era una minaccia al suo dominio assoluto. Mussolini avrebbe mai sopportato che Matteotti gli mettesse i bastoni tra le ruote ogni giorno? Mai! E perché doveva essere diverso per lui? Intanto stava elaborando un piano infallibile, per riuscire nell’intento.

Passò ai suoi sodali delle poesie che facevano il verso alla malefica ragazzina: una che parlava di Barbie e Ken, un’altra del primo bacio all’uscita di scuola, la terza che faceva un paragone fra trecce e salsicce (quella era in rima, ovviamente). Piccoli capolavori di composizione, si disse una volta finite: peccato che le lodi sperticate e le stelle stavolta non sarebbero spettate a lui. Avrebbe aspettato una reazione per colpire duro, intanto l’avrebbe sospesa per qualche settimana, tanto per dimostrare chi era il padrone.

Il piano non andò a buon fine. La ragazzina stette buona, eppure doveva averle lette tutte. Una anzi l’aveva pure commentata, ne aveva fatto un elogio. O era tutta cretina o una furba di tre cotte. Quale che fosse la verità, urgeva approntare un nuovo piano, ancora più astuto. Però dovette ammettere in fondo che quell’elogio gli aveva fatto piacere, da una nemica giurata per giunta!

Il nuovo piano prevedeva un attacco concentrico dei suoi sodali alla prossima pubblicazione della ragazzina. Era vero che non si potevano fare commenti offensivi, ma per una volta si sarebbe chiuso un occhio. Quando ci fu l’occasione partì la contraerea, colpita e affondata come in una battaglia navale! Dal fronte opposto, però, non arrivò nessuna risposta, silenzio assoluto. Eppure c’erano andati pesanti con gli aggettivi: orribile, rivoltante, un sacco di merda e chi ne ha più ne metta. La ragazzina faceva la dura e procedeva imperterrita lungo la strada, non gli importava un fico secco di chi la importunava. Forse era arrivato il momento d’intervenire in prima persona, quelli di cui si era servito non li conosceva nessuno.

Prese l’iniziativa e pubblicò una sua composizione con un attacco diretto, facendo nome e cognome della maledetta. Si sfogò il cuore, si tolse ogni possibile sassolino dalle scarpe e pure qualche mattone. Ciò che non si aspettava fu quella levata di scudi a favore della ragazzina. Erano tutti solidali con lei, che stava succedendo? Gli si rivoltarono contro anche quelli che credeva amici: li contattò uno a uno ma non si degnarono di rispondere. Ricevette, invece, una mail dell’amministratore del sito, gli comunicava che era stato ostracizzato. Lui che ne era l’anima, lui che era il più bravo del reame! Perché il suo specchio non l’aveva avvertito? Gliene avrebbe cantato quattro stavolta. Lo avrebbe fatto a mille pezzi, quello specchio del cazzo, buono solo a farsi pulire tutte le sante mattine!

Protestò con l’amministratore, lo andò a trovare in ufficio, parlò col suo avvocato per capire se poteva fare causa al sito e chiedere i danni morali. Quando il suo legale lesse il regolamento parlò chiaro. Non c’è niente da fare, gli disse, non c’è un divieto che lei non abbia infranto. Forse l’avrà letto al contrario. Ci sono delle regole da rispettare, in democrazia non si possono calpestare i diritti altrui con i bulloni o con l’olio di ricino. Lui, però, non si diede per vinto, voleva capire cosa era successo davvero e se qualcuno aveva occupato il suo posto. Aprì una nuova email, cambiò nickname e si fece prestare delle poesie da un amico di scuola per non essere riconosciuto dallo stile. Una volta iscritto riprese a tessere la sua tela, ma capì che non c’era più la stessa aria, gli autori avevano creato un comitato con il compito di verificare i comportamenti di tutti. Non ci sarebbe più stato un uomo solo al comando. Gli crollò il mondo addosso, decise di fare le valigie e di emigrare dove le condizioni erano più favorevoli. Era stato battuto da una ragazzina, forse il suo orgoglio non si sarebbe più ripreso.
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Profilo Autore: mybackpages  

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Al risveglio non v'è musica migliore del canto degli uccelli. Hanno un parlottio talmente rasserenante, che mi viene voglia di verseggiar con loro. Spesso per spiccare il volo, metto le ali ai miei pensieri e tendo a salire verso l'alto. Lì ci trovo nuvole trasformiste e dai contorni chiaroscuri, che mi pare di plasmare l'argilla; tanto si presentano duttili e cedevoli allo sguardo. Assumono le forme che vuoi dar loro le nuvole... A volte in esse ci ritrovo volti cari che pare mi sorridano, altre mi sembra di vedere mani tese che mi invitano a salire. Poi scendo sulla terra, me ne vado per mare e ascolto i suoi racconti. Quanto misteri nasconde il mare, con le sue onde affascinanti, sagaci, versatili, logorroiche e prolisse, specie quando s'alzano. Spesso s'increspa e urla ed io immagino una folta schiera di schiavi, alzare pesanti massi, nel tentativo di costruire grossi palazzi, ma poi accade che tutto crolla e sotto le macerie rimangono sepolti i soliti corpi senza nome. Quegli stessi volti che vanno per mare alla ricerca di un'identità loro negata. E poi ci sono i suoni, che a differenza dei rumori allietano l'udito. C'è così tanto da ascoltare! Da bambina mi rimproveravano di volere la luna, ma io avevo già la luna. Di quante lune credevano avessi bisogno! Non avrei mai chiuso la luna in un cassetto. Anche i miei armadi sono sempre aperti e il loro contenuto si spande ovunque...A volte mi sento talmente piccola, ma non mi spiace, perchè i grandi, quando crescono perdono sempre qualcosa. È come se il corpo allungandosi, abbandonasse parti importanti di se. Col tempo, ho compreso, che quelle che per alcuni sono imperfezioni, per altri sono fonte di inesauribile energia. Io sono lieta di raccogliere gli scarti di chi si scrolla di dosso le foglie morte. Ne faccio tappeti e su di essi cammino, per raggiungere il mio paradiso. Una sana e allegra follia mi induce a raccogliere sorrisi, pianti, urla, disperazione e passioni, che i grandi buttano via, perchè non sanno quanto perdono in bellezza, nella loro spasmodica ricerca di oro. Ritorno a guardare il cielo e un fulmine illumina la stanza. Non ho paura perchè sono certa che tutta quella luce mi ha colorato gli occhi di azzurro. Non posso quantificare il reale costo della mia fantasia, non avendo essa nè peso nè prezzo. Continuo a tuffarmi nel mio mare e scambiando effusioni col sole, mi ritrovo tanto oro sulla pelle e nei capelli. Si. Posso tranquillamente affermare di essere abbastanza ricca...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Vivo solo per te
Sei il mio respiro
Il mio unico 
Grande Amore
Passerò a scrivere ogni giorno
dei nostri ricordi ed emozioni
dove abbiamo vissuto da bambini
nella nostra città 
Eravamo legati da un filo rosso fin dalla nascita
così vicini e poi il tempo fu nostro
Ti porto con me nel mio mondo
Felicità e  Amore
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Profilo Autore: Eleonora Carullo  

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