Quando lo penso mi si stringe il cuore. È il ricordo che più mi rende dolce e mansueta, l’ho sempre pensato è quasi come se fossi nata con il suo ricordo. Più le immagini si fanno vive, più mi si stringe il cuore.
Avevo 16 anni. Quando mi penso, mi vedo come in un film, non sono io, ma una giovane ragazza che interpreta una parte. Quasi non mi riconosco: troppo tenera, troppo poco inquinata dalla vita.
Entrai in classe, non era la mia classe. Entrai per consegnare i soldi per la visita di istruzione al professore di storia dell’arte.
Lui, il ragazzo nel secondo banco, si girò e mi sorrise. È come se succedesse ora davanti a me. Un viso da brigante, un ciuffo di capelli biondi.
“Buongiorno Prof. ho portato i soldi per la gita”, dissi sentendomi osservata. “Bene, viene quasi tutta la classe”, mi disse il professore.
Uscii sentendo il suo sguardo addosso. Non ci pensai più.
Il tempo si compatta e si dilata nella mia testa, le immagini sono chiare, ma l’ordine temporale non è preciso. Sono passati molti anni, ho avuto altre storie. Nessuna immagine mi fa stringere il cuore così.
Gli altri ricordi arrivano per caso abbinati a suoni, immagini, profumi.
Il suo ricordo è sempre con me forse perché il suo ricordo è sinonimo di amore. Di un amore non inquinato da quello che la società ci richiede. L’amore da solo non sta in piedi. La vita è troppo ingiusta e dura per lasciare vivere certe storie.
Eravamo molto diversi. La vita ci ha separati, forse ho fatto in modo io che ci separasse.
All’uscita della scuola lo vidi sulla sua moto. “Vuoi un passaggio fino a casa?”, mi chiese. Mi vedo sorridente con gli occhi che brillano. Accettai. Ricordo le mie braccia attorno a lui e il mio viso appoggiato alla sua schiena, l’aria tra i miei capelli e il rumore della sua moto. Allora non era obbligatorio il casco. Era pericoloso, ma io ho potuto appoggiarmi a lui. Se chiudo gli occhi, ancora oggi, rivivo quel momento e sento il suo profumo.
Perché due persone si scelgono? Non mi interessa la risposta, ammesso che ci sia. Lui mi faceva stare tranquilla. A me bastava quello. La serenità come l’ansia si trasmettono. Lui era calmo e mi parlava con sincerità e rispetto. Su di me tutto si rifletteva e tornava a lui con gli interessi.
Mi rivedo molto dolce con lui. Una dolcezza che mi appartiene, ma che la vita con i suoi tormenti, ogni tanto, soffoca e tira fuori il peggio di me.
Forse si può amare veramente solo a 16 anni.
A volte lo penso e piango. Lui ha avuto il meglio di me, io non sarò mai più così.
Eravamo al cinema, lo tenevo per mano. Non facevamo altro, ci tenevamo solo per mano. Si può amare tantissimo anche solo tenendosi per mano, ve lo assicuro. Poi mi appoggiai a lui e mi baciò.
Nessun bacio è mai più stato come quello. La sala cinematografica è sparita, io ero fluida, leggera. Sentivo le sue mani chissà dove.
Un’emozione così intensa e coinvolgente che non mi spiego come facciano certi ragazzi ad usare violenza sulle ragazze. Forse sono incapaci di amare, a loro volta non hanno mai avuto amore. Conoscono solo la violenza.
Eppure sapessero la magia di un bacio dato con amore, i brividi di una mano calda che ti sfiora la pelle, il cuore che batte forte per una frase sussurrata all’orecchio.
Lui lasciò la scuola.
Io guardavo fuori dalla finestra della scuola e lo immaginavo in sella alla sua moto, fuori che mi aspettava.
Non venne più. Il lavoro gli prese tutto il tempo.
Non esistevano i telefonini, io ero controllata dalla mia famiglia.
Gli scrivevo, prendevo carte e penna e gli scrivevo.
Soffrii molto.
Non abbiamo mai fatto l’amore.
Si può amare moltissimo anche senza fare mai l’amore ve lo assicuro.
Non ci siamo mai persi completamente di vista. Ogni tanto ci incontravamo e ci raccontavamo la nostra vita e le nostre storie.
Non siamo mai più tornati assieme, troppo diversi.
Sono passati trent’anni e non ho mai smesso di amarlo, com’è possibile?
È colpa di quel ricordo inversamente proporzionale: più lo penso e più mi si stringe il cuore.
Avevo 16 anni. Quando mi penso, mi vedo come in un film, non sono io, ma una giovane ragazza che interpreta una parte. Quasi non mi riconosco: troppo tenera, troppo poco inquinata dalla vita.
Entrai in classe, non era la mia classe. Entrai per consegnare i soldi per la visita di istruzione al professore di storia dell’arte.
Lui, il ragazzo nel secondo banco, si girò e mi sorrise. È come se succedesse ora davanti a me. Un viso da brigante, un ciuffo di capelli biondi.
“Buongiorno Prof. ho portato i soldi per la gita”, dissi sentendomi osservata. “Bene, viene quasi tutta la classe”, mi disse il professore.
Uscii sentendo il suo sguardo addosso. Non ci pensai più.
Il tempo si compatta e si dilata nella mia testa, le immagini sono chiare, ma l’ordine temporale non è preciso. Sono passati molti anni, ho avuto altre storie. Nessuna immagine mi fa stringere il cuore così.
Gli altri ricordi arrivano per caso abbinati a suoni, immagini, profumi.
Il suo ricordo è sempre con me forse perché il suo ricordo è sinonimo di amore. Di un amore non inquinato da quello che la società ci richiede. L’amore da solo non sta in piedi. La vita è troppo ingiusta e dura per lasciare vivere certe storie.
Eravamo molto diversi. La vita ci ha separati, forse ho fatto in modo io che ci separasse.
All’uscita della scuola lo vidi sulla sua moto. “Vuoi un passaggio fino a casa?”, mi chiese. Mi vedo sorridente con gli occhi che brillano. Accettai. Ricordo le mie braccia attorno a lui e il mio viso appoggiato alla sua schiena, l’aria tra i miei capelli e il rumore della sua moto. Allora non era obbligatorio il casco. Era pericoloso, ma io ho potuto appoggiarmi a lui. Se chiudo gli occhi, ancora oggi, rivivo quel momento e sento il suo profumo.
Perché due persone si scelgono? Non mi interessa la risposta, ammesso che ci sia. Lui mi faceva stare tranquilla. A me bastava quello. La serenità come l’ansia si trasmettono. Lui era calmo e mi parlava con sincerità e rispetto. Su di me tutto si rifletteva e tornava a lui con gli interessi.
Mi rivedo molto dolce con lui. Una dolcezza che mi appartiene, ma che la vita con i suoi tormenti, ogni tanto, soffoca e tira fuori il peggio di me.
Forse si può amare veramente solo a 16 anni.
A volte lo penso e piango. Lui ha avuto il meglio di me, io non sarò mai più così.
Eravamo al cinema, lo tenevo per mano. Non facevamo altro, ci tenevamo solo per mano. Si può amare tantissimo anche solo tenendosi per mano, ve lo assicuro. Poi mi appoggiai a lui e mi baciò.
Nessun bacio è mai più stato come quello. La sala cinematografica è sparita, io ero fluida, leggera. Sentivo le sue mani chissà dove.
Un’emozione così intensa e coinvolgente che non mi spiego come facciano certi ragazzi ad usare violenza sulle ragazze. Forse sono incapaci di amare, a loro volta non hanno mai avuto amore. Conoscono solo la violenza.
Eppure sapessero la magia di un bacio dato con amore, i brividi di una mano calda che ti sfiora la pelle, il cuore che batte forte per una frase sussurrata all’orecchio.
Lui lasciò la scuola.
Io guardavo fuori dalla finestra della scuola e lo immaginavo in sella alla sua moto, fuori che mi aspettava.
Non venne più. Il lavoro gli prese tutto il tempo.
Non esistevano i telefonini, io ero controllata dalla mia famiglia.
Gli scrivevo, prendevo carte e penna e gli scrivevo.
Soffrii molto.
Non abbiamo mai fatto l’amore.
Si può amare moltissimo anche senza fare mai l’amore ve lo assicuro.
Non ci siamo mai persi completamente di vista. Ogni tanto ci incontravamo e ci raccontavamo la nostra vita e le nostre storie.
Non siamo mai più tornati assieme, troppo diversi.
Sono passati trent’anni e non ho mai smesso di amarlo, com’è possibile?
È colpa di quel ricordo inversamente proporzionale: più lo penso e più mi si stringe il cuore.

Commenti
Chiara invece la tua capacità narrativa. Molto coinvolgente davvero.
Buona Vita, Barbara!
ESSERE CATTURATI... E' FACILE NEI TUOI SAPIENTI RACCONTI.
LIETO FINE SETTIMANA BARBARA.
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