Avevo cinque o sei anni e in quel pomeriggio invernale, oltre a far freddo, piovigginava. In quel tempo non si conosceva il termine "televisore" come apparecchio domestico erogatore di notizie audiovisive, che dal 1954, se non ricordo male, cominciò ad infiltrarsi e quindi a poco a poco a dilagare nelle case della gente con tutti i pro e i contro, che tutti conosciamo e che d'allora lo stesso produce.
Ciao, mio piccolo amore,
com'eri bella quel giorno che ti ho conosciuta.
Scusami ancora se quel giorno, per nascondere la mia timidezza,
sorridevo e restavo li fermo, ad ammirare la tua bellezza,
perdendomi nei tuoi occhi colore del mare.
Mentre parlavi, gesticolavi con le mani,
facendo si che s’incontrassero con le mie,
allontanando quella distanza che c’era tra noi,
mentre i tuoi lunghi capelli biondi ondeggiavano,
come il grano mosso dal vento, prima di essere mietuto
e una lieve brezza disperdeva
il tuo profumo di freschezza d’acerba ragazzina.
Sì, mio giovane primo amore.
Tu sei entrata nella mia vita,
strappandomi il cuore dalle radici,
facendomi innamorare follemente di te.
L’aria oggi profuma di te, nei mie ricordi
e la mia mente ti sta pensando, mio giovane innocente amore,
un amore fatto dai sogni di due ragazzini
che pensavano di vivere insieme, per l’eternità.
Solo questo ora è rimasto di te, giovane eroe, solo un sogno e un breve attimo di vita volato via, che nessun libro racconterà mai. La storia della collina dei lunghi fucili, la storia di un'esistenza che non avrebbe voluto morire.
"...Il cancello rimase aperto nei giorni che seguirono, confusi i fili d'erba restavano immobili, che nemmeno la brezza del mattino osava disincantarli.
Terence prese la torcia come ad illuminarsi il cammino, quello che non sapeva percorrere, rotto dai rumori di una parentela che non gli apparteneva.
Con le mani rallentate da un sospetto, si piegò a baciare quel petalo di rosa, così come chiamava la sua fronte.
Marta, le disse, ti aspetto stasera, lontano dalla luce del sole, dopo il crepuscolo i nostri sogni prendono parte del mondo fuori di noi, ti aspetto quando il vento
educato della sera scalderà le nostre cose.
Ho da togliere le mie ombre che si muovono diverse ma che ti appartengono.
Non percorrere il campo, passa al di là del fiume, là tra i ciottoli bianchi e piatti e non farti male; prendi con te la sciarpa e copriti i capelli.
Terrò la lampada accesa accanto ai gerani che tu portasti quel giorno.
Sai, sono fioriti e incredibilmente profumano due volte, di loro e del colore.
Lei si voltò come sapeva già fare, come il sole che impiega il tempo a spostare le ombre di qualcosa sul muro.
L'amava già mentre vide che andava al passo soave sulla ghiaia, come il rumore dei coriandoli che piano toccano il suolo, uno dopo l'altro, uno dopo l'altro.
L'aspettò nei tempi e nei silenzi, nei crepuscoli e nelle mute aurore; l'aspettò sempre, aspettò tutto di lei, anche quella riposta via, quei pezzi che aveva coi gesti di un bambino colto e messo nei barattoli di vetro giallo sul camino insieme ai petali di viole e gelsomino bianco.
Suonavano ancora i rintocchi delle ore di quella vecchia campana di campagna e Terence leggeva poesie, aspettava e leggeva.
Quel cancello, piccolo e arruginito, nessuno più lo aprì ma rimase aperto, sempre...".
Gli archi ed il mare si assentano e mi ritrovo in una cripta. Aria rarefatta. Atmosfera d’altri tempi. Muri dagli odori ancestrali sembrano narrare vicende mai sopite. Accanto a me Perda e Coniglio. Dobbiamo trovare una via d’uscita. Si sentono grida mescolate a lievi gemiti. Sopra le nostre teste pare ci sia uno spiraglio di luce. Poco dopo infatti appare Pappara, che con un mandarino che funge da corda ci aiuta a venir fuori dalla cripta.
Ritorno allo scenario precedente. Gli archi, il mare e le scogliere si riprendono la scena. Stavolta mi trovo solo con Perda. Il vento carezza i nostri corpi cingendoli in un immenso abbraccio. Ad un tratto il fuoco ci avvolge, le fiamme paiono nascere dai nostri corpi. Solo un lieve timore s’impossessa di noi. Ma il fuoco non ci brucia. Provo a soffiare ma non cessa di divampare. Una voce mi dice di non preoccuparmi.
Ci attende il mare sul più alto picco della scogliera, un nuovo abbraccio ci avvolge. Stavolta le fiamme sono ancora più intense ma né dolore né sete rossa sembrano scalfire i nostri corpi che rimangono ancora stretti l’uno all’altro, prima che un forte vento di cenere venga a spazzare via dagli occhi ogni brama.
"...Avrei voluto lasciarti sul palmo della mano la pietra bianca trovata al molo 7,
quando finimmo, senza che le gocce di pioggia ancora ci toccassero, di parlare e per non parlare più.
Lasciai il tempo agli sguardi di individuare l'unico gabbiano che, fluttuante nell'aria gelida di novembre,
si dirigeva e si cullava verso quella nuvola che tra il bianco ancora dell'estate e il grigio del naturale autunno,
oramai singhiozzava di neve e di disperato appello al sole.
Non vorrei, disse lei, portarmi nelle tasche il tuo ricordo,
non vorrei che tu fossi uno specchio dei miei occhi, non voglio che tu sia più!
Rimani accanto al malessere della tua assenza,
rinfrancalo e dagli sapore di sale e mare.
Ma con quale cuore io posso ancora vivere e morire?
Con quale cuore, disse lei!
Lui non si mosse, respirava una volta ogni due volte e chiuse l'orizzonte davanti a sè,
rialzo il sipario se non quando voltando lo sguardo per guardare le sue scarpe lise, le disse:
- Il mare che vedi è inesorabile nel mio cuore, tu l'unica barca a vela che calmerà la mia tempesta...".
Ma quella maglietta alzata verso la tribuna, gli spalti; quella maglietta stretta al cuore, baciata, custodita, quella maglietta alzata, è un esemplare gesto d'amore.
Invece quel cartellino giallo è stato uno schiaffo non meritato, azzardato, esagerato.
Le decisioni dell'arbitro non si discutono ma la contrarietà di questa sua sentenza è collettiva, plateale, condivisa.
Questo pomeriggio del 23 aprile 2017, nello Stadio in località Mannis, l'angoscia è palpabile, il dolore è nell'aria, si respira.
All’ingresso in campo il battimani indirizzato a Gregorio, poi si gioca per lui perché si è con lui; ogni lancio, ogni azione è un abbraccio continuo; il pensiero è là e i ragazzi vanno avanti, stringendo i denti, mordendosi la lingua, soffocando l’emozione, il pianto.
Da questo prato, a loro così familiare, lottano per trasmettergli energia.
C’è silenzio e il vento, questo freddo vento d'aprile, sferza, punge, continua a ferire.
E la sofferenza è corale.
Ancora, ancora una volta, questa squadra tiene alti valori che sfidano l’erosione del tempo, la vacuità delle frenesie quotidiane.
Adesso non desiderano altro che ritrovarsi insieme, tutti, ancora, di nuovo, insieme; nient'altro.
È un'attesa, una prova dura, che ha spento ogni fame, ha raffreddato comuni entusiasmi, li ha stretti in preghiera;
ci ha stretti in preghiera.
tra radicate infamie,
mostrando denti bianchi,
in sorrisi smaglianti e ammiccanti.
Pertugi, nella mente,
circuivano pensieri,
simulando desideri
luccicanti come stelle,
ancorati a quel suo cosmo irriverente,
prigioniero d'ombra d'un disdicevole degrado
del suo alter ego,
di quella che faceva e non pensav'a niente.
Di colei che rifiutava e viceversa
la sua parte di coscienza
che tesseva, ricamava, rifiniva,
una vita alternativa,
rammendando solitudine e squallore,
in vuoti enormi,
con l'ago di pazienza e il filo di speranza.
Desideri impertinenti,
timorosi di svanire,
ella cullava,
fra lenzuola spiegazzate
che grondavano sudore...
corpi ignudi, misti a umori e a odori,
in rapporti sempre uguali.
Mille amanti frettolosi,
mille volti sconosciuti,
non colmavan il ricordo di quell'ora
ch'hanno avuto,
nel lasciar la propria impronta,
poi dissolta in un minuto,
sopra il letto saturato del veleno del peccato,
fomentato dal martirio d'un orgasmo esasperato.
Desideri irrefrenabili e impetuosi,
affrancatisi
da pene del suo viver licenzioso,
sconfinando
e rinnegando ogni traccia di serpente
che, strisciante,
rifugiava nella tana bistrattata
e infecondata,
dall'amore ripudiato e crocifisso.
Desideri ch'hanno vinto,
nello smetter di giacere fra le braccia di nessuno
e nel coglier il volere, quel recondito, sol uno,
quel dettato dalla voglia di riscatto del suo ego,
nel riflesso d'esistenza,
intrappolato in quel laido passato.
1 fantasia
2 sentimento
3 sensibilità,
4 conoscenza
5 umorismo
6 ottimismo
7 pessimismo (q. b.)
LE DOSI: "Più ne metti meglio è".
Mescolare molto bene gli ingredienti
e cuocere in un cuore caldo a 180° battiti al secondo.
A COTTURA ULTIMATA:
POESIA:
1 soffice nei versi
2 dolce nelle parole
3 gradevole alla lettura
4 al gusto di tanta SIMILITUDINE, ALLEGORIA E METAFORA.
P: S: Nuoce gravemente agli allergici invidiosi.
Nel somministrarla, potrebbero avere delle forti reazioni,
quali : sostenere che "il cuoco non è un artista all'altezza"
o che trattasi di " roba geneticamente modificata".







