col silenzio fuori e un casino dentro.
Con mille parole bloccate in gola
e ricordi che fanno solo male.
Resti così... senza saper cosa fare,
non sapendo come reagire...
E sorridi sarcastica...
come chi, all'improvviso,
viene schiaffeggiata dalla vita,
per nascondere un pianto che
brucia sul cuore testardo che
non ha mai voluto ascoltare.
◊
Lo scompiglio è nella mente
non sai cosa dire e resti così...
in attesa di capirci qualcosa.
Ti accorgi d'esserci ricaduta e
ti riprometti di non permetterlo più,
e per questa lacrima non hai forza.
◊
Discorsi e voci cercano di distrarti
ma, il pensiero è fermo e fragile.
Si annoda come un cappio
intorno al collo, legandoti le mani.
Poi resti così... precipitando
nelle paure in cui non volevi cadere.
fatti di rami
e radici
E avevo parole
per quel che
taci
Danzavo
amministrando
stili
Con la grazia del cigno
in un vorticoso andare
Col grande pregio
castello e
poi regno
del più grande spregio
Nel dileguo costante
dell'allegro andante
Ho recato doni
a statue
in perenne
afasia
Equivocando
la materia
Confondendo
la magia
Avevo muscoli
fatti di fibre
e atlantiche stanchezze
Tenendo i fili
dell'azzardo del destino
che sposta il cielo
Dipingendolo più vicino
Mi è rimbalzata nel respiro
fino a farmi ingoiare le parole
respinte e poi gettate nelle grida.
Chiusa a chiave in questa vita
c'è l'assenza di voli mai spiccati,
c'è l'esaltazione di un silenzio,
ed il buio che rende ciechi
chi ha le chiavi per riaprirla.
Ma la speranza,genuflessa,
mantiene energia;
non vuol saperne di morire.
I santi hanno conosciuto il male;
affrontato il suo vero volto;
deridendo il vizio;
assaporando la tentazione,
come un bocconcino
appetitoso.
Ma senza inghiottirlo.
La pazzia di un profumo che giace...
morde ancora un sorriso smorzato
nato fra fatiche e morto per sudate.
Angelo tu che sfinisci la mia anima.
Diavolo io che ti posseggo con cuore.
o di certe non previste suggestioni,
a volte mi accorgo di vette sfumate
e un ricordo quel bianco poi mi diventa.
Accade in chi ha sempre voluto,
cercato, spesso trovato, l’azzurro
nel cielo al governo d’estati perenni
e nel mare, venuto a sostegno.
Il viraggio dei colori, giù dal picco,
trascina la linea ai piedi dell’opaco,
cattura i nuovi affanni per scagliarli
nel guadagno delle gioie, trofei dormienti.
Non guardo il cielo, per fortuna,
e da un bel po’ non vedo il mare.
Il non rischiare è forse meglio
se - neutre - ora fossero le tinte…
è una via ben asfaltata
all'inizio.
Dotata di semafori e segnaletiche.
Poi si perde nel nulla.
Perviene a un approdo
simile al punto di partenza.
Le gambe rinsecchiscono
e il fiato si accorcia.
La strada inghiotte
nel suo ventre
il malcapitato che l'affronta.
e che sia bello bello come te e si possa specchiare
coi tuoi occhi di cielo sia forte e sano testardo
robusto possente non tema la notte e generoso
non abbia paura del giorno possa viaggiare
a testa alta col sorriso aiutare non sia falso
e nemmeno traditore che il lavoro gli dia la grazia
di creare sempre sia umile con gli umili e forte
con i forti nel rispetto dell'anziano del bimbo
di se stesso che possa vivere onesto e sorridente
e sopratutto che sia bello bello come te.
Di pienezza e compimento
dove il vento inebriante rallenta i passi e imbianca il respiro ,
sulle finestre dorate dal sole
dove l’alba infiamma il mattino.
Calabria piena di sentimento nelle nuvole in viaggio ,
con la sabbia chiara e le onde schiumose di sale ,
i camini scoppiettanti di fervido passato ,
il candore fiocchettato sui tetti a Natale ,
l’odore muschiato dei rigagnoli in discesa ,
il fermento nei campi del grano raggomitolato .
Appesa alle stagioni con i tremuli calici rossi
che affardellano la memoria,
prepotente con i pizzichi rosso vermiglio
che affatturano il palato .
Di riverberi i borghi lucenti di ulivi ,
gli olezzi al bergamotto tra le pareti ,
i pizzi e i merletti sui gradini ad affrescarsi ,
tamburelli e chitarre a rallegrarsi ,
d’ambrosia le mani sui grappoli e
fichi spinosi nei cesti intrecciati.
Calabria di zagara e poesia con
il ghiribizzo di Dio nelle foglie
le albe inattese di voglie
e la luce a ventaglio
profusa sul mare.
La prospettiva del colore
Siamo miscela rarefatta, frizzante:
un bambino sul punto di esplodere
ed un'idea che non cambia colore.
Siamo l'ossigeno e l'azoto inerte,
un sogno che tende all'azzurro
e un amore soffuso,intenso,
come il viola di Marte.
Lo hanno visto tutti,
il nostro castello,
la mia corona gialla
e la tua lunga scia di fiori,
passati dalla punta del pennello
alla smisurata libertà degli occhi.
Brilliamo come parole lontane oggi,
per immaginarci un po' più vicini
nel conforto del peccato.
In questo vuoto denso,
nella decadenza
dell'immobilità
e nella magìa
dell'incoerenza.
La mia puerile creatività
che si crogiola del tuo stupore.
Siamo conforto e cura,
lingue di luce tra le grate
e grida e rosso vermiglio
sui ponti in bilico dei fossati.
Caos, la tua risata,
prorompente giallo citrino
e l'ordine del blu di Prussia
il tuo incedere di andate e ritorni.
Dopo il temporale di ieri sera,
sui merli delle cinque torri
si è riversata la notte stellata.
Ho raccolto astri a piene mani
e posti in in angolo segreto
della Stanza dei Colori, di là,
dove tu dipingi storie di onde.
(Scrittura di Charlie e Sabina)
La sofferenza non si tocca, non è fatta di parole
Semplicemente è nella testa che si sente quel folklore,
Danzatrici, attori e musicanti trombettisti
Ma non c'è più stabilità per i folli equilibristi.
A volte mi concentro, ma ho tanto da imparare
Beh, Neanche questa volta son l'attore principale.
E mi segno i fallimenti, con la penna in calendario
Sognando giunga il mio momento, l'apertura del sipario.
E soffro, sono solo, grido dentro e cerco appiglio,
ma non c'è luce, è tutto scuro, della notte resto il figlio.
Ormai è andata, son caduto, non riesco più a rialzarmi, che neanche un grande attore riuscirebbe a interpretarmi.
E allora mi arrendo, su quel palco la trave,
sistemo bene il cappio , tra Beethoven e le sue Ottave.
Volevo far commedia, ma per voi ero un giullare,
Gradite forse lo spettacolo che potete ora ammirare?
Guardate un po' che strazio, ed angoscia che vi causo,
adesso son protagonista e mi merito un applauso.
La sofferenza ora si tocca, mai gentile questa vita,
spegnete tutti i riflettori, la mia recita è finita.
non può ergersi al tuo elevato livello.
Sei un elefante alto,mastodontico.
Mi schiacceresti senza vedermi,
e una chiazza rossa
irrorerebbe, per un attimo
la terra bruna.
Pochi ricorderebbero,
persino che sono venuto al mondo.
La dipartita di un insetto dal mondo
è simile a un alito di vento.
Nelle fredde,buie tane di noi insetti
sarà celebrato un funerale
appassionato.
Lo spettacolo delle telecamere
non offenderà il nostro dolore.
Tu, o elefante,stramazzerai
a terra,
cagionando forte movimento
sussultorio.
Molti ricorderanno con piacere
l'essere ingombrante
che ha lasciato la vita.
Qui
il Tempo riposa
E’ sdraiato
sui campi odorosi
alle soglie dell’estate che stenta
nelle spinte del vento
- ondeggiando -
I tigli, le rose, la follia dei rondoni
che sfrecciano abili
tra il cielo e le pietre
di tufo corroso
Le nuvole e il sole
e poi le saette improvvise
colorano l’aria
che sa di bagnato
E sole di nuovo
e Tempo, e riposo
che s’affaccia sull’indaco
e sull’ultimo grumo di grigi
nell'ennesima eco di tuono
Mira, lo sguardo, al grandangolo
restando estasiato
- non è poco questo miracolo -






