il tuo cuore
sul mio animo emozionato,
e il tuo dolce respiro
si confonde col battito
del candore
della mia sensibilità.
Or sogna dolce angelo gentile,
affinché tra le mie
braccia materne
culla sincera puoi trovar
per il tuo succedere nell’avvenire,
che il destino ti ha preordinato.
Or sogna dolce angelo innocente,
che tra le mie braccia
ristoro sicuro
puoi trovar per la tua
consolata tranquillità.
Or tutto tace,
ma il rumore è assordante
quando nella quiete
mi converto
alla tua dolce presenza,
puro dono prezioso
disceso dalle mani di Dio
per dilettare i miei giorni
intrecciati coi tuoi.
Or tutto tace,
ma il rumore è assordante
quando nell’auspicio
di un nuovo domani
tra i tafferugli delle incertezze
si fanno strada paure,
e monili di gioie vere
da portare orgogliosamente
sul cuore nella via della vita,
mentre intessono
quel tuo futuro
che un giorno vivrai
solo con le sole tue forze
rendendoti uomo
fra la ressa indifferente
del mondo.
Sogna oh puro e limpido
angelo mio,
serafico e chiaro
nella tua ingenuità
inconsapevole lasciati
cullare dall’amore
della tua mamma,
tuo inconfondibile inestimabile
mantello d’oro che
eternamente proteggerà
la tua essenza vitale
su questa terra
tra le tempeste e soleggiate
della realtà,
che la vita stessa
ti preparerà
come una beffarda ragnatela
su cui lottare incessantemente
per potersi salvaguardare.
Ma or sogna figlio mio
affinché il tempo
faccia il suo percorso
in te,
oh sincera speranza del mio cuore.
E sogna dolce angelo mio,
il tuo mondo
che verrà.
Mi siedo qui, fra le tue erbe matte preferite,
il resto è vento e canne di fiume al vento.
Frugo la precarietà dei calici dei myosotis:
-Cercami negli azzurri- mi suggeristi tu l'ultima volta,
mentre giocavi a ricordare il mio nome in altalena.
Ci vuole forza per essere delicati.
Non cadrà al suolo nessuno di questi tuoi occhi di cielo.
“Siamo ostaggi dell’eternità, prigionieri del tempo.”
(Boris Pasternak)
La pratolina oggi dorme ancora,
atterrita dal peso della pioggia.
E intanto il fievole odore
(quasi azzurrognolo)
del cielo bianco
mi riporta
lontano.
A quel
tempo
in cui
(una volta sola)
si era stati eterni.
Di te resta solo
un foglio
di carta.
Il silenzio,
il mio pezzo di vita
dedicato agli sbagli.
Il bosco, le foglie
e il precipizio.
Ascoltami.
Che
come
un grillo
inzuppato,
dall’erba piegata
intonerò un canto
che se lo perdi
non torna più.
Ma che
se
lo
impari,
diventerà
il tuo modo
di piangere.
“Passeremo anche quest’inverno, si capisce.”
(Boris Pasternak)
Non è niente la distanza
quando due cuori
si tengono abbracciati
stretti stretti alla mente.
Mentre aspetto il tuo ritorno
m'inebrio nel ricordo
delle tue attenzioni,
avida,
insaziabile...
come se tentassi
d'ingannare il tempo,
mio malgrado,
provo a recuperare
distraendo ogni pensiero.
Ogni tuo ritorno
è un nuovo incontro,
l'amore fa di note
melodico sonetto
d'alata tenera passione.
Noi due, un corpo, un'anima,
sento l'emozione oltrepassare
ogni mio senso
come se correndo
tagliassi in due il vento…
ti respiro costantemente;
tu, sei in me!
Tra i campi ingialliti di trifoglio
occhi docili guardano il cielo .
Una tela dipinta
affonda il torpore tra le nuvole e
canta con le cicale.
I passi che attraversano
parlano del fiume
posso ascoltare tutte le scorciatoie, i sentieri ,
tutto ciò che batte
li sotto un filo d’erba .
E se guardo la luna
le stelle mi nascono
una ad una e mi turbano .
Qualcosa si fa canto.
Aspetto che l’aria scompigli i capelli
aspetto di perdermi dentro le onde del mare
ciondolare come un girasole
raccontarmi tra le pagine ancora e
quando tornerà la solitudine nel cielo
come una nuvola lasciarmi fluttuare
nella malinconia di un tramonto o
in un bicchiere di neve .
Ma esplodono le gemme sui rami
e il bacio della Primavera
mi solletica le mani .
dal tuo volto si legge amore e dolore
tu che scaldi corpi distrutti
tu che vedi gente agitarsi priva di qualunque pudore
vergogna ovunque si dilaga per le strade misere ed ingannate
senza diritti perchè considerate inferiori pur se dato tanto
a pagine bianche riempite da cuori sofferenti
ma esiste chi li ascolterà leggendoli, dentro ogni verso, dentro ogni parola
oltre il vento agitato dalle onde salate
Saranno dolci, scritture
abbandonate, penne delicate quando sudano
scrutando intorno a pensieri disturbati dal cielo impetuoso
grida e si dispera, quel mare lasciato naufragare
come un bambino disperato nel suo pianto non capito
Lì in quella fredda
cascina di campagna
hai vestito la mia pelle
con la tua pelle.
Col tuo guardo penetrante
m’hai preso il cuore
pelle su pelle
i nostri corpi.
Brividi sulla mia carne
baci intrisi di fuoco
a nutrirsi del mio seno.
Il tuo caldo fiato
m’avvolge
mi perdo
tra le tue braccia.
La tua spada
intrepida s’intrufola
tra le cosce mie
imperlandosi di rugiada.
da occhi profondi come la notte,
l'intensità primitiva del tuo Amore
trasmetti nella certezza dell'esistere.
Il profumo della felicità m'indossa
dall'alba delle tue pupille vitree
pronte a tuffarsi nel mio cielo ammirarti,
nella morsa di un abbraccio muto
c'ogni parole stende nel tacere,
detta emozione nel brillar di noi
che alla vita doniamo ogni fardello
nell’esistenzialitá d'Amore.
Sfiorar di silenti tocchi di mani
tese l'un l'altra, nella visione
di quel sentiero dai colori vivi
impregnati del volere in intimo arpeggiare.
Vibra il rintocco della notte nel tuo respiro,
mio compagno in questo viaggio senza tempo
pronto a salpare per giungere l'Oltre,
il profumo di te m'indossa.
Avverto la tua presenza
alle mie spalle,
so che sei lì, in piedi
austero in silenzio,
mi guardi seduta.
Godi
di lievi femminili movimenti,
ti avvicini
sfili gli autoreggenti,
mentre con soffio leggero…
brividi,
ti sento!
I nostri sguardi, d'intrigo
e piacere scatenano
famelica randagia passione.
Vivimi adesso,
senza permesso!
in ricordo mi sovvengono per lo più maiali,
Ben presto capii quale fosse la loro sorte,
destinati per man dell'uomo a imminente morte.
Una grata di ferro li guidava nei movimenti,
uno dietro l'altro tutti sugli attenti.
Tutti in fila verso il loro destino,
qualcuno me lo sarei trovato in un panino.
Mentre io mi accingevo ad andare a scuola,
una lama affilata attendeva la loro gola,
tornando dalle mie lezioni il pensiero tornava a quei maiali,
ma dal cancello ferroso ormai li intravedevo già verticali.
Pensavo tra me e me che mentre io udivo la campanella,
qualcuno era intento a stappargli le budella,
intanto persone dagli stivali color rosso,
caricavano furgoni di carne a più non posso.
Ora quel posto non è più come prima,
al suo interno sorge una moderna piscina,
rimane il ricordo sbiadito di quelle esecuzioni,
che oggi mi sembrano solo normali azioni.
L'uomo è abituato a ben altre crudeltà,
lo avrei capito solo più tardi con l'età.
una certezza però accompagna la mia riflessione,
ricordando quel posto pieno di perdizione:
Se di vetro fossero state quelle pareti,
oggi ci sarebbe un vegetariano in più tra i nostri poeti!
Mi manchi
non resisto
vieni qui.
Richiesta,
la tua,
di viverci
non più lontani.
Promessa sigillata
sognando
pianificando
in notti intere
il nostro incontro.
Staremo vicini
stretti l’uno all’altra
semplicemente
magicamente
abbandonandoci
in un indissolubile abbraccio
senza che altro accada.
Respirando
i nostri respiri
ascoltando
i nostri cuori
intrecciando
le nostre anime.
Parole, le tue,
a riscaldar
l'animo mio.
Parole, le mie,
a illuminare
gli occhi tuoi.
È deciso...
arrivo...
Ansioso aspetti...
ansiosa aspetto...
il nostro viverci.
Chilometri bruciati
da volontà impetuosa
nell’approdare lì…
avanti a te…
accanto a te.
Giunta nella notte
cercandoti sotto le stelle
rapita al buio
spalle contro il tuo petto
in una ansimante morsa
di braccia desiderose.
Ritrovati in languidi sguardi
inevitabile fu
per le nostre anime
l’intreccio di lingue
in bacio di passione.
Nel girovagare
le nostre menti
già in preda
di peccaminosi pensieri.
La conica cascina
fu da rifugio
per spiriti bramosi
di possedersi.
Promessa infranta
dall’ardore che rapì
i nostri corpi,
carboni ardenti.
Nulla intorno
esisteva più,
chiusi soli
in mura che bollivano.
Sensi sedotti
dalle nostre nudità
pronte a rendersi
schiave di estrema lussuria.
rammenta i passi fermati, ci sono ricordi che ti incatenano
ti impediscono di fare anche un solo passo
aspetti treni persi nelle ore mancate lacrimare ti han fatto
arrivano i sogni e aprono il cielo ad un tramonto ferito
sotto gocce di pioggia acida
quando bagnano rinfrescano
scivolare addosso le senti
che piacere sentirle dimentichi tutto
leggera sei voli con la fantasia lontana ti trovi
dal male di mille parole odiate
hai iniziato a trasformarle in ciò che volevi
schiacciandole forte sentire la pressione che esercitavi
mentre le scacciavi dalla tua testa spenta
solamente il vuoto intorno a te ed inutili pensieri
annientati dai rumori dentro










