troppe complicazioni
di uscire senza concentrarsi
senza notare difetti
eppure c'è vita
e qualcosa si è spento
in questo nostro universo
che breve potrebbe essere
se poco lo valorizziamo
senza farlo arieggiare
dargli sostegno
che garantisca
di darci nutrimento
sano, agli occhi
che cercano le stelle
Stiamo quì
a raccontarci, verità
malate, da cancellare
ma che non ci è concesso
Conviverci, provare ad amarle
come se avessimo insistito
per avere, questi dolori
fra l'anima ed i vasi sanguigni
I miei respiri
pianti per te.
Un abisso mi trae
nelle sue mani
per indurmi nelle sue
amarore viscere,
lasciandomi divorare
da quell'acre limbo
nel suo fosco fine!
Ma non sarà mai
tempo di morir
d'amore per te,
poiché il corruccio
per quanto faccia male
quando sgorga spinoso
dal mio cuor ferito
spezzato dalla
crudele tradigione,
quel cuore
vuol sempre
sentirsi rinascere
alla speranza
del potere dell'amore,
che pulsa palpitante
ancora per esso!
che via via inzuppa di finito
la galassia delle cose andate,
il colore del futuro è da inventare.
Nella macina degli errori
che mai avrei voluto fare,
verso i sospiri del cuore distratto
e salvo i sorrisi degli amori.
Chissà per quanto tempo ancora
il ballo delle cento speranze infuria
quando troppa folla si assicura
lungo le vie colme di presente!
Quanto bisogno c’è di sognare?
Sono falò di spiaggia abbandonata
che fuma frammenti e lento li disperde.
Sono solo, nonostante il mare.
-donatore del fuoco-
Prometeo d'Atene
incatenato alla rupe del Caucaso
mieteva pensieri, parole
e cieche speranze
per alleviare il dolore degli uomini
accecati dal volere degli Dei.
Lui, ribelle per antonomasia,
resistette imperturbabile al supplizio
di un'aquila spietata
mandatagli da Zeus
che batté le ali
in direzione del divino eroe
assetata del suo sangue epatico,
a causa dell' illuminata discolpa
di non aver saputo mentire
al cuore
e accettare l'ignoranza.
Serenamente
mi ninno
tra le morbide curve
del tuo corpo.
Dolcemente
accarezzo
la tua pelle
liscia come seta.
Come neonato
mi abbarbico
al tuo petto
e bramo ancora
le sue vette.
Infin,
teneramente
mi quieto
nella dolcezza
del tuo paradiso.
tu cresci noi con cura e amore.
In ogni stagione da te vissuta
ci fai omaggio di ogni necessità.
E noi?
Noi ricambiamo i tuoi doni
con vandalismi e maltrattamenti,
senza scrupoli, senza rimorsi.
Con avidità deturpiamo le tue bellezze,
ricchezze inestimabili agli occhi dei pochi
che invece ti sanno amare.
Di volta in volta abbiamo spaccato il tuo cuore,
mare colmato di brutture doloranti,
fiumi riempiti di impurità e vergogna,
giardini ornati da siringhe e oscenità.
E ogni volta tu, cara Terra mia, sei rinata per offrirti a noi,
ancora e ancora…senza risparmiarti mai.
Nel tuo più alto splendore sei rifiorita
con frutti e cibarie sempre pronta a nutrirci.
Piangente vedi costretta i tuoi figli cadere,
mare in tempesta, montagne tremanti
danno voce al tuo struggente animo.
Ma l’amore ancora c’è e ad esso non si può mentire;
crei perciò ancora cieli stellati, soli splendenti;
sensi di beatitudine si possono sentire negli animi
di chi non vuole più soffrire con te
e finalmente con coraggio ti farà guarire.
“Non si nasce donne: si diventa.”
(Simone de Beauvoir)
Quella
incontrollabile
fiducia in te stessa
(proprio come me)
non faceva parte
di alcuna scuola,
di alcuna chiesa,
di alcuna accademia.
Nell’esistenza quotidiana
il calcolo delle probabilità
si era infognato nell’idea
che persino il peccato
si potesse lavar via
con il bel ricordo
dell’innocenza
della sera
prima.
Del
resto
anche la nudità
può celare la bellezza
che prelude alla vergogna.
Non c’è civetteria, né finto rifiuto,
non c’è virilità e neppure tradimento,
esiste soltanto la profanazione dell’anima.
“Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire.”
(Jean-Paul Sartre)
la mente s'incanta
come la puntina
d’un grammofono
su un disco che suona
ripete e ripete ancora
il rimbombo delle ultime voci
tra urla e pianti
svanisce ogni emozione
sembra quasi d'impazzire
non riesci più nemmeno a dormire
il posto dei sogni
viene preso dal revival
delle parole scaraventate
al cuore alzando gli occhi
al cielo…Dio
capire e vuoi ancora capire
quant’è profonda
quell’impotenza che ti assale
inconsapevole di poter reagire
a tanto male
Tempo
primeggia la superiorità
Essa ad illuderti, per farti star buona
soddisfare le aspettative che hai in mente
sentirti arrivata mentre sei a piedi
in fondo alla discesa.
Ripida è, se avanzi, ritrovi
un lato di te ed è li, a fermarti la vita
altra strada non puoi fare
a meno che, un angelo ti guida
tenendoti la mano
cambiando i tuoi connotati
i migliori sul mercato, per essere felice
La menzogna cattiva consigliera
vivendo come una dannata
che si morde la coda
e presta poca attenzione
alle parole negative
convincendosi di essere qualcuno
aprendo la porta e lasciarsi
alle spalle i torti commessi
con un portamento altezzoso
Se sapessi dove conduce
ti fermeresti, a meditare
e da tutte le parti eri acclamato da tanta gente,
quando i tuoi occhi timidi e ridenti,
erano attorniati da calciatori assai vincenti.
Il tuo canto perpetuo suonava con Apicella,
la tua canzone annoverata come la più bella,
era il Maggio odoroso,
da Barcellona tornavi con la coppa vittorioso.
Io tralasciavo gli studi leggiadri di fine anno,
per festeggiare come se fosse Capodanno,
la tua mano porgea ai giornalisti la coppa dalle grande orecchie,
mentre le altre squadre erano ridotte ormai a delle fetecchie.
Lingua mortal non dice,
cosa dipinsi quella sera con la vernice,
che penseri soavi ,
mentre la squadra in coro guidavi.
Quando sovviemmi tale ricordo,
un dito veloce afferro e mi mordo,
O Natura o Natura,
perchè in questi ultimi anni tanta sventura?
Mia lacrimata speme,
ora per il futuro il tifoso teme,
Champions, scudetti e coppe,
onde di cotanto ragionar non erano mai troppe?
Questa la sorte dei tifosi milanisti,
essere destinati ad esser uomini tristi,
all'apparir del vero si prega,
che almeno si faccia parte delle Superlega.
con la luce folgorante degli occhi tuoi
hai scovato il mio cuor battente
tra seni incandescenti.
Hai spogliato la mia anima
del suo ultimo velo
toccandola come rami
che cercano germogli.
Abili dita
suonano virtuosa rapsodia
sulle corde del mio corpo
vestito ora di inebrianti brividi.
L’azzurro mare del tuo sguardo penetra in me,
come radice di quercia
s’ inchioda nella mia essenzialità
prendendone il dominio e m’ama …
m’ama come terra nuda ama la sua linfa.
nel labirinto del cuore.
Non saranno mai
colombe in volo
se non guarderanno mai
la luce del destino,
in faccia alla volontà
di realizzarsi alla luce del sole!
Desideri seduti in panchina
ad aspettare che si faccia notte!
Nel contempo
sogni nascosti!
Quel nostro gioco
del lenzuolo attorcigliato
come fosse il ramo
di quell'albero sinuoso,
strapazzato da un corpo
voglioso d'attenzioni.
Inquietato…
stimolato da passione,
come demone serpente
invitante ammaliatrice
ti indussi a cibarti
della mela del peccato.
Assaporata
con morso virile
desideroso
del mio essere,
facesti emergere
luce di santità.








