Perché la ami?
Mi chiese il bimbo.
Non chiedermi perché
l'amore non è una domanda
ma la risposta.
So solo che
dentro i suoi occhi
ritrovo gli stessi tuoi occhi bambini
giocare coi miei.
Perché la ami?
Mi chiese il ragazzo.
Non so darti
una risposta
solo
guarda il mio viso
quanto è luminoso
quando parlo di lei,
quando penso a lei.
Perché la ami?
Mi chiese l'uomo.
Potessi dirtelo
saprei allora che non l'amo.
Perché l'amore non ha definizione.
Perché la ami?
Mi chiese il vecchio.
Il silenzio
e il mio sguardo acceso,
poi.....Non lo so.
Egli mi disse
"Ecco perché la ami..."
Sorrise e mi lasciò.
Sorrisi e pensai
"Si la amo"
perché sei tu che non esisti
che non m'addormenti
che mi succhi caldo d'anima
Che nelle sere calpesti le mie ombre
gli angoli bui
e piango piogge di primavera
e stringo fra mani stralci di veli bianchi
che mi cingevano il capo
e che ora mi stringono
la gola
Si trova in una graziosa palazzina,
Una porta blindata ha all' ingresso,
Mentre in fondo si trova il cesso.
Una spaziosa cucina ospita i miei pranzi,
C'è anche una pattumiera dove butto gli avanzi,
Al centro dell'appartamento c' è il salone,
Dove vi ho comprato una grande televisione.
Da esso ad un gran terrazzo ho accesso,
Dove esco per ritrovare me stesso,
Da li' osservo il cielo la natura,
Per dar una risposta alla mia creatura.
Infine c è la mia camera da letto,
Di cui ancora nulla vi ho già detto,
Su ciò che accade qui scriverò in futuro,
Il testo sarà leggero ma anche duro.
due vedovi
in odor di santità
sono venuti a bussare alla mia porta.
Sai tu dirmi che ci porta?
I poverini
li ho messi in fuga
avevo ben altro da fare
per esempio, ascoltare
in religioso silenzio
Morgan, ALTROVE.
Mi chiesero l'età, cosa avevo fatto
negli ultimi anni, qual era la mia
attuale occupazione...
Che rottura di scatole, 'sti due
per fortuna li ho liquidati!
Non si può dire che
non si rifaccian vivi
ma la favola di Pinocchio insegna
che il Gatto e la Volpe
sono sempre in attesa
che Pinocchio faccia
una mossa falsa.
Non credere al frutto d’oro e rubino
che ti viene fatto danzare davanti agli occhi,
subdola esca per farti deviare dalla giusta via.
Voglio metterti in guardia dal seguire folli ambizioni,
ma tutto quello che posso fare è usare parole.
Perciò ti dico: fa come ho fatto io:
ho preso un sorso di sapienza
andando a meditare su me stesso
là, dove la selvaggia costa è battuta dall’onda,
dove i grandi gabbiani danzano nell’aria
e si tuffano garrendo nell’ondulato blu del mare.
Sanno che sotto le ali dormono i loro nidi,
come occhi sereni sotto le ciglia.
Sanno che nulla conta il passato, che ormai è stato,
tantomeno il futuro che non è stato ancora,
ma conta solo che, per loro e per il pesce,
che ignaro scivola tranquillo sotto le onde,
la vita e la morte sono qui e adesso.
na funtana secca, na pazziella senza juoco.
Na connola senza ninno, nu cielo senza sole,
na mammella senza latte, nu pietto senz'ô core.
'A mamma p'ogni ffiglio tene na bbona parola:
pure si nun ha studiato 'o fa na bbella scola.
Nun è mmiedeco, nfermera...ma te sape curà.
Nun ha aggirato 'o munno...ma te sape guidà.
Nun è na cunferenziera...ma te sape parlà.
Nun è nu cardellino, però sape cinguettà.
Nun è ffata, né mmaga, ma te sape ammalià.
Nun è nu faro, ma 'e notte te sape illumminà.
Tutto chello ca tene...si po'...essa t' 'o ddà,
...si pure tene poco, a tte ne dà 'a mmità.
Pure si 'e tanta cose nun tene cunuscenza,
p' 'o figlio sujo addeventa ll'arca 'e scienza.
Sta vicino a tte...e si pure staje luntano,
sempe te prutegge e tte tene p' 'e mmane.
Pure si 'o ffiglio sujo è nu granne scellerato,
essa 'o perdona sempe 'stu figlio disgraziato.
Te sta sempe accanto, sta llà vicino a tte,
te sape sta' appriesso senza darlo a vvedé.
P' 'o figlio sujo se jetasse dint'ê ffiamme.
Che granne tesoro è 'o bbene 'e na mamma.
Ciao Pio
Morire a 18 anni per niente
Buttate le chiavi urla tutta la gente,
uccide perché la sua scarpa si è macchiata
assassino giovane dall’anima dannata,
non basta l’ergastolo e vederti a vita carcerato
nel mondo intero quanto odio hai generato,
tutti parlano solidali con la famiglia di Pio nessuno tace
lui è tra le braccia di Dio tu non troverai mai pace,
di una cosa convinto lo sono
per te che hai sparato non c’è perdono,
non esiste preghiera e non basta il pentimento
tu meriti solo sofferenza e tormento,
è la prima volta che di tutto questo odio non mi meraviglio
a questi genitori niente e nessuno gli ridarà il figlio,
all’inferno questo assassino troverà il suo podio
in questo caso appoggio e giustifico tutto l’odio,
per una macchia sulla scarpa non si può morire
avrai il sorriso di Pio davanti e non riuscirai mai più a dormire,
questa morte assurda il mondo intero devasta
fatevi sentire tutti bisogna dire basta,
questi mostri del male che scatenano morte e guerra
non meritano di vivere e di stare su questa terra,
Piccolo angelo sei al sicuro adesso sei con Dio
Vivrai nel cuore di tutti per sempre Ciao Pio.
E’ tornata la donna quando è smesso il sole
teneva le braccia ai fianchi quasi a ricomporre il parto
allungando la mano ha rialzato la fronte
poi ogni cosa è tornata come se fosse riemersa.
La mano si avvicina alla mano quasi a sfiorarsi
un tocco leggero tra le dita di allora
tutto riprende colore le luci i volti ed ogni inutile sogno
tutto sembra fermarsi sotto l’immobile cielo
E’ tornata la donna e i suoi giorni passati
quando d’estate si regalava al sole
tutto era lì come una candela sfinita al buio
mille anni in un minuto come se niente fosse diverso
poi una ruga una semplice ruga a ricordarci il tempo
uno sfioro di mano le labbra dischiuse come fosse un addio
il suo corpo raccolto quasi a chiedere scusa
la mano che era tesa alla mano ora sembra lontana
freddamente in quegli occhi una vita non nostra
ogni cosa lentamente ha ripreso il suo posto
il silenzio e l’angoscia di quei giorni lontani
tutto era lì nell’immobile strada
un qualcosa che torna e scompare
come la nebbia sotto un livido cielo
E’ tornata la donna quando è smesso il sole
Non so piu chi sono
sotto questo cielo frammentato
di nuvole e neve,
sento battiti risuonare tra
le pareti del cuore,
ma questo vuoto fatto di niente,
sembra solo mugolare
come spiriti che gemono,
e anelano il paradiso
per tornare a sperare dentro un sorriso.
Sono trame di tela intrecciata nel
vento,
e' un soffio l'amore
che mi preme dentro.
Quale sguardo iniziero' a seguire,
per poter imparare di nuovo a respirare.
Se sollevo i miei occhi, ora torno
a vedere nuove foglie che nascono
coprendo le parole.
Alla prima curva
comincia il viale rosa
Le foglie avanzate
dell'inverno fanno mulinello
al margine del primo dosso
Poi il secondo...
Dopo il terzo, al semaforo
sono già aliena
Il cuore cospira
C'è vento da Oz oggi,
con i giochi di bambina
arrotolati alle dita.
nelle mie mani
e serrando con dolcezza il pugno
lo porto al cuore
e mi riscaldo.
Ora questo vento
è vento d'estate,
caldo
come questo mio cuore
che arde
brucia.
E diventa incendio.
Ora la fiamma
lentamente si fa più timida
ed ora questo incendio
è un falò.
Il vento è quello mite
dell'autunno.
Si è spento il fuoco,
ed il vento dell'inverno
si è fatto freddo
gelido.
Ma il cuore batte
e vive ancora.
Ma questo fuoco
alimentato dal vento
delle stagioni
anche se spento
ha lasciato la brace
che ancora vive
del ricordo
dell'antico fuoco
e ancora dà calore.
Siamo brace
viva e calda
non siamo cenere
almeno fino a quando
il vento non spegnerà
anche l'ultimo
fuoco fatuo.
marea volatile, cangiante,
eppure, in un sol istante,
il cremisi volge al grigiore.
Gli occhi d'azzurro rilucenti,
di tutti gli angeli l'invidia,
giungono gioia e insidia
dando luce ai suoi tormenti.
Pura essenza di paradosso,
misto di nettare e arsura,
è la sua incerta natura,
ora somma vetta, ora fosso.
Cammino di serpenti e rose,
lungo sorso di vino e fiele,
a tratti dolce, poi crudele:
ecco il calvario delle cose.
sopra lidi stranieri.
noi, marinai dell'Eternità,
finimmo sugli scogli della vita,
**
sull'isola pietrosa della nascita,
senza saperne niente. E, ogni giorno,
scaliamo le Montagne della Luna,
per scrutare dall'Alto l'Orizzonte
**
delle nostre illusioni. Come bimbi,
per aiutarci a vivere,
ecco, ci divertiamo a costruire,
con tutto ciò che il Mare porta a Riva,
castelli di sabbia.
***
ore 8,00
domenica 12/08/01
questa avara avara terra mia
e non so più percorrere i sentieri
dove trovare cespugli di more
un giorno lontano nell'acqua
di una fonte.
E lontano si perde l'eco di una risata
la mia
in questa città dove anche le zolle hanno terra
di parole e di tempesta
e dei palazzi
tra cannonate di vino
piccoli urrà di ragazzi
e di donne festanti
per l'anno che verrà.










