Si crede che sia la stagione del più puro e candido amore
Si dice che rifletta la voglia umana di continua, eterna speranza
Si suppone che ogn'om si stringa in affetto e fratellanza
Ed è questo il bello della primavera
Che tutto si spera e niente si avvera
C'è chi pensa alla futura stagione, al mare e al calore
C'è chi pensa alla passata, al freddo e al dolore
C'è chi dai ricordi non esce più, e, geloso, agli altri impone sofferenza
E c'è chi, incantato dall'avvenire, di gioia radiante dà parvenza
C'è l'amante solo, che attende giorni migliori
C'è il vecchio vagabondo, che ancor va chiedendo favori
Ci son i tramonti, che scaldano il cuor coi loro bagliori
E c'è la zitella, che spera che qualcun si innamori
Ma cos'ha tal gente in comune?
Ognuno aspetta, ognuno spera
Che forse si avvera, perché è primavera!
Chi l'estate da aspettare
Chi l'inverno da dimenticare
Chi 'l passato da ricordare
Chi' l futuro da affrontare
Chi l'amore da corteggiare
Chi l'amico da chiamare
E tutti son più felici, perché?
Perché ognun ha in che sperare
Perché è questo il bello della primavera
Che tutto si aspetta e niente si avvera
Che il comun tifoso da sempre ammalia,
Inter e Milan vi si contendon scudetti,
I capitani vi si scambian i gagliardetti.
Le sue torri dominano il quartiere,
Nei week end si coloran di bandiere,
Il suo grido lo senti da lontano,
I tifosi ci arrivan con sciarpe in mano.
I suoi anelli lo coloran dal basso in su,
Sono verde arancio rosso e blu,
Le sua struttura è assai maestosa,
Ci si entra con anima gioiosa.
Ricordo la prima volta sui sui spalti,
Il mio cuore in petto faceva i salti,
Le meneghin dirigenze oggi lo trattan con sufficienza,
Quasi dia fastidio ormai la sua presenza.
E’ sempre freddo un addio,
perché la tristezza non è calda,
ma io vorrei toccare le tue mani
per capire se il tuo viso
farà parte del mio passato.
E’ difficile lasciarsi,
quando sono ancora freschi
gli abbracci e le carezze,
ma anche se la verità fa male,
non si gioca con i sentimenti,
perciò vai pure via
se amore più non senti,
ma resta con me
se la tua storia è anche la mia.
E’ sempre freddo un addio…
ma sono calde le tue mani.
E’ impossibile dimenticarti
ci ho provato per alcuni secondi
che messi in fila, vicini, uno dietro l’altro
sono diventati anni.
Mi seguivi ovunque
frequentavi i miei sogni
soprattutto quelli che si fanno senza addormentarsi
quelli che gelosamente non racconti a nessuno.
Eri di fianco a me, in auto
mentre guidavo
eri nei miei occhi, dentro
lo sapevo perché anche chiudendoli continuavo a vederti.
Mi è impossibile dimenticarti
ma
credo che sia malattia di tutti quelli che hanno conosciuto l’amore
una malattia dalla quale guarisci per un po’
ma che sempre ritorna
a tratti
come quando durante un lungo viaggio
dopo una curva
inaspettatamente
ti appare il mare.
parlo all’aria, accreditandomi risposte
che si librano lievi, benché grevi,
dalle fessure del legno e dei muri scrostati.
Con mani affusolate da pianista
sfoglio pagine giallo-seppia
in contrasto con unghie di rosso laccate
(ma adoro anche il blu, in tutte le nuances).
Han catturato sprazzi di vita
rimanendo così, statiche,
e io non riesco a definire i contorni
di felicità vissute interiormente.
Fotogrammi del quotidiano,
li guardo uno ad uno comporre il mio film
e nella testa, scarna di pensieri,
non odo clamori di gioia o tristezza
aleggia solo un’opprimente stanchezza di vita.
mentre guardi fuori dalla finestra
nuda e sola,
sei parti di un sogno.
Di un mio sogno
dipinto di rosso.
E ti dipingo così
vestita delle mie braccia
della mia bocca
delle mie labbra
che avide
scendono ad esprorare
ogni più piccolo anfratto
del tuo dolce corpo.
E di esso si ciba.
E le mani
ti costrigono
nella posizione
che la mia lubrica voglia
t'impone.
E mentre
penetro il tuo umido mistero
la tua voce
canta gemendo
la più dolce melodia
che io abbia mai sentito.
Ho scavato dentro ad un ricordo seppellito dal dolore
Ed ho trovato un piccolo frammento che profuma d’amore,
nel nero di un addio fai fatica a vedere le cose belle
ma il fumo non toglie lo splendore alle stelle,
mi faccio male tra le parole taglienti che non penso
ma in quel ricordo arrugginito ho ritrovato il senso,
la fine non è sempre disperazione e tormento
a volte è un vero è proprio insegnamento.
L' apparenza non è mai onesta,
ma è come un fiore senza profumo,
come un sorriso senza gioia,
come un abbraccio senza calore.
È solo un velo che nasconde
ciò che davvero si cela dentro,
un' illusione che inganna gli occhi
e inganna il cuore.
L'apparenza può essere seducente,
come il richiamo della sirena,
ma alla fine tradisce sempre
come il mare in tempesta.
Solo quando siamo disposti
a guardare oltre le apparenze,
a scavare profondamente dentro di noi,
possiamo scoprire la verità.
La verità che non si nasconde dietro un viso,
ma che risplende dalla nostra anima,
che ci fa essere veri e autentici,
che ci fa essere noi stessi.
Così non lasciamoci ingannare
dalle lusinghe dell'apparenza,
ma cerchiamo sempre la bellezza
che si cela nell'essenza delle cose.
L’amore succede tutto in un istante,
in un attimo con i suoi riflessi cangianti,
arriva saltellando e canticchiando
e senza nessun preavviso,
consegna i momenti più belli di tutta una vita,
magnifici sentimenti, pian pianino
diventeranno indimenticabili!!
Invade tutta la sua corsia,
in un momento cambia l’esistenza,
in modo irreversibile, qualcosa di solido
si ancora, nel profondo del cuore,
consapevole dell’immenso vantaggio,
sbalorditivamente rende il cuore abitabile,
localizzato con infinito piacere,
conquista all’istante!!
È un sollievo la panchina
all’ombra della quercia
siedo e nulla m’importa
se anche il vento mi scompone
o un ghiro rosicchia le ghiande
di tutta la vita che passa
in silenzio
ne ascolto le storie .
Siedo e non penso
ai gatti che si avvicinano e fuggono i passeri
o alle nuvole sospese sui comignoli delle case
o a tutti tramonti intinti di fuoco che accendono il paese.
Il campanile
che lega le anime
odora di tempo
nelle infinite valli
punti incastrati di bruma
offrono zagare e
ginestre .
Il canto del fiume
smista il cielo
ogni volta che mi sento pioggia
o aria tagliata
siedo sulla pietra usurata
sciolgo la mia malinconia
e in un battito di ciglia la
luna sornione si affaccia e mi culla.
Quante ere avanti
Ho la gobba, son calvo e infine grasso.
Rispetto a tanti anche mi vedo basso:
d'avermi fatto debba esservi grato?
E tu rispondi: così volle il fato...
Fu della mamma ahimè sai il primo passo,
io mi sentivo invece molle e lasso,
per questo penso tu sia malformato.
Ah, bene babbo buono e benedetto!
Assai mi garba questa nuova scusa,
è molto convincente ora il tuo detto!
Oh figlio complessato, abbi pazienza!
Chi pure ha un grande coso poi ne abusa,
e quella è una gran brutta dipendenza...













