Ti han donato la vita
cosa grande!
Più grande non c'è!
Stanchi camminano
senza fermarsi mai
sotto incessante pioggia
anche se la tristezza
soffoca il cuore.
Ti han donato la vita
ma è giunta l'ora
di farli entrare
in un castello incantato
di regalare aria nuova
da respirare.
La vita è un grande dono
e forse un grazie
è meritato.
Un grazie da dire
prima che il loro viaggio
possa finire!
Chissà se grandina spesso, ad Amsterdam,
o se sono state le stelle quel giorno
a volerci ancor più vicini, sotto l'ombrello.
E poi chissà se nel rifugio sul monte,
laddove i nostri profumi si sono confusi
riposa ancora una bottiglia di vino.
Forse sarà sotto il vischio, o forse
accanto a una roccia, o all'ombra
di una nuvola rosa.
Chissà se era un caso o era un sogno
quando il caldo e il freddo si alternavano,
o quando le porte si aprivano con un sorriso
e si richiudevano con una lacrima.
Avevo fretta di dirtelo che ti amavo
e avrei voluto fermare il tempo.
Forse era questo l'amore, o forse
era solo malinconia, come ricordi
che si allontanano in una nebbia fitta.
Chissà se troveremo cristalli di sale e sabbia
fra le pieghe dei nostri sguardi stanchi,
carte di caramelle e briciole di pane
nelle tasche dei nostri jeans.
Abbiamo gettato la fede nel lago,
la religione di una vita, la continuità,
il tempo delle mele e del melograno;
e ora che siamo lontani i nostri occhi
tremano, più lentamente che mai.
Carlo 2011
Restare dentro
il limpido
dei suoi occhi
con l'alba
che va incontro
al giorno e perdersi
nel suo respiro
che lieve si posa
mentre sorge il sole.
Restare dentro
quel silenzio
con il desiderio
dell'eternità
silenzio che riempie
di gioia
con sussurri d'amore.
Onde in mare aperto e nei pini,
nello stesso scherzo di ricordi
piume turchesi
e in mezzo il tuo corpo nudo.
Le mie mani strette al bordo della barca,
è l'agonia veloce della medusa sulla riva.
Presto fatto, l'arcobaleno
in fili di grigia saliva
siede in disparte
e svanisce.
(2011)
Se il desìo s’appagasse mai
del colore dei tuoi occhi,
arcobaleni sopra a un lago,
se mai s’inebriasse
del profumo della tua pelle,
aulente linimento
del mio cuore,
se si placasse
all’ardore dei tuoi sguardi,
malìe a cui resto appeso
come un quadro….
allora potrei rimirare
il colore della felicità,
con occhi di ragazzo
nello splendore
della sua giovinezza
e non sarei condannato
a contare i giorni
con una clessidra
senza sabbia
ma brillerei per sempre
come il Sole,
certo che il tuo cuore,
sogno di pensieri ormai sbiaditi,
nell’innocenza di un fiore,
sciolga il gelo
del mio non dirti…

Rivolgo lo sguardo a chi è solo
ascolto le voci incomprese
tendo la mano a chi non ha niente.
Regalare alcuni versi
è aprire una finestra
all’interiorità innocente.
Ai giovani talenti
dalla rima facile e profonda
autori di tante emozioni
porgo i miei auguri
più vivi e sinceri.
Altro non troverete
celato nel mio petto ,
che una sorte sprecata
fra bianche e nude
ossa ammuffite,
il vento freddo
d'un giorno d'inverno ,
spento e rigido
come pesce intrappolato
nella rete dei polmoni .
Ancor vi perderete
nel labirinto delle viscere ,
in cerca di un eden ,
di una valle incantata
o dell'albero delle mele
e risalendo le arterie
contro lo scorrer del sangue,
infine delusi giungerete,
di nulla aver trovato,
alla sorgente del cuore .
Fine naturale penserete,
dopo aver gettato
come una carcassa ,
l'inutile resto
del il mio animo smembrato.
Fine naturale direte,
come se naturale fosse
morire e dimenticare
accesa la luce
il desiderio e l'ardore.
Fine naturale scriverete ,
come se naturale fosse
lasciarsi nel sogno
e svegliarsi nell'addio.
Fine naturale .
Fine naturale .
Fine naturale .
Ma il petto era il mio ,
miei i polmoni ,
mie le ossa,
mio il sangue ,
mio l'animo,
miei i sogni ,
e mio il cuore
che invano ha sputato
forte
la vita nelle vene .
Maledetti voi ,
la vostra essenza
e il capriccio inutile
di scoprir l'amore
nel mese delle piogge.
Occhi splendenti
più del sole
con quel profumo
intenso...delicato
come viola fresca
del mattino....
amore colgo quel fiore
lo porto fino al cuore
sarà un dolce sentire
quel battito d'amore
che alla mente fa sparire
i problemi d'ogni giorno
hai la testa fra le nuvole
con addosso quella smania
di averla insieme a te
occhi splendenti
ti guardan teneramente
il battito d'amore
si fa sempre più forte
nuova primavera
fiorisce nel cuore....
chiusa nel cassetto
ti tenevo
senza saper che tu gioire potevi far
e portarmi con te
donando il mio cuor
attraverso sensibili impressioni
ad attente letture
conservate nella memoria
che non cancellerò
e mie sensazioni volare farò
anche quando non ci sarò
Riempiti di sole amore
come vento
soffiami parole
parlami d'amore
come solo tu sai fare
prendimi il respiro
saziami di baci
lasciami sognare una notte ancora
prima che la luna
lasci posto al sole
prendi questo cuore
fanne ciò che vuoi
lasciami sognare appassionate voglie
solo tu puoi dire
se quest'uomo vale
provo a respirare
ancora un po di te
dammi un segno amore
aprirò il cielo
che separa il sogno
dall'infinito sentimento
Càdice ha le sue figlie più belle
su una curva del mare,
sono vestite di confetto,
più rosa, più azzurro,
più oro...
Un thè con il ghiaccio mi porta
dall'ombra una bayadera,
ed ecco la piazza che precipita da un lato,
e le vertigini,
a chi non è abituato
all'amargo sole sfrontato di quegli occhi!
(2011)
Mieto ciascun domani
vidimando la via del trascorso
per non far perire il respiro
curando ogni palpito
L’immenso regala calma
sono calore e luce gli sguardi
che vivono nel mio inferno
sognando la vita ogni mattino
Lascia infiniti segni la felicità
l’oscurità brilla nell’eden
mentre unisco i passi
tenendo per mano la vita
a gustare il tempo
che se ne andrà
ripensando agli umori
sbagliati
al rivedermi bambina
a proclamare un cambiamento
con la voglia del medesimo punto
di fronte a virgole e punti
dove mi perdo
assorta nel panorama
su uno sfondo bianco
fisso e ricorrente
come un cavaliere
e la sua sposa
che corrono insieme
splendidamente complici
sullo strascico
sospeso
e trepidante
in liquide distanze
Pensando al Nuovo Anno
Un sibilo tra le onde del mare,
un sordo tonfo ed un urlo per chiamare
a raccolta l’equipaggio ad aiutare:
“L’ho preso!” disse il Capitan Giovanni,
“L’ho preso, lo aspettavo da anni!”.
Un tonno dalla stazza impressionante
fu a scaturire quell’orgoglio emozionante.
Per lunghi anni egli lo attese
tra spigole e orate che sempre prese.
Tanti anni a cavalcar quell’onde,
lo tennero quei pesci amici suoi,
che andaron a deliziare i banchetti poi,
di feste, sagre e baraonde.
Prima, Romolo fu il nome della sua bella imbarcazione,
ma come in ogni Regno ci fu una seconda incoronazione.
Il secondo Re dei mari fu così chiamato Romolo Uno
ed una nave così operosa non l’ebbe mai nessuno.
Dominò i mari per molti anni
ed il suo Comandante fu sempre l’instancabile Giovanni.
Quando poi decise di ritornar dai mari tutti sorprese,
ma egli non lasciò che per poco tempo,
perché a governar la campagna egli intraprese.
Fu così che ancor oggi tiene a galla la chiglia
di una più grande nave che si chiama Famiglia.
Nella nebbia di latte
Buda sospesa nel vuoto
La Fortezza a guardia di Pest
Nel Duna si specchiano i grandi castagni
La nebbia dirada
su ampi viali
e sontuosi palazzi
Su note tzigane
Sulla Puszta
e i cavalli al galoppo
Bianchi cani conducono greggi
grigie mucche si muovono lente
Pennellate di piccole case
Tetti di paglia tendine di pizzo
fiori ai balconi
Il sole sorge in un’avanguardia di Est
di steppe e di boschi
di laghi di fiumi d’immense pianure
Dei tanti Est
Oltre









