Troverò il varco che porta da te
Invisibile sono i tuoi occhi
stanchi di cercare
ma non per quel varco
che porta a te e per il cuore.
Se io potessi imparare
e lasciar tutto ciò che è terreno
per non soffrire...
... mi lascerei andare.
Se io solo potessi smettere di amare
ogni singolo giorno
e tutto ciò che ho intorno
ogni anima che vaga persa
nella sua melanconia
per il desiderio di Te.
Se io potessi non piangere
nel vedere l'aurora
troverei la tua dimora
e vestita per Te verrò con i colori
dell'ultimo arcobaleno...
Se io non provassi l'emozione indescrivibile
a veder nascere un bambino
e spuntare dalla terra arrida
un piccolo impaurito fiorellino,
se io solo per un secondo
non sentissi più l'amore
il battito dopo un bacio
e l'immensità di un cuore...
un cuore
che non si lascia comandare oramai da me…
se io potessi tutto questo
troverei il varco che porta da te..
1 commento
Mi chiamava amore
ma la sua voce era senza odore
Mi accarezzava
ma la carezza era pesante come macigno inverso
mi guardava ma, nel suo sguardo non v'era traccia di passione
solo riflesso di qualcosa un tempo vivo e andato perso.
Mi chiamava amore
ma le sue parole erano senza sapore
mi chiamava quando il tempo gli dava spazi
e nelle altre ore si rifuggiva nel suo dolore
Muto dolore custodito
impenetrabile
irraggiungibile
chiuso nel suo scrigno del tempo perduto.
Mi chiamava amore
ma la sua voce era quella di una canzone stonata
senza ritmica e senza melodia
mi chiamava amore
chissà poi perchè!
PENSANDOTI
intralcio il bisogno
la mano fremente
l’attimo inganna
colmando l’assenza
RESPIRO
Ogni movenza
che si libra in danza
e di aroma euforico
la stanza si riempie
GIUOCO
Tra carezze cristalline
le dita adornano
tra dotti aneliti
la pelle che si sfama
AMANDOTI
Senza confini volo
senza nessun passaggio
unico riverbero
l’orizzonte d’amore
Mi baci
e credi di
ammaliarmi,
struggente mattino
senz’alba.
E’ innocuo
il tuo veleno,
ombra!
Rapisci un grammo
del mio cuore
e lo tingi di rosso sangue
con le tue labbra,
stiletti di seta.
Ma spegni l’ardore
quando chiudi
le ciglia
al mio pensiero.
Vento tra le mani fredde,
tagli la pelle
squamando le vene,
nella risacca dell’onde.
Muggisce la schiuma
indomita
e sulla rena
recapita
un origami d’alghe
nere come i tuoi occhi.
Pretendo il sole
a fuggire le spine
d’ombra di luna,
come una strega.
Ma nel vezzo
del giorno
sono solo.
Nell’isola
il nulla è
un granello di sabbia
senza sole che lo scaldi.
Il vuoto è come il mare,
denso e profondo.
Frangenti chiassosi
seguono le alte maree,
onde spumose ,
s’inabissano in un abbraccio.
Spiaggia abbandonata,
sabbia bagnata,
orme impresse
dal nostro peso.
Un placido granchietto,
arranca sulla battigia,
stenta un sorriso.
Il giorno è
ancora lontano.
Ricordo che mi soffermai ...
sul tuo volto ricoperto di rughe
i tuoi occhi così stanchi e saggi
eppure la vita vissuta appartiene alla morte
mentre l'odore di cucina trasuda dai vestiti
ascolto quello che dici
le parole ti riempiono il cuore
c'è così tanta saggezza
e allo stesso tempo così tanta tristezza
come se l'aver vissuto
avesse consumato l'anima e il cuore
è dunque questo invecchiare
è dunque questo sapere
è dunque questo soffrire
è dunque questo gioire
è dunque questo vivere
poi intravedo una indecifrabile serenità
e capisco che se alla fine della vita
si riesce a guardare se stessi e gli altri
con gli occhi della comprensione
si è riusciti ad imparare
la lezione più importante
perdonare vuol dire perdonarsi
comprendere vuol dire comprendersi
alla fine si arriva così...
consapevoli dell'amore.
Scivolo verso il buio
dei fondali marini
quando paura di vivere
mi assale
allontanando il mio io
da ciò che amo
Amore
tu mi prendi la mano
dolcemente mi riporti
a riva
avvolgi il corpo e l'anima
nella coperta calda
del tuo abbraccio
Baciandomi doni respiro
al mio cuore
le tue carezze cancellano
i solchi lasciati da lacrime
di ghiaccio
Legati da una catena
di rose
non esiste uno se non
esiste l'altro
Di bianco ti vesti
nelle tue infinite atmosfere, di suono d'arpe t'inebri
azzurro percorso
di luce in sentiero perso
templi di vita
trafficati da altari sacrificali
dee bendate
avvolgono il corpo
saggi scribi tessono parabole di vita
e, perdi l'incanto del tuo dolce suonare
dimenticando che sei melodia.
E di bianco ti vesti
vaghi nei boschi inebriando del profumo di fata, l'aria.
E di bianco ti vesti
e d'azzurro esplori
infiniti mondi non sacrificati agli altari
danzano le dee al suono della tua arpa
danzano e cantano
danzano e cantano
sublimi voci bianche volte al cielo
ovunque risuona l'eco di te, divina donna!
E’ nel cielo che mi appari,
musa di celate stelle!
Affondi nei miei occhi
il tuo viso, dolce ed altèro
e nell’acqua scorri
verso l’intimo mio.
Nell’aria disegno il tuo profilo,
fra le nuvole è candido il tuo viso.
Ti penso intensamente,
opale iridescente,
m’hai rubato il mattino.
E ti sento nel respiro della Terra,
ti vedo nel silenzio delle placide acque,
nella luce dell’aurora.
La neve ammanta le tue spalle,
come una veste di gigli,
regina di ghiaccio.
Nel tuo distaccato sorriso
disincanto i miei occhi.
Tace ancora una volta il cuore.
Fuoco: divampa!
Nevica, congelava il viso
mentre pensavo
a quel che sarà di te
dello sfumare di una vita
che se ne andrà
lontano da te
a sciogliere malumori
al canto dei grilli
e frotte di formiche
che camminavano
sulle sue dita
esistenza vissuta
nell'angolo dominato
dal serpente
un angelo in caduta
destinato a non ritrovarsi
neppure nel quieto sognar
mentre pensavo
a quel che sarà di te
dello sfumare di una vita
che se ne andrà
lontano da te
a sciogliere malumori
al canto dei grilli
e frotte di formiche
che camminavano
sulle sue dita
esistenza vissuta
nell'angolo dominato
dal serpente
un angelo in caduta
destinato a non ritrovarsi
neppure nel quieto sognar
Ti chiamo , amore, invano
come la campana di domenica
con la stessa illusione
con lo stesso invito
come a chiamare messa
dove inginocchiare il cuore
davanti a te in preghiera
supplicando amore
rimettendo a te il peccato
aprendo all'ostia la bocca
chinando il capo rispettoso
Ti chiamo, amore, invano
il buio è sceso ormai
inascoltata preghiera
il cuor mio gela tra urla
e pianti di fede punita
con mani giunte
occhi chiusi e capo chino
flebile sussurro l' Amen.
Dolore al cuore
tristezza e pianto
torna il ricordo
della donna più amata
il dolce sorriso
ascoltava curiosa.
Sguardo di madre
che mai più ritorna
quando disse figlio
per l'ultima volta
carezzando la mano
si addormentò per sempre
la donna più amata
madre paziente....
Dolore al cuore
un ricordo sbiadito
la foto ingiallita
logorata dal tempo.
Madre sorridi
chiudi gli occhi pian piano
un ultimo bacio
adesso riposa.









